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Articolo 572 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Successione di altri parenti

Dispositivo dell'art. 572 Codice civile

Se alcuno muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti [583 c.c.], né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi [76 c.c.], senza distinzione di linea [74 c.c.] (1).

La successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado [77 c.c.] (2).

Note

(1) Ossia gli zii e i cugini. Il parente di grado più prossimo esclude gli altri, se vi sono più parenti dello stesso grado l'eredità si divide per capi. Per il calcolo dei gradi si veda l'art. 76 del c.c..
(2) Per effetto delle pronunce della Corte Costituzionale sull'art. 565 del c.c., dopo i parenti fino al sesto grado e prima dello Stato succedono i fratelli e le sorelle naturali, dei quali sia stato legalmente accertato lo status di filiazione (v. art. 565 del c.c. e la nt. n. 1).

Ratio Legis

Oltre il sesto grado non vi sono diritti successori in quanto la legge non riconosce la parentela (v. art. 77 del c.c.).

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Consulenze legali
relative all'articolo 572 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Konstantina P. chiede
lunedì 07/01/2019 - Estero
“Di recente un cugino è morto in Italia.
Lasciò una nota scritta con la quale tutti i suoi beni furono dati a un suo amico.
Non ha lasciato moglie, né figli, né fratelli, né sorelle, né genitori, né nonni. Solo una zia, la sorella di sua madre, in Grecia, che è mia madre e 8 cugini, uno dalla parte di suo padre e 7 dalla parte di sua madre.
I parenti di cui sopra hanno diritto a una parte dei suoi beni come "successione necessaria" e quanto?”
Consulenza legale i 14/01/2019
Se, come pare di capire dal quesito, questo cugino ha fatto testamento scritto (e partendo dal presupposto che questo testamento sia valido e non impugnabile) in cui lascia tutto ad un amico, quest’ultimo sarà il suo unico e legittimo erede.
Non avendo il testatore, infatti, in vita alcuno tra i parenti ai quali la legge riserva obbligatoriamente una quota del patrimonio (la cosiddetta “quota di legittima”) – ovvero coniuge, figli o genitori – egli poteva disporre dell’intero patrimonio a suo piacimento.

Se, per qualche ragione, il testamento fosse invece invalidabile (ad esempio perché mancante dei requisiti formali oppure perché viziato nella sostanza), allora l’eredità andrebbe tutta alla zia (dando per scontato che questa sia l’unica zia e non ve ne siano altri: il quesito non è chiarissimo sul punto), salvo rinuncia di quest’ultima.

La rinuncia – ai sensi dell’art. 522 c.c. – determina, infatti, nel caso di specie (in cui non c’è nessun erede di pari grado che possa concorrere con lei) la “devoluzione” dell’eredità a coloro cui spetterebbe quest’ultima nel caso la zia venisse a mancare.
In buona sostanza, se la zia rinunciasse all’eredità, non concorrendo con lei altri fratelli o sorelle (quindi zii/zie del defunto), erediterebbero solamente i figli di lei (cugini del defunto da parte di mamma), in parti uguali.
Nulla, invece, spetterebbe agli altri cugini da parte di mamma né all’unico cugino da parte di papà.


Marta M. chiede
venerdì 01/09/2017 - Veneto
“Oggetto:quota parte ereditaria. Buongiorno,vorremmo cortesemente sapere se ai figli di primo letto spetta la stessa quota parte ereditaria dei figli di secondo letto, di seguito specifico la situazione nel dettaglio. Maria Bianchi sposa in prime nozze Antonio Rossi dal quale ha due figli, Carlo e Giancarlo. Carlo a sua volta ha 5 figli (di cui oggi solo 2 in vita Matteo e Loretta) e Giancarlo a sua volta ha 4 figli ( di cui oggi solo 3 invita Alberta, Marco, Mario) . Il Sig. Antonio Rossi muore e la moglie Maria Bianchi sposa il fratello di Antonio, Giuseppe Rossi. Dal secondo matrimonio con Giuseppe nascono 4 figli Alberto, Renzo, Linda e Sara. Alberto ha 2 figlie (Michela e Cristina), Renzo ha 3 figli (Adriano,Giovanna e Nicola), Linda non ha figli e Sara ha un unico figlio, Simone. Simone è il de cuius deceduto che non ha lasciato prole, né genitori, né nonni, né fratelli o sorelle o loro discendenti. I parenti più prossimi in vita sono come sopra descritto i cugini di Simone: Matteo, Loretta, Alberta, Marco e Mario che sono nati dal primo matrimonio della nonna di Simone . Poi i cugini Michela, Cristina, Adriano, Giovanna e Nicola che sono nati dal secondo matrimonio della nonna di Simone, quindi quest'ultimo gruppo di cugini hanno stesso nonno e stessa nonna, mentre con gli altri cugini del primo gruppo la nonna è la stessa ma il nonno è diverso. La domanda è come sopra descritto la seguente in merito alla successione di Simone: i cugini discendenti dal primo matrimonio hanno diritto alla stessa quota parte ereditaria dei cugini del secondo matrimonio? Grazie, rimaniamo in attesa di cortese riscontro.”
Consulenza legale i 06/09/2017
Gentile Cliente,
nel caso da lei sottoposto, trova applicazione l'art. 572 c.c., il quale stabilisce che se un soggetto muore senza lasciare figli, ascendenti, fratelli o loro discendenti, la successione si apre in favore degli altri parenti più prossimi, entro il sesto grado di parentela e "senza distinzione di linea".


La disposizione, dunque, non distingue tra parenti bilaterali (nel caso di specie, i cugini che hanno in comune entrambi i nonni) o unilaterali (i cugini che hanno in comune solo la nonna).

Nel caso da lei sottoposto, tuttavia, non è specificato se gli zii del de cuius (vale a dire, Carlo, Giancarlo, Alberto, Renzo, Linda e Sara) siano ancora in vita.

Deve precisarsi, infatti, che, nel caso in cui gli zii (unilaterali e bilaterali) fossero ancora in vita, sarebbero proprio questi i parenti più prossimi del de cuius, i quali succederebbero, dunque, nel patrimonio ereditario in parti uguali tra loro, trattandosi di parenti di pari grado.

Nel caso, invece, in cui gli zii del defunto non fossero in vita, l'eredità del de cuius si devolverebbe, in parti uguali, ai figli di questi (i cugini, unilaterai e bilaterali, da lei citati), essendo considerati dalla legge parenti di pari grado.


MICHELE D. M. chiede
mercoledì 13/07/2016 - Sardegna
“Muore la signora "zeta" adottata nel 1960 all'età di anni 8 con decreto della corte di appello di Napoli, senza marito e figli. L'eredità della signora "Zeta" a chi và: ai parenti dei genitori naturali o ai parenti del genitore adottante, tenuto conto che l'adottata aveva acquisito anche il cognome del genitore adottante.”
Consulenza legale i 20/07/2016
Nel quesito si chiede se i parenti biologici dell'adottato minorenne vantino ancora diritti successori nei confronti del figlio.

Oggi, il nostro ordinamento contempla due categorie di adozione, quella legittimante e quella non legittimante.
La prima, che può aversi nei confronti di minori stranieri o italiani, comporta la recisione totale dei rapporti con la famiglia biologica d'origine, e la conseguente perdita dei diritti successori.
L’adozione non legittimante è quella che si ha in "casi particolari" (attualmente disciplinata dall’art. 44 della legge n. 184/83): il minore acquista in questo caso, lo stato di figlio adottivo dell’adottante, ma al tempo stesso egli conserva i diritti/doveri nei confronti della famiglia biologica (anche se i genitori naturali perdono la potestà genitoriale sul figlio).

La vicenda in esame, tuttavia, considera un'adozione avvenuta sicuramente prima del 1967.
Il codice civile del 1865 riconosceva la possibilità per le persone maggiori degli anni diciotto di essere adottati, ma nulla si prevedeva per i minori.
Nel 1942, con l'emanazione del codice civile, venne introdotta per la prima volta l’adozione anche per i minorenni, tuttavia lo scopo era solo quello di regolare alcune finalità patrimoniali.
Fino al 1967 l'adozione di minori prevedeva che l’adottato conservasse lo status di figlio con i genitori biologici e dunque avesse diritto alla loro eredità (e viceversa), mentre per le adozioni di minori intervenute successivamente a tale data, l’adottato non ha alcun diritto in tal senso, poiché il legislatore, con legge n. 431/1967, ha stabilito che sia interrotto definitivamente ogni legame giuridico tra l’adottato e la famiglia d’origine.

In realtà, il codice civile del 1942 regolava anche l'istituto della affiliazione, concessa in alcuni casi (ad esempio, l’affiliazione da parte del marito del figlio della moglie; l'affiliazione di bambini anche non parenti da parte di uomini sposati, pater familias, che altro non erano che forme di adozione mascherate; etc.), e che non recideva il legame del bambino con la famiglia d'origine (in particolare, quanto ai diritti successori).

Per rispondere al quesito, quindi, (sia che la signora Zeta sia stata "adottata", sia che sia stata eventualmente "affiliata"), sembra potersi dire che, in base alle leggi vigenti prima del 1967 - per le quali il figlio "adottato" non perdeva davvero i legami giuridici, e quindi successori, con i genitori naturali - l'eredità della signora Zeta dovrebbe essere corrisposta ai suoi genitori biologici (o ai suoi parenti, se questi sono premorti).

Comunque, va sottolineato che, nel caso che ci occupa, vale quanto sancito dall’art. 300 c.c., che recita: “L’adozione non induce alcun rapporto civile tra l'adottante e la famiglia dell'adottato, né tra l’adottato e i parenti dell'adottante, salve le eccezioni stabilite dalla legge”.
Ciò significa che, in caso di adozione, oltre all’assunzione del cognome dell’adottante da parte dell’adottato, si instaura un vero e proprio legame civilistico solamente tra questi ultimi due, ma non tra l’adottato ed i parenti dell’adottante.
Va escluso, pertanto, che i parenti dell'adottante possano, nel caso di specie, ereditare dall'adottata, signora Zeta.

