Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1256 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Impossibilità definitiva e impossibilità temporanea

Dispositivo dell'art. 1256 Codice civile

L'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore (1), la prestazione diventa (2) impossibile (3) [1218, 1463].

Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento (4) [1219]. Tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell'obbligazione [1325 n. 2] o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione (5) ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla (6).

Note

(1) Se l'impossibilità è imputabile al debitore egli è tenuto al risarcimento del danno (1218 c.c.).
(2) Se l'impossibilità è originaria viene impedita la nascita stessa dell'obbligazione.
(3) Si ritiene che la prestazione sia impossibile quando la situazione sopravvenuta non possa essere superata con lo sforzo diligente (1176 c.c.) a cui il debitore è tenuto, non essendo sufficiente una maggior difficoltà, ma nemmeno necessaria un'impossibilità assoluta o oggettiva. La questione, quindi, diviene quella di stabilire quale sforzo possa essere preteso dal debitore.
(4) Il debitore è esonerato dalla responsabilità per il ritardo nel caso di impossibilità temporanea ma egli deve adempiere appena la prestazione diviene possibile.
(5) E' liberato, ad esempio, il cantante che sarebbe costretto a modificare le altre date in programma per eseguire la prestazione inadempiuta o a sostenere spese ingenti per prolungare il suo soggiorno all'estero; ancora, l'addestratore di un animale raro che non può essere obbligato ad eseguire lo spettacolo dopo che l'unico esemplare di cui è proprietario è morto.
(6) Si può pensare, ad esempio, all'esibizione di un personaggio famoso programmata per capodanno ma che diviene possibile solo dal 3 gennaio.

Ratio Legis

L'estinzione si spiega in ragione del fatto che l'inadempimento non è imputabile al debitore: se, invece, lo fosse, questi ne sopporterebbe le conseguenze. Infatti, anche se l'impossibilità è temporanea, il debitore è liberato solo dopo che non può più essere obbligato ad eseguire la prestazione divenuta possibile o che è venuto meno l'interesse del creditore a conseguirla ma non lo è se, venuta meno l'impossibilità, non sussiste una di queste situazioni.

Brocardi

Ad impossibilia nemo tenetur
Debitor speciei liberatur interitu rei
Extinguitur obligatio si in eum casum inciderit, a quo incipere non potest
Factum principis
Fortuitus casus est, qui nullo humano consilio praevideri potest
Magna difficultas impossibilitati aequiparatur
Maior casus, cui humana infirmitas resistere non potest
Nemo potest ad impossibile obligari
Non semper videtur dolo facere qui reposcenti non reddit
Vis maior

Spiegazione dell'art. 1256 Codice civile

I requisiti della impossibilità estintiva. Concetto della assolutezza e della oggettività

Come si è già accennato, questo articolo, il cui secondo comma non ha preciso riscontro nelle norme del vecchio codice, viene a sostituire il primo comma dell'art. #1298# (perdita della cosa senza colpa del debitore) e, per quanto riguarda il solo effetto estintivo, anche le norme integrative degli articoli #1224# e #1225#. Tutte le vecchie formule vengono ora condensate in quella ampia e comprensiva del primo comma; impossibilita della prestazione per una causa non imputabile al debitore. Nel progetto del 1936 (art. 96) era conservata la formula integrale dell'articolo #1225#, e quindi, accanto alle non imputabilità, vi era il requisito della estraneità. In una prima redazione del progetto ministeriale si leggevano nel primo comma anche le parole «in modo assoluto e definitivo». Nel testo ultimo risulta eliminato l'aggettivo «assoluto» mentre quello «definitivo», tolto dal primo comma si legge invece nella intitolazione, contrapposto al «temporaneo».

