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Articolo 688 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Casi di sostituzione ordinaria

Dispositivo dell'art. 688 Codice civile

(1) Il testatore può sostituire all'erede istituito (2) [691 c.c.] altra persona per il caso che il primo non possa (3) o non voglia (4) accettare l'eredità [463, 467, 480, 519, 523 c.c.].

Se il testatore ha disposto per uno solo di questi casi, si presume che egli si sia voluto riferire anche a quello non espresso, salvo che consti una sua diversa volontà (5).

Note

(1) La sostituzione ordinaria consente di designare un altro erede per il caso in cui il primo non possa o non voglia accettare. Si ritiene si tratti di una doppia vocazione, una semplice e una condizionata (v. art. 1353 del c.c.).
(2) La sostituzione opera anche per i legati.
(3) Ossia in caso di:
- premorienza e commorienza (v. art. 4 del c.c);
- indegnità (v. art. 463 del c.c.);
- assenza (v. art. 49 del c.c.) e dichiarazione di morte presunta (v. art. 58 del c.c.);
- incapacità di ricevere per testamento (v. artt. 596 ss. del c.c.).
(4) Ossia in caso di:
- rinuncia all'eredità (v. art. 519 del c.c.);
- decadenza dal diritto di accettare l'eredità (v. art. 487 c. 3 del c.c.).
(5) Trattandosi di una presunzione relativa, è ammessa prova contraria.

Ratio Legis

La norma tutela la volontà testamentaria consentendo al testatore di scegliere un altro erede per il caso in cui il primo non possa o non voglia accettare l'eredità, evitando la vocazione legittima.
Il secondo comma ha la funzione di integrare e interpretare la volontà testamentaria, specie in considerazione della sua irripetibilità.

Brocardi

Nemo institutus, et sibi substitutus sine, causae mutatione, quicquam proficit
Substitutio quae nondum competit, extra bona nostra est

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Franco G. chiede
mercoledì 19/12/2018 - Veneto
“Gentile Avvocato,
il mio quesito è semplice.
Tre fratelli e una sorella con tre figli; muore uno dei fratelli e non ha ne figli ne genitori.
Fa testamento e lascia eredi tutti, ma mette la clausola “se alla mia morte mia sorella è già deceduta la sua parte di eredità va ai fratelli e non ai figli”.
La domanda è: il testatore può decidere della eventuale legittima dei nipoti? Può il testamento essere in qualche modo impugnabile dai nipoti?
Grazie


Consulenza legale i 28/12/2018
Va preliminarmente chiarito il concetto della “legittima”.
Si tratta di una quota del patrimonio ereditario che, per legge, va riservata a determinate categorie di “successibili” (soggetti che partecipano alla successione): infatti viene chiamata, oltre che “quota di legittima”, anche “quota di riserva”.
Di questa quota il testatore (colui che redige testamento) non può disporre, mentre tutto il restante patrimonio ereditario del quale può disporre viene chiamato “quota disponibile”.
E’ opportuno anche chiarire che il concetto di legittima e l’obbligo legislativo di tenerne conto vengono in considerazione solamente in caso di successione testamentaria: solo nel caso in cui venga redatto un testamento, infatti, si pone il problema di tutelare determinate categorie di successibili i cui diritti successòri, altrimenti, sarebbero totalmente dipendenti dalla volontà discrezionale del testatore.
Nel caso in cui, al contrario, manchi il testamento, la legge predetermina già le quote ereditarie spettanti ai vari successibili, cosicché nessuno può essere pregiudicato.
Da ultimo, ricordiamo che le categorie cui spetta la quota di legittima (i cosiddetti “legittimari”) sono solo ed esclusivamente il coniuge, gli ascendenti (genitori) e i discendenti (figli).

Ciò premesso e chiarito, nel caso in esame c'è un testamento ma mancano i legittimari: colui che ha redatto le sue ultime volontà, infatti, non ha più i genitori, non ha figli ed è legittimo presumere che non abbia neppure il coniuge, anche se nel quesito ciò non è detto in modo esplicito.
Ebbene, in mancanza di legittimari egli potrà disporre dell’intero suo patrimonio come vorrà e non ci sarà alcuna questione di “legittima”, tantomeno dei nipoti, che non hanno alcun diritto ad una quota di riserva. Il fatto che essi siano esclusi dalla successione dello zio se la madre morirà non conferisce loro alcun diritto di impugnare il testamento.

La clausola inserita dal testatore (secondo la quale – se alla sua morte la sorella gli sarà premorta – la parte di eredità di quest’ultima andrà agli altri due fratelli) rientra nella tipica fattispecie della “sostituzione ordinaria” di cui all’art. 688 c.c..
Quest’ultima norma autorizza il testatore a sostituire all’erede istituito un altro soggetto nell’ipotesi in cui il primo non voglia (caso della rinuncia all’eredità) o non possa (caso di premorienza) accettare l’eredità.
Nel caso in esame l’erede istituito (unitamente agli altri) è la sorella e i “sostituti” sono gli altri due fratelli, per il caso in cui la prima non possa (a causa di premorienza) accettare l’eredità del terzo fratello defunto.

Concludendo, il contenuto del testamento è del tutto legittimo e non c’è alcun margine di impugnazione.


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