Mauro R. chiede
venerdì 12/06/2015 - Piemonte
“Buongiorno, ho ricevuto due settimane fa una lettera del curatore dell'eredita' giacente di un mio lontano parente (mio padre era figlio della zia materna del de-cuius) invitandomi all'accettazione dell'eredita', in allegato copia nomina curatore e certificato di stato di famiglia anagrafico di mio padre - morto nel 1997. Consapevole dell'albero genealogico familiare ho incontrato giorni dopo il curatore (che ovviamente ne ignorava una gran parte e ho fornito tutte le informazioni sulla mia famiglia includendo un fratello di mio padre, unico ancora in vita e malato quasi-terminale, cardiopatico e con molte probabilita' di essere dichiarato incapace di intendere e di volere in presenza di un notaio) e due cugini ognuno figlio dei fratelli di mio padre. Cio' mi ha fatto decadere come avente diritto in base alla Regola dell'esclusione per prossimita' di grado e per non esserci istituto di rappresentazione nel mio caso. Ho fornito, su richiesta del curatore, l'indirizzo di mio zio e mio cugino.
Cosa succede ora se il mio zio non fosse in grado di accettare l'eredita? O morisse prima di poterla legalmente formalizzare? I tre cugini diventerebbero eredi in parti uguali, oppure tutto spetterebbe di diritto all'unico cugino figlio dello zio incapace e morente?”
Consulenza legale i 15/06/2015
Come correttamente affermato nel quesito, la presenza in vita di un cugino (parente di quarto grado) fa sì che la disciplina della successione legittima lo individui quale unico chiamato all'eredità del de cuius, in mancanza di coniuge e parenti più prossimi (art. 572 del c.c.).

Ai fini della risposta alla domanda, il fatto cruciale della vicenda è che alla morte del de cuius il cugino fosse vivo: questo cugino è quindi formalmente l'unico chiamato all'eredità, ed ha acquisito il diritto di accettarla entro dieci anni.

Se egli in qualche modo (es. a mezzo di un tutore) riesce ad accettarla, nulla quaestio.

Tuttavia, se egli morisse prima di accettare - e senza aver rinunziato - si verificherebbe il fenomeno della trasmissione del diritto di accettazione ai suoi eredi (per quanto a noi noto, unico erede sarebbe figlio del cugino), ai sensi del primo comma dell'art. 479 del c.c.: "Se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi".

Attenzione: si trasmette solo il diritto di accettare, in quanto esso entra a far parte del patrimonio del trasmittente e, al decesso di questo, è ricompreso tra i diritti sui quali si apre la successione. Quindi, il figlio del cugino deve accettare l'eredità del proprio padre se vuole accettare anche l'eredità del cugino del padre (può anche decidere di accettare la prima e rinunciare alla seconda).

L'unico caso in cui potrebbero ereditare i figli degli altri tre cugini premorti (compreso colui che ha fatto il quesito) sarebbe quello in cui il cugino - unico erede - morisse senza accettare e suo figlio rinunciasse alla sua eredità oppure accettasse l'eredità del padre e rinunciasse a quella del lontano parente.
A questo punto, chiamati all'eredità sarebbero i tre figli dei tre fratelli, cugini del de cuius, parenti di pari grado: ovviamente rimarrebbe escluso colui che ha già rinunziato all'eredità del lontano parente.

Sergio M. G. chiede
lunedì 02/02/2015 - Lombardia
“Quesito: E' da ritenersi valido in toto, o nullo in parte un testamento olografo che cita:
"In caso di mia morte tutto andrà a mia moglie (ed elenca tutti i beni).
In caso di mia morte e della morte di mia moglie tutto andrà a.......... (ed elenca quali beni a chi)".
Il Testatario è defunto 1 mese prima della moglie. La moglie non ha lasciato testamento. Non avevano ascendenti né discendenti. Io sono un erede legittimo della moglie, essendo cugino di primo grado (come altri 4). Non ci sono parenti di grado più prossimo.”
Consulenza legale i 04/02/2015
Il testamento è l'atto mortis causa (cioè, i cui effetti sono ricollegati alla morte di una persona) revocabile, con cui l'ordinamento attribuisce ad un soggetto, detto testatore, il potere di disporre unilateralmente di tutte le proprie sostanze o di parte di esse, per il tempo in cui avrà cessato di vivere.
Di regola, al testatore sono imposti dalla legge alcuni limiti, tra cui:
- divieto di ledere le quote di legittima che spettano ai soggetti legittimari (ascendenti, discendenti e coniugi, artt. 536 ss. c.c.);
- divieto di testamento congiuntivo, che si ha nell'ipotesi in cui due persone redigano un unico testamento che disponga delle sostanze di entrambi a vantaggio di un terzo;
- divieto di testamento reciproco, nel quale il beneficiario delle disposizioni testamentarie è uno dei due soggetti stipulanti e l'istituzione è fatta a condizione di essere a propria volta avvantaggiati nel testamento del soggetto designato come erede o legatario.

E' invece ammessa e valida la disposizione testamentaria con la quale il testatore provvede alla sostituzione dell'erede istituito, per il caso che questi non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato: si parla in questo caso di sostituzione ordinaria, disciplinata dall'art. 688 del c.c.. E' altresì previsto dall'art. 689 del c.c. che possano sostituirsi più persone ad una sola. La ratio dell'istituto è quella di assicurare al testatore che il suo patrimonio venga devoluto comunque ad una persona di sua scelta, senza che operino le norme sulla successione legittima.
Uno dei casi in cui l'erede istituito non può accettare è, all'evidenza, quello in cui sia premorto al testatore.

Quindi, un testamento dal tenore simile a quello riportato può dirsi valido (salve eventuali cause di invalidità di altra natura, dipendenti da altri aspetti non esposti nel quesito).

Appare pertanto corretto che la moglie sia divenuta erede universale del marito che è morto prima di lei, seppure a distanza brevissima dalla sua stessa morte.
A questo punto possono darsi due ipotesi:
- se ella avesse accettato l'eredità prima della propria morte, sarebbe divenuta titolare di tutto il patrimonio del marito, che si sarebbe confuso con il suo: successivamente, i suoi successori legittimi avrebbero ereditato direttamente da lei i beni dell'uomo, unitamente a quelli già di sua proprietà;
- se, invece, la signora non avesse avuto il tempo di accettare l'eredità, il diritto di accettare si sarebbe trasmesso ai suoi eredi legittimi: questi, quindi, avrebbero ereditato sia i beni di proprietà della donna, sia il diritto di accettare i beni compresi nell'eredità del marito.
I quattro cugini dovranno dividere l'eredità della donna in parti uguali.

Sergio M. G. chiede
giovedì 01/01/2015 - Lombardia
“E' morta mia cugina senza fratelli o sorelle,zii o altri parenti. Siamo in 5 cugini parenti di 4 grado. Il quesito: hanno diritto I figli degli altri cugini di 4 grado premorti?”
Consulenza legale i 07/01/2015
I figli (discendenti) del cugino premorto non succedono per rappresentazione in luogo del loro ascendente. L'istituto della rappresentazione opera esclusivamente a favore dei discendenti di colui che sia figlio o fratello del de cuius, non cugino ("La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e adottivi, nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto", art. 468 del c.c.).

Pertanto, si dovrà seguire la disciplina della successione legittima dei parenti (art. 572 del c.c.), secondo la quale, se una persona muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, non oltre il sesto grado, senza distinzione di linea. I parenti più vicini escludono quelli di grado più lontano.

Nel caso di specie, essendo ancora in vita cinque cugini della defunta, suoi parenti di quarto grado, essi erediteranno in parti uguali escludendo i parenti più lontani, quali sono i figli del cugino premorto (parenti di quinto grado).

andrea m. chiede
mercoledì 13/11/2013 - Lombardia
“Buongiorno.
Muore mio zio, vedovo senza prole ne ascendenti.
Aveva tre fratelli. Uno ancora vivente con un figlio. Il secondo premorto senza figli.
Il terzo premorto con un figlio anche esso già premorto ma con due figlie viventi che sono quindi pronipoti di mio zio morto.
Come si divide in % l'eredità fra il fratello vivente e le due pronipoti ? Grazie mille”
Consulenza legale i 12/12/2013
Le pronipoti succedono al prozio in virtù del diritto di rappresentazione (art. 467 del c.c.), in quanto discendenti in linea retta di un fratello del defunto. La rappresentazione opera all'infinito (art. 469 del c.c.), e quindi anche i figli dei figli di colui che aveva diritto a succedere subentrano se i loro ascendenti sono premorti.
Nel caso di specie, l'eredità si sarebbe dovuta dividere in tre parti, ma uno dei tre fratelli è deceduto senza lasciare prole. Quindi, si può dire che egli non sia nemmeno "chiamato" all'eredità.
L'eredità va pertanto suddivisa in due parti uguali, di cui una metà spetta al fratello vivente e l'altra metà alle due pronipoti, che succedono nella quota del nonno.

Michela B. chiede
giovedì 05/09/2013 - Liguria
“Buonasera,
è morta una cugina prima di mio padre, senza genitori, figli, fratelli e sorelle e nessun altro ascendente, gli unici vivi sono i parenti di 5° grado ossia gli otto figli dei 4 cugini in prima, tutti deceduti prima del de cuius. In che modo ereditano gli otto cugini rimasti? per stirpe o per capo?”
Consulenza legale i 09/09/2013
I parenti fino al sesto grado, ai sensi dell'art. 572 del c.c. sono chiamati alla successione senza distinzione di linea. Il codice civile ci dice che il parente prossimo esclude gli altri, quindi l'unica situazione che può verificarsi è che vi siano più coeredi del medesimo grado, come nel caso di specie, in cui sono in vita otto figli dei quattro cugini del de cuius (parenti di quinto grado). A parità di grado l'eredità va suddivisa per capi e non per stirpi: ciò significa che l'eredità verrà divisa in otto parti uguali. Tale principio è pacificamente ammesso in dottrina, atteso anche il dato letterale del codice civile, che esplicitamente dice che la successione avviene "senza distinzione di linea".

