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Articolo 793 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Donazione modale

Dispositivo dell'art. 793 Codice civile

La donazione può essere gravata da un onere (1) [794, 797 c.c.].

Il donatario è tenuto all'adempimento dell'onere entro i limiti del valore della cosa donata (2).

Per l'adempimento dell'onere può agire, oltre il donante, qualsiasi interessato [1174 c.c.] (3), anche durante la vita del donante stesso [648 c.c.].

La risoluzione per inadempimento [1453 c.c.] dell'onere, se preveduta nell'atto di donazione, può essere domandata dal donante o dai suoi eredi [2652 n. 1 c.c.].

Note

(1) L'onere consiste nell'imposizione di un peso rivolta al beneficiario della donazione che limita gli effetti dell'atto. Non assume la natura di corrispettivo, ma riduce la liberalità che resta, in ogni caso, la causa della donazione.
(2) Ove l'adempimento dell'onere comporti l'uso di risorse maggiori rispetto a quelle ricevute attraverso la donazione, l'onerato non è tenuto all'adempimento per la parte in eccedenza.
(3) Legittimato non è chiunque ma solo colui che possa ricevere un vantaggio, seppur indiretto, dall'adempimento.

Brocardi

Cuius est dare, eius est disponere
Donatio cum onere
Modus
Perfecta donatio condiciones postea non capit

Spiegazione dell'art. 793 Codice civile

Definizione di "donazione modale"
La donazione modale è un contratto di donazione gravato da un modus, cioè da un onere a carico del donatario che, però, non è tenuto al suo adempimento oltre i limiti del valore della cosa donata. Il modus rappresenta infatti il mezzo mediante il quale acquistano rilevanza i motivi.
Lo spirito di liberalità tipico della donazione è perfettamente compatibile con l'imposizione di un peso al beneficiato, purchè tale peso, non assumendo il carattere di corrispettivo, costituisca una modalità del beneficio senza snaturare l'essenza di atto di liberalità della donazione.
Per capire se un elemento costituisce un onere ai sensi dell'art. 793 del c.c. o un motivo di cui all'art. 787 del c.c. si deve guardare alle circostanze di fatto, di modo da ricercare l'effettiva volontà dei contraenti.
Natura giuridica della "donazione modale"
La natura giuridica della donazione modale è stata oggetto di ampio dibattito dottrinale e giurisprudenziale.
Secondo un primo orientamento (c.d. teoria dell'elemento accessorio), l'apposizione dell'onere non muterebbe la causa gratuita della donazione, ma semplicemente ne limiterebbe solo l'effetto principale dell'arricchimento. Tra le due prestazioni (quella oggetto di donazione e quella oggetto del modus) non si instaura un rapporto di dipendenza bilaterale ma unilaterale, poichè è la donazione ad essere causa del modus.
Minoritaria è, invece, la c.d. teoria del contratto a prestazioni corrispettive (Carnevali), la quale si basa sul presupposto per cui esisterebbe una relazione funzionale tra arricchimento del donatario ed esecuzione del modus, sempre che quest'ultimo abbia costituito motivo unico e determinante. Tale ricostruzione è stata tuttavia criticata sulla base dell'osservazione che la donazione rimarrebbe tale anche qualora l'onere assorba totalmente il valore della cosa donata funzionando come limite dell'obbligazione a carico del donatario.
Maggioritaria appare la c.d. teoria del negozio autonomo, in base alla quale l'onere donativo avrebbe una propria autonomia anche se collegato alla donazione. A conferma di ciò militerebbe l'assunto per cui qualora venga prevista la clausola di accrescimento esso trasmigrerebbe a carico del donatario.
Alcuni autori, muovendo da tale ricostruzione, giungono a sottolineare che il modo realizzerebbe una seconda donazione accessoria tra donatario e terzo beneficiario; tuttavia tale teoria è stata criticata osservandosi che il donatario agisce sempre animus solvendi ed il beneficiario dell'onere potrebbe anche essere un soggetto indeterminato.
Oggetto della "donazione modale"
L'onere donativo è fonte di una obbligazione in senso tecnico, pertanto la prestazione deve avere contenuto patrimoniale. Secondo l'orientamento maggioritario, tuttavia, è possibile assoggettare il donatario anche all'adempimento di una prestazione di carattere diverso prevedendo una clausola penale che svolge la funzione di "patrimonializzare" la prestazione.