Una dottrina formatasi sotto il vecchio codice aveva voluto giustificare il requisito della estraneità, osservando che se la impossibilità risale ad un fatto proprio del debitore, sia pure a lui non imputabile, questi rimane egualmente obbligato. Si citavano gli esempi dell'erede che consuma in buona fede la cosa dovuta e del debitore personale che la danneggi per improvvisa pazzia. Altri interpretava la estraneità come riferita alla volontà del debitore; il che secondo una giusta obiezione si risolveva in una pura tautologia di fronte alle «non imputabilità». Restava, poi, da spiegare il concetto della non imputabilità che si faceva coincidere con quelli del caso fortuito e della forza maggiore; i quali ultimi, però, si solevano distinguere nel senso che il fortuito consistesse in un avvenimento imprevedibile o comunque inevitabile (fulmine, terremoto, inondazione); mentre la forza maggiore dipendesse da un fatto umano irresistibile (grassazione, atto di autorità come la requisizione, etc.). Tutto questo è ora espresso nella nuova formula dell'articolo in esame, alla cui analisi giova ora passare.

Il concetto di impossibilità della prestazione è implicito a quello della causa non imputabile al debitore. Pure eliminate le vecchie tautologie, la impossibilità, in sè stessa, resta concepita come un impedimento assoluto e non già come una pur intensa e personale difficoltà. Ciò è ora tanto più rigorosamente esatto in quanto le questioni sulla più o meno intensa difficoltà sopravvenuta sono espressamente regolate in una apposita sezione nuova della eccessiva onerosità (art. 1467 per le prestazioni corrispettive e 1468 per quelle unilaterali). La eliminazione dell'espresso requisito della assolutezza non ha, avuto dunque lo scopo di aprire lo spiraglio alle difficoltà personali, pur gravi, del debitore, bensì fosse quello di non ribattere troppo un concetto già di per sè rigido e di non cadere, perciò, nell'eccesso opposto.

Alla assolutezza della impossibilità, cioè a dire al suo grado massimo che implica la imprevedibilità ed inevitabilità, fa riscontro il requisito della oggettività che scaturisce dalla stessa formula, oltre che dalla denominazione. Causa non imputabile al debitore è quella che risiede in fatti estranei alla sua persona ed alla sua sfera aziendale. Non solo, perciò, è indifferente lo stato psicologico del debitore, ma qualunque sua difficoltà od impossibilità personale. Onde, il vecchio concetto del fortuito, estraneo alla persona oltre che alla volontà del debitore, rimane sempre utilizzabile al fine di interpretare rettamente la nuova formula dell'art. 1256, V, comma.


Gli effetti della impossibilità definitiva e di quella temporanea

La impossibilità definitiva estingue dunque l'obbligazione. Se questa consisteva in un facere, occorre che la prestazione non sia possibile anche a costo di maggiore dispendio e svantaggio. Nelle obbligazioni di non fare, sempre, nello stesso grado e qualità, possono utilizzarsi i concetti derivabili dalle norme nuove in tema di fatti illeciti sulla legittima difesa e sullo stato di necessità (articoli 2044 e 2047). Se l'obbligazione era di dare, occorrerà distinguere le prestazioni generiche da quelle di specie. Nelle prime non si può verificare normalmente il perimento, e quindi l'impossibilita della prestazione. La specie, cioè la cosa determinata, può invece perire per uno dei casi espressi nell'art. #1228# del codice abrogato, ed ora compresi nella formula generica dell'art. 1256; perimento materiale, posizione fuori commercio, smarrimento.

Alla impossibilita definitiva, che estingue e pone il rischio a carico del creditore, fa riscontro, nel secondo comma, quella temporanea, che, impedendo solo la tempestività della esecuzione, scagiona il debitore dal ritardo. Senonchè non era prudente lasciare in sospeso e senza alcun criterio direttivo la posizione rispettiva delle due parti in ordine ad una possibile esecuzione in tempo successivo. E perciò la seconda parte del comma medesimo stabilisce che la estinzione si verifica egualmente per l'impedimento temporaneo quando le cose sono giunte al punto che, pur prevedendosi una ulteriore possibilità, sarebbe eccessivamente gravoso per il debitore, od inutile per il creditore, stare rispettivamente impegnati a dare e ricevere la prestazione. Il momento della estinzione sarà dichiarato dal giudice tenendo in considerazione il titolo della obbligazione o la natura dell'oggetto.

