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Articolo 565 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Categorie dei successibili

Dispositivo dell'art. 565 Codice civile

(1) Nella successione legittima l'eredità si devolve al coniuge (2) [581 c.c.], ai discendenti [legittimi e naturali] (3) [566, 567 c.c.], agli ascendenti [legittimi] (3) [569 c.c.], ai collaterali [570 c.c.], agli altri parenti (4) [572 c.c.] e allo Stato (5) [586 c.c.], nell'ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo.

Note

"E' costituzionalmente illegittimo l'art 565 nella parte in cui esclude dalla categoria dei chiamati alla successione legittima, in mancanza di altri successibili, e prima dello Stato, i fratelli e le sorelle naturali riconosciuti o dichiarati" - (C. Cost. 4 luglio 1979, n. 55).
"E' costituzionalmente illegittimo l'art 565 nella parte in cui, in mancanza di altri successibili all'infuori dello Stato, non prevede la successione legittima tra fratelli e sorelle naturali, dei quali sia legalmente accertato il rispettivo status di filiazione nei confronti del comune genitore" - (C. Cost. 12 aprile 1990 n. 184).
(2) E' escluso il coniuge a cui sia stata addebitata la separazione.
(3) Articolo così modificato dall'art. 75, comma 1, D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(4) Sono chiamati a succedere al defunto i parenti fino al sesto grado (v. art. 76 del c.c.).
(5) Qualora il defunto sia cittadino italiano o un apolide residente in Italia (v. art. 586 del c.c.).

Ratio Legis

Il fondamento della successione legittima deve essere individuato nella tutela della famiglia, istituto di importanza sociale e di rilievo costituzionale (v. art. 29 Cost.).

Brocardi

Adfinitatis iure nulla successio permittitur
Hereditas ab intestato
Legitima hereditas est, quae ab intestato defertur
Omnia fere iura heredum perinde habentur ac si continuo sub tempus mortis heredes extitissent
Qui intestatus moritur, creditur proximis heredibus suis sponte sua relinquere legitimam hereditatem
Successio ab intestato

Massime relative all'art. 565 Codice civile

Cass. civ. n. 19011/2007

In tema di accertamento della qualità di erede legittimo, la pronuncia — n. 532 del 2000 della Corte costituzionale — di non fondatezza della questione, già sollevata nel medesimo processo, di illegittimità costituzionale dell'art. 565 c.c. preclude che la stessa questione possa essere ancora riproposta, nè sussiste la possibilità di estendere, in via di interpretazione e con il richiamo agli artt. 3 e 30 Cost., la categoria degli eredi legittimi oltre le persone verso cui produce effetti l'accertamento della filiazione naturale in base all'art. 258 c.c., sino a ricomprendervi, oltre i genitori naturali, anche tutti i parenti naturali. (Nella fattispecie, la S.C. — in conformità alla sentenza del giudice d'appello — ha affermato il principio dell'inesistenza, nel nostro ordinamento, di un'organica normativa imperniata su un unitario status filiationis riferibile a tutte le persone che, ex art. 74 c.c., discendano dallo stesso stipite, così negando l'invocata qualità ad una parente collaterale di quinto grado, tale affermatasi ex art. 572 c.c. ai fini successori ed in mancanza di altri eredi legittimi).

Cass. civ. n. 21628/2006

Ai sensi dell'art. 295 c.p.c., è legittimo il provvedimento di sospensione necessaria del giudizio promosso dall'attore per l'accertamento della qualità di unico erede legittimo del de cuius; avendo il giudice di merito ritenuto pregiudiziale la decisione della causa instaurata dal convenuto per il riconoscimento dello status di figlio naturale dell'erede premorto del de cuius è difatti legittima l'interpretazione dell'art. 565 c.c. al riguardo formulata dal giudice di merito che, nel determinare la portata precettiva della norma, abbia ritenuto i parenti naturali equiparati a quelli legittimi. (Nella specie, con il ricorso per cassazione era stata censurata tale interpretazione perché, tra l'altro, in contrasto con la pronuncia della Corte costituzionale n. 532/000, secondo cui dall'art. 30 Cost. non discende in maniera necessitata la parificazione ai parenti legittimi di quelli naturali; la S.C., nel formulare il principio surrichiamato, ha statuito che con la decisione di cui sopra la Corte costituzionale, nel respingere l'eccezione d'incostituzionalità dell'art. 565 c.c., aveva ritenuto legittima la prospettata interpretazione della norma, secondo cui nella previsione dei parenti dovrebbero ritenersi esclusi quelli naturali, ma non aveva in alcun modo valutato l'alternativa interpretazione della stessa norma fondata sull'irrequivoco disposto dell'art. 74 c.c.- in base al quale sono parenti coloro che discendono dallo stesso stipite — non limitato dal dettato dell'art. 258 c.c., che mira ad escludere non il rapporto parentale con la famiglia del genitore ma solo che gli effetti del riconoscimento si estendano da un genitore a un altro, mentre le singole disposizioni, secondo cui i figli naturali sono equiparati a quelli legittimi, appaiono la conferma del suddetto principio, che è del resto rispondente a quelli costituzionali di uguaglianza e di difesa della filiazione naturale).

