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Articolo 566 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Successione dei figli

Dispositivo dell'art. 566 Codice civile

Al padre ed alla madre succedono i figli [legittimi e naturali] (1), in parti uguali (2).
[Si applica il terzo comma dell'articolo 537.] (3)

Note

(1) Articolo così sostituito dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(2) Ai figli sono equiparati i legittimati e quelli adottivi (v. art. 567 del c.c.).
I figli escludono dalla successione tutti gli altri successibili, a eccezione del coniuge (v. art. 581 del c.c.).
(3) Comma abrogato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
Sul diritto di commutazione cfr. nt. n. 4 sub art. 537 del c.c..

Ratio Legis

Il fondamento della successione legittima deve essere individuato nella tutela della famiglia, istituto di importanza sociale e di rilievo costituzionale (v. art. 29 Cost.). Tale tutela opera, in primo luogo, in favore dei parenti più stretti: per questo motivi i figli escludono dalla successione tutti gli altri parenti, ad eccezione del coniuge.
L'equiparazione tra figli naturali e legittimi si pone in armonia con l'art. 30 della Costituzione.

Brocardi

Facultas commutationis
Si quis praegnantem uxorem reliquit, non videtur sine liberis decessisse

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

273 In correlazione alla nuova disciplina dell'istituto della successione per rappresentazione, regolato sistematicamente nella parte generale ed esteso a tutti i casi in cui il primo chiamato non possa o non voglia accettare l'eredità, ho soppresso nell'art. 566 del c.c. (corrispondente all'art. 107 dei progetto definitivo), l'accenno ai discendenti dei figli legittimi e la distinzione fra successione per capi e successione per stirpi. Data l'estensione della rappresentazione al caso di rinunzia, è chiaro che, nella successione ab intestato, i discendenti dei figli legittimi non possono succedere in nessun caso per diritto proprio e quindi non ha senso la distinzione fra successione per capi e successione per stirpi. D'altro lato uno specifico richiamo alla rappresentazione sarebbe stato in questa sede superfluo, dato che la materia è interamente regolata dagli articoli 467, 468 e 469. Per le stesse ragioni ho eliminato la menzione dei discendenti a proposito del figli adottivi (art. 567 del c.c.), dei fratelli e sorelle (art. 570 del c.c.), e il richiamo esplicito alla rappresentazione che era contenuto nel terzo comma dell'art. 112 del progetto definitivo.
274 Era stato suggerito, a proposito dell'equiparazione dei figli legittimati ai legittimi, un coordinamento del secondo comma dell'art. 108 del progetto, che estendeva l'equiparazione ai figli legittimati per decreto reale dopo la morte del genitore, con le disposizioni in materia di legittimazione. Senonché il coordinamento è stato già fatto dal capoverso dell'art. 290 del c.c., secondo il quale, se il decreto reale interviene dopo la morte del genitore, gli effetti della legittimazione risalgono alla data della morte purché la domanda sia stata proposta non oltre un anno da quella data. Pertanto ho soppresso la norma del primo capoverso dell'art. 108, che sarebbe stata inutile di fronte alla disposizione del libro primo.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 566 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Anna P. chiede
lunedì 26/06/2017 - Veneto
“Buon giorno espongo quanto più chiaro possibile l'esempio :

il marito muore 02/2016 lascia come testamento depositato dal notaio:

1/4 moglie premorta un anno prima 01/2015 (separati legalmente ma mai divorziati )
1/4 "compagna/badante di fiducia"
2/4 ai tre figli avuti dalla moglie ed ad un figlio avuto con la "compagna".

Domanda : 1/4 destinato alla moglie va per rappresentanza ai tre figli avuti da lei ? se no a chi spetta.”
Consulenza legale i 02/07/2017
Le norme da prendere in esame per rispondere al quesito posto sono, nell’ordine, gli artt. 548, 542, 566 e 74 c.c.
Vediamo come dall’esame di tali norme si può giungere alla soluzione del caso.

Intanto per effetto dell’art. 548 c.c. al coniuge a cui non è stata addebitata la separazione spettano gli stessi diritti successori del coniuge non separato, per la determinazione dei quali occorre riportarsi all’art. 542 c.c.
Quest’ultima norma dispone, al suo secondo comma, che quando il de cuius lascia coniuge e più di un figlio, ai figli è riservata complessivamente la metà del patrimonio ereditario (da dividere tra tutti in parti eguali), mentre al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto.

