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Articolo 582 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Concorso del coniuge con ascendenti, fratelli e sorelle

Dispositivo dell'art. 582 Codice civile

Al coniuge sono devoluti i due terzi dell'eredità se egli concorre con ascendenti [legittimi] (1) o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri. In quest'ultimo caso la parte residua è devoluta agli ascendenti, ai fratelli e alle sorelle, secondo le disposizioni dell'articolo 571 (2), salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto della eredità [544 c.c.].

Note

(1) Comma così modificato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(2) Se gli ascendenti sono di uguale grado, a ciascuna linea spetta la metà. Se sono di grado diverso, succede l'ascendente più vicino, senza distinzione di linea.

Ratio Legis

Al coniuge il legislatore del 1975 ha riservato un trattamento di favore, limitando il concorso con i collaterali [v. 75] fino al secondo grado (e ai loro discendenti che succedono per rappresentazione ai sensi dell'art. 467 del c.c.). Ante riforma, il concorso avveniva fino al quarto grado.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 582 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Lorenza G. chiede
venerdì 15/12/2017 - Toscana
“Zio senza figli, fratello di mia madre defunta molti anni fa, è morto 3 anni fa
Zia, moglie del suddetto zio, è morta il 30 ottobre scorso.
Ambedue hanno sempre dichiarato, a partire da poco tempo prima della morte di lui, di avere lasciato disposizioni testamentarie a un pronipote avvocato di cui si fidavano, figlio del figlio della defunta sorella (parecchi anni fa) della zia, in modo che una volta deceduti tutti e due il loro patrimonio fosse così ripartito: 50% dello zio suddiviso fra me e mio fratello, figli di sua sorella deceduta, e 50% della zia al figlio di sua sorella deceduta. La cosa era nota a tutti noi familiari coinvolti solo che questo testamento è sparito e il pronipote avvocato dichiara di non saperne niente e i suoi genitori pure.
Ora, il pronipote avvocato ci ha pure informato (me e mio fratello) di avere rinvenuto nella casa degli zii rimasta vuota un vecchio testamento olografo in cui lo zio, in caso di morte, avrebbe lasciato tutto alla zia e un altro vecchio testamento olografo nella medesima data, in cui la zia avrebbe lasciato tutto al marito in caso di morte.
Essendo morto prima lui di lei, si prefigura l'apertura, dapprima, di una successione testamentaria in "universum ius" dallo "Zio" in favore della "Zia" e, poi, da quest'ultima, per successione legittima, il tutto di conseguenza "sine testamento" in favore dell'unico parente ad essa più prossimo, ovvero suo nipote e padre dell'avvocato in questione.
Il testamento non è ancora stato pubblicato, ma in caso non avesse vizi di forma, non c'è proprio niente che potremmo fare?
Se è possibile fare qualcosa, cercheremo un valido legale del settore, altrimenti è inutile spendere soldi. Purtroppo siamo stati ingannati e lo sono stati anche gli zii.”
Consulenza legale i 22/12/2017
Dal quesito si evince che lo zio aveva moglie ed una sorella premorta.

Alla sua morte, alla successione concorrono la moglie e la sorella che, essendo premorta, ne succede il nipote in quanto erede in linea collaterale.

Il vero problema nel caso proposto, non è l’impugnazione del testamento oggi rinvenuto, ma capire come sia stata regolata la successione dello zio alla morte dello stesso avvenuta tre anni fa e, quindi, quell’arco temporale che va dalla morte dello zio alla morte della zia.

Contrariamente a quanto riportato nel quesito (essendo morto prima lui di lei si prefigura dapprima una successione testamentaria in universum ius dallo zio in favore della zia e poi da quest’ultima per successione legittima….), riteniamo, infatti, che, alla morte dello zio, si sia aperta una successione legittima ai sensi dell’art. 456 cod. civ.

Tale tipologia di successione prevede, fra le altre, ai sensi dell’art. 582 c.c., il concorso del coniuge con ascendenti, fratelli e sorelle disponendo che: “ Al coniuge sono devoluti i due terzi dell’eredità se egli concorre con ascendenti o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri…”.

Alla luce di tale norma, riteniamo che, già alla morte dello zio si sarebbe dovuto devolvere 2/3 dell’eredità alla zia e 1/3 ai fratelli dello zio o ai successori dei fratelli.

Questo in quanto nel quesito si intuisce che, all’epoca della morte dello zio, non vi era nessun testamento che, invece, pare, sia stato rinvenuto solo dopo la morte della zia.

Pertanto, già dalla morte dello zio Lei avrebbe dovuto trovarsi nella disponibilità di 1/3 dei beni dello zio.

Potrebbe, dunque, adesso far valere i Suoi diritti di erede nei confronti dei successori della zia in quanto hanno ereditato anche 1/3 dei beni di suo zio.