Antonio chiede
venerdì 09/08/2013 - Emilia-Romagna
“Tizio e Caia sono regolarmente coniugati e non separati legalmente. Tizio muore.
Caia rimane vedova. Dopo un certo lasso di tempo Sempronio, che non ha coniuge e figli, fratello di Tizio, muore anch'egli.
Caia può invocare il diritto a partecipare all'eredità lasciata da Sempronio, che però ha altri fratelli e nipoti?
Grazie”
Consulenza legale i 12/08/2013
Il nostro ordinamento attribuisce a ciascun soggetto la possibilità di disporre dei propri beni per il momento in cui avrà cessato di vivere mediante un apposito atto, il testamento. In mancanza di testamento è la legge che dispone a quali soggetti devono essere devoluti i beni del defunto, aprendosi così la successione legittima, in base alla quale sono chiamati all’eredità i discendenti, il coniuge, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle entro il sesto grado di parentela, in base al principio che il più prossimo esclude il più lontano. Oltre il sesto grado di parentela, l’eredità viene devoluta allo Stato.
E’ bene precisare che secondo il nostro ordinamento sussistono diritti successori solo ed esclusivamente tra parenti, dove la parentela viene intesa quale vincolo di sangue tra discendenti gli uni dagli altri o da uno stesso capostipite o quale vincolo che si instaura con il matrimonio tra persone non consanguinee, in forma diretta, ad esempio tra gli sposi, o indiretta, tra gli affini. La successione legittima si basa proprio sul presupposto che tra le parti vi sia un vincolo di consanguineità, mentre l’affinità è soltanto un riflesso della parentela, ovvero quel rapporto che si instaura tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge. Ciò posto risulta quindi semplice desumere la soluzione al quesito proposto: Caia risulta la cognata del defunto Sempronio e, pertanto, è legata al fratello del marito con vincolo di c.d. mera affinità. Di conseguenza, non rientra tra i soggetti a cui la legge riserva diritti successori, poiché gli affini di qualunque grado (cognati, genero, nuora, suoceri ecc.) risultano esclusi dall’eredità legittima. Quest’ultima andrà infatti divisa tra gli altri fratelli e nipoti di Sempronio.

ersilia chiede
domenica 18/11/2012 - Lombardia
“buongiorno
mio marito, orfano di genitori e figlio unico, ha ereditato beni prima del nostro matrimonio, in caso di sua morte, non avendo noi figli e avendo lui in vita solo zii da parte dei suoi genitori, come viene ripartita l'eredita, rientrano anche gli zii nella successione?”
Consulenza legale i 18/11/2012

La vocazione legittima opera quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria. Le categorie di chiamati sono: il coniuge, i discendenti legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi, i collaterali, gli altri parenti e infine lo Stato, secondo l'ordine fissato dalla legge (art. 565 del c.c. e ss.).

A colui che muore senza figli, nè fratelli o sorelle o loro discendenti e senza ascendenti, al coniuge spetta l'intera eredità. Gli zii del defunto, quindi, alla luce delle regole sulla vocazione legittima, non avranno diritto all'eredità.


Stefano chiede
venerdì 09/11/2012 - Emilia-Romagna
“Salve, volevo porre il mio caso a vostra gentile analisi:
deceduto cugino di 1° grado di mio padre premorto (figlio di sorella del padre di mio padre), era figlio unico, genitori entrambi premorti, senza figli, subentrano quindi come eredi i cugini. Gli eredi legittimi del cugino di 1° grado premorto del de cuius, (che siamo io e mia madre) non hanno anch'essi diritto ad una quota di eredità ? Per quale strano motivo una volta deceduto il cugino di 1° grado non possono più subentrare i discendenti dello stesso?”
Consulenza legale i 13/11/2012

Si deve purtroppo confermare che nel caso proposto gli eredi legittimi del cugino premorto non succedono per rappresentazione in luogo del loro ascendente/coniuge.
Innanzitutto, l'istituto della rappresentazione non opera certamente a favore del coniuge, ma solo dei discendenti di colui che non può o non vuole divenire erede: ciò risulta chiaramente dalla lettura della norma, "La rappresentazione fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente" (art. 467 del c.c., primo comma).
Inoltre, il diritto di rappresentazione sussiste esclusivamente in capo ai discendenti di colui che sia figlio o fratello del de cuius, non cugino. Anche questo aspetto risulta chiaramente dal dettato del codice civile, "La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e adottivi, nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto" (art. 468 del c.c.).

E' bene precisare che, se non fossero in vita parenti più prossimi del de cuius (gli altri suoi cugini), i discendenti del cugino premorto (non il suo coniuge), sarebbero chiamati all'eredità in qualità di parenti di quinto grado (art. 572 del c.c.).

I limiti stabiliti in tema di rappresentazione costituiscono una scelta non sindacabile del legislatore. La dottrina ha dapprima ravvisato la ratio della norma in questione nella protezione della famiglia legittima e, più precisamente, della stirpe legittima del de cuius. Si è poi dato conto di un progressivo spostamento della tutela dalla famiglia del defunto a quella del mancato successore: tuttavia, la giurisprudenza non ha mai ritenuto che fosse venuto meno il carattere eccezionale della rappresentazione nel sistema successorio: "Questa opera infatti in deroga ai principi generali sull'ordine dei successibili, anteponendo nelle ipotesi di cui agli artt. 467 e 468 c.c., i discendenti del chiamato, che non voglia o non possa accettare, a quegli che sarebbero stati - altrimenti - chiamati in linea ulteriore. Ed è evidente che il margine di estensibilità di una tale deroga, che esprime una valutazione squisitamente discrezionale del legislatore, non può essere divaricato senza impingere in quella discrezionalità. Il che neppure al Giudice delle leggi è consentito, dovendo anche i più sofisticati strumenti decisori a sua disposizione (sentenze additive, manipolative, etc.) rispettare la nota linea di confine che separa la funzione sindacatoria della Corte Costituzionale da quella propriamente normativa riservata al Parlamento" (Cass. 3051/1994).


Maria chiede
sabato 27/10/2012 - Piemonte
“Muore una zia che non ha più marito, non ha mai avuto figli, né sorelle o fratelli perchè sono tutti morti,

rimangono a questa donna solo 9 nipoti che sono figli di due sorelle morte:
- 2 figli di una sorella (morta)
- 7 figli dell'altra sorella (morta anch'essa).

Non essendoci un testamento, questi 9 nipoti come ereditano?
Tutti in parti uguali oppure si divide l'eredità in due parti: 50 % ai due figli di una sorella e l'altro 50 % ai sette figli dell'altra sorella?

Vi ringrazio.”
Consulenza legale i 29/10/2012

Nella successione legittima la legge disciplina in maniera completa il sistema successorio, prevedendo diverse categorie di successibili fino al sesto grado di parentela.

Quando chi muore non lascia prole, né genitori, né altri ascendenti , la successione si apre in favore dei fratelli e delle sorelle. Se anche questi sono premorti, verranno alla successione i discendenti di questi ultimi, in virtù del diritto di rappresentazione ex art. 467 del c.c., in base al quale i discendenti legittimi o naturali subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l'eredità. E' bene precisare, inoltre, che la rappresentazione ha luogo all'infinito e la divisione dell'asse ereditario va fatta per stirpi.

Pertanto, nel caso di specie, la successione si apre in favore dei nipoti della defunta, discendenti delle due sorelle premorte, dividendo in due parti l'eredità, ovvero il 50 % andrà ai due figli di una sorella e l'altro 50 % ai sette figli dell'altra sorella.


Vanda C. chiede
mercoledì 23/05/2012 - Lazio
“salve, gentilmente volevo una risposta al seguente quesito: come sono le quote per una successione in cui il de cuius lascia:
coniuge senza figli
1 sorella
3 nipoti (figli di un'altra sorella pre-morta.
grazie”
Consulenza legale i 26/05/2012

Ai sensi dell'art. 582 del c.c. al coniuge saranno devoluti i due terzi dell'eredità se egli concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri.

Pertanto, nel caso prospettato al coniuge andranno i due terzi dell'eredità, mentre il restante terzo dovrà essere suddiviso in due quote tra la sorella rimasta in vita e la sorella premorta, la cui quota dovrà essere suddivisa tra i suoi tre figli. Infatti, in virtù dell'istituto della rappresentazione,ai sensi dell'[[467 cc e ss]], alla sorella del de cuius che non possa o non voglia accettare l'eredità, subentreranno i suoi discendenti (nel caso tre), i quali succederanno direttamente al de cuius.


FABRIZIO C. chiede
giovedì 17/05/2012 - Lazio
“muore un fratello senza lasciare prole,nè genitori, nè fratelli o sorelle viventi. Lascia 3 nipoti figli di un fratello premorto, e 1 nipote figlio di un altro fratello premorto . Le quote di eredità vengono ripartite tra i fratelli e poi tra nipoti?”
Consulenza legale i 18/05/2012

Nel caso prospettato viene in rilievo l'istituto della rappresentazione disciplinato all'[[467 e ss cc]], in virtù del quale i discendenti legittimi o naturali del fratello (o sorella) o del figlio del de cuius, subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente che non possa o non voglia accettare l'eredità.

Nella rappresentazione la divisione dell'eredità si fa per stirpi, intendendo per stirpe il gruppo di discendenti di ciascun chiamato.

Pertanto, nel caso posto all'attenzione l'eredità andrà divisa prima in due parti perchè due erano i fratelli premorti del de cuius e, successivamente, la quota spettante a ciascuno dei due fratelli premorti verrà suddivisa tra i discendenti di ciascuno di questi, tre da un lato e uno dall'altro.


vale chiede
martedì 15/05/2012 - Liguria
“salve... Se dovesse mai mancare mio zio nonchè mio padrino dal battesimo (fratello di mio padre defunto da un anno) erediterèi qualcosa x legge da mio zio? Grazie”
Consulenza legale i 16/05/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c. a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali.