Questa ricostruzione è stata criticata da alcuni autori (in particolare Torrente), i quali hanno osservato anzitutto che la penale non trasformerebbe la natura della prestazione; in secondo luogo, che mentre l'adempimento dell'onere può essere chiesto da chiunque vi abbia interesse ai sensi dell'art. 793, comma 3, c.c., l'adempimento della penale può essere domandato solo dal contraente.
Spesso non è facile stabilire se si è in presenza di un modus oppure di uno scambio. L'onere in ogni caso non deve assumere carattere di corrispettivo, poichè costituisce solo un elemento accidentale, quale limitazione di valore, volto a perseguire una finalità aggiuntiva e ulteriore rispetto a quella principale, e cioè l'arricchimento del donatario.
Per quanto concerne, invece, il rapporto tra il valore della donazione e il valore del modus, dottrina e giurisprudenza sono concordi nell'affermare che se il valore della donazione è inferiore a quello del modus, come si desume dall'art. 793, comma 2, c.c., la donazione comunque rimane un atto liberale, avendo l'ordinamento solo stabilito i limiti dell'obbligo cui è tenuto il donatario affinchè non venga snaturata la causa donativa, perchè altrimenti il contratto diventerebbe una causa di impoverimento.
Se, invece, il valore della donazione è superiore a quello dell'onere, non si pone alcun problema.
Infine, qualora i due valori coincidano, si tratterà di un contratto a prestazioni corrispettive se non vi è un lasso apprezzabile di tempo tra le prestazioni e l'equivalenza è conosciuta dalle parti; sarà invece una donazione se l'adempimento dell'onere deve essere effettuato dopo qualche tempo, di modo che il donatario tragga vantaggio dal godimento della cosa donata.
Per stabilire ciò, in ogni caso si dovrà avere riguardo non già al tempo della stipula del contratto ma al risultato finale ottenibile con lo sfruttamento del bene donato e il suo incremento patrimoniale una volta adempiuto l'onere.
Impossibilità sopravvenuta della "donazione modale"

In presenza di un motivo unico determinante non potrà applicarsi l'art. 794 del c.c., che concerne l'impossibilità originaria della donazione qualora l'onere ad essa apposto sia illecito o impossibile. Alcuni autori (Giorgianni) invocano la risoluzione del contratto, ma tale ricostruzione è stata criticata poichè non considera che tale eventualità risulta limitata all'ipotesi di previsione espressa per il caso di inadempimento.
Poichè il modus è elemento estraneo alla struttura della donazione, in assenza di corrispettività l'esecuzione dell'onere non potrà ripercuotersi sulla validità della donazione, salvo il disposto di cui all'art. 793, comma 4, c.c. Se pertanto l'impossibilità sopravvenuta è imputabile al donatario vi sarà inadempimento con risarcimento del danno in favore del creditore del modus e anche la risoluzione; se, invece, non è imputabile il modus si estinguerà ai sensi dell'art. 1256 del c.c., considerandosi non apposto anche se ha costituito l'unico motivo della donazione.
Rapporti e differenze della "donazione modale" con altri istituti
Donazione modale e clausola risolutiva espressa. Mentre nella donazione modale l'onere imposto al donatario costituisce una vera e propria obbligazione, con conseguente rilevanza dell'indagine volta ad accertare se la sua mancata esecuzione dipenda da inadempimento imputabile al donatario, l'avveramento dell'evento futuro ed incerto previsto dalle parti come condizione risolutiva del contratto produce effetti a prescindere da ogni indagine sul comportamento colposo o meno dei contraenti in ordine al verificarsi dell'evento stesso.
Donazione modale e donazione condizionata. Mentre nella donazione sottoposta a condizione l'avvenimento futuro ed incerto, al cui verificarsi è subordinata l'efficacia o la risoluzione del contratto, non forma oggetto di obbligazione per l'obiettiva incertezza della realizzazione dell'evento previsto come condizione, nella donazione modale l'onere imposto al donatario costituisce vera e propria obbligazione, con la conseguenza che la sua mancata esecuzione, quando sia determinata da inadempimento imputabile al donatario, può essere causa di risoluzione della donazione se in tale atto la risoluzione stessa sia stata prevista.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