In ogni caso riteniamo anche che i due testamenti olografi, quello con il quale lo zio, in caso di morte, avrebbe lasciato tutto alla zia e quello con il quale la zia avrebbe lasciato tutto al marito, potrebbero essere impugnati facendo valere la nullità degli stessi.

Premesso che bisognerebbe leggere il contenuto dei due testamenti, riteniamo che, essendo scritti anche nella medesima data, gli stessi possano configurare un patto successorio o un testamento congiunto e reciproco vietati dalla legge ai sensi degli artt. 458 e 589 c.c.

Ai sensi dell'art. 458 del codice civile è nulla qualsiasi convenzione o accordo con cui si dispone della propria successione. Del pari, è nullo qualsiasi atto con cui si dispone dei diritti che possono spettare su una successione non ancora aperta o si rinunzia ai medesimi.

I patti successori sono le convenzioni stipulate tra due o più soggetti con cui si di dispone della propria successione, o i patti con cui un futuro erede o legatario dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi

La giurisprudenza, sul punto, ritiene che sussiste un patto successorio, vietato ai sensi dell’art. 458, allorquando le disposizioni testamentarie, redatte da più persone, pur essendo contenute in testamenti separati, si integrano a vicenda, dando luogo ad un accordo con il quale ciascuno dei testatori provvede alla sua successione in un determinato modo, in correlazione con la concordata disposizione dei propri beni da parte degli altri (Cassaz. 2623/1982), anche se non può escludersi che il patto successorio trovi formale estrinsecazione proprio in un testamento reciproco.

Così quando due testatori dispongano l’uno a favore dell’altro con due distinti testamenti, di pari data e di identico contenuto, deve ritenersi che i testatori si siano reciprocamente influenzati e che, sebbene i testamenti siano distinti, le loro volontà siano in sostanza racchiuse in un unico atto, in violazione degli artt. 589 e 458, nel senso che quando due testamenti sono contenuti in un medesimo atto o quando le disposizioni sono reciproche deve presumersi che i testatori si siano accordati (T. Milano 2.22.1998).

Laddove, pertanto, i testamenti dovessero essere dichiarati nulli, si aprirebbe una successione legittima e, quindi, eredi dello zio sarebbero, oltre alla moglie, anche la sorella dello zio (Sua madre).


PIERCARLO C. chiede
giovedì 23/11/2017 - Piemonte
“Donna di nascita e cittadinanza colombiana ed anche italiana (acquisita per matrimonio con marito italiano) e con residenza in Italia, senza figli né ascendenti.
1) Alla sua morte, con successione senza testamento (legittima) si applica la legge italiana e cioè i suoi beni vanno
o Per due terzi al marito ed un terzo ai fratelli e sorelle e, in loro assenza, per rappresentazione, ai figli dei fratelli e sorelle?
o In caso di premorienza del marito, i fratelli e sorelle della defunta e loro figli (per rappresentazione) si dividono l’intero patrimonio?
2) In caso di testamento, si applica la legge italiana e cioè può nominare erede universale suo marito e, in caso di sua premorienza, il fratello di questi e, in caso di premorienza di quest’ultimo, i suoi figli senza che i fratelli e le sorelle della defunta possano invalidare il testamento, in quanto non sono legittimari?”
Consulenza legale i 10/12/2017
L’art. 46 L. 218/1995 individua la legge applicabile alle successioni mortis causa di soggetti che hanno uno o più collegamenti con uno Stato estero.
In particolare la norma in parola prevede che la successione sia “regolata dalla legge nazionale del soggetto della cui eredità si tratta, al momento della morte”, si applica cioè la legge dello Stato di cui è cittadino il defunto al momento della morte.

Senonché ivi la situazione è ulteriormente complicata dalla circostanza che la defunta possiede doppia cittadinanza.
Al proposito assume rilevanza l’art. 19 della L. 218/1995 “Se la persona ha più cittadinanze, si applica la legge di quello tra gli Stati di appartenenza con il quale essa ha il collegamento più stretto. Se tra le cittadinanze vi è quella italiana, questa prevale”.
Posto che la de cuius aveva la residenza in Italia ed aveva la cittadinanza Italiana, se ne può desumere che per la successione dovrà farsi riferimento alla legge italiana ed alle disposizioni del codice civile.
Tuttavia deve evidenziarsi che le norme di diritto privato internazionale sono a tutti gli effetti delle norme nazionali che trovano applicazione quando vengono ad essere applicate dal Giudice nazionale.

Se ad esempio esistesse una norma uguale ed opposta all’art. 19 anche nell’ordinamento colombiano (preferenza della cittadinanza colombiana sulla seconda cittadinanza), si verrebbe a creare inesorabilmente un conflitto di leggi e conseguentemente un conflitto tra decisioni dei due giudici.
Quindi per un esame approfondito della questione occorrerebbe prima conoscere la legge della Colombia in materia.