Nel caso in cui uno dei fratelli non possa o non voglia accettare l'eredità, in virtù dell'istituto della rappresentazione disciplinato all'[[467 e ss cc]], i discendenti legittimi o naturali succederanno in luogo e nel grado del loro ascendente.

Pertanto, nel caso prospettato, se lo zio non ha discendenti o genitori e non dispone diversamente con apposito testamento, l'eredità verrà devoluta al fratello premorto, al quale succederà il figlio in base all'istituto della rappresentazione di cui sopra.


Massimo chiede
sabato 12/05/2012 - Sicilia
“Buongiorno.
Vorrei sapere se a mio cognato (la cui moglie, mia sorella, è premorta) spetta la quota di legittima stabilita dalla legge.
Grazie”
Consulenza legale i 13/05/2012

Il nostro ordinamento prevede che i discendenti legittimi e naturali, il coniuge, e - qualora manchino discendenti legittimi o naturali - anche gli ascendenti, nel momento in cui si apre la successione acquistano diritto a una quota parte del patrimonio del de cuius.

Il coniuge superstite, se unico legittimario, ha diritto alla metà del patrimonio ereditario. La quota uxoria si riduce nel caso di concorso con i figli e precisamente: ad un terzo in caso di concorso con un solo figlio, ad un quarto nel caso di concorso con più figli. La quota riservata al coniuge rimane, invece, sempre pari alla metà nel caso di concorso con gli ascendenti legittimi.


Piera P. chiede
martedì 08/05/2012 - Sardegna
“Salve, gentilmente chiedo una risposta al seguente quesito:
se chi muore senza lasciare figli, nè coniuge, nè genitori, nè fratelli o sorelle, nè testamento, lascia una zia vivente(sorella della madre o del padre)e dei cugini, figli di altri zii materni o paterni deceduti prima del de cuius, a chi spetta l'eredità? Possono i cugini rivendicare il diritto di rappresentazione in luogo dei loro genitori?
Grazie.”
Consulenza legale i 08/05/2012

Nella successione legittima, il nostro ordinamento prevede un sistema completo di categorie di successibili che vanno dai più stretti congiunti fino allo Stato. Regola cardine è quella dell'esclusione per prossimità di grado, in base alla quale il più prossimo esclude tutti gli altri.

Ai sensi dell'art. 572 del c.c. se taluno muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, nè fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si pare in favore del parente o dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea. La norma specifica inoltre che la successione non ha luogo oltre il sesto grado.

Nel caso prospettato la successione si apre in favore dell'unica zia vivente, parente di terzo grado del de cuis ai sensi dell'art. 76 del c.c.. I cugini invece risultano parenti di quarto grado, e pertanto sono esclusi dalla successione per la presenza della zia in quanto parente più prossima del defunto.

Il diritto di rappresentazione non trova applicazione in questo caso perchè ai sensi dell'[[467 cc e ss ]] tale istituto opera solamente quando il chiamato sia figlio o fratello del de cuius, in favore dei suoi discendenti legittimi o naturali, che succedono nel luogo e nel grado del loro ascendente quando questo non possa o non voglia accettare l'eredità. Essendo i cugini discendenti degli zii del de cuius non potrà trovare applicazione il diritto di rappresentazione. Pertanto l'eredità andrà devoluta alla zia del defunto, parente più prossima che esclude tutti gli altri.


Gennaro chiede
domenica 06/05/2012 - Campania

“Gennaro domenica 6/05/2012
Buon giorno al nonno materno muore la prima moglie da cui nasce mia madre unica figlia.
Il nonno si risposa ed ha tre figli con quest'altra moglie.
Successivamente dà la proprietà della prima moglie a mia madre senza nessun vincolo.
Muore il nonno e dividono la proprietà in quattro parti uguali.
Muore l'altra moglie ed i tre figli si dividono la proprietà.
Fin qua tutto ok, muore uno dei tre figli che non è sposato ed ha delle proprietà e dei risparmi alle poste intestate a lui ed una sorella.
Vorrei sapere a mia madre cosa spetta dall'eredità del fratellastro per la legge, ma considerato fratello a tutti gli effetti.
In attesa di una Vostra gradita risposta ringrazio.
Gennaro”

Consulenza legale i 06/05/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c. a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali. La norma precisa poi al secondo comma che i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani, ovvero la c.d. quota di fatto.

Nel caso posto all'attenzione, secondo la legge (indipendentemente dai rapporti affettivi che possono intercorrere tra i fratelli e le sorelle unilaterali) la sorella unilaterale avrà diritto alla metà della quota che in concreto andrà agli altri fratelli germani del de cuius.


Rita C. chiede
sabato 05/05/2012 - Lazio

“riferimento quesito 5491
Chiedevo seguente chiarimento
il de cuius ha lasciato moglie in comunione di beni e due nipoti del fratello premorto. In base all'art. 583 vedo che i discendenti del fratello possono succedere in rappresentazione. Cosa significa? allora non è vero che la moglie eredita tutta la parte del marito.
Se ereditano anche le figlie del fratello quale è la proporzione dell'eredità spettante alla moglie e quale quella spettante eventualmente alle nipoti?
Se ci sono altri articoli al riguardo potete citarli?
Grazie”

Consulenza legale i 06/05/2012

In merito al chiarimento richiesto si precisa quanto segue.

La norma rilevante nel caso posto all'attenzione non è l'art. 583 del c.c. bensì l'art. 582 del c.c. che disciplina il concorso tra il coniuge superstite e i fratelli o sorelle del de cuius.

In base alle regole della successione legittima, se con il coniuge succedono uno o più fratelli del de cuius l'eredità si devolve 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli.

Se il fratello del de cuius risulta premorto, subentreranno nel luogo e nel grado del loro ascendente i suoi discendenti legittimi o naturali in virtù dell'istituto della rappresentazione disciplinato all'[[467 e ss cc]].

Pertanto, nel caso concreto alla moglie superstite andranno i 2/3 dell'eredità del marito defunto e alle due nipoti (e non pronipoti) del de cuius, figlie del fratello premorto, andrà il restante terzo dell'eredità.


Rita C. chiede
lunedì 30/04/2012 - Lazio
“salve,
muore il marito e lascia la moglie ma senza nè figli nè fratelli nè genitori.
Due figlie del fratello morto reclamano parte dell'eredità ma il de cuius non ha lasciato testamento.
Hanno diritto all'eredità anche se la moglie è in vita ed eventualmente in che proporzione? (sono considerate pronipoti in quanto figlie dell'unico fratello deceduto?)
Può citarmi anche gli articoli a cui si fa riferimento?
Grazie”
Consulenza legale i 02/05/2012

L'art. 583 del c.c. dispone che in mancanza di figli legittimi o naturali, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al coniuge si devolve tutta l'eredità.

Pertanto, nel caso prospettato, sarà il coniuge superstite l'unico soggetto a vantare diritti a carico dell'eredità del de cuius. Nessun diritto spetterà invece ai discendenti del fratello premorto del de cuius.


Carlo chiede
domenica 29/04/2012 - Veneto
“Non sono sposato.
Ho due nipoti figli distinti dei miei due fratelli (un figlio a testa)
Uno dei due nipoti è stato adottato nel 2005.
1) E' vero che in caso di morte dei miei fratelli e successiva mia morte e in mancanza di mio testamento eredita solo il nipote figlio naturale di un mio fratello, mentre l'altro no?
2) In caso di morte di un fratello con figlio adottato e successivo mio decesso, il figlio (cioè mio nipote "adottato") gode della mia stessa eredità, o il fratello rimasto in vita ha diritto a tutta l'eredità? (sempre in mnacanza di mio testamento).
==
Mi sembra che,nonostante le recenti leggi sulle adozioni, l'adottato abbia solo diritti nei confronti dell'eredità dei genitori e non dei nonni o zii.
Il che starebbe a significare che è necessario testamento scritto di nonni o zii anche a suo favore per avere godere della stessa eredità del cugino.
Cordiali saluti
Carlo”
Consulenza legale i 29/04/2012

L'art. 567 del c.c. prevede una completa equiparazione dei figli legittimati ed adottivi ai figli legittimi. Viene altresì disposto che i figli adottivi sono estranei alla successione dei parenti. Questa è la regola per la c.d. "adozione ordinaria". Tuttavia, va precisato che il sistema delle adozioni ha subito una radicale riforma con l'entrata in vigore della l. 184/1983 che ha distinto l'adozione di minorenni, che comporta l'acquisto da parte dell'adottato dello stato di figlio legittimo dell'adottante, rispetto all'adozione dei maggiorenni.

Da tale assetto normativo discende che per i minori adottati ai sensi della nuova disciplina, lo status di figlio legittimo non è più limitato ai soli parenti in linea retta, estendendosi anche ai parenti in linea collaterale. Ai sensi dell'art. 27 l. 184/1983 " per effetto dell'adozione l'adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti dei quali acquista e trasmette il cognome". Ne consegue che il disposto dell'art. 567 c.c., secondo il quale i figli adottivi sono estranei ai parenti dell'adottante, va inteso correttamente applicabile ai soli casi di adozione ordinaria del maggiorenne o del minore in casi particolari.

Dal punto di vista successorio, però, va detto che i diritti ereditari spettanti all'adottato sono limitati alla successione del solo adottante, in virtù del principio generale per cui l'adozione non induce alcun rapporto civile tra l'adottante e la famiglia dell'adottato, nè tra l'adottato e i parenti dell'adottante. In tali casi, qualora i parenti dell'adottante volessero lasciare parte del patrimonio all'adottato, dovrebbero redigere testamento da cui far risultare tale loro volontà.


Corte G. chiede
venerdì 27/04/2012 - Friuli-Venezia
“Mia zia è morta all'età di 87 anni era nubile, non aveva figli, non ci sono in vita fratelli e sorelle essendo tutti deceduti, ma soltanto 9 nipoti e due figli di nipoti prematuramente scomparsi. Questi ultimi hanno diritto ad una quota di eredità? Ringraziando in anticipo porgo distinti saluti
corte giovanni”
Consulenza legale i 27/04/2012

Nella successione legittima, la legge ha previsto un sistema completo di categorie di successibili che vanno dai parenti più stretti fino allo stato. In tale ambito vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado, che incontra però un limite nel diritto di rappresentazione.