Si intende, poi, che, anche per questa ipotesi di impossibilità temporanea si rendono applicabili, in caso di obbligazioni contrattuali corrispettive, le norme espresse negli articoli 1463, 1464 e 1465 per la impossibilita definitiva.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

151 Si è fatta coincidere detta impossibilità con il so­pravvenire di una causa estranea incidente sulla prestazione, non imputabile al debitore e che impedisce definitivamente
l'esecuzione della prestazione (art. 175).
Con questa formula si è voluto significare:
a) che l'impedimento non deve avere causa dalle con­dizioni e dalle vicende soggettive, personali e patrimoniali, del debitore, bensì da eventi estranei alla sua persona e alla
sua sfera aziendale;
b) che esso non deve incidere sulle condizioni sogget­tive, personali e patrimoniali, del debitore, ma deve cadere direttarnente sulla prestazione, così da rendere questa ineseguibile in sé e per sé, prescindendo in modo pieno dalle con­dizioni soggettive del debitore;
c) che l'impedimento non solo non deve essere rimovtibile attualmente, ma deve essere insuperabile anche per tutto il tempo in cui il creditore puo avere interesse alla prestazione e il debitore possa ritenersi tenuto ad eseguirla. Se l'impossibilita è temporanea e non dura oltre il tempo con­siderato essenziale per l'esecuzione nell'interesse di ciascuna parte o di entrambe, si darà solo l'effetto di esentare il debitore da responsabilità per ritardo: e infatti solo la tempesti­vità dell'esecuzione è in tali casi impossibile, non l'esecuzione stessa.

Massime relative all'art. 1256 Codice civile

Cass. civ. n. 14915/2018

La liberazione del debitore per sopravvenuta impossibilità della prestazione può verificarsi, secondo la previsione degli artt. 1218 e 1256 c.c., solo se ed in quanto concorrano l'elemento obiettivo della impossibilità di eseguire la prestazione medesima, in sè considerata, e quello soggettivo dell'assenza di colpa da parte del debitore riguardo alla determinazione dell'evento che ha reso impossibile la prestazione. Pertanto, nel caso in cui il debitore non abbia adempiuto la propria obbligazione nei termini contrattualmente stabiliti, egli non può invocare la predetta impossibilità con riferimento ad un ordine o divieto dell'autorità amministrativa ("factum principis") sopravvenuto, e che fosse ragionevolmente e facilmente prevedibile, secondo la comune diligenza, all'atto della assunzione della obbligazione, ovvero rispetto al quale non abbia, sempre nei limiti segnati dal criterio della ordinaria diligenza, sperimentato tutte le possibilità che gli si offrivano per vincere o rimuovere la resistenza o il rifiuto della pubblica autorità.

Cass. civ. n. 23618/2004

Mentre l'impossibilità giuridica dell'utilizzazione del bene per l'uso convenuto o per la sua trasformazione secondo le previste modalità, quando derivi da disposizioni inderogabili già vigenti alla data di conclusione del contratto, rende nullo il contratto stesso per l'impossibilità dell'oggetto, a norma degli artt. 1346 e 1418 c.c., nella diversa situazione in cui la prestazione sia divenuta impossibile per causa non imputabile al debitore ai sensi degli artt. 1256 e 1463 c.c., l'obbligazione si estingue; con la conseguenza che colui che non può più rendere la prestazione divenuta, intanto, definitivamente impossibile, non può chiedere la relativa controprestazione, né può agire con l'azione di risoluzione allegando l'inadempimento della controparte. (Nella specie, relativa a contratto di fornitura di prodotti per l'industria farmaceutica, la Corte Cass. ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la pretesa risarcitoria avanzata da produttrice di ferritina di origine animale nei confronti di azienda farmaceutica che, a seguito della sopravvenuta non commerciabilità del prodotto — derivante da provvedimento del Ministro della sanità aveva cessato di richiedere la fornitura).

Cass. civ. n. 4016/2004

Può farsi ricorso all'istituto della risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta solo qualora la circostanza sopravvenuta (la quale deve rivestire i caratteri della assolutezza e dell'oggettività) non sia prevedibile al momento della conclusione del contratto, sì da escludere qualsiasi profilo di colpa imputabile. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la corte di merito fosse incorsa in violazione di legge sotto il profilo della erronea applicazione dell'art. 1464 c.c., avendo ritenuto configurabile un'ipotesi di impossibilità — parziale — sopravvenuta in una vendita di una struttura alberghiera constante di 19 posti — letto in relazione alla quale, successivamente al trasferimento della proprietà, il Comune aveva rilasciato una licenza per soli 13 posti letto).