Ad ogni modo, qualora dovesse trovare applicazione il diritto italiano allora troverà applicazione altresì l’art 582 c.c., nella parte in cui prevede che "Al coniuge sono devoluti due terzi dell' eredità se egli concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri".
Al coniuge spettano 2/3 del patrimonio ed il restante 1/3 si divide in parti uguali tra fratelli ed ascendenti.

Nel caso di premorienza del coniuge, l’eredità si devolverebbe ai fratelli ed agli ascendenti del de cuius per capi, ovverosia in parti uguali.
Nel caso invece in cui i fratelli non possono accettare l’eredità, succedono i figli per rappresentazione. L’art. 467 c.c. prevede proprio che, quando un erede non possa o non voglia accettare l’eredità, i discendenti possono accettarla nel luogo e nel grado del loro ascendente.

Anche il testamento soggiace alla legge italiana, in base agli artt. 19 e 46 L. 218/1995 e salvo quanto già detto in ordine al possibile conflitto di norme.

Con riferimento alle disposizioni testamentarie, in base alla legge italiana la de cuius potrebbe disporre liberamente dei propri beni salvi i diritti dei legittimari (ovverosia dei figli, del coniuge e degli ascendenti in caso di assenza di figli), e dunque con la possibilità di estromettere completamente i fratelli e le sorelle.

Alla luce delle considerazioni innanzi svolte, è bene evidenziare che il 2° comma dell’46 L. 218/1995 prevede che “Il soggetto della cui eredità si tratta può sottoporre, con dichiarazione espressa in forma testamentaria, l'intera successione alla legge dello Stato in cui risiede. La scelta non ha effetto se al momento della morte il dichiarante non risiedeva più in tale Stato.”
Dunque qualora il soggetto con doppia cittadinanza voglia escludere dalla successione determinati soggetti e "preferisca" l'ordinamento italiano proprio in ragione della possibilità di escludere dalla successione determinati soggetti, potrà in sede testamentaria con dichiarazione espressa scegliere di sottoporre la successione alla Legge dello Stato in cui risiede, l'Italia appunto.
Tale scelta resta valida, ed evita ogni problema relativo all’applicabilità di una piuttosto che dell’altra legge, finché il testatore non modifichi nuovamante la sua residenza.

Giuseppe F. chiede
giovedì 07/09/2017 - Abruzzo
“Buongiorno,

Vorrei sottoporvi un quesito:

Mia zia diretta ( sorella di mio padre deceduto 2 anni fa),alla morte del marito si è intestata con successione il 100% dei beni mobili e immobili.
Non avevano figli, e i fratelli del coniuge erano premorti, ma avevano 5 figli che sono in vita (i nipoti diretti del marito defunto).
In assenza di testamento da parte del marito poteva intestarsi tutto?
Ed ai nipoti del coniuge premorto spettava una quota dell'asse ereditario dello zio?
Ho cercato di capirci qualcosa anche sbirciando l art.570 I Comma del c c, ma non mi è chiaro il quadro.

In attesa di una gentile risposta ringrazio

Consulenza legale i 13/09/2017
Il quesito descrive una situazione successoria nella quale da una parte abbiamo il coniuge (la moglie superstite) e dall’altra i parenti dell’altro coniuge (i figli dei fratelli del marito defunto).

La successione del coniuge è disciplinata dagli articoli 581 e seguenti del codice civile, che stabiliscono quale debba essere la quota del coniuge superstite quando egli concorra con altre categorie di successibili (coloro, cioè, che partecipano alla successione).

L’art. 582 cod. civ., in particolare, recita: “Al coniuge sono devoluti i due terzi dell’eredità se egli concorre con ascendenti o con fratelli e sorelle anche se unilaterali (…)”, il che significa che al coniuge spettano i 2/3 dell’eredità quando egli concorra:
- con i genitori del defunto (“ascendenti”),
- con i fratelli e/o sorelle del defunto (“collaterali”);
a questi, dunque (agli uni, agli altri o ad entrambi tutti insieme), spetta il residuo terzo dell’eredità.

Da quanto sopra illustrato sembrerebbe, dunque, che nel caso di specie alla moglie spettasse l’intero patrimonio ereditario, dal momento che i fratelli del coniuge sono tutti morti.
In realtà, nel caso di specie viene in considerazione l’istituto della “rappresentazione” di cui agli articoli 467-468 cod. civ..

Il primo articolo stabilisce: “La rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità (…)”, dove con il termine “non può” si fa riferimento, in genere, ai casi di premorienza (come quello di specie).