In virtù di tale istituto, i discendenti legittimi o naturali del figlio o fratello del de cuius che non possa o non voglia accettare l'eredità, possono subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente ([[467 cc e ss]]), succedendo direttamente al de cuius.

Inoltre, ai sensi dell'art. 469 del c.c. la rappresentazione ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti ed il loro numero in ciascuna stirpe.

Fatte dunque queste dovute premesse, nel caso prospettato gli unici parenti più prossimi della defunta erano i fratelli e le sorelle tutti premorti. Sussistono quindi i presupposti per l'applicazione del diritto di rappresentazione, in virtù del quale potranno succedere alla defunta sia i nipoti che i pronipoti poichè la rappresentazione opera all'infinito.

E' opportuno ricordare che la divisione va fatta per stirpi e pertanto l'eredità andrà suddivisa prima per il numero dei fratelli e delle sorelle premorti e poi dovrà suddividersi tra i nipoti la quota che sarebbe spettata a ciascun genitore. Ai pronipoti spetterà infine la quota che sarebbe spettata a sua volta al loro genitore (nipoti premorti della defunta zia).


Edoardo chiede
venerdì 27/04/2012 - Sardegna
“Recentemente è deceduta una sorella nubile di mio padre anche lui già deceduto.
Mio padre ha lasciato mia madre e quattro figli.
Una sorella del de cuius ha lasciato 6 figli.
Un altro figlio della sorella è deceduto lasciando anch'egli la moglie e quattro figli.
In assenza di testamento chi viene considerato erede? I 4 figli e la vedova del del fratello?
I 6 figli della sorella deceduta, la vedova e i 4 figli del figlio deceduto?
Grazie infinite.
Edoardo”
Consulenza legale i 27/04/2012

In assenza di testamento si apre la successione legittima. In tale ambito, la legge ha previsto un sistema completo di categorie di successibili che vanno dai parenti più stretti fino allo stato. Regola cardine è quella dell'esclusione per prossimità di grado, che incontra però un limite nel diritto di rappresentazione.

In virtù di tale istituto, i discendenti legittimi o naturali del figlio o fratello del de cuius che non possa o non voglia accettare l'eredità, possono subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente (art. 467 del c.c. e ss.), succedendo direttamente al de cuius.

Inoltre, ai sensi dell'art. 469 del c.c. la rappresentazione ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti ed il loro numero in ciascuna stirpe.

Fatte dunque queste dovute premesse, nel caso prospettato gli unici parenti più prossimi della defunta erano il fratello e la sorella entrambi premorti. Sussistono quindi i presupposti per l'applicazione del diritto di rappresentazione, in virtù del quale potranno succedere alla defunta sia i 4 figli del fratello premorto che i 6 figli della sorella anche lei premorta. Inoltre, poichè la rappresentazione opera all'infinito, essendo uno di questi 6 discendenti premorto, potranno succedere anche i suoi 4 discendenti.

E' opportuno ricordare che la divisione va fatta per stirpi e pertanto l'eredità andrà suddivisa prima per tra il fratello e la sorella premorti e poi dovrà suddividersi tra i nipoti la quota che sarebbe spettata a ciascun genitore. Ai pronipoti spetterà infine la quota che sarebbe spettata a sua volta al loro genitore (nipote premorto della defunta zia).

La moglie del fratello premorto e la moglie del nipote della sorella della defunta invece non avranno alcun diritto successorio in quanto la rappresentazione opera solo ed esclusivamente in favore dei discendenti del chiamato (fratello o figlio del de cuius) che non possa o non voglia accettare l'eredità.


Edoardo chiede
venerdì 27/04/2012 - Sardegna

“Recentemente è deceduta una sorella nubile di mio padre anche lui deceduto.
Mio padre ha lasciato mia madre e quattro figli
Una sorella del de cuius ha lasciato 6 figli.
Un altro figlio della sorella è deceduto anche lui lasciando la moglie e quattro figli.
In assenza di testamento chi eredita? I 4 figli e la vedova del del fratello.
I 6 figli della sorella deceduta e la vedova e i 4 figli del figlio deceduto.
Grazie infinite
Edoardo Murgia”

Consulenza legale i 29/04/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c., mancando discendenti legittimi e naturali, i fratelli hanno sempre titolo per la successione legittima. Per la successione dei fratelli si potrebbe anche parlare di collaterali privilegiati, nel senso che, ammettendosi nei loro confronti la rappresentazione, non si applica a danno dei loro discendenti la regola che il prossimo esclude i remoti.

Di conseguenza, se i tre fratelli della defunta sono premorti ad essa, in virtù dell'istituto della rappresentazione verranno alla successione i loro discendenti. Pertanto, l'eredità dovrà essere suddivisa prima in tre quote uguali ciascuna spettante ai tre fratelli della defunta. Poi, la quota spettante a ciascun fratello premorto si dovrà suddividere tra i suoi discendenti che succedono al loro ascendente per rappresentazione. I coniugi dei fratelli premorti non avranno, invece, alcun diritto ereditario sui beni della defunta.


Giovanni C. chiede
giovedì 26/04/2012 - Friuli-Venezia

“ad una mia zia defunta è arrivato un rimborso con vaglia della Banca d'Italia dall'Azienda dell'Entrate. chi ha diritto alla sua riscossione se la stessa era nubile,non aveva figli, tutti i suoi fratelli (10)sono deceduti. Siamo rimasti in 10 cugini e due figli di cugini(deceduti). domanda: quest'ultimi hanno diritto ad una quota parte del rimborso?
In attesa di una Vostra gradita risposta, porgo distinti saluti
Trieste 26 aprile 2012”

Consulenza legale i 26/04/2012

Nella successione legittima vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado, in base alla quale il parente più prossimo esclude tutti gli altri.

Se taluno muore senza lasciare prole, nè genitori nè altri ascendenti, nè fratelli o sorelle, la successione si apre nei confronti del parente o dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea.

Pertanto, nel caso prospettato i dieci cugini della defunta saranno i parenti più prossimi che potranno vantare diritti successori ed escluderanno tutti gli altri in base alla predetta regola dell'esclusione per grado.


Filippo chiede
martedì 24/04/2012 - Sicilia
“Buona sera.
Recentemente è mancata una mia cugina di nome Maria intorno agli 80 anni.
Non lascia genitori, nè fratelli nè sorelle (figlia unica), nè marito (morto prima della madre di lei), nè figli.
Dagli atti risulta che Maria sia l'unica proprietaria di un immobile, ricevuto in eredità alla morte della madre (periodo in cui il marito di Maria era già deceduto a causa di un incidente stradale).
Leggendo l'art. 572 c.c. dovrebbero succederle gli zii (se ho capito bene), che però sono morti lasciando prole (cugini di Maria).
1) l'eredità, in questo caso specifico, spetta agli zii (premorti) oppure ai cugini di Maria (sia di lato paterno che materno)? Come vengono calcolate le rispettive quote?
2) i parenti del marito (cugini di lui), morto prima che Maria ricevesse in eredità l'immobile dalla madre, possono vantare diritti successori?
Grazie in anticipo per la Vostra cortese risposta.”
Consulenza legale i 25/04/2012

Nella successione legittima, la legge prevede un sistema completo di categorie di successibili che vanno dal parente più vicino fino allo Stato. Vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado, in virtù della quale il parente più prossimo esclude tuti gli altri.

In tale ambito, nel caso in cui taluno muoia senza lasciare prole, nè genitori o altri ascendenti, nè fratelli o sorelle, la successione si apre in favore dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea (art. 572 del c.c.).

Nel caso posto all'attenzione, i parenti più prossimi risultano i cugini della defunta, parenti di quarto grado ai sensi dell'art. 76 del c.c.. Saranno loro gli unici a vantare diritti a carico dell'eredità.

Diversamente, i parenti del marito della defunta, tra l'altro premorto, non potranno vantare alcun diritto a carico dell'eredità in quanto questi risultano legati alla defunta dal vincolo dell'affinità, ovvero un riflesso della parentela. La legge, infatti, stabilisce che tra gli affini non esistano diritti successori.


Alberto chiede
sabato 21/04/2012 - Lombardia
“Recentemente è mancato mio zio. Non ci sono altri parenti vivi tranne sua sorella (mia madre). Un terzo fratello - che ha avuto 4 figli dei quali, però, non abbiamo traccia da anni - è deceduto nel '91. In assenza di testamento, eredita solo mia madre o anche i figli del terzo fratello?
In alcuni siti sembra di capire che, essendo mia madre la parente più prossima, i nipoti siano esclusi, ma in altri siti sembra di capire il contrario. Mi potreste aiutare?
Grazie infinite,

Alberto”
Consulenza legale i 21/04/2012

In assenza di testamento si apre la c.d. successione legittima, che viene regolata dal principio dell'esclusione per prossimità di grado, ovvero il parente più prossimo esclude tutti gli altri.

Se taluno muore senza lasciare prole o genitori o altri ascendenti, la successione si apre in favore dei fratelli o delle sorelle.

Inoltre, in virtù dell'istituto della rappresentazione ai sensi dell'art. 467 del c.c., i discendenti legittimi o naturali del fratello o figlio del defunto succedono nel luogo e nel grado del loro ascendente che non voglia o non possa accettare l'eredità. Pertanto nei confronti di tali discendenti, non opera la regola dell'esclusione per prossimità di grado, vigendo il loro diritto di succedere per rappresentazione.

Detto questo, nel caso di specie l'eredità verrà suddivisa tra la sorella del defunto ed i 4 discendenti del fratello premorto, in virtù dell'istituto della rappresentazione.