379 Una modificazione formale apportata all'art. 793 del c.c., ultimo comma, tende ad escludere il dubbio che sia ammissibile la risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere su istanza del donante, anche quando la risoluzione non sia stata prevista nell'atto di donazione, mentre è evidente che la previsione è elemento essenziale tanto nei riguardi del donante, quanto nei riguardi degli eredi.

Massime relative all'art. 793 Codice civile

Cass. civ. n. 5702/2012

Qualora una clausola apposta ad una donazione sia prevista dalle parti non come "modus", che costituisce per il donatario una vera e propria obbligazione, ma come condizione risolutiva del contratto, questa produce effetti indipendentemente da ogni indagine sul comportamento, colposo o meno, dei contraenti in ordine al verificarsi dell'evento stesso, tenuto conto che nella disciplina delle condizioni nel contratto non possono trovare applicazione i principi che regolano l'imputabilità in materia di obbligazioni.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 5702 del 11 aprile 2012)

Cass. civ. n. 11096/2004

È ammissibile l'inserimento del modus come elemento accessorio di un negozio atipico di liberalità, atteso che le specifiche disposizioni codicistiche in cui esso è disciplinato, rappresentano applicazioni — e tuttavia fonti normative utilizzabili per la regolamentazione di casi analoghi — che non esauriscono la possibile gamma negoziale in cui può estrinsecarsi l'autonomia privata negli atti di liberalità, attesa l'attitudine del modus a modificare, ampliandolo, il singolo schema negoziale, consentendo la realizzazione di singole e specifiche finalità estranee alla causa (nella specie si è ritenuto che l'obbligo, di costruire un manufatto, imposto ad un comune in un atto unilaterale di consenso del proprietario all'occupazione di un terreno, avesse la natura di disposizione modale piuttosto che di condizione).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11096 del 11 giugno 2004)

Cass. civ. n. 1036/2000

Ai sensi dell'art. 793 c.c., mentre per l'adempimento dell'onere imposto con le donazioni modall sono legittimati ad agire sia il donante sia qualunque altro interessato (anche durante la vita del donante stesso), per la risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere possono agire unicamente il donante e, dopo la sua morte, gli eredi, e ciò sempre che tale facoltà di agire sia espressamente prevista nell'atto di donazione. Tale principio deve ritenersi applicabile anche alle donazioni compiute in epoca antecedente all'entrata in vigore del codice del 1942, (pur se il codice del 1865, all'art. 1080, non prevedeva espressamente alcuna limitazione soggettiva per l'azione di risoluzione de qua) qualora la qualità di «interessato» (e la conseguente legittimazione all'azione) risulti acquistata per effetto di un atto compiuto sotto il vigore dell'attuale codice civile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1036 del 29 gennaio 2000)

Cass. civ. n. 5122/1999

Costituisce modus, e non condizione risolutiva, un obbligo morale apposto ad una donazione che non diviene inefficace in caso di inadempimento, ma obbliga il donatario al trasferimento del bene ad altri per realizzare le finalità stabilite dal donante, ancorché sia previsto a carico di questi ultimi l'obbligo di rimborsare miglioramenti e addizioni apportati su di esso dal primo donatario.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5122 del 26 maggio 1999)

