Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 479 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Trasmissione del diritto di accettazione

Dispositivo dell'art. 479 Codice civile

Se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi [459 c.c.] (1).

Se questi non sono d'accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l'eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato (2).

La rinunzia all'eredità propria del trasmittente include rinunzia all'eredità che al medesimo è devoluta [468, 519 ss. c.c.] (3).

Note

(1) La norma in commento si applica qualora il chiamato all'eredità (c.d. trasmittente) muoia dopo l'apertura della successione di un altro soggetto ma prima di averla accettata. Il diritto di accettare l'eredità del primo de cuius entra a far parte del patrimonio del trasmittente e, al decesso di questo, è ricompreso tra i diritti sui quali si apre la successione.
(2) Se gli eredi del trasmittente sono più d'uno, ciascuno è libero di accettare o meno l'eredità trasmessa dal primo de cuius. Dei debiti e pesi ereditari dell'eredità del primo defunto, rispondono soltanto coloro che hanno accettato l'eredità di questi.
(3) Mentre è consentito rinunciare all'eredità del primo defunto e accettare l'eredità del trasmittente, non è ammesso il contrario. Per accettare l'eredità del primo defunto è indispensabile aver accettato l'eredità del trasmittente poichè il diritto di accettare la prima consegue dall'accettazione della seconda.

Ratio Legis

La norma consente di individuare soggetti a cui l'eredità possa essere devoluta, anche qualora il chiamato muoia prima di aver accettato l'eredità.

Brocardi

Delationis transmissio
Transmissio iustinianea

Spiegazione dell'art. 479 Codice civile

All'apertura della successione il chiamato non è immediatamente erede, ma esclusivamente titolare di due distinte situazioni giuridiche:
  1. il diritto di accettare l'eredità che ha natura di diritto potestativo;
  2. i poteri di amministrare la massa ereditaria ai sensi dell'art. 460 del codice civile.
La delazione ereditaria, infatti, non determina l'acquisto dell'eredità, ma attribuisce esclusivamente il diritto di accettarla.

Tale diritto, qualora il delato (c.d. trasmittente) muoia senza averlo esercitato, verrà trasmesso agli eredi (c.d. trasmissari) di quest'ultimo essendo un diritto di natura patrimoniale ed in quanto tale trasmissibile per successione alla morte del suo titolare.

Il legislatore, prevedendo un'eccezione al principio di indisponibilità della delazione, ha in tal modo voluto preferire gli eredi del delato agli ulteriori chiamati dell'originario de cuius.

Presupposto indefettibile affinché operi la trasmissione è che il delato all'eredità muoia prima di aver accettato l'eredità e senza aver definitivamente perduto il diritto di accettarla.
Qualora il delato morisse dopo aver rinunciato all'eredità ai sensi dell'art. 519 del codice civile la trasmissione del diritto potrebbe ancora attuarsi qualora sussistessero i presupposti per la revoca della rinunzia di cui all'art. 525 del codice civile.

Qualora un soggetto sia chiamato in subordine (si pensi all'ipotesi di sostituzione ordinaria) e dopo la sua morte il primo chiamato rinunci all'eredità e non operi nei suoi confronti la rappresentazione, il diritto di accettare del secondo chiamato si trasmetterà ai suoi eredi operando anche in tale ipotesi l'istituto in esame poiché ai sensi dell'art. 521 del codice civile il primo chiamato in seguito alla rinuncia deve considerarsi come mai chiamato e di conseguenza il chiamato in subordine assume la qualità di unico chiamato cui si applicherà la disciplina della trasmissione.
Ai fini di una maggiore intelligibilità si faccia il seguente esempio: Tizio muore lasciando a succedergli quale primo chiamato Caio e quale ulteriore chiamato Sempronio. Sempronio dopo l'apertura della successione muore, dopo la sua morte Caio rinuncia all'eredità di Tizio. Caio ex art. 521 del codice civile deve considerarsi come mai chiamato all'eredità e unico delato risulta dunque Sempronio il quale morendo ha trasmesso il suo diritto di accettare ai propri eredi.

Costituendo la trasmissione un'eccezione al principio di indisponibilità della delazione, come sopra anticipato, la stessa è ammessa esclusivamente in caso di successione a titolo universale per legge o testamento non operando in caso di disposizione a titolo particolare mortis causa (legato) dell'eredità o di disposizione inter vivos dei diritti ereditari. In questi casi infatti si avrà un atto dispositivo della delazione che determinerà accettazione tacita della stessa ai sensi dell'art. 477 del codice civile.