Davide chiede
giovedì 19/04/2012 - Toscana
“mia moglie è morta prima di accettare l.eredita del padre e sono vivi madre e sorella..io sono sposato con la comunione dei beni..mi spetta una quota di eredità che spettava a lei...”
Consulenza legale i 20/04/2012

Se il chiamato all'eredità muore senza aver accettato, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi, venendo a fare parte del suo asse ereditario. Si verifica in questi casi la c.d. trasmissione del diritto di accettazione ai sensi dell'art. 479 del c.c..


Lina chiede
mercoledì 18/04/2012 - Lombardia
“Buongiorno,
qualche giorno fa è mancata mia nonna materna, vedova. Mia nonna ha 3 figlie: mia mamma, e le mie 2 zie che non hanno coniuge né figli. Mia mamma ha due figli: me e mio fratello. Io, a mia volta ho 2 figli e mio fratello 1 figlio dalla prima moglie (ora separati) e 2 figli dall'attuale compagna.
Le mie 2 zie e mia mamma vorrebbero fare rinuncia e fare donazione a me e mio fratello SOLO della casa di mia nonna. E' possibile o devono rinunciare a tutti gli altri beni che mia nonna lascia in eredità? Inoltre, in caso di rinuncia da parte di zie e mamma, entrano in gioco anche i miei figli e quelli di mio fratello nell'eredità, e se sì, in che misura?”
Consulenza legale i 19/04/2012

Ai sensi dell'[[519]] la rinunzia all'eredità deve farsi con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni. Ancora, la norma disciplina che la rinuncia fatta gratuitamente a favore di tutti coloro ai quali si sarebbe devoluta la quota del rinunziante non ha effetto finchè, a cura di alcuna delle parti, non siano osservate le forme sopra indicate.

La rinuncia all'eredità è considerata negozio puro, ed è pertanto nulla se fatta sotto condizione, a termine o solo per parte.

Nel caso prospettato, le tre figlie della defunta non potrebbero rinunciare solamente alla casa dell'anziana nonna, in quanto tale rinuncia sarebbe nulla.

Qualora la madre decidesse di rinunciare alla sua quota ereditaria in favore dei figli e parimenti le due zie in favore degli stessi due nipoti, compirebbero una rinuncia traslativa che ha l'effetto di una accettazione tacita dell'eredità.

Nel caso in cui si realizzasse una siffatta rinuncia non avrebbero diritto alcuno a carico dell'eredità i discendenti di coloro a favore dei quali viene effettuata la rinuncia.


Carlo M chiede
domenica 15/04/2012 - Umbria

“Buon giorno,
vorrei porre un quesito. E' morto mio cugino, senza lasciare eredi ascendenti o discendenti e non ha fatto testamento. Aveva però una sorella non germana deceduta tre anni fa, la quale ha avuto due figli, che sono viventi. Questi ultimi, prevalgono sui cugini (assieme a me siamo 10), oppure no? Grazie per la risposta.”

Consulenza legale i 16/04/2012

Nell'ipotesi in cui il defunto muoia senza lasciare testamento si applicano le disposizioni di legge relative alla successione legittima, regolate dal principio in base al quale il più prossimo esclude gli altri successibili.

Nel caso prospettato, il defunto aveva una sorella unilaterale premorta, lasciando due figli, tutt'ora viventi. Questi possono succedere nel luogo e nel grado della sorella, anche se unilaterale, in virtù del diritto di rappresentazione di cui agli artt. 467-468 del c.c. che permette ai discendenti delle sorelle (o dei fratelli) del defunto, che non possano o non vogliano accettare l'eredità, di subentrare nella posizione del loro ascendente.

Di conseguenza, i successibili più prossimi saranno i figli della sorella premorta del defunto, escludendo tutti gli altri.


Antonio chiede
venerdì 13/04/2012 - Sicilia
“Muore senza testamento un signore che non ha genitori,nè coniuge,nè figli,nè fratelli,nè sorelle. Sia da parte materna che paterna vi sono in vita 7 cugini, mentre 5 sono i cugini deceduti, tutti con figli viventi. Le chiedo: In questo caso si applica l'art.572 del c.c. che esclude dall'eredità i figli dei cugini deceduti, facendo sì che l'eradita' venga divisa fra i soli 7 cugini viventi, oppure subentrano nella divisione dell'asse ereditario anche i figli dei cugini deceduti? Grazie”
Consulenza legale i 18/04/2012

Ai sensi dell'art. 572 del c.c. se taluno muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, nè fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea, fino al sesto grado. Questo in virtù della regola in base alla quale il più prossimo esclude gli altri successibili.

Nel caso di specie, il defunto lascia 7 cugini viventi e saranno questi gli unici ad essere chiamati all'eredità, in quanto parenti più prossimi.

I figli dei 5 cugini premorti non potranno vantare alcun diritto a carico dell'eredità, in quanto vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado. Non si applica in questo caso l'istituto della rappresentazione poichè, ai sensi dell'[[467]], tale istituto opera solo a favore dei discendenti dei fratelli o figli del defunto.


grazia chiede
mercoledì 11/04/2012 - Toscana
“Muore un cugino di 2 grado senza lasciare eredi diretti cioe' senza coniuge, senza figli, senza fratelli e sorelle, senza genitori.
In vita ha tuttavia fatto un testamento nel quale ha devoluto il suo patrimonio ad una cugina (di 2° grado) In questo gli altri cugini possono intraprendere un'azione per riconoscimento del diritto ad una quota oppure no?
Grazia”
Consulenza legale i 15/04/2012

Ai sensi dell'art.587 c.c. il testamento è l'atto con cui un soggetto può disporre delle proprie sostanze o di parte di esse per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Con tale istituto il nostro ordinamento riconosce assoluta prevalenza alla volontà del testatore, in virtù del fatto che l'autonomia testamentaria costituisce un supremo rispetto alla personalità del soggetto.

Unico limite alla libertà testamentaria è rappresentato dal rispetto della c.d. quota legittima, e cioè una quota ereditaria riservata ad una determinata categoria di successibili denominati legittimari. Sono tali il coniuge, i discendenti sia legittimi che naturali ed in mancanza di questi ultimi gli ascendenti legittimi, unici soggetti ai quali la legge riconosce il diritto ad ottenere una quota ereditaria.

Nel caso di specie il defunto non aveva alcun legittimario, pertanto poteva disporre liberamente delle sue sostanze. Così ha fatto nominando erede testamentaria la cugina. Agli altri cugini la legge non riconosce alcun diritto a carico dell'eredità.

Quanto poco sopra detto è valido nei limiti in cui il testamento redatto dal defunto rispetti i requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge.


Hector chiede
lunedì 09/04/2012 - Piemonte
“Muore senza aver fatto testamento un mio prozio, che è vedovo, senza figli, senza ascendenti. Aveva due sorelle (premorte): una con un figlio e l'altra con una figlia (premorta) che ha a sua un figlio maggiorenne. Quest'ultimo ha diritto ad una quota di eredità (ad esempio con la rappresentazione)?
Grazie.”
Consulenza legale i 22/04/2012

Nel caso in cui taluno muoia senza lasciare testamento, si apre la successione legittima in cui vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado, ovvero il parente più prossimo esclude tutti gli altri.

In tale ambito, ai sensi dell'art. 570 del c.c. a chi muore senza lasciare prole, nè genitori o altri ascendenti, succedono i fratelli o sorelle in parti uguali.

Inoltre, occorre precisare che nel caso in cui i fratelli o le sorelle, quali primi chiamati all'eredità, non possano o non vogliano accettare, subentreranno nel luogo e nel grado del loro ascendente i discendenti legittimi o naturali in virtù dell'istituto della rappresentazione di cui all'[[467e ss cc]], che opera all'infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti ed il loro numero in ciascuna stirpe.

Nel caso prospettato, pertanto, il pronipote avrà diritto ad una quota ereditaria in quanto è subentrato nel luogo e nel grado della sua ascendente.


Davide chiede
venerdì 06/04/2012 - Toscana

“Buonasera, una risposta per cortesia : muore mio nonno, proprietario di beni e immobili, lascia in vita mia nonna , 3 figli , ed inoltre ci sono io nipote unico da parte di un altro suo figlio morto prematuramente già da tempo. Come verranno suddivise le parti ? Godo degli stessi diritti che avrebbe avuto il mio defunto padre ? Ringrazio anticipatamente della risposta.”

Consulenza legale i 18/04/2012

Nella successione legittima la legge determina un sistema completo di categorie di successibili, che vanno dai più stretti congiunti allo Stato. Eredi per eccellenza sono i discendenti legittimi e i naturali, i quali escludono tutti gli altri parenti. Essi concorrono solo con il coniuge del defunto.

Il concorso del coniuge con i figli è disciplinato dall'art. 581 del c.c., nel quale viene disposto che quando assieme al coniuge concorrano figli legittimi o naturali, o figli legittimi e naturali, il coniuge ha diritto alla metà dell'eredità se alla successione concorre un solo figlio, e ad un terzo negli altri casi.

Nel caso in cui uno dei figli del defunto sia premorto, saranno chiamati alla successione i discendenti del premorto in virtù dell'istituto della rappresentazione disciplinato dall'art. 467 del c.c. che permetterà loro di subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente.

Nel caso prospettato, il defunto ha lasciato il coniuge e quattro figli, uno dei quali premorto. Di conseguenza, in base a quanto sopra affermato, al coniuge spetterà 1/3 dell'eredità, mentre i restanti 2/3 dovranno essere divisi tra i tre figli e il discendente del figlio premorto che succede per rappresentazione. A ciascun figlio e al discendente del figlio premorto spetterà 1/6 dell'eredità.


Angelica T. chiede
venerdì 06/04/2012 - Emilia-Romagna
“Salve, avrei un quesito. È deceduto mio zio senza lasciare nè moglie nè figli nè genitori in vita; sono deceduti anche un fratello e una sorella. Gli eredi sono un nipote, figlio del fratello, e tre nipoti, figlie della sorella. È obbligatorio procedere col diritto di rappresentanza e fare la divisione per stirpi e non per capi? Esistono sentenze dove si è proceduto altrimenti? Grazie”
Consulenza legale i 23/04/2012

Nella successione legittima, a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti succedono i fratelli o le sorelle in parti uguali (art. 570 del c.c.).