Il successivo articolo 468 cod. civ., poi, precisa quali sono i soggetti “rappresentanti”: “La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli anche adottivi, e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto”.

Quindi i “rappresentati” in linea collaterale (che è l’unica che qui ci interessa) sono fratelli e sorelle del de cuius e i “rappresentanti”, ovvero coloro che partecipano della successione in luogo (al posto) del loro ascendente, sono i figli di fratelli e sorelle (i nipoti).

Tornando al quesito, i nipoti del defunto subentrano quindi per rappresentazione ai propri genitori - fratelli del primo - a partecipano dell’eredità assieme al coniuge superstite, per la quota di 1/3.

La zia, di conseguenza, ha illegittimamente intestato a sé l’intero patrimonio del marito: avrebbe, invece, più correttamente dovuto trattenere per sé solo 2/3 del medesimo, mentre l’altro terzo spettava di diritto ai nipoti del marito.

L’art. 570 cod. civ., 1° comma, citato nel quesito, recita: “A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali. (…)” Ciò significa semplicemente che i collaterali (fratelli e sorelle) succedono in parti uguali.
Nel caso in esame, dunque, i cinque nipoti del defunto zio avranno diritto a dividersi in parti uguali 1/3 del patrimonio ereditario.

Fabrizio M. chiede
lunedì 01/08/2016 - Lazio
“Il 12/10/2009 è morta mia sorella F. (76 anni) sposata con E. (81 anni). Non hanno figli nè genitori viventi. Con lettera datata 28/06/2016 l'Avv. B.B. comunicava che la propria assistita Fondazione Alfa quale erede testamentaria di E., voleva ottenere alla scadenza naturale (2018) alcuni buoni postali fruttiferi emessi in favore di F. ed E., di cui si disconosce l'importo. Lo scrivente, dato che abita in località lontana veniva a conoscenza del testamento e della morte del cognato solo all'atto del ricevimento della suddetta lettera. Quando è deceduta mia sorella non avendo rilasciato nessun testamento il patrimonio familiare era composto da due appartamenti con annesso appezzamento di terreno intestati a E., e altri risparmi investiti in titoli di cui si disconosce l'importo.
Mia sorella godeva soltanto di una piccola pensione. Oltre al sottoscritto il prossimo parente è un nipote dato l'altro mio fratello è deceduto.
Come ascendenti legittimi ai sensi dell'art.582 c.c. non avendo mia sorella lasciato alcun testamento, abbiamo diritto ad un terzo dell'intero patrimonio ? In caso affermativo poteva il marito rilasciare un testamento includendovi la parte spettante alla moglie o doveva aprire la successione legittima? Gli eredi di F. quali iniziative possono intraprendere in proposito?
Ringraziandovi anticipatamente si porgono distinti saluti”
Consulenza legale i 08/08/2016
Nel caso esposto, se si è ben compresa la narrazione dei fatti, è deceduta in un primo tempo la moglie, lasciando come eredi il marito, un fratello e un nipote (figlio di fratello premorto); successivamente, è deceduto anche il marito. La moglie non ha lasciato testamento, mentre il marito lo ha predisposto, includendovi, a quanto pare, beni intestati anche alla moglie (probabilmente il testamento fu redatto quando questa era ancora in vita).

Analizziamo innanzitutto la successione della signora F. (dal quesito si evince che la sua eredità era probabilmente composta solo dai buoni postali e denaro, visto che gli immobili risultavano intestati al marito): in assenza di testamento, operano le norme sulla successione legittima, e quindi, come correttamente prospettato, 2/3 dell'eredità spettavano al marito e 1/3 agli altri parenti (nel caso di specie, fratelli: il nipote succede per rappresentazione del genitore premorto).

Le azioni a tutela dei parenti della defunta presuppongono tutte la previa accettazione dell'eredità di F., con atto esplicito o implicito (accettazione che può essere compiuta entro i 10 anni dalla morte della de cuius, quindi fino al 2019). Ai sensi dell'art. 533 del c.c., l'erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi. L'azione giudiziale con cui si chiede la restituzione di beni ereditari in qualità di eredi può fungere da atto tacito di accettazione dell'eredità.

Quanto alla successione del marito, non potendosi visionare il testamento, si può solo supporre che il lascito a favore della Fondazione sia qualificabile come legato. In che misura è valido il legato di buoni fruttiferi postali intestati ad entrambi i coniugi, quando uno di essi è già morto?

Da un punto di vista giuridico, i buoni cointestati tra marito e moglie, alla morte di questa, sono caduti in successione per il 50%, in favore degli eredi (coniuge all'epoca ancora vivo, fratello e nipote). Questi tre eredi (presupponendo che avessero accettato l'eredità), avrebbero potuto presentarsi alle Poste per chiedere la consegna del denaro.