Tali quote sono state dal de cuius pienamente rispettate nel suo testamento, avendo ricevuto i quattro figli, compreso quello naturale nato fuori dal matrimonio, 2/4 dell’eredità, ossia la metà del patrimonio ereditario da dividere in parti eguali tra loro.
Risulta rispettata anche la quota di riserva spettante al coniuge separato, pari ad un quarto, mentre il quarto lasciato alla compagna/badante è la quota di cui si poteva liberamente disporre (la cosidddetta "disponibile").

Il problema che a questo punto si pone nasce dal fatto che il coniuge separato non può succedere, in quanto premorto al testatore.
Ora, occorre innanzitutto escludere la trasmissione del diritto di accettare l’eredità e la rappresentazione, e ciò per le seguenti ragioni:
  1. non si può avere trasmissione del diritto di accettazione in favore degli eredi della moglie separata in quanto questa è deceduta prima dell’apertura della successione e, quindi, nel suo patrimonio non vi è stata possibilità di entrarvi il diritto di accettare l’eredità del marito;
  2. non vi può essere rappresentazione in quanto, come è dato evincersi dalla lettura dell’art. 468 c.c., soggetti rappresentati possono essere solo:
  • i figli nella linea retta;
  • i fratelli e le sorelle nella linea collaterale
restando così la rappresentazione esclusa per il caso in cui sia il coniuge a (non volere o) non potere accettare l’eredità, come nel caso di specie.

A questo punto va detto che, se nella ricerca di un “chiamato ulteriore” non operano il meccanismo della trasmissione né quello della sostituzione nè in via ulteriore quello della rappresentazione, l'ultimo criterio per l’individuazione del chiamato all'eredità che il codice civile suggerisce, prima di disporre l'applicazione delle regole della successione intestata o legittima, è quello dell'accrescimento (art. 674 c.c.)

Si tratta dell’operazione per cui la quota originariamente destinata a uno dei coeredi si “espande” in capo agli altri coeredi nel caso in cui il primo non voglia o non possa accettare l'eredità.

Presupposti per l'operatività dell'accrescimento sono però:
  1. l'istituzione di più eredi in uno stesso testamento;
  2. l'istituzione di più eredi nell'universalità dei beni, senza determinazione di parti o in parti uguali (se peraltro più eredi sono stati istituiti in una stessa quota, l'accrescimento ha luogo soltanto a favore degli istituiti nella quota medesima);
  3. la mancanza di una volontà del testatore esplicitamente o implicitamente contraria all'operatività dell'accrescimento.
Nel nostro caso manca il presupposto di cui alla lettera b), ossia l’istituzione di più eredi in una stessa quota ed in parti eguali o senza determinazione di parti.

Esclusa dunque l’operatività degli istituti giuridici cui sopra si è fatto cenno, e non avendo il testatore nulla disposto per il caso in cui uno degli eredi non possa venire alla successione, per la quota di eredità lasciata alla moglie premorta si aprirà necessariamente la successione legittima.

In particolare, tra le norme dettate dal legislatore in materia di successione legittima, troverà applicazione nello specifico quella di cui all’art. 566 c.c., la quale dispone che al padre ed alla madre succedono in parti uguali i figli.
Questa norma va poi coordinata con il disposto di cui all’art. 74 c.c., per effetto del quale i figli legittimi vengono equiparati ai figli naturali, ossia a quelli la cui nascita è avvenuta al di fuori del matrimonio (e ciò a seguito della Legge 10.12.2012 n. 219, contenente la riforma della filiazione).

Pertanto, la quota pari ad un quarto della moglie premorta andrà divisa in parti uguali tra i quattro figli del de cuius.
Ricalcolando il valore delle quote, avremo che alla compagna badante rimarranno 2/10 del patrimonio ereditario, mentre ai quattro figli andranno i restanti 8/10, da dividere in parti eguali tra loro, ossia in misura pari a 2/10 ciascuno.