Se i fratelli o le sorelle del de cuius siano premorti trova applicazione l'istituto della rappresentazione ai sensi dell'[[467cc] e ss, in virtù del quale se il chiamato all'eredità non vuole o non può accettare, il beneficio passa ai suoi discendenti legittimi e naturali soltanto nell'ipotesi in cui il chiamato stesso sia discendente o fratello/sorella del de cuius. Con tale istituto, i discendenti possono subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente, e pertanto succedono direttamente al de cuius.

Nel caso prospettato, il de cuius aveva un fratello e una sorella che sono premorti. Il fratello ha lasciato un figlio e la sorella tre figlie. Pertanto, troverà applicazione l'istituto della rappresentazione, e la divisione dell'eredità andrà fatta per stirpi e non per capi, intendendo con l'espressione stirpi il gruppo di discendenti di ciascun chiamato.

In conclusione, l'eredità andrà divisa in due parti, perchè due erano i fratelli premorti; una spetterà al figlio del fratello premorto (1/2) e l'altra andrà divisa tra le tre figlie della sorella premorta (a ciascuna 1/6).


Giuseppe chiede
venerdì 06/04/2012 - Lombardia
“Una parente di mia moglie è deceduta. Gli unici eredi sono 3 cugini di 4° grado(i tre sono fratelli). Uno dei tre cugini è il papà di mia moglie ed è morto precedentemente. Mia moglie (parente di 5°grado) ha diritto a partecipare all'eredità? Se sì, in che percentuale?
Può mia moglie rappresentare il padre deceduto?
Grazie e cordiali saluti”
Consulenza legale i 23/04/2012

Nella successione legittima, la legge determina un sistema di categorie di successibili, che vanno dai più stretti congiunti fino allo Stato. Regola cardine è quella dell'esclusione per prossimità di grado, in base alla quale il parente più prossimo esclude tutti gli altri.

In tale ambito, ai sensi dell'art. 572 del c.c., se taluno muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, nè fratelli o sorelle, la successione si apre a favore del parente o dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea.

Infatti, l'istituto della rappresentazione previsto agli art. 467 del c.c. e ss si applica solo nel caso in cui il chiamato all'eredità sia figlio o fratello del de cuius, il quale non vuole o non può accettare, in favore dei discendenti legittimi e naturali, i quali possono subentrare nel luogo e nel grado del loro scendente, e pertanto, succedono direttamente al de cuius.

Nel caso prospettato pertanto l'eredità andrà divisa solamente tra i cugini rimasti in vita, non potendo applicarsi l'istituto della rappresentazione difettandone i presupposti, in quanto il parente premorto del de cuius era suo cugino e non suo fratello o suo figlio, e i suoi discendenti non avranno alcun diritto successorio per la regola dell'esclusione per prossimità di grado di cui sopra.


Gianni F. chiede
martedì 03/04/2012 - Puglia
“Buonasera. Meno di un mese fa mia zia è deceduta senza legittimari, cioè senza figli, coniuge o ascendenti ancora in vita. Prima di morire ha voluto fare testamento presso un notaio in cui ha nominato me unico erede di tutti i suoi beni. Ora, detto testamento può essere impugnato dagli altri nipoti (figli delle sorelle defunte) per rivendicare la parte spettante loro di eredità o no?

Grazie per la risposta.”
Consulenza legale i 04/04/2012

Fra tutti i successibili, gli unici eredi che possono legittimamente impugnare il testamento per violazione dei propri diritti sono i legittimari. Solo questi ultimi, godendo di una quota di eredità loro riservata per legge, possono impugnare il testamento per violazione di legittima.

Tutti gli altri eredi possono impugnare il testamento esclusivamente per cause di nullità formale (mancanza dei requisiti di forma, testamento estorto, ecc.). Diversamente, il testamento rilasciato dal de cuius è pienamente valido ed efficace in tutto il suo contenuto, nè è necessaria alcuna spiegazione o giustificazione delle disposizioni in esso presenti. Invero, se il testamento possiede tutti i requisiti di forma e di sostanza, ed è stato rilasciato liberamente dal testatore, deve ritenersi valido ed efficace, e nulla possono opporre gli eredi non legittimari.


Franco chiede
martedì 03/04/2012 - Molise

“Buongiorno, vorrei porvi un quesito.
Una zia di mio padre è morta. Ora, tal zia non aveva ascendenti di ogni genere, e soprattutto non aveva figli. Gli unici parenti a lei prossimi sono i nipoti tra cui rientra anche mio padre. Prima di morire la zia ha richiesto un notaio affinchè potesse fare testamento pubblico ed ha reso erede universale di tutti i suoi beni solo mio padre. Ora, la procedure è stata corretta o anche gli altri nipoti hanno diritto a parti dell'eredità e quindi potrebbero impugnare il testamento?

Grazie.”

Consulenza legale i 05/04/2012

Gli unici eredi, tra tutti i successibili, che possono impugnare un testamento per violazione dei propri diritti sono i c.d. legittimari che, elencati nell'art. 536 del c.c. (tra cui non rientrano i nipoti) godono di una quota di eredità riservata loro per legge.

Se il testamento possiede tutti i requisiti di sostanza e di forma richiesti dalla legge, e non sussistono i presupposti per un'impugnazione per cause di nullità (testamento estorto, mancanza dei requisiti formali) ed è stato liberamente rilasciato dal testatore, dovrà considerarsi pienamente valido ed efficace, e nulla potranno opporre gli eredi non legittimari.


valentina chiede
giovedì 29/03/2012 - Sicilia

“Ho una zia vedova senza prole, io sono la figlia di una sua sorella ancora in vita, al momento in vita c'è anche un suo fratello anch'egli senza prole e altri 5 nipoti, mia zia vuole fare testamento a mio favore. Volevo sapere se una volta deceduta la zia gli altri eredi possono entrare ugualmente nell'eredità.
Grazie”

Consulenza legale i 30/03/2012

Ai sensi dell'art. 587 del c.c. il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. Il testamento è l'unico atto dato alle persone fisiche per una efficace esplicazione della volontà in ordine alla successione dei propri diritti. Il riconoscimento dell'autonomia testamentaria costituisce un supremo rispetto alla personalità del soggetto.
La libertà di disporre da parte del testatore trova come unico limite la c.d. "quota di legittima", riservata solo ad alcune categorie di successibili, che sono appunto i legittimari.
Il nostro codice prevede un elenco tassativo di legittimari, i quali sono: i discendenti legittimi e naturali, il coniuge, e , qualora manchino discendenti legittimi e naturali, anche gli ascendenti legittimi. Questi soggetti, al momento dell'apertura della successione, acquistano il diritto ad una quota parte del patrimonio del de cuius.
Il limite di rispetto, cui è sottoposto colui che abbia dei legittimari, è soltanto quello di non ledere quantitativamente l'ammontare della quota riservata. Tale limite viene meno, come nel caso posto all'attenzione, quando non vi siano legittimari. In tal caso varrà la volontà espressa in testamento dal de cuius e l'eredità sarà, dunque, devoluta solo nei confronti della nipote chiamata all'eredità stessa.


Duilio C. chiede
giovedì 01/03/2012 - Emilia-Romagna

“Muore la cugina di mio padre senza eredi legittimi a parte due cugine vive. La de cuius aveva fatto testamento a favore di mio padre che però è morto prima della cugina. Chi eredita? Il testamento è valido ed ereditano i successori di mio padre? O il testamento non è valido ?”

Consulenza legale i 05/03/2012

Quando, pur in presenza di un testamento, per qualsiasi ragione la vocazione diretta non può avere efficacia per il tutto o per una parte dell'asse, si provvede secondo i veri criteri di devoluzione:

- si ha riguardo, di preferenza, alla sostituzione, con la quale il testatore provvede a sostituire la persona del chiamato nell'ipotesi che l'istituito non possa venire alla successione;

- in secondo luogo viene la rappresentazione. Essa si attua solo quando ne sussistano i presupposti, nel senso che se il chiamato all'eredità non può accettare, il beneficio passa ai suoi discendenti solo nell'ipotesi che il chiamato stesso fosse discendente o fratello del testatore (cosa da escludere nel caso di specie in quanto il chiamato era cugino della defunta);

- si avrà, poi, eventualmente, l'accrescimento: questo si applica quando sono chiamati insieme più eredi ed uno di questi non possa o non voglia succedere. In questo caso va mantenuta la destinazione tra le persone designate dal testatore. Venendo a diminuire il numero delle persone che concorrono, le porzioni aumenteranno come conseguenza della espansione del diritto dei chiamati.

- Se mancano i presupposti dell'accrescimento, la quota dell'erede va devoluta secondo le regole della successione legittima.

Nel caso di specie, qualora il testatore non avesse disposto una sostituzione e mancassero, come pare, i presupposti per l'applicazione dell'accrescimento, l'eredità dovrà essere devoluta secondo le regole della successione legittima in parti uguali a favore delle due cugine vive della defunta, non potendo, applicarsi l'istituto della rappresentazione.


Elza chiede
martedì 24/01/2012 - Lazio
“Muore senza testamento Riccardo,un signore che non ha genitori,nè coniuge,nè figli,nè fratelli,nè sorelle.
Aveva uno zio (il fratello della mamma), sposato con due figli, deceduto dieci giorni dopo di lui. Io sono la moglie (vedova) del fratello del padre di Riccardo ed ho un figlio. Vorrei sapere se mi spetta una parte dell'eredità.
Grazie”
Consulenza legale i 26/01/2012

Se chi muore senza testamento non lascia prole, nè genitori o ulteriori ascendenti, nè fratelli o loro discendenti, succedono gli altri parenti fino al sesto grado. Gli zii sono parenti di terzo grado, di conseguenza sarà lo zio materno del de cuius ad aver diritto al conseguimento dell'eredità. Se il chiamato all'eredità (in questo caso lo zio fratello della mamma) muore senza avere accettato l'eredità, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi, venendo a far parte del suo asse (trasmissione del diritto di accettazione).