Ne consegue che si dovrà interpretare il testamento del marito nel senso che il lascito dei buoni alla Fondazione sia costituito dalla sola sua quota di spettanza.
I buoni, quindi, potranno essere riscossi dal fratello di F., da suo nipote e dalla Fondazione, quest'ultima quale successore testamentario del marito (quindi essa avrà diritto al 50% dei buoni oltre alla quota che il marito ha ereditato dalla moglie sul suo 50%). Riguardo alle procedure burocratiche da espletare e ai documenti da presentare all'ufficio postale, si rimanda alla filiale competente, anche - come indicazione generale - sarà necessario quantomeno un atto notorio che dichiari quanti sono e chi sono gli eredi, corredato dalle necessarie procure, se non tutti gli eredi si presentano personalmente.
Va precisato che il rimborso di titoli caduti in totale o parziale successione va richiesto da tutti gli aventi diritto, oppure quietanzato congiuntamente: di regola, non è possibile effettuare il rimborso su richiesta di una sola parte, a meno che non intervenga un provvedimento autorizzatorio da parte dell'autorità giudiziaria competente (che potrebbe essere ottenuto da fratello e nipote che adiscano il Tribunale civile per vedere riconosciuta la propria qualità di eredi).

E' consigliabile, prima di intraprendere qualsiasi azione giudiziale, trattare con la Fondazione per giungere ad un accordo congiunto sulla riscossione dei buoni e sulla suddivisione del capitale riscosso.

ANONIMO chiede
mercoledì 25/05/2016 - Puglia
“OMISSIS, sposato con OMISSIS (in separazione di beni), muore il OMISSIS, “lasciando, con testamento olografo delOMISSIS, OMISSIS unità immobiliari, di cui era proprietario ante matrimonio (e delle quali una coicide con la casa di residenza coniugale) alla propria moglie”. Le OMISSIS unità immobiliari (del valore di circa OMISSISeuro) costituiscono l’intero patrimonio di Luigi (a parte due lotti di terreno non menzionati).
Non vi sono figli né ascendenti, ma solo OMISSIS fratelli che concorrerebbero ex lege (che nella fattispecie non opererebbe) alla successione: OMISSIS
Senonchè con atto pubblico di donazione accettata dello OMISSIS (cioè 28 giorni prima della morte), OMISSIS dona le OMISSIS unità immobiliari (compresa la casa gravata del diritto di abitazione) oggetto del testamento al proprio fratello OMISSIS, per cui il relictum sarebbe pari a zero, se non vi fossero i due lotti di terreni (di modico valore, non oggetto sia del testamento sia della donazione).
Con supporti normativi,
- Quale quota spetterebbe a OMISSIS, che per effetto della donazione è stata privata perfino del diritto di abitazione?
- È corretto che OMISSIS speghi -ed in quali termini- un’azione di riduzione e di restituzione (e di divisione?) nei confronti di OMISSIS?
- Converrebbe usare o non il testamento (in quanto sembrerebbe che ci si trovi di fronte alla disposizione di un legato nullo, non essendo più il testatore, al momento dell’apertura della successione, proprietario -per effetto della donazione- di quanto aveva disposto?).
- Ovvero, nella fattispecie, ci sarebbe una differenza nell’avvalersi o non del testamento?
- In ogni caso, sembrerebbe che gli altri due fratelli OMISSIS non abbiano alcun diritto di concorrere.