Cass. civ. n. 5983/1994

In caso di donazione gravata da un onere modale consistente nel compimento di un'opera di cui sia destinatario lo stesso donatario, per stabilire se l'adempimento dell'onere si risolva, ai sensi dell'art. 793, comma 2, c.c., in un pregiudizio economico per il donatario a causa della sua eccedenza sul valore della cosa donata, occorre avere riguardo al risultato finale ottenibile con lo sfruttamento di tutte le potenziali caratteristiche del bene donato e del suo incremento patrimoniale ad opera compiuta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5983 del 22 giugno 1994)

Cass. pen. n. 7679/1986

Distinta dal vitalizio oneroso — contratto dal quale derivano obbligazioni reciproche contrapposte tra i contraenti e nel quale sussiste un nesso di interdipendenza fra le due prestazioni — è, per diversità della causa, della natura giuridica e degli effetti, la donazione cui acceda un onere che comporti l'obbligo, giuridicamente coercibile, del donatario di effettuare prestazioni periodiche in favore del donante o di un terzo per tutta la vita contemplata. In tal caso la disposizione modale costituisce un elemento accessorio dell'atto di liberalità in quanto con esso il disponente mira ad attuare un fine che si aggiunge a quello principale del negozio a titolo gratuito, operando come ulteriore movente di questo, senza peraltro condizionarne l'attuazione e senza che, anche quando la disposizione modale preveda a carico del donatario la prestazione di una rendita vitaliza a favore del disponente, resti modificata la natura e la causa della donazione. (Nella specie, la decisione dei giudici del merito — confermata dalla Corte Suprema — ha respinto la domanda di riscatto di un fondo agricolo, qualificando come donazione l'atto dispositivo di cui quello era stato oggetto).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7679 del 18 dicembre 1986)

Cass. civ. n. 3819/1986

L'azione di risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere, da cui la medesima sia gravata ai sensi dell'art. 793 c.c., va proposta, in caso di morte del donatario cui siano succeduti dei figli minori, nei confronti di tutti questi ultimi, ma qualora gli stessi, per mezzo del loro rappresentante legale, non abbiano accettato l'eredità nelle forme previste inderogabilmente dalla legge (accettazione espressa con beneficio d'inventario), è necessaria la preventiva nomina di un curatore speciale ai medesimi, a norma dell'art. 321 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3819 del 9 giugno 1986)

Cass. civ. n. 2432/1986

Nella controversia promossa, a norma dell'art. 793 ultimo comma, c.c., per conseguire una pronuncia di risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere da parte del donatario, deve escludersi che il giudice, qualificando il contratto come a prestazioni corrispettive, possa rilevarne lo svolgimento, ai sensi dell'art. 1453 c.c., in conseguenza di clausola risolutiva espressa, atteso che tale ultima pronuncia, di carattere dichiarativo e non costitutivo (come invece quella richiesta con la domanda), è riconducibile ad un'azione diversa, per presupposti, caratteri ed effetti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2432 del 8 aprile 1986)

Cass. civ. n. 3735/1985

Le limitazioni alla disponibilità del bene oggetto di donazione, eredità o legato, che vengano imposte dal donante o dal testatore, non incidono sulla natura sostanziale dell'atto di liberalità, e configurano mero onere o modus con esso compatibile, qualora, pur traducendosi in una riduzione o perdita dell'utilità economica ricevuta dal donatario, erede o legatario, svolgano per il medesimo donante o testatore una funzione soltanto accessoria, in quanto siano rivolte a perseguire una finalità aggiuntiva ed ulteriore rispetto a quella principale di beneficiare l'onerato con la diretta attribuzione in suo favore del predetto bene.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3735 del 21 giugno 1985)