L'operare della trasmissione determina in capo al trasmissario il sorgere di due distinte delazioni: una nei confronti dell'originario de cuius e una nei confronti del suo trasmittente.
Ne consegue che il trasmissario sarà titolare di due diritti di accettare l'eredità uno relativo all'eredità dell'originario de cuius e uno nei confronti del suo trasmittente.

Qualora il trasmissario accetti l'eredità del trasmittente potrà successivamente accettare o rinunziare a quella dell'originario de cuius.
Qualora, invece, accetti quella dell'originario de ciuius avendo disposto di un diritto facente parte dell'eredità del trasmittente avrà anche tacitamente accettato l'eredità di quest'ultimo.

Allo stesso modo qualora il trasmissario rinunci all'eredità del trasmittente ciò determinerà anche la rinuncia all'eredità dell'originario de cuius il cui diritto di accettare fa parte dell'eredità rinunciata.
Qualora invece il trasmissario rinunci all'eredità dell'originario de cuius ciò comporterà la disposizione di un diritto facente parte dell'eredità del trasmittente con conseguente accettazione tacita della sua eredità.

In caso di pluralità di trasmissari stante l'unicità della delazione:
  1. si determinerà in capo ai trasmissari accettanti una situazione di contitolarità;
  2. le quote dei trasmissari rinuncianti spetteranno ai trasmissari accettanti.

Quanto ai rapporti tra gli istituti della trasmissione, della rappresentazione, della sostituzione ordinaria e dell'accrescimento.
La trasmissione prevale sugli altri istituti in quanto qualora ricorrano i presupposti della trasmissione la delazione non viene meno, ma viene trasmessa agli eredi del trasmittente, mentre presupposto affinché operino gli istituti della rappresentazione della sostituzione e dell'accrescimento è che venga meno la delazione del chiamato.




Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 479 Codice civile

Cass. civ. n. 19303/2017

In caso di trasmissione del diritto di accettare l'eredità, il trasmissario deve compiere due distinti atti di accettazione, essendo chiamato a succedere in due eredità, quella originaria e quella del trasmittente, sicché l'acquisto della qualità di erede del trasmittente non implica automaticamente anche l'acquisto dell'eredità alla quale quest'ultimo era chiamato.

Cass. civ. n. 10457/2011

In tema di rinuncia al diritto di servitù prediale, il requisito della forma scritta previsto dall'art. 1350, n. 5), c.c., può essere integrato - non essendo necessario l'uso di formule sacramentali o di particolari espressioni formali - anche dalla sottoscrizione di atti di tipo diverso, purché contenenti una chiara ed inequivoca dimostrazione di volontà incompatibile con il mantenimento del diritto stesso; pertanto, la rinuncia al diritto di "servitus inaedificandi" può essere contenuta nella domanda di concessione edilizia diretta all'esecuzione di opere che, ove realizzate, necessariamente determinerebbero il venir meno dell"'utilitas" dalla quale dipende l'esistenza della servitù stessa.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 479 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Antonio P. chiede
venerdì 15/06/2018 - Lombardia
“A mia moglie è stato assegnato un appartamento in un testamento pubblico da parte della seconda moglie di suo padre da tempo deceduto.
Mia moglie è deceduta tre anni fa ed in questo mese è deceduto il testatore.
Il notaio all'apertura del testamento asserisce che io in qualità di coniuge non ho alcun diritto ma bensì solo i nostri due figli.
Chiedo pertanto se veramente io non posso avvalere i miei diritti di coniuge e il motivo della mia eventuale esclusione.
Chiedo inoltre se mia moglie può essere definita erede o solo donataria in quanto ci sono i nipoti della defunta testatrice.”
Consulenza legale i 20/06/2018
Quanto asserito dal notaio non può ritenersi corretto sulla base delle considerazioni che qui seguono.
Per comodità di lettura chiameremo Tizia la moglie di chi pone il quesito e Tiziona la seconda moglie del padre di Tizia.
Essendosi la morte di Tiziona verificata in un momento successivo alla morte di Tizia, la prima conclusione a cui può immediatamente giungersi è che il diritto di ricevere in eredità l’appartamento che Tiziona ha lasciato a Tizia con testamento pubblico si trasmetta agli eredi di Tizia, e ciò per effetto di quel fenomeno giuridico che il codice civile definisce “rappresentazione” e che disciplina agli artt. 467 e seguenti c.c.