Cass. civ. n. 11916/1999

In base agli artt. 1218 e 1256 c.c. la sospensione unilaterale del rapporto da parte del datore di lavoro è giustificata ed esonera il medesimo datore di lavoro dall'obbligazione retributiva soltanto quando non sia imputabile a fatto dello stesso, non sia prevedibile ed evitabile e non sia riferibile a carenze di programmazione o di organizzazione aziendali ovvero a contingenti difficoltà di mercato. (Nel caso di specie la sentenza impugnata cassata sul punto dalla S.C. aveva ritenuto senza motivazione adeguata che per un datore di lavoro appaltatore di opere pubbliche una perizia di variante in corso d'opera costituisse un evento facilmente prevedibile e quindi probabile anziché semplicemente possibile e che l'appaltatore medesimo avrebbe potuto imporre all'appaltante, al momento della stipulazione del contratto, una clausola di accollo da parte dello stesso dei costi relativi alle retribuzioni da corrispondere ai dipendenti nel corso di un'eventuale sospensione dei lavori, senza specificare quale era stato nella specie il difetto di diligenza gestionale imputabile all'impresa in considerazione anche della disciplina regolatrice delle modalità di conclusione dei contratti con la pubblica amministrazione).

Cass. civ. n. 10690/1999

In tema di impossibilità temporanea della prestazione per causa non imputabile al debitore, l'art. 1256 c.c. si limita ad escludere, finché detta impossibilità perduri, la responsabilità del debitore per il ritardo nell'adempimento, ma non disciplina eventuali effetti riflessi sul rapporto contrattuale da cui, in ipotesi, l'obbligazione tragga origine, nel senso di una proroga del rapporto sinallagmatico tra le parti per un tempo corrispondente alla durata dell'impossibilità temporanea. (Nella specie, affidata in subconcessione la gestione di servizi aeroportuali per tre anni, ed essendo l'aeroporto rimasto chiuso per buona parte di tale periodo per lavori di rifacimento della pista, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso il diritto della subconcessionaria ad una proroga del contratto per un periodo corrispondente alle sospensioni verificatesi nell'attività aeroportuale).

Cass. civ. n. 5347/1998

L'impossibilità sopravvenuta, in quanto causa di estinzione delle obbligazioni avente portata generale, esplica la sua efficacia estintiva anche in relazione alla promessa del fatto del terzo. (Nella specie, una persona fisica si era impegnata a far assumere, con una determinata retribuzione, un lavoratore da una società edile per lo svolgimento dei lavori alla medesima appaltati per la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro, ma, sopravvenuta l'interruzione dei lavori a seguito del referendum sulle centrali nucleari, detto lavoratore era stato posto in cassa integrazione come le altre maestranze; la S.C. ha confermato sul punto la sentenza impugnata, che aveva escluso l'obbligo di detta persona fisica di corrispondere in proprio la retribuzione prevista).

Cass. civ. n. 9304/1994

La sopravvenuta impossibilità che, ai sensi dell'art. 1256 c.c., estingue l'obbligazione, è quella che concerne direttamente la prestazione e non quella che pregiudica le possibilità della sua utilizzazione da parte del creditore. (Nella specie, l'acquirente di un forno da installare in un panificio aveva rifiutato di dare esecuzione al contratto sostenendo che, non avendo ottenuto le autorizzazioni necessarie per l'ampliamento dei locali, non aveva la possibilità di utilizzazione del forno).

Cass. civ. n. 8249/1990

La liberazione del debitore per sopravvenuta impossibilità della sua prestazione in tanto può verificarsi in quanto, secondo le previsioni degli artt. 1218 e 1256 c.c., concorrano l'elemento obiettivo dell'impossibilità di eseguire la prestazione, in sé e per sé considerata, e quello (subiettivo) dell'assenza di colpa da parte del debitore riguardo alla determinazione dell'evento che ha reso impossibile la prestazione. Pertanto, nel caso in cui il debitore non abbia adempiuto la propria obbligazione nei termini contrattualmente stabiliti, egli non può invocare la predetta impossibilità con riferimento ad un evento verificatosi in un momento successivo.