Pietro D. chiede
mercoledì 20/07/2016 - Campania
“Salve sono Pietro ho 61 anni
sono tutore di mia sorella (anni 57) dal 2001 (interdetta per gravi deficienze mentali), e ho un fratello (anni 59) con cui sono andato sempre d'accordo. I nostri genitori sono morti, prima nostro padre e poi la mamma l'anno scorso (nostra sorella viveva con lei ed era a suo carico) a novembre abbiamo fatto la successione per cui tutti e tre abbiamo 1/3 della proprietà dei nostri genitori. In accordo con mio fratello, non potendo gestire la cura di nostra sorella, abbiamo deciso che rimanesse nella casa materna, prendendosi cura la badante che già tenevamo per nostra madre e per lei.
Il consulente che ci ha supportato per la pratica di successione, consigliò all'epoca di dichiarare, per mia sorella, la casa materna come prima casa, in modo da risparmiare sulle spese di successione. Però in questo modo a mia sorella è aumentato il reddito e l'INPS gli ha decurtato la pensione.
C'è una soluzione in modo che la quota di nostra sorella possa essere ripartita tra noi due fratelli e che nostra sorella continuerebbe a stare in casa come se fosse in usufrutto, senza alcun reddito in modo tale da percepire la pensione di prima ?
Grazie”
Consulenza legale i 03/08/2016
La soluzione al problema posto nel quesito è stata correttamente individuata dai fratelli dell’invalida.

Da quel che si comprende, il problema sull'erogazione della pensione è legato alla sussistenza di un reddito da fabbricato: la sorella invalida, infatti, ha beneficiato – per effetto della successione ereditaria della madre – di una quota della casa di proprietà dei genitori; in questo modo, attraverso la denuncia di successione, l’INPS ha potuto accertare un reddito prima inesistente (a nulla rileva, quindi, il fatto che si sia trattato di acquisto come “prima casa” ma unicamente che si sia acquisita la titolarità di un immobile, che costituisce un reddito a tutti gli effetti).

Sarà, quindi, opportuno e senz’altro possibile che la sorella venda la propria quota di proprietà ad uno o entrambi i fratelli e successivamente costituisca un usufrutto a proprio favore sull’abitazione in questione.

Ovviamente vanno considerate le conseguenze negative di tale operazione:
- le spese necessarie alla vendita della quota e quelle necessarie alla costituzione dell’usufrutto;
- il venir meno, per effetto della vendita, dei benefici fiscali connessi al precedente acquisto dell’abitazione come “prima casa”, con obbligo di versamento della differenza di imposta e pagamento di una sanzione non indifferente.

Non vi sono altre soluzioni purtroppo: se l’unico reddito accertato della sorella è quello derivante dalla proprietà (anche se pro quota) dell’immobile della mamma o comunque se la misura del reddito rilevante a fini dell’erogazione della pensione INPS viene superato per effetto del reddito da fabbricato, tale reddito va eliminato e l’unico modo è la vendita della quota.

Giuseppe chiede
martedì 08/05/2012 - Campania
“Buongiorno, volevo chiedere informazioni relativamente ad una successione legittima. Mia madre, defunta, non ha lasciato testamento, ella aveva come proprietà una casa dove abitava lei ed il coniuge. Gli eredi sono il coniuge e 3 figli; il coniuge vuole rifiutare le proprie spettanze. La suddivisione avverrà in parti uguali tra i 3 figli? Grazie”
Consulenza legale i 08/05/2012

Nel caso prospettato viene in rilievo innanzitutto l'art. 581 del c.c. che disciplina il concorso tra il coniuge ed i figli del defunto.

Quando infatti il de cuius lascia il coniuge superstite e più di un discendente, al coniuge spetterà 1/3 dell'eredità mentre ai discendenti andranno i 2/3.

La legge prevede la possibilità per qualsiasi chiamato di rifiutare l'eredità. Con tale rifiuto si perde di fronte a tutti la qualità di erede. E' tale quella prevista all'art. 519 del c.c., il quale prevede che la rinunzia all'eredità debba farsi con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni. La norma prosegue disponendo che la rinuncia fatta gratuitamente a favore di tutti coloro ai quali si sarebbe devoluta la quota del rinunziante non ha effetto finchè, a cura di alcuna delle parti, non siano osservate le forme indicate nel comma precedente.

Di conseguenza, se il coniuge superstite volesse rifiutare la propria quota (rispettando le forme previste all'art. 519 del c.c.), questa andrebbe devoluta a tutti gli altri chiamati all'eredità. Ovvero, verrà in applicazione l'art. 522 del c.c., in base al quale la parte di colui che rinunzia si accresce ipso iure a coloro che avrebbero concorso con il rinunziante (salvo il diritto di rappresentazione ai sensi dell'art. 467 del c.c. e salvo il disposto dell'ultimo comma dell'art. 571 del c.c.).


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