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Articolo 525 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Revoca della rinunzia

Dispositivo dell'art. 525 Codice civile

Fino a che il diritto di accettare l'eredità (1) non è prescritto (2) contro i chiamati che vi hanno rinunziato [480 c.c.], questi possono sempre accettarla (3), se non è già stata acquistata da altro dei chiamati, senza pregiudizio delle ragioni acquistate da terzi sopra i beni dell'eredità.

Note

(1) Stante l'eccezionalità della previsione, la norma non si può estendere al legato la cui rinuncia è, quindi, irrevocabile.
(2) Per decorso del termine decennale di prescrizione o di quello fissato dal giudice ex art. 481 del c.c..
(3) Benchè la norma parli di revoca, è condivisa l'opinione che non si tratti di una vera e propria revoca. Se così fosse, infatti, in seguito alla revoca della rinuncia sarebbe consentito al soggetto di accettare l'eredità o meno in quanto tornerebbe nella posizione di chiamato. La "revoca" di cui all'art. 525 del c.c. produce, invece, gli effetti propri dell'accettazione dell'eredità.
Quanto alla forma della revoca vi è chi ritiene che essa debba avere la stessa forma prevista per la rinunzia, in base al principio secondo il quale un atto che pone nel nulla un precedente atto per cui è prevista una determinata forma deve avvenire a sua volta con le medesime formalità.
Di contro vi è chi ritiene che, essendo in realtà la revoca un'accettazione, questa possa avvenire con le medesime forme previste per l'accettazione, sia espressa che tacita.

Ratio Legis

Attraverso tale norma si assicura in ogni caso un titolare ai beni ereditari. Il rinunziante ha la possibilità di tornare sui suoi passi fino a che l'eredità non sia stata accettata da altri chiamati o, in mancanza, dallo Stato.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 525 Codice civile

Cass. civ. n. 6070/2012

La rinunzia all'eredità non fa venir meno la delazione del chiamato, stante il disposto dell'art. 525 c.c. e non è, pertanto, ostativa alla successiva accettazione, che può essere anche tacita, allorquando il comportamento del rinunciante (che, nella specie, si era costituito in giudizio, allegando la sua qualità di erede e riportandosi alle difese già svolte dal "de cuius") sia incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria.

Cass. civ. n. 16913/2011

La revoca della rinuncia all'eredità, di cui all'art. 525 c.c., non costituisce, anche sotto il profilo formale, un atto o negozio giuridico autonomo, bensì l'effetto della sopravvenuta accettazione dell'eredità medesima da parte del rinunciante, il cui verificarsi, pertanto, va dedotto dal mero riscontro della validità ed operatività di tale successiva accettazione, sia essa espressa o tacita (artt. 474 e segg. c.c.).

Cass. civ. n. 8912/1998

Il chiamato all'eredità, che vi abbia inizialmente rinunciato, può, ex art. 525 c.c., successivamente accettarla (in tal modo revocando implicitamente la precedente rinuncia) in forza dell'originaria delazione — e sempre che questa non sia venuta meno in conseguenza dell'acquisto compiuto da altro chiamato —, ma non anche in forza di un accordo concluso tra il rinunziante ed i soggetti acquirenti dell'eredità, dovendo, in tal caso, escludersi ogni possibilità di revoca della precedente rinuncia per effetto del carattere indisponibile della delazione che, una volta venuta meno, non può efficacemente rivivere per volontà dei privati (oltre che per effetto del principio semel heres semper heres, in forza del quale chi abbia accettato l'eredità non può più legittimamente rinunciarvi, essendo l'accettazione, a differenza della rinuncia, un atto puro ed irrevocabile, giusto disposto dell'art. 475 c.c.).

Cass. civ. n. 2549/1966

L'irrevocabilità della rinuncia alla eredità, una volta intervenuta l'accettazione degli altri chiamati — accettazione che, peraltro, nel caso di concorso di eredi che abbiano già accettato, non ha bisogno di una specifica manifestazione di volontà, operandosi ipso iure, per diritto di accrescimento, l'acquisto della quota del rinunziante da parte dei coeredi che avrebbero concorso con lui — non si ricollega all'interesse di coloro che si avvantaggiano della rinunzia, bensì al carattere indisponibile della delazione, la quale, una volta caduta, non può essere fatta rivivere per volontà privata. Conseguentemente, l'assenso, prestato alla revoca della rinuncia da parte dei coeredi che hanno acquistato la quota di eredità del rinunciante, non può far rivivere in quest'ultimo la qualità di erede, ormai definitivamente perduta.