L’art. 467 c.c. dispone espressamente che la “rappresentazione” fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato.
Fin qui sembrerebbe in effetti che non avendo potuto Tizia accettare l’eredità perché premorta a Tiziona, i suoi discendenti, ossia i suoi figli, possano subentrarle.
La conclusione non potrà essere più tale, però, nel momento in cui si andrà a leggere il successivo art. 468 c.c., norma che, nell’individuare i soggetti in favore dei quali opera la rappresentazione, ne stabilisce le relative condizioni soggettive, e precisamente:
  1. il primo chiamato (cioè Tizia) deve avere discendenti legittimi o naturali;
  2. il primo chiamato deve essere figlio legittimo, legittimato, adottivo o naturale del defunto (ossia di Tiziona), oppure fratello o sorella della stessa Tiziona.
Nel nostro caso non risulta che Tizia rivesta una delle qualità di cui alla lettera b), dicendosi soltanto che è figlia del secondo marito di Tiziona, e risultando dunque escluso ogni rapporto di parentela con la stessa Tiziona.
Nessun diritto, sempre per la stessa ragione, può dirsi spettare al coniuge di Tizia, avendo il legislatore attribuito in via esclusiva il diritto di rappresentazione ai discendenti e non potendo tale normativa applicarsi in via analogica anche in favore del coniuge.

Diversa sarebbe stata la situazione se Tiziona fosse premorta a Tizia e quest’ultima a sua volta non avesse manifestato alcuna volontà di accettare l’eredità di Tiziona prima di morire.
In quest’ultima ipotesi avrebbe trovato applicazione la norma di cui all’art. 479 c.c., che disciplina la c.d. trasmissione del diritto di accettazione: gli eredi di Tizia (questa volta sia il coniuge che i figli) avrebbero trovato nel suo patrimonio anche il diritto di accettare l’eredità di Tiziona e, manifestando la volontà di accettare, sarebbe divenuti tutti eredi di Tiziona.

Si tenga peraltro conto che, se non vi fosse stata la disposizione testamentaria, l’eredità si sarebbe devoluta per legge ex art. 565 c.c., norma che individua quali eredi legittimi il coniuge, i discendenti legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi, i collaterali, gli altri parenti e lo Stato: come può notarsi, i figli dell’altro coniuge non sono compresi in questo elenco.

Sulla base delle considerazioni sopra svolte, diviene superfluo stabilire quale sia la posizione che in tale successione verrebbe a rivestire Tizia; a tal fine, comunque, risulterebbe indispensabile leggere con attenzione il testamento, onde stabilire se Tiziona abbia voluto disporre in favore di Tizia a titolo universale (ossia di erede) ovvero a titolo particolare (ossia come legato).

Indubbiamente diverso sarebbe il discorso se Tizia avesse nel frattempo e per qualunque ragione assunto la posizione di figlia di Tiziona, poiché in questo caso diventerebbe pienamente operante il diritto di rappresentazione, e dunque i figli di Tizia, accettando l’eredità di Tiziona in luogo della madre, acquisirebbero il diritto di ricevere l’appartamento.

Donato L. chiede
mercoledì 20/01/2016 - Veneto
“Buongiorno ho dei quesiti su una rinuncia di eredità.
Mio padre e i suoi fratelli hanno ereditato da parte di una zia una casa.
Tutti i fratelli hanno rinunciato all'eredità a favore di una sorella, sono passati 3 anni e mio padre non ha preso nessuna decisione e non ha fatto nessuna successione e non ha nessuna documentazione di questa eredità. Ad ottobre mio padre è morto lasciando in sospeso questa eredità, ora nel fare la successione io mia sorella e mia madre vorremmo rinunciare questa casa ereditata a favore di mia zia , i quesiti sono: dobbiamo donare o rinunciare a favore di questa mia zia la casa? Si può rinunciare solo a questa eredità o si deve rinunciare a tutto? Nel rinunciare a favore di mia zia dobbiamo fare prima una successione integrativa (e che documenti ci vogliono?) a quella già presentata dagli altri fratelli (sempre che l'abbiano presentata) e pagare delle sanzioni per il ritardo o si può fare prima la rinuncia di quella sola casa ereditata con un atto notarile e poi fare il nostro atto di successione con le sole proprietà di mio padre?spero di essere stato chiaro nel esporre i fatti e i dubbi che noi abbiamo.”
Consulenza legale i 26/01/2016
Nel caso di specie è opportuno, innanzitutto, verificare se era stata presentata denuncia di successione degli eredi della zia (verificando presso l'Agenzia delle Entrate territorialmente competente). Se la denuncia di successione della zia non è stata presentata gli eredi dovranno presentarla (se non è stata presentata alcuna denuncia entro 1 anno dall'apertura della successione, sono previste delle sanzioni). Se invece è stata presentata, si dovrà verificare se, effettivamente, il padre (Tizio) non abbia rinunciato o accettato l'eredità.