Cass. civ. n. 2237/1985

Mentre nella donazione sottoposta a condizione l'avvenimento futuro e incerto, ai cui verificarsi è subordinata l'efficacia o la risoluzione del contratto, non forma oggetto di obbligazione per l'obiettiva incertezza della realizzazione dell'evento previsto come condizione, nella donazione modale l'onere imposto al donatario costituisce vera e propria obbligazione, con la conseguenza che la mancata sua esecuzione, quando sia determinata da inadempimento imputabile al donatario, può
essere causa di risoluzione della donazione se in tale atto la risoluzione stessa sia preveduta (art. 70 comma terzo c.c.).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2237 del 30 marzo 1985)

Cass. civ. n. 1134/1982

L'attribuzione patrimoniale di un quadro ad una parrocchia, perché sia destinato alla contemplazione dei fedeli nella chiesa, non costituisce datio ob causam (contratto innominato del genere do ut facias in cui l'accipiens si impegna a devolvere a terzi l'utilità ricevuta) ma donazione, con la quale l'ente destinatario acquisisce al proprio patrimonio il bene, per il perseguimento dei propri fini istituzionali con il vincolo della destinazione pertinenziale alla chiesa, a beneficio della comunità dei fedeli.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1134 del 24 febbraio 1982)

Cass. civ. n. 739/1977

Il modo non è parte integrante della manifestazione di volontà di donare, ma integra soltanto un elemento accessorio della donazione; esso è pertanto valido anche se la relativa disposizione è documentata da scrittura privata, mentre la donazione cui è apposto è fatta per atto pubblico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 739 del 18 febbraio 1977)

Cass. civ. n. 1024/1976

Nella donazione modale l'onere si concreta in un rapporto obbligatorio in senso tecnico, come tale giuridicamente coercibile, con la conseguenza che l'onerato è tenuto alla prestazione dedotta in contratto; in tale prospettiva la disposizione modale resta normalmente soggetta alla disciplina generale delle obbligazioni, tranne per quelle norme che presuppongono l'esistenza di un negozio a prestazioni corrispettive.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1024 del 20 marzo 1976)

Cass. civ. n. 1668/1973

In tema di attribuzioni patrimoniali a titolo gratuito lo spirito di liberalità è perfettamente compatibile con l'imposizione di un peso al beneficiato, se tale peso non assume carattere di corrispettivo ma costituisce, invece una modalità del beneficio, ossia una mera limitazione del beneficio mediante riduzione del valore attribuito al destinatario della liberalità. Costituisce indagine di fatto, attinente all'interpretazione del negozio di donazione, stabilire se l'onere imposto dal donatario sia tale da porre in essere un modus oppure valga ad imprimere al negozio carattere di onerosità; e l'apprezzamento del giudice del merito circa il carattere modale della donazione è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente e correttamente motivato. La legge non commina la nullità della donazione cui sia apposto un onere modale che assorbisca o addirittura superi l'entità economica della cosa donata, né l'assoggetta alla disciplina giuridica dei contratti a titolo oneroso. Nel caso in cui l'onere modale si concreti in una prestazione vitalizia, come tale a carattere aleatorio, il donatario deve subire l'incidenza dell'alea, e sarà tenuto ad eseguire il modus con il solo limite dell'effettivo arricchimento conseguito (art. 793 c.c.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1668 del 9 giugno 1973)

Cass. civ. n. 2966/1971

Il giudice che rigetti la domanda di risoluzione di una donazione modale per inadempimento dell'onere, sul presupposto che tale risoluzione non è prevista nell'atto di donazione, non è esonerato dall'accertare, ove esista domanda specifica del donante di risarcimento dei danni dipendenti dalla mancata esecuzione dell'onere, se ricorrano le condizioni oggettive e soggettive per il riconoscimento del diritto al risarcimento indipendentemente dalla risoluzione del contratto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2966 del 21 ottobre 1971)