Cass. civ. n. 7276/2006

In tema di successione legittima, il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell'art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, deve essere provato tramite gli atti dello stato civile. Tuttavia, nel caso in cui essi manchino o siano andati distrutti o smarriti ovvero omettano la registrazione di un atto, la prova dei fatti oggetto di registrazione — quali la nascita, la morte o il matrimonio — può essere data con qualsiasi mezzo, ai sensi dell'art. 452 c.c.

Cass. civ. n. 4414/1999

In tema di successione legittima non è necessario altro titolo, per la vocazione ereditaria, che la qualità di erede legittimo da provarsi in forma documentale mediante gli atti dello stato civile, mentre l'accettazione anche tacita dell'eredità - che può risultare dalla stessa proposizione dell'azione in veste di erede - è titolo necessario e sufficiente per la proponibilità di azioni fondate su tale qualità, restando priva di rilievo, allo stesso fine, la mancata produzione della denuncia di successione, che è atto prettamente fiscale, e restando a carico del convenuto la prova di fatti impeditivi, estintivi o modificativi del diritto esercitato dagli attori.

Cass. civ. n. 1484/1995

L'onere della prova della qualità di erede legittimo, ove questa qualità sia contestata, è soddisfatto non dalla presentazione della denuncia di successione, ma dalla produzione degli atti dello stato civile, dai quali si desume il rapporto di parentela con il de cuius, a norma dell'art. 565 c.c.

Cass. civ. n. 921/1969

La prova della qualità di erede legittimo può essere data mediante atto di notorietà.

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Anonimo chiede
sabato 06/05/2017 - Lombardia
“Buongiorno, cerco di esporre in maniera comprensibile il mio quesito specificando i soggetti interessati:

A marito di B
B moglie di A
C sorella di A
D figlia di C

A muore nel 1980 con testamento a favore di B
B muore nel 2016 lasciando testamento a favore di A
Premesso che B non ha né figli ne fratello ne genitori ne nipoti (eccetto D che é nipote/affine), C e D hanno qualche diritto di successione?
Ringrazio cordialmente.”
Consulenza legale i 12/05/2017
La risposta al quesito è senz’altro negativa.

Dalla sintetica descrizione degli eventi fornita, parrebbe che i coniugi abbiano fatto testamento reciproco, benché con due testamenti distinti (quindi validamente), disponendo l'uno a favore dell'altro.
Nel momento in cui A è deceduta, B non ha provveduto (così è lecito presumere) alla revoca del precedente testamento per adeguarne il contenuto al mutamento delle circostanze di fatto (morte della moglie) e di conseguenza il testamento già disposto in passato quando A era ancora viva è rimasto l’unico atto sulle ultime volontà di B cui fare riferimento.

E’ poco plausibile, in effetti, che sia accaduto quando potrebbe comunque desumersi dal quesito per come è formulato, ovvero che B avesse redatto il testamento a favore della moglie quando quest’ultima era già deceduta.
Peraltro, secondo quanto è possibile dedurre dalla lettura complessiva delle norme del codice civile sulle successioni testamentarie (ad esempio l’art. 642 sulla capacità di succedere di chi non è ancora in vita oppure ancora il 683 che sancisce la validità della revoca testamentaria anche qualora il testamento revocato sia inefficace per premorienza dell’erede istituito), ogni diposizione che istituisca erede una persona non in vita è – se non invalida – quantomeno certamente inefficace.

Tornando al caso di specie, il testamento fatto da B a favore di A non potrà essere efficace, essendo questa premorta.
Di conseguenza, non avendo il testatore disposto per alcuna sostituzione (ovvero B non ha designato un altro soggetto della famiglia che divenisse erede al posto della moglie nel caso in cui quest’ultima non potesse né volesse accettare l’eredità), né potendosi applicare l’istituto della rappresentazione (ovvero non esistono figli oppure fratelli o sorelle di B che siano premorti ed i cui discendenti possano prenderne il posto, art. 467 cod. civ.), si applicheranno nel caso in esame le norme sulla successione legittima (la legge si sostituisce al testamento inefficace).

In base a queste ultime, tuttavia, la successione si attua solo a favore dei parenti, ma non degli affini, ovvero dei parenti del coniuge, come sono C e D, le quali non godranno, dunque, di alcun diritto successorio.

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  • La successione necessaria

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