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Articolo 570 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Successione dei fratelli e delle sorelle

Dispositivo dell'art. 570 Codice civile

A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali (1).
I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani (2).

Note

(1) I fratelli e le sorelle naturali dei quali sia legalmente accertato il rispettivo status di filiazione nei confronti del comune genitore, sono chiamati alla successione legittima, in mancanza di altri successibili, prima dello Stato (cfr. art. 565 del c.c. e nt. n 1).
(2) Sono fratelli germani quelli che hanno in comune con il de cuius entrambi i genitori, sono unilaterale quelli che hanno solo o la madre o il padre in comune. I primi, nella successione del fratello o della sorella, ricevono una quota doppia rispetto ai secondi (si parla in proposito di "quota di fatto").

Ratio Legis

L'attribuzione di una quota doppia di eredità ai germani rispetto agli unilaterali si spiega in quanto i primi hanno un vincolo di parentela più stretto con il de cuius, avendo in comune sia la madre che il padre.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

273 In correlazione alla nuova disciplina dell'istituto della successione per rappresentazione, regolato sistematicamente nella parte generale ed esteso a tutti i casi in cui il primo chiamato non possa o non voglia accettare l'eredità, ho soppresso nell'art. 566 del c.c. (corrispondente all'art. 107 dei progetto definitivo), l'accenno ai discendenti dei figli legittimi e la distinzione fra successione per capi e successione per stirpi. Data l'estensione della rappresentazione al caso di rinunzia, è chiaro che, nella successione ab intestato, i discendenti dei figli legittimi non possono succedere in nessun caso per diritto proprio e quindi non ha senso la distinzione fra successione per capi e successione per stirpi. D'altro lato uno specifico richiamo alla rappresentazione sarebbe stato in questa sede superfluo, dato che la materia è interamente regolata dagli articoli 467, 468 e 469. Per le stesse ragioni ho eliminato la menzione dei discendenti a proposito del figli adottivi (art. 567 del c.c.), dei fratelli e sorelle (art. 570 del c.c.), e il richiamo esplicito alla rappresentazione che era contenuto nel terzo comma dell'art. 112 del progetto definitivo.
275 Non ho creduto opportuno aderire alla proposta di equiparare la quota successoria dei fratelli unilaterali a quella dei fratelli germani. La tradizionale diversità di trattamento, infatti, risponde alla diversa intensità del vincoli di sangue e dì affetti, che uniscono tra loro da un lato i fratelli germani e dall'altro quelli unilaterali. E' ovvio che si senta un ben più saldo legame quando si sia nati dallo stesso padre e dalla stessa madre, che non quando si abbia un solo genitore comune.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 570 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Francesco M. B. chiede
lunedì 25/12/2017 - Sardegna
“mio zio, fratello di mia madre, è morto alcuni anni fa. i parenti sono: una sorella (mia madre) e tre nipoti (figli della sorella- mia madre -: io, mia sorella e un fratello premorto a mio zio.
io ho 5 figli, mia sorella nessuno e mio fratello premorto a mio zio, un figlio. come si divide l'eredità, che consiste in un appartamento ?”
Consulenza legale i 02/01/2018
Nella fattispecie in esame, mancando un testamento, troveranno applicazione le regole della successione legittima, ovvero è la legge che predetermina le categorie dei successibili, stabilendo anche le modalità con cui essi concorrono tra loro.
In alcun casi, le varie categorie di successibili chiamati per legge concorrono per quote diverse, mentre in altri la presenza di appartenenti ad una categoria esclude ogni diritto degli appartenenti alle categorie successive.
Si può dire che il criterio seguìto dalla legge, generalmente, sia quello per cui “il più prossimo esclude i remoti”.

Gli eredi per eccellenza sono i figli (discendenti), i quali escludono tutti gli altri parenti: essi concorrono solo con il coniuge (artt. 566 cod. civ. e 581 cod. civ.).
Nel caso in esame, tuttavia, non c’è coniuge e non ci sono figli.
In mancanza di figli succedono i genitori (ascendenti), i quali concorrono con i fratelli e le sorelle (art. 571 cod. civ): ma anche i genitori mancano nel caso di specie.

A questo punto la regola è: “A colui che muore senza lasciar prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali”.
Nel caso in esame, c’è un solo collaterale, ovvero la sorella (madre di chi ha posto il quesito) per cui l’eredità andrà tutta devoluta a quest’ultima.