La moglie del fratello (premorto) del padre del de cuius, o i suoi figli, non avranno diritto all'eredità o a parte di essa in quanto in tal caso non è applicabile l'istituto della rappresentazione (il quale è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti del primo istituito che non può o non vuole succedere), il quale richiede, per la sua attuazione, che il primo chiamato sia figlio o fratello del de cuis.


Giovanni chiede
martedì 26/07/2011 - Sicilia
“Muore Carmelo nel 2008, non ha fratelli o sorelle viventi (un fratello è morto senza moglie e figli nel 1997.
I genitori di Carmelo sono deceduti prima.
I nonni di Carmelo sono deceduti prima.
esiste viva una zia sorella del padre e decine di zii e zie deceduti prima di Carmelo.
esistono una miriade di cugini di parte materna e paterna alcuni vivi e altri deceduti con figli.
Il mio quesito è: dove mi devo fermare? Alla zia vivente, o ai cugini figli di zii e zie deceduti e se questi anche deceduti ai loro discendenti ?
Le quote vanno ripartite in testa agli zii o divise sulla base degli eredi ?
Grazie”
Consulenza legale i 14/08/2011

Nelle successioni legittime, se chi muore non lascia prole, nè genitori o ulteriori ascendenti, nè fratelli o loro discendenti, succedono gli altri parenti fino al sesto grado. Qui vale la regola che il più vicino esclude gli altri. Nel caso prospettato, quindi, essendo la zia sorella del padre l'unico parente di terzo grado (i cugini viventi sono invece parenti di quarto grado e nei loro confronti non si applica il diritto di rappresentazione), la successione nel patrimonio del de cuius avverrà esclusivamente in capo ad essa.


Giuseppe R. chiede
martedì 05/07/2011 - Lazio

Una persona che ha condiviso l'uso di una casa con il proprietario per 35 anni e che ha partecipato finanziariamente all'arredamento e alla manutenzione ordinaria e straordinaria della stessa, in particolare sostenendo da solo le spese per il rifacimento del tetto, l' acquisto e posa in opera di un camino antico oltre l'acquisto di oggetti di antiquariato (quali quadri, porcellane, orologi, mobili ed altro), in caso di decesso del proprietario (celibe senza figli, i cui superstiti sono una sorella e due nipoti figli di due fratelli premorti) ha qualche possibilità di partecipare alla suddivisione dell'eredità o quanto meno recuperare le cose da lui acquistate a sue spese?”

Consulenza legale i 22/07/2011

Se la persona in questione non è stata contemplata come erede o legatario in un testamento, non avendo alcun vincolo di parentela o di coniugio col de cuius, non rientra in alcuna categoria di successibili e perciò non partecipa alla suddivisione dell’eredità.

In virtù di un possesso continuato protratto per più di vent'anni, potrebbe ammettersi l’acquisto attraverso l’usucapione, facilitata per i beni mobili, per i quali l’art. 1161 del c.c. prevede l'usucapione abbreviata. A tal fine è necessario il possesso continuato durato dieci anni (non varrebbe la mera detenzione per ospitalità o servizio).

Naturalmente, solo l'accertamento di tutti gli elementi costitutivi - il possesso qualificato ad usucapionem con l’animus rem sibi habendi - permette che si perfezioni la fattispecie acquisitiva dell’usucapione.

Altrimenti, al possessore di buona fede, a norma dell’art. 1150 del c.c. viene riconosciuto il diritto al rimborso per le riparazioni straordinarie ed il diritto ad un’indennità per i miglioramenti arrecati alla cosa, purché sussistano al momento della restituzione, corrispondente all’aumento di valore del bene per effetto dei miglioramenti. Per le addizioni fatte dal possessore è riconosciuto il diritto di prelevarle, se ciò è possibile e, se corrispondono a miglioramento della cosa, di ottenere un indennità pari alla misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa.

In merito ad ogni contestazioni sulle pretese avanzate dal possessore e per l'accertamento dell'avvenuta usucapione sarà necessario adire l’autorità giudiziaria.


Giuseppe R. chiede
martedì 05/07/2011 - Lazio

Come si fa a sapere se una persona deceduta abbia fatto testamento presso un notaio o abbia depositato un testamento olografo?”

Consulenza legale i 22/07/2011

Si rinvia alla lettura dell’art. 623 del c.c. relativo al dovere del notaio di dare comunicazione agli eredi e legatari di cui conosce il domicilio o la residenza dell’esistenza di un testamento, nel caso abbia ricevuto un testamento pubblico o abbia pubblicato un testamento olografo o segreto.

Ciascun interessato, poi, può consultare il registro delle successioni tenuto presso la Cancelleria del Tribunale del circondario ove si è aperta la successione e, cioè il luogo dell'ultimo domicilio del de cuius, a norma dell’artt. 52 – 55 disp. Att. C.c. e prendere personalmente conoscenza dei verbali di pubblicazione comunicati alla Cancelleria dal notaio, redatti a norma dell’art. 620 del c.c. e art. 621 del c.c..


Tiziana chiede
sabato 07/05/2011 - Lazio

“Muore senza testamento una signora che non ha nè genitori, nè coniuge, nè figli,nè fratelli, nè sorelle superstiti. Ci sono in vita solo 5 figli (4 femmine ed 1 maschio) di fratelli e sorelle premorti e 1 figlia (morta) di un fratello premorto della de cuius, che ha 2 figli. Questi ultimi 2 figli rientrano nell'asse ereditario della signora defunta? O vi sono regole che stabiliscono una differenza nei diritti di successione per stirpe o per capi?”

sara chiede
venerdì 25/03/2011 - Lombardia
è morto un mio cugino. I suoi genitori sono anche essi defunti. Da parte del cugino defunto non c'è conige nè figli. Da parte del genitore paterno non ci sono fratelli nè sorelle. Da parte del genitore materno ci sono 2 sorelle viventi e altri 6 fratelli defunti. Ci sono inoltre 11 nipoti. Una zia vivente ha 2 figli mentre l'altra è nubile e non ha figli. Si chiede se i nipoti hanno diritto all'eredità.
Grazie”
Consulenza legale i 26/03/2011

Se chi muore non lascia prole, nè genitori o ulteriori ascendenti, nè fratelli o loro discendenti, succedono gli altri parenti fino al sesto grado. Vale la regola che i parenti più prossimi escludono quelli più lontani. Nel caso di specie, in virtù di tale regola, succederanno solo le zie viventi, sorelle del defunto, e resteranno esclusi i cugini, figli di altri fratelli e sorelle del defunto.


Celeste chiede
giovedì 24/03/2011 - Puglia
“Un defunto lascia un immobile, tutti gli eredi sono in accordo a venderlo ad un dato prezzo ma soltanto uno si oppone. Come viene risolto il problema se un erede continua ad opporsi ad ogni occasione di vendita dell'immobile?
Grazie”
Consulenza legale i 25/03/2011

Gli eredi possono sempre chiedere lo scioglimento della comunione ereditaria (art. 713 del c.c.): se essa ha ad oggetto un immobile non divisibile, tale bene dovrebbe essere preferibilmente compreso nella porzione di uno o più coeredi. Naturalmente, l'attribuzione è subordinata al consenso dell'interessato, perché impone dei conguagli nei confronti degli altri eredi: pertanto, se nessuno è a ciò disposto, si fa luogo a vendita all'incanto (art. 720 del c.c.). Si ritiene che la volontà congiunta dei condividenti sia sovrana e possa stabilire di vendere a trattativa privata in deroga all'art. 720 c.c.

Nel caso di specie, manca una volontà unitaria dei coeredi. Pertanto, ai sensi dell'art. 721 del c.c., poiché i condividenti non sono d'accordo sulle condizioni di vendita dell'immobile indivisibile (i.e. il prezzo), queste modalità dovranno essere stabilite dall'autorità giudiziaria.


paolo chiede
mercoledì 23/03/2011 - Marche
“E'morto un cugino di mia madre, non ha lasciato testamento,non ha ne moglie ne figli ne fratelli,c'e' solo una zia in vita ,sorella del padre del defunto,e 14 cugini figli di fratelli e sorelle del padre del defunto.A chi va l'eredita'? Grazie”
Consulenza legale i 29/03/2011

Se chi muore non lascia prole, nè genitori o ulteriori ascendenti, nè fratelli o loro discendenti, succedono gli altri parenti fino al sesto grado. Vale la regola che i parenti più prossimi escludono quelli più lontani. Nel caso di specie, in virtù di tale regola, succederà solo la zia vivente, sorella del defunto, e resteranno esclusi i cugini, figli di altri fratelli e sorelle del defunto.


azzurra chiede
giovedì 17/03/2011 - Puglia
“Se un defunto era nello stesso stato di famiglia dei genitori e non ha ne moglie ne figli ma in vita ha madre e 4 fratelli, come viene divisa l'eredità?
Grazie”
Consulenza legale i 18/03/2011

Salvo che il de cuius abbia disposto delle sue sostanze con testamento, alla sua morte si apre una successione legittima che vede applicato l’art. 571 del c.c. che regola il concorso dei genitori (o uno soltanto di essi) con fratelli e sorelle germani (figli degli stessi genitori) del defunto. Tutti sono ammessi alla successione del de cuius per capi, e la quota in cui succede il genitore non deve essere minore della metà del patrimonio.

Se vi sono fratelli o sorelle unilaterali, ciascuno consegue la metà della quota che consegue ciascuno dei germani, salva in ogni caso la quota della metà a favore del genitore.

Quindi alla madre spetterà la metà, mentre, l’altra metà sarà suddivisa tra i 4 fratelli.


Roberta chiede
lunedì 14/03/2011 - Puglia
è deceduto un fratello che era proprietario di un immobile, non ha ne moglie ne figli, in vita sono la madre e 4 fratelli. Come viene suddivisa l'eredità.
Grazie”

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