Cass. civ. n. 2691/1987

L'impossibilità che, ai sensi dell'art. 1256 c.c., estingue la obbligazione è da intendere in senso assoluto ed obiettivo e consiste nella sopravvenienza di una causa, non imputabile al debitore, che impedisce definitivamente l'adempimento; il che - alla stregua del principio secondo cui genus numquam petit - può evidentemente verificarsi solo quando la prestazione abbia per oggetto la consegna di una cosa determinata o di un genere limitato, e non già quando si tratta di una somma di denaro.

Cass. civ. n. 7580/1983

La sopravvenuta impossibilità della prestazione, se non è imputabile al debitore, determina l'estinzione dell'obbligazione, mentre, se è imputabile al debitore, determina la conversione dell'obbligazione di adempimento in quella di risarcimento del danno e, se costituisce l'oggetto di un contratto a prestazioni corrispettive, dà luogo, altresì, all'azione di risoluzione per inadempimento. Pertanto, ove il creditore abbia proposto domande limitate soltanto all'esecuzione specifica della prestazione dedotta in contratto ed al risarcimento dei danni conseguenti al mero ritardo nell'adempimento, l'accertata sopravvenuta impossibilità, totale e definitiva, di esecuzione della prestazione determina l'improponibilità delle domande stesse, entrambe presupponendo necessariamente che la prestazione sia ancora eseguibile, senza che a tal fine sia rilevante l'imputabilità o meno al debitore della sopravvenuta impossibilità di adempimento, che ha rilievo, invece, esclusivamente in relazione alla responsabilità per danni da inadempimento definitivo ed alla risoluzione per inadempimento.

Cass. civ. n. 1139/1982

In ipotesi di preliminare di vendita di costruzione ancora da realizzare poi non ultimata perché in contrasto con le norme di piano regolatore, non si ha nullità del contratto, ai sensi degli artt. 1256, 1463 e 1472 c.c., non vertendosi in tema di totale mancanza della cosa e, quindi, di impossibilità totale della prestazione, bensì di venuta ad esistenza parziale della cosa stessa e di corrispondente impossibilità solo parziale della prestazione, a fronte della quale unicamente il creditore è arbitro di stabilire la rispondenza al proprio interesse della parte della prestazione possibile (art. 1464 c.c.), senza che il debitore possa liberarsene, adducendo l'impossibilità parziale (art. 1258 c.c.). Né la difformità del manufatto, rispetto a quello contemplato in contratto, è ostativa alla pronunzia ex art. 2932 c.c., ove essa non incida sull'identità della cosa ed il promissario non pretenda in dipendenza della medesima, alcuna modificazione della propria controprestazione, nel qual caso viene meno ogni interesse del promittente ad invocare quella situazione per sottrarsi alla propria obbligazione, giacché nonostante ciò, egli riceve esattamente quanto pattuito, rimanendo in tal modo la difformità in questione confinata entro l'ambito di una valutazione soggettiva del proprio interesse contrattuale da parte del promissario.

Cass. civ. n. 1012/1978

L'impossibilità sopravvenuta della prestazione libera il debitore, purché il fatto che la determina abbia diretta e sicura incidenza causale sulla sua esecuzione. Conseguentemente, se per l'adempimento è prefisso un termine, ovvero se esso è dilazionato nel tempo, l'eventuale causa impediente può esimere da responsabilità solo se perdura tutta la durata del termine entro il quale la prestazione deve essere eseguita.

Notizie giuridiche correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Testi per approfondire questo articolo

  • L' interpretazione del diritto internazionale privato dell'Unione Europea. Il caso della responsabilità da prodotto

    Editore: Aracne
    Collana: Scritti di diritto privato europeo e internazionale
    Pagine: 232
    Data di pubblicazione: aprile 2018
    Prezzo: 13 €
    La disposizione del regolamento (CE) n. 864/2007 sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali (Roma II) relativa alla responsabilità da prodotto (art. 5) ha suscitato numerose incertezze interpretative e letture divergenti. Lo studio si propone di verificare se e in che misura tali difficoltà siano ascrivibili a caratteristiche proprie del diritto UE, che impongano di ricorrere a un metodo esegetico specifico affinché l'attività interpretativa... (continua)