Consulenza legale i 31/05/2016
Al fine di risolvere il problema relativo all’individuazione della quota spettante alla moglie, va preliminarmente chiarito quale tipo di successione operi nel caso di specie.
Nel quesito, infatti, si dà per scontato che, essendoci un testamento, operino esclusivamente le norme sulla successione testamentaria; in realtà, per pacifico orientamento giurisprudenziale: “La successione legittima può coesistere con la successione testamentaria nell'ipotesi in cui il de cujus non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati” (Cassazione civile, sez. II, 07 aprile 1997, n. 2968).
Nella fattispecie in esame, il defunto aveva disposto con testamento in merito solamente alle 5 unità immobiliari, attribuendone la titolarità alla moglie, mentre nulla aveva disposto in ordine ai terreni (è irrilevante che siano di modico valore rispetto agli altri immobili): in un’ipotesi come questa, l’istituzione di erede (della quale il testatore non si è occupato) viene quindi regolata dalla legge.
In forza delle norme sulla successione legittima, il coniuge concorre con i fratelli del defunto (quindi, nel caso particolare che ci occupa, partecipano alla successione anche OMISSIS), secondo le proporzioni indicate dall’art. 582 cod. civ., ovvero al coniuge spettano 2/3 dell’eredità, ed il restante terzo viene diviso tra i fratelli per capi (ovvero in parti uguali).
Tuttavia nel caso concreto in esame è intervenuta una donazione successiva, che ha modificato totalmente gli assetti ereditari, in quanto si è tradotta in una formale revoca delle disposizioni testamentarie: infatti, essendo la donazione uno dei modi di trasferimento della proprietà, quindi un atto di alienazione vero e proprio (anche se fatto con spirito di liberalità), opera la norma di cui all’art. 686 cod. civ., ovvero: “L'alienazione che il testatore faccia della cosa legata o di parte di essa, anche mediante vendita con patto di riscatto [1500], revoca il legato riguardo a ciò che è stato alienato, anche quando l'alienazione è annullabile per cause diverse dai vizi del consenso [1427], ovvero la cosa ritorna in proprietà del testatore [657]”.
Il testamento, dunque, per rispondere ad alcune delle domande specifiche poste nel quesito, non si potrà più utilizzare e considerare valido, perché – avendo disposto solo il legato delle unità immobiliari ed essendo state successivamente queste ultime tutte donate – è stato revocato in toto nel suo contenuto.
Venendo in considerazione solamente la successione legittima ed essendo stato revocato il testamento, non opereranno le regole sulla lesione di legittima e la moglie non si dovrà né si potrà porre il problema di un’eventuale azione di riduzione per lesione della propria quota di riserva.
Ugualmente non si farà luogo alle regole sulla cosiddetta “riunione fittizia”, ovvero la modalità di calcolo della quota “disponibile” del patrimonio ereditario (quella, in buona sostanza, della quale può liberamente disporre il testatore a favore di chiunque e come meglio crede), modalità che impongono di tenere in considerazione anche quanto è stato donato in vita al fine di determinare esattamente le quote spettanti per legge alle varie categorie di successibili.
L’avvenuta donazione delle OMISSIS unità immobiliari è pienamente valida ed ha sottratto i beni in questione agli altri eredi, i quali potranno ora dividersi esclusivamente i terreni, secondo le quote sopra indicate (art. 582).
Per quanto riguarda, invece, il diritto di abitazione garantito al coniuge dall’art. 540 cod. civ. (“(…) Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”), anche se quest’ultima norma rientra nel novero di quelle relative ai diritti riservati a particolari categorie di successibili (i cosiddetti legittimari) e che normalmente si applicano esclusivamente in materia di successione testamentaria, esso sussiste anche nel caso di successione legittima (detta anche “intestata”).
La giurisprudenza pacificamente chiarisce: “Al coniuge superstite che succede quale erede legittimo spetta il diritto di abitazione sulla casa familiare e di uso dei beni mobili che la arredano di cui all'art. 540, comma 2, c.c., che pur dettato in tema di successione necessaria trova applicazione anche alla successione intestata del coniuge. Nella successione legittima i diritti di abitazione e di uso sulla casa adibita a residenza familiare riconosciuti al coniuge si configurano come prelegati ex lege, che si cumulano alla quota prevista dagli artt. 581 e 582 c.c. Ne deriva che il valore capitale di tali diritti attribuiti al coniuge viene detratto dalla massa ereditaria, che viene poi divisa tra tutti i coeredi secondo le norme sulla successione legittima non tenendo conto di tale attribuzione.” (Cassazione civile, sez. II, 10 settembre 2013, n. 20703).
La pronuncia della Cassazione chiarisce, quindi, che il valore capitale dei diritti di abitazione ed uso di cui all’art. 540 c.c. (anch’essi, infatti, sono “monetizzabili”, ovvero si possono tradurre, secondo particolari coefficienti, in un valore in denaro per poter procedere al calcolo delle quote ereditarie) va detratto dalla massa ereditaria e, successivamente, il patrimonio residuo andrà diviso in base alla succitata norma del 582 cod.civ..
Attenzione, tuttavia, che il diritto di abitazione, nel caso concreto in esame, non spetta purtroppo alla moglie, e ciò perché al momento dell’apertura della successione (che è il momento in cui si acquista automaticamente il diritto di abitazione, senza necessità di formale accettazione) la casa coniugale non era più di proprietà del coniuge defunto ma era stata trasferita – per effetto della donazione – ad un terzo.
Il diritto di abitazione sulla casa già adibita a residenza della famiglia, infatti, sorge a favore del coniuge superstite solo se ed in quanto l’immobile si trovi già in proprietà esclusiva del testatore al momento della sua morte, ovvero in comproprietà tra egli ed il coniuge superstite. Qualora invece il bene sia nella titolarità di terzi (o anche solo in comproprietà tra il testatore ed un terzo) non è pensabile una limitazione del diritto di proprietà in capo al terzo, estraneo alla vicenda successoria (l’art. 540 c.c. precisa, in effetti, “se di proprietà del defunto o comuni”).
Per tutte, in proposito, si veda Tribunale Cagliari, 05 aprile 2006, n. 928, per il quale: “Non sussistono, a favore del coniuge superstite, il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e il diritto di uso sui mobili che la corredano, qualora la casa e i beni in questione appartengano in comunione al "de cuius" e a terzi (nel caso di specie, la casa e i beni mobili appartenevano in comunione al "de cuius" e ai figli di prime nozze)”.
In conclusione, nella fattispecie concreta che ci occupa, le OMISSIS unità immobiliari rimarranno nella piena titolarità del fratello/donatario OMISSIS, compresa quella adibita un tempo a residenza familiare dei coniugi, sulla quale la moglie superstite ha perso il diritto di abitazione per effetto della donazione precedente la morte del marito; il restante patrimonio, pur esiguo, andrà diviso in tre parti, di cui 2 spetteranno alla moglie e l’ultima ai fratelli OMISSIS da dividere in parti uguali.