I nipoti infatti entrerebbero in gioco solamente qualora la sorella del defunto fosse anch’essa premorta: per questa eventualità, l’art. 572 cod. civ. stabilisce che “Se alcuno muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, senza distinzione di linea. La successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado


Paolo B. chiede
mercoledì 25/10/2017 - Piemonte
“Buongiorno,
è morto mio zio, celibe, senza prole, convivente con una signora senza che i due abbiano mai regolarizzato la loro unione.
Aveva cinque fratelli, tutti premorti, uno con un figlio, tre con due figli ciascuno (di cui uno premorto con un figlio) e uno con tre figli (di cui uno premorto con due figli).
Come si divide in percentuale l’eredità, tenendo conto che alcune cose (ad esempio una cassetta di sicurezza), ma non tutte, sono cointestate con la convivente?
Visto che potrei anche trovarmi a discutere su questo, mi piacerebbe che la risposta fosse abbondantemente motivata (articoli del codice civile, ecc.).
Grazie”
Consulenza legale i 01/11/2017
Prima di entrare nel merito delle quote e della successione del de cuius, è bene chiarire che la Legge n. 76 del 2016 ha finalmente conferito ai conviventi alcuni diritti derivatigli dal legame affettivo e di reciproca assistenza morale e materiale.
In particolare in caso di morte del convivente, il partner avrà diritto a succedere nel contratto di locazione della casa in cui abitavano oppure, se questa era di proprietà del de cuius, potrà continuare ad abitarci per un arco temporale proporzionato alla durata della convivenza, ma non oltre i 5 anni (comma 42°).

Per quanto riguarda la successione, gli artt. 565 e seguenti del c.c. dettano specifiche disposizioni per il caso in cui il de cuius non abbia provveduto con testamento ad individuare i suoi successori.
Ai sensi dell’art. 570 c.c. “A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali”.
Quindi i 5 fratelli del defunto sarebbero dovuti succedergli nella quota di 1/5. Essendo premorti, possono subentrare i loro figli per rappresentazione.
L’art. 467 c.c. prevede proprio che, quando un erede non possa o non voglia accettare l’eredità, i discendenti possono accettarla nel luogo e nel grado del loro ascendente.
Dunque il quinto spettante a ciascuno fratello premorto andrà nuovamente diviso tra i figli (nipoti) del de cuius.

Se, ad esempio, si assumesse che l’eredità fosse pari a 100, a ciascun fratello spetterebbe una quota pari a 20.
Ai due figli di un fratello, che succedono per rappresentazione, andrà una quota pari ad 10.

La situazione è complicata dalla circostanza che alcuni nipoti siano premorti lasciando a loro volta dei figli: anche in questi casi, però, i figli dei nipoti potranno ereditare per rappresentazione, tenendo conto però che la successione avviene sempre per stirpi. (art 469cc c.c.)
Ad esempio ai due figli del fratello premorto sarebbe spettata una quota pari a 10, tuttavia dal momento che uno dei figli (nipote) è morto, gli succederà l’unico figlio (pronipote) nella medesima quota (10).
Ai tre figli di un fratello sarebbe spettata una quota pari a 6,66 ciascuno, ma dal momento che uno dei nipoti è morto lasciando due discendenti, la quota del padre andrà nuovamente divisa tra i pronipoti i quali avranno diritto ad accettare l’eredità nella misura di 3,33 ciascuno.

La norma che depone in tal senso è il 4° comma dell’art 469 c.c. nella parte in cui prevede che “Se uno stipite ha prodotto più rami, la suddivisione avviene per stirpi anche in ciascun ramo, e per capi tra i membri del medesimo ramo”, senza la possibilità di accrescimento delle quote degli altri eredi.

La cassetta di sicurezza, in quanto cointestata, appartiene per metà alla convivente e per metà al de cuius; ovviamente solo quest’ultima cadrà in successione.
Prima però occorrerà procedere all’apertura della cassetta ed alla verifica del suo contenuto; in base al disposto dell’art. 1840 2° comma c.c. per poter aprire la cassetta cointestata servirà ottenere il consenso di tutti gli interessati, compresa dunque la convivente.
In assenza del comune beneplacito sarà necessario rivolgersi all’Autorità Giudiziaria la quale stabilirà altresì le modalità di divisione, se il bene contenuto non è facilmente divisibile (art. 1772 c.c.).

Pietro M. chiede
venerdì 13/01/2017 - Lombardia
“E' mancato un nostro zio celibe senza ascendenti viventi ne discendenti diretti.
Siamo tre nipoti, due figli di un fratello e uno figlio di una sorella entrambi deceduti da anni. Nostro zio non ha avuto altri fratelli o sorelle.
Il primo quesito e' di sapere se, nel caso tuttti I fratelli sian gia' deceduti, valga il principio di successione per stirpe tra fratelli e rappresentanza verso I nipoti, cioe' I primi 2 nipoti ereditano il 25% ciascuno e il terzo il 50%, oppure in virtu del decesso antecedente di entrambi I fratelli, il nostro caso rientra in una successione per capi, dove ciascuno eredita per legge il 33.3%.
Il secondo quesito si pone nell'eventuualita' si applichi il primo caso (successione per stipe + rappresentanza). Pur in assenza di testamento scritto da parte dello zio, lo stesso aveva piu' volte espresso verbalmente con I tre nipoti la volonta che la sua eredita' fosse divisa in 3 parti uguali. Il nipote figlio unico e' encomiabilmente in pieno accordo a seguire questa volonta del defunto, e ci chiediamo se sia necessario ratificare questo accordo in sede di divisione dei beni di fronte a un eventuale notaio (nella successione esistono beni immobili che richiederanno un intervento notarile), oppure l'accordo debba o possa essere ufficializzato in altra sede o in alter forme (per esempio una scrittura privata o altra modalita legale)”
Consulenza legale i 17/01/2017
Il caso rientra pienamente nell’istituto giuridico della rappresentazione, disciplinato dal nostro codice civile agli artt. 467-469.