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Consulenze legali
relative all'articolo 525 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Stefano A. chiede
mercoledì 06/11/2019 - Estero
“Buongiorno, il caso è il seguente: trattasi di un'eredità di un parente deceduto all'estero (non-UE) pochi anni fa, con beni in Italia: terreni agricoli ed un fabbricato.
Risultavano pero anche debiti "considerevoli" all'estero (il cui importo era sconosciuto).
Tutti gli eredi a questo punto hanno rinunciato regolarmente tramite atto notarile.
Dopo aver conosciuto l'importo dei debiti ho deciso di revocare la rinuncia e di accettare l'eredità completa.
Facendo la dichiarazione di successione risultava però che uno dei legatari (con il quale non avevo mai contatto) in verità ha rinunciato l'eredità soltanto all'estero per non pagare debiti ma non ha ne accettato ne rinunciato all'eredità in Italia.
Quindi non risulta registrato da nessuna parte una rinuncia all'eredità di questo parente (mentre risulta la rinuncia di tutti gli altri me incluso).
I 10 anni di tempo per accettazione/rinuncia non sono ancora passati (e lui ha quasi 90 anni).
Domande:
Che cosa significa per la mia revoca ed accettazione dell'eredità intera?
Devo aspettare i 10 anni e se lui non accetta o se muore neanche i suoi eredi sarà in vigore?
Oppure è da considerarsi nulla l'accettazione dell'eredità completa perché accettata ed uno degli altri eredi non ha ancora deciso?
Che cosa si può fare per accelerare la faccenda?
Dei terreni si è dichiarato proprietario un altro e del fabbricato lo stesso parente ne sta facendo usucapione ed io posso fare ben poco vivendo all'estero.”
Consulenza legale i 12/11/2019
Si cercherà di rispondere in maniera più puntuale possibile alle domande poste, anche se, in realtà, la vicenda, per come viene descritta, presenta dati un pò incerti ed imprecisi.
Intanto va premesso che normativa di riferimento in materia è la Legge 31 maggio 1995 n. 218, la quale agli articoli 46, 47, 48, 49 e 50 si è preoccupata di dettare la nuova disciplina sulle successioni a causa di morte nel diritto internazionale privato.

In particolare, dispone il primo comma dell’art. 46 che “la successione per causa di morte è regolata dalla legge nazionale del soggetto della cui eredità si tratta al momento della morte”.
E’ stato dunque affermato il c.d. principio della unità della successione , il quale trova un temperamento soltanto nella possibilità della c.d. “professio iuris” prevista dal secondo comma di quella stessa norma.

Da ciò se ne ricava che sarà la normativa dello Stato estero in cui il de cuius è deceduto a regolare l’intera successione, in particolare per tutto ciò che involge gli aspetti di gestione e trasferimento del patrimonio appartenente al de cuius.
Nel quesito viene precisato che tutti i potenziali eredi, venuti a conoscenza della ingente quantità di debiti gravanti sull’eredità, hanno manifestato la loro volontà di rinunciare a quell’eredità, precisandosi che tale rinuncia è stata fatta con atto notarile.
Manca, tuttavia, ogni precisazione in relazione al luogo ove quell’atto di rinuncia è stato posto in essere, se in Italia o all’estero, trattandosi di un dato importante di cui occorre tener conto per giungere ad una corretta soluzione della questione posta.

Infatti, qualora la rinuncia fosse stata fatta all’estero, affinchè la stessa possa avere efficacia in Italia, occorre che risultino essere state rispettate le forme ed i requisiti prescritti dal nostro codice civile agli artt. 519 e ss.
In particolare, dispone quest’ultima norma che la rinuncia all’eredità va fatta con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, per poi essere inserita nel registro delle successioni.

La prassi da seguire, dunque, è quella di recarsi presso l’Ufficio notarile del Consolato italiano all’estero, per ivi rendere la dichiarazione di rinuncia in forma di atto pubblico e poi trasmetterla al Tribunale italiano affinchè venga inserita nel Registro delle successioni (Tribunale competente sarà quello del luogo di ultima residenza del defunto).
Peraltro, secondo il disposto dell’art. 13, co. 1, d.P.R. n. 131 del 26.04.1986, la rinuncia all’eredità compiuta all’estero deve essere registrata in Italia entro il termine di 60 giorni dal compimento dell’atto.

In mancanza di tali adempimenti, la rinuncia all’eredità compiuta all’estero non potrà che considerarsi improduttiva di effetti in Italia, il che comporta che ciascuno di coloro che risultano chiamati all’eredità del defunto può in Italia accettare l’eredità entro il termine di 10 anni dall’apertura della successione, per come stabilito dall’art. 480 del c.c..
Peraltro, dispone l’art. 525 c.c. che entro lo stesso termine decennale di prescrizione, colui il quale abbia già rinunciato, può revocare la rinuncia ed accettare l’eredità, sempre che la medesima non sia stata già acquistata da altro dei chiamati e fatte salve le ragioni acquistate da eventuali terzi sui beni che la compongono.

Pertanto, se si ha certezza che nessun altro chiamato ha nel frattempo accettato l’eredità, ciò che si consiglia è di revocare la rinuncia all’eredità, avvalendosi ovviamente della forma dell’atto pubblico e provvedendo a far inserire quella revoca della rinuncia e conseguente accettazione nel Registro delle successioni del Tribunale del luogo di ultima residenza del defunto.
Poiché si presume che anche gli altri successibili si trovino per la legge italiana nella posizione di chiamati, al fine di non aspettare il decorso dei dieci anni dalla morte del de cuius, vi è uno strumento giuridico di cui ci si può avvalere, ovvero quello previsto dall’art. 481 del c.c., norma che consente a chiunque vi abbia interesse di chiedere all’autorità giudiziaria (ovviamente quella italiana) di fissare un termine entro il quale i chiamati dovranno espressamente dichiarare se accettare o rinunciare all’eredità, con la conseguenza che, se entro tale termine non viene fatta alcuna dichiarazione, si perde definitivamente il diritto di accettare.