Donato C. chiede
domenica 31/01/2016 - Lombardia
“Buongiorno,
A gennaio è morta mia sorella L. ( anni 88) sposata con S. ( anni 91).
Non hanno figli.
Ovviamente neppure genitori.
S., il marito, ha solo parenti lontanissimi.
Le loro proprietà sono (erano)
Un appartamento in M. dal valore presunto di 400.000,00/ 450.000,00 Euro.
Mobilio e quadri di non trascurabile valore.
Una normale liquidità sul conto corrente.
Alcuni risparmi investiti in borsa od altro per un valore di cui non sono a conoscenza, come non sono a conoscenza se il conto patrimoniale è intestato al solo marito S..
Mia sorella aveva una pensione minima di cui non conosco l'importo (€. 500, 00 ?) per cui si chiederà la reversibilità.
Non sono a conoscenza ne in possesso di un testamento che probabilmente non esiste.
Non mi sembra che vi sia divisione dei beni.
I miei rapporti con il cognato sono rispettosi ma tutt'altro che idilliaci.
Sono l'unico fratello.
Altri parenti di mia sorella sono cugini di primo grado (figli di zii).
Ho letto che in base all'articolo 582, mi spetterebbe un terzo dell'eredità.
Chiedo.
Se il diritto ad un terzo è vero.
In caso positivo a quali componenti del patrimonio sopra elencati ( immobile o anche arredamento?) avrei diritto.
In quali modi e tempi posso richiedere tutto ciò.
Vi ringrazio”
Consulenza legale i 04/02/2016
Alla morte di un soggetto, in mancanza di testamento l'eredità si devolve in base alle disposizioni sulla successione legittima (art. 565 ss c.c.). Dunque, se effettivamente emergerà nel caso di specie la mancanza di un testamento, sarà necessario guardare a tali norme. Come affermato in quesito, ai sensi dell'art. 582 del c.c., se vi è concorso tra coniuge e fratello del de cuius al primo si devolvono 2/3 del patrimonio ed al fratello 1/3.
La successione legittima si basa sull'intensità del legame che vi è tra i congiunti del de cuius, per cui l'esistenza di parenti più prossimi esclude quelli di grado più lontano. Da ciò deriva che nulla spetta per legge ai cugini della defunta.

Aperta la successione del de cuius, il chiamato (per legge o testamento) diviene erede una volta che abbia accettato l'eredità. Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in 10 anni ex art. 480 c.c..
L'accettazione può essere espressa o tacita (art. 474 ss c.c.); inoltre, in alcune ipotesi la legge prevede che al ricorrere di determinati presupposti si determini automaticamente accettazione (es. in caso di sottrazione di beni ereditari ex art. 527 c.c.). In ogni caso, l'accettazione che determini acquisto dei diritti di cui all'art. 2643 n. 1,2 e 4 c.c. (cioè di alcuni diritti, quali proprietà, usufrutto ecc., su beni immobili) è soggetta a trascrizione ex art. art. 2648 del c.c..

Quando l'eredità viene acquistata da più persone, che succedono al de cuius, si forma una comunione ereditaria che ha ad oggetto tutti i beni facenti parte dell'asse. Dunque, nel caso di specie, una volta che gli eredi della defunta avranno acquistato l'eredità sui beni di questa, entrambi diverranno titolari della quota di spettanza, quota che cadrà su tutti i beni fino a che durerà la comunione. Infatti, la comunione viene meno quando si procede a [def ref=]divisione[/def] del patrimonio tra i coeredi. Ad essa si può giungere con un accordo (divisione negoziale) ovvero, in mancanza, all'esito di un giudizio (divisione giudiziale). Di recente il legislatore ha introdotto un'ulteriore possibilità, vale a dire quella della divisione a domanda congiunta ex art. 791 bis c.p.c..
Diviso il patrimonio, ciascun erede sarà titolare (proprietario) esclusivo della parte dei beni attribuitagli con la divisione.