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ANTONIO chiede
giovedì 03/10/2013 - Puglia
“Faccio riferimento alla Vs/ risposta del 26/11/2012 (quesito n° 7093) nel quale vi chiedevo: in caso di decesso della donante (nubile) il possesso e quindi il godimento dei beni sarebbe mio fino a sentenza passata in giudicato o degli eredi legittimi?.
La situazione ad oggi: la donante è deceduta e il procedimento è nella fase di appello che si terrà nel 2014.
Mi sono presentato a casa della defunta avanzando i miei diritti ma sono stato messo alla porta da un nipote (a suo dire unico erede) il quale mi ha denunciato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (art. 393 cp). Ci sono anche 2 locali commerciali dati in fitto e per questo ho fatto le racc. ai locatari affinchè mi riconoscano il fitto.
Vi chiedo come comportarmi per venire in possesso della casa, considerando che l'arredo è certamente dell'erede.”
Consulenza legale i 10/10/2013
Premesso che la fase in cui versa attualmente la controversia richiede l'intervento di un legale, in particolare per gestire il rapporto con gli eredi della donante (è sconsigliabile in questo momento agire senza l'assistenza di un avvocato), è possibile in questa sede fornire solo alcuni chiarimenti.

Come già anticipato nella risposta al quesito n. 7093, la donante, vittoriosa in primo grado, ha ottenuto il riconoscimento del suo diritto alla restituzione dell'immobile. Si tratta di un diritto che potrebbe essere già esercitato, in quanto la condanna alla restituzione si pone come effetto della sentenza riconducibile all'alveo degli effetti "esecutivi" della medesima. Il processo di cui faceva parte la defunta, proseguirà ora nei confronti degli eredi, che potranno far valere gli effetti esecutivi della sentenza pronunciata a favore della signora deceduta. Naturalmente la richiesta di restituzione è attualmente superflua in quanto il donatario non è nel possesso dei beni donati, di cui era usufruttuaria la donante.

Inoltre, il fatto che il ritrasferimento della proprietà non sia già richiedibile da parte degli eredi della donante e che esso avverrà solo dopo il passaggio in giudicato della eventuale sentenza che - in secondo o terzo grado - dovesse confermare quella del primo giudice, non deve indurre il donatario ad agire senza alcuna cautela.
Difatti, come già sottolineato, il temporaneo godimento della cosa da parte dell'una o dell'altra parte, in pendenza di giudizio, potrà essere oggetto di una richiesta di interessi, frutti e accessori, nonché di risarcimento dei danni, successivi alla sentenza di primo grado, ai sensi del primo comma dell'art. 345 del c.p.c.. Ad esempio, se il donatario ricevesse il pagamento dei canoni di locazione degli immobili donati, e poi risultasse soccombente in appello, gli eredi della donante avrebbero diritto a chiedere la restituzione dei canoni percepiti, trattandosi di frutti civili non percepiti dal legittimo proprietario dopo la sentenza di primo grado (Cass. civ., sez. III, 27.1.2003 n. 16089: "Poiché i canoni di locazione costituiscono frutti civili, è ammissibile in appello la domanda volta ad ottenere il pagamento dei canoni maturati dopo la sentenza impugnata").
Si capisce, quindi, che ogni azione nei confronti degli eredi della defunta, diretta a riottenere il possesso del bene, andrà attentamente valutata.

Una soluzione, in assenza di un auspicabile accordo tra le parti, potrebbe essere quella di chiedere un sequestro giudiziario ex art. 670 del c.p.c. sui beni oggetto di giudizio, rimedio cautelare volto ad evitare il pericolo che i beni di cui è controversa la proprietà subiscano deterioramenti, sottrazioni o alterazioni nel corso dello svolgimento del processo. Affinché si possa chiedere un sequestro giudiziario, è necessario che sussista il fumus boni iuris (cioè che chi chiede il sequestro abbia probabilità di successo nella causa in cui sostiene di essere proprietario del bene) e il periculum in mora (cioè il pericolo che il bene non possa essere poi rilasciato integro a colui che risulterà vittorioso in appello). Naturalmente, tali requisiti - ora solo brevemente richiamati - devono essere supportati da prove e solo un legale potrà fornire adeguata assistenza, dopo aver esaminato in maniera esaustiva i fatti e i documenti.

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