Nel frattempo, una volta formalizzata la revoca della rinuncia e l’accettazione dell’eredità, per quanto concerne l’ulteriore problema legato al fatto che gli immobili ereditari (terreni e fabbricato) sono in possesso di terzi e di uno degli stessi chiamati, occorrerà difendersi e far valere le proprie ragioni attraverso una azione ben precisa, ossia la c.d. azione di petizione di eredità, disciplinata dagli artt. 533 e ss. c.c.
Dispone espressamente l’art. 533 del c.c. che, colui il quale ha acquisito la posizione di erede, può agire in giudizio per chiedere il riconoscimento di tale sua qualità contro chiunque si trova in possesso di tutti o parte dei beni ereditari, vantando un titolo di erede nullo o invalido o senza titolo alcuno.

Diversa è la situazione, invece, se tutti gli eredi hanno rinunciato a quell’eredità in Italia, mediante atto notarile regolarmente registrato ed inserito nel Registro delle successione; in tal caso, infatti, poiché l’eredità non risulta ancora accettata da alcuno dei chiamati e considerato che non sono ancora decorsi dieci anni, si è ancora in tempo per revocare la propria rinuncia e accettare l’eredità.
Tale accettazione, validamente espressa ed effettuata, impedirà agli altri eredi già rinuncianti (in forza di rinuncia valida ed efficace anche in Italia) di poter revocare anche la propria rinuncia, avendo ormai perso definitivamente il diritto di accettare l’eredità.


Chiara chiede
venerdì 30/03/2012 - Piemonte

“Salve, dopo circa 5 anni dalla rinuncia dell'eredità, è possibile fare la revoca della rinuncia e tornare ad avere l'eredità??

Grazie”

Consulenza legale i 30/03/2012

La rinunzia all'eredità è un negozio solenne che si fa con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. La rinunzia all'eredità può essere fatta fino a che il diritto di accettare non sia prescritto (dieci anni dall'apertura della successione).

La rinunzia è revocabile. Il rinunziante, se non è passato il termine di prescrizione, ha il diritto di accettare l'eredità fino a che, in seguito al suo rifiuto, un chiamato di grado ulteriore non abbia a sua volta acquistato l'eredità (art. 525 del c.c.).


Elio chiede
mercoledì 03/11/2010

“Nel caso di revoca della rinunzia di accettazione dell'eredità entro il termine dei dieci anni, ed a seguito della presentazione della dichiarazione di successione da parte degli altri eredi, in mancanza di successivi atti di trasferimento della proprietà, può l'erede rinunciante prima e revocante dopo pretendere ancora la sua quota di eredità presentando una nuova dichiarazione di successione sostitutiva alla prima?

Consulenza legale i 28/12/2010

La rinunzia all'eredità è un negozio unilaterale revocabile fino a che:
- non sia prescritto il diritto di accettare;
- non sia avvenuta l'accettazione dei successivi chiamati ([[525]]).

Nel caso di specie, premesso che il primo presupposto si è verificato, si dovrà accertare che i successivi chiamati non abbiano già accettato, caso al quale è equiparato l'accrescimento in caso di accettazione precedente. Infatti, la circostanza dell'accettazione non è chiara, poiché dalla presentazione della dichiarazione di successione e dal pagamento della relativa imposta, in quanto adempimenti fiscali caratterizzati da scopi conservativi, non può desumersi l'accettazione tacita degli altri eredi (Cass. civ. 27 marzo 1996 n. 2711).

La revoca della rinuncia sarà valida, quindi, se sarà accertato che i successivi chiamati non hanno ancora accettato.


CLAUDIA chiede
mercoledì 13/10/2010

“Salve, può essere pignorata la mia rinuncia dell'eredità?
Grazie.”

Consulenza legale i 28/12/2010

La rinuncia all'eredità, in quanto potenzialmente lesiva degli interessi dei creditori del rinunciante, può essere da essi impugnata (è improprio parlare di "pignoramento" in questa fase).
L'art. 524 del c.c. sancisce la regola per cui i creditori di colui che rinuncia, seppur senza frode, possono farsi autorizzare ad accettare l'eredità in nome e in luogo del loro debitore-rinunziante, allo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari - naturalmente fino alla concorrenza dei crediti.
La legittimazione passiva rispetto all'istanza di autorizzazione dei creditori spetta al solo debitore rinunziante (v. Cass. civ. 17866/2003), mentre i successivi chiamati che abbiano accettato l'eredità potranno eventualmente esperire intervento adesivo dipendente per sostenere le ragioni del debitore rinunciante.


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