Lorenzo S. chiede
mercoledì 03/06/2015 - Lombardia
“Buongiorno, vi sottopongo il mio quesito: è mancata mia zia (sorella di mio padre premorto nel 2003), è rimasto il marito della zia (non hanno figli) e io sono l'unico nipote, ho diritto ad una quota? vi ringrazio anticipatamente”
Consulenza legale i 08/06/2015
Nella vicenda successoria narrata è deceduta una signora che ha un coniuge in vita, nessun figlio, e un nipote figlio del fratello, che è premorto.

Secondo la disciplina della successione legittima prevista dal codice civile (art. 582 del c.c.), in assenza di un testamento che preveda qualcosa di diverso, le quote di eredità saranno così attribuite:

- al coniuge sono devoluti i due terzi dell'eredità;

- la parte residua è devoluta ai fratelli e alle sorelle, secondo le disposizioni dell'articolo 571, che stabilisce che i fratelli e sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che consegue ciascuno dei fratelli germani (questa norma non interessa nel nostro caso, visto che c'era un solo fratello). Se il fratello della defunta, come in questo caso, è premorto, il diritto alla quota di un terzo passa a suo figlio in virtù del diritto di rappresentazione (istituto che fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questo non possa o non voglia accettare l'eredità, vedi l'art. 467 del c.c.).

Quindi, nel caso esposto, il nipote ha diritto ad un terzo dell'eredità della zia.

Anna B. chiede
venerdì 24/04/2015 - Piemonte
“Sono coniugata con 2 figli e sorella germana di 1 solo fratello. Mio fratello è sposato in regime di separazione dei beni senza figli. In caso di suo decesso io O i miei figli abbiamo diritto a 1/3 dei beni che mio fratello ha ereditato dai nostri genitori? Solo dei beni da lui ereditati o di tutti i beni a lui intestati? In caso avesse fatto testamento con disposizioni diverse?”
Consulenza legale i 04/05/2015
Nel caso di specie dobbiamo tenere distinte l'eredità dei genitori dei due fratelli e l'eredità (ancora da aprirsi) del fratello, ad oggi in vita.

Secondo la legge, in assenza di testamento, i figli succedono ai genitori in parti uguali (art. 566 del c.c.). In ogni caso, anche se c'è un testamento che disponde a favore di altri soggetti (es. un parente lontano, un amico, ...) ai figli (quando sono due o più) è riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali (art. 542 del c.c.): in altre parole, il genitore può disporre liberamente di un terzo del suo patrimonio, mentre i due terzi spettano per legge ai figli.
La legge specifica che in caso di concorso tra i figli (se sono più di uno) e il coniuge (es. muore il padre e sopravvivono la moglie e due figli), ai figli è complessivamente riservata la metà del patrimonio, mentre al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto.

Va precisato che i beni che il fratello ha ereditato dai genitori - per la sua quota di spettanza - sono entrati a far parte del suo patrimonio personale. Quindi, morti i genitori, la loro eredità suddivisa tra i figli entra a far parte del patrimonio di questi (si dice tecnicamente che si "confondono" i patrimoni).
Dal punto di vista giuridico, ad esempio, se i genitori erano proprietari degli immobili A e B, e alla loro morte A va al primo figlio e B va alla seconda figlia, A risulterà di proprietà del figlio e B di proprietà della figlia.

Ciò chiarito, in caso di decesso del fratello, in assenza di testamento, la suddivisione del suo patrimonio - in cui, come spiegato, sono già entrati i beni dei genitori che ha ricevuto per successione ereditaria - sarebbe la seguente:
- al coniuge del fratello sarebbero devoluti i due terzi dell'eredità;
- la parte residua sarebbe devoluta alla sorella (art. 582 del c.c.). Se la sorella fosse premorta, potrebbero subentrare al suo posto i suoi due figli, per diritto di rappresentazione (art. 467 del c.c.).

Il fratello, però, ha la possibilità di fare testamento a favore di chi preferisce. Potrà escludere dall'eredità la sorella, in quanto essa non gode di alcun diritto di "legittima" ai sensi dell'art. 536 ("Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli, gli ascendenti"); ma non potrà escludere dall'eredità la moglie, in quanto ella ha diritto ad una quota di legittima pari alla metà del patrimonio, quando non vi sono figli (art. 540 del c.c.).

Si precisa, in conclusione, che il fatto che il fratello si trovi in regime di separazione dei beni con la moglie non ha alcun effetto sulle regole successorie: la differenza rispetto alla comunione consiste solo nel fatto che, in questa ipotesi, i beni caduti in comunione durante il matrimonio (v. art. 177 del c.c.) sarebbero stati attribuiti automaticamente per metà alla moglie alla morte del coniuge.

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