Se emerge che Tizio, chiamato all'eredità della zia, è morto senza averla accettata, è applicabile l'art. 479 del c.c., ai sensi del quale se il chiamato muore senza aver accettato l'eredità il diritto di accettare questa eredità si trasmette agli eredi. Nel patrimonio ereditario di questi, infatti, vi è anche il diritto di accettare o meno l'eredità precedente. Il diritto in esame non risulta prescritto, in quanto non è decorso il termine decennale dall'apertura della successione della zia di cui all'art. 480 del c.c..

Una volta accettata l'eredità di Tizio, gli eredi potranno scegliere se accettare o meno anche quella a lui in precedenza spettante ma dallo stesso non accettata, mediante apposito atto di accettazione o di rinuncia. Non potranno, invece, prima rinunziare a quella della zia di Tizio e poi accettare quella di Tizio stesso (art. 479 co. 3 c.c.). Del resto, non potrebbero disporre dei beni della zia se non in qualità di eredi del padre. Al contempo, se gli eredi decidono di rinunziare all'eredità di Tizio, non viene loro trasmesso alcun diritto su quella che a lui spettava (cioè quella della zia).

Il fatto che si debbano compiere due diversi atti (di cui uno per l'eredità di Tizio ed uno, che può essere di rinuncia, per quella a lui spettante) non sembra violare il divieto di accettazione parziale di cui all'art. 475 co. 3 c.c., perché si tratta comunque di due eredità distinte. Inoltre, ciò trova conferma nello stesso art. 479 c.c. che disciplina la trasmissione del diritto di accettare, per cui è ragionevole concludere che siano necessari due atti di accettazione distinti ed autonomi.

L'eventuale rinuncia va fatta nelle forme di cui all'art. 519 del c.c., cioè con dichiarazione ricevuta da notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione.

Ai sensi dell'art. 478 del c.c. la rinuncia fatta a favore di alcuni solo dei chiamati importa accettazione (v. anche art. art. 520 del c.c.). Inoltre, a seconda che si sia in presenza di una successione legittima o testamentaria, la legge regola diversamente gli effetti della rinuncia quanto ai soggetti cui l'eredità si devolve (art. 521, 522 c.c.). Pertanto, per perseguire lo scopo evidenziato in quesito (devoluzione a favore di una persona precisa), si dovrà tener conto anche di questi aspetti nella scelta tra rinunciare ovvero accettare e successivamente donare, dopo aver comunque verificato l'attuale situazione (se vi è stata rinuncia da parte degli altri eredi, se è stata fatta in modo regolare ecc.).

antonia chiede
sabato 17/03/2012 - Sardegna
“Nel caso in cui il decuius abbia redatto testamento, cosa succede se uno dei chiamati all'eredità muore prima che sia stata aperta la successione? Può trasmettere un diritto di accettare l'eredità che è ancora solo una "possibilità di diritto" dato che non vi è potuta essere neanche delazione ereditaria?”
Consulenza legale i 20/03/2012

L'apertura della successione è un effetto giuridico connesso ad un evento naturale; la morte della persona opera la separazione dei diritti dal loro titolare, e dal momento della morte si dice che la successione è aperta (art. 456 del c.c.). La delazione è pure un concetto giuridico, e si riferisce al successore. La delazione è l'effettiva chiamata, è l'offerta concreta della possibilità di accettare rivolta all'istituito e non sempre è contemporanea all'apertura della successione.

Se il chiamato all'eredità, dopo l'apertura della successione del de cuius, muore senza avere accettato, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi, venendo a far parte del suo asse (trasmissione del diritto di accettazione) così come previsto ai sensi dell'art. 479 del c.c.). Poichè l'accettazione non può essere parziale, l'erede del chiamato non può accettare la trasmissione di questo diritto e rinunciare al resto: la rinunzia all'eredità propria del trasmittente include anche la rinunzia all'eredità a lui devoluta.

Se, invece, il chiamato all'eredità muore prima dell'apertura della successione (premorienza), sarà applicabile l'istituto della rappresentazione, il quale è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti (legittimi e naturali) del primo istituito che non può succedere. L'istituto opera solo se il primo chiamato è figlio o fratello del de cuius. Si può dire, dunque, che la rappresentazione favorisce sempre e soltanto i nipoti o pronipoti del de cuius.

E' bene ricordare che il nostro ordinamento dà la possibilità al testatore di fare anche delle sostituzioni, cioè delle chiamate di secondo grado. Con la sostituzione c.d. ordinaria, si provvede a sostituire la persona del chiamato nell'ipotesi che l'istituito non possa venire alla successione (ad esempio perchè premorto). Una volta vericatosi il presupposto per la chiamata del sostituto, è come se egli fosse stato nominato fin dall'inizio, e la sua accettazione avrà sempre effetto retroattivo.


Testi per approfondire questo articolo