Come ben noto, si dice “chiamato all’eredità” il soggetto che, per disposizione testamentaria o, in mancanza del testamento, per disposizione di legge, è legittimato ad accettare l’eredità e, pertanto, a divenire erede.
La “chiamata” o “vocazione” ereditaria è, dunque, la situazione che si ha dal momento in cui la successione si apre (coincidente con la morte del de cuius) fino a quando il chiamato diventa erede, accettando appunto la chiamata.

Se però chi è chiamato all’eredità non possa (perché ad esempio premorto al de cuius) o non voglia accettarla (ad esempio perché intenda rinunciarvi), nasce il problema di stabilire a chi debba essere rivolta la chiamata ereditaria.

Tecnicamente il chiamato che non può o non vuole accettare l’eredità si definisce “primo chiamato”, mentre il chiamato successivamente al primo si definisce “chiamato ulteriore”.

Ebbene, nel caso di specie è accaduto proprio questo, ossia che i primi chiamati all’eredità, il fratello e la sorella del de cuius, non hanno potuto accettare l’eredità perché entrambi premorti; non essendovi peraltro un testamento nel quale il de cuius abbia disposto unasostituzione, il chiamato o i chiamati ulteriori possono essere individuati mediante le regole della c.d. rappresentazione, essendo i primi chiamati, premorti, fratello e sorella del defunto.
La rappresentazione, infatti, è quell’istituto giuridico che fa subentrare all’infinito (art. 469) i discendenti legittimi o naturali (c.d. rappresentanti) nel luogo e nel grado del loro ascendente (cd. rappresentato) che non può o non vuole accettare (art. 467 co. 1), a condizione che questi sia figlio legittimo, legittimato, adottivo o naturale del defunto ovvero suo fratello o sorella
I rappresentanti (discendenti dei primi chiamati, ovvero i nipoti) subentreranno nel luogo e nel grado del loro ascendente (il rappresentato).

La successione si fa per stirpi e non come avviene normalmente per capi; ne deriverà che se il numero e il grado dei discendenti è uguale in ciascuna stirpe, le quote ereditarie saranno le stesse che nella successione per capi.

Così, ad esempio, immaginiamo che Tizio alla sua morte lasci un patrimonio di 900 euro in parti uguali ai tre figli Primo, Secondo e Terzo (e quindi distribuisce 300 euro a ciascuno).
Immaginiamo ancora che due suoi figli, Primo e Secondo, accettino l'eredità e conseguano la quota loro spettante, mentre il terzo figlio rinunzi all’eredità; in luogo di costui possono subentrare per rappresentazione i suoi tre figli, ciascuno dei quali può conseguire un valore di 100 euro.
Se poi si ipotizza che uno di questi tre figli sia premorto al padre lasciando a sua volta due figli, costoro si trovano a poter ereditare per rappresentazione un valore di 50 euro per ciascuno, e cioè la metà della complessiva quota che sarebbe spettata al loro genitore.

Quindi, per rispondere alle domande poste nel quesito, va detto che nella rappresentazione la successione opera per stirpi, ove per stirpe si intende il gruppo di discendenti di ciascun chiamato (nel nostro caso le stirpi saranno due, quella del fratello e quella della sorella del defunto); nell’ambito della stirpe, tutta insieme subentrata per rappresentazione, la divisione si farà per capi (così se il defunto ha lasciato 100 euro, ai due figli del fratello andranno 50 euro da dividere in parti uguali, mentre gli altri 50 euro andranno al figlio della sorella).

Tuttavia, in deroga al principio appena esposto della successione per stirpi, i coeredi possono di comune accordo formare un progetto di divisione per capi, con la formazione di tre lotti eguali, manifestando in sede di divisione, da stipulare per atto notarile data la presenza di immobili, la volontà di consacrare in tal modo il desiderio verbalmente espresso dal defunto in vita (circa l’ammissibilità di una tale forma di divisione, derogatoria al principio della successione per stirpi, si è di recente espressa Cassazione Sez. II Civ. n. 13099/2015).

Il progetto di divisione, a sua volta, può essere trasfuso, prima del rogito notarile, in una scrittura privata, la quale potrà assumere la natura di preliminare di divisione ereditaria (senza alcun dubbio lecito e non confliggente con il divieto dei patti successori, perché relativo ad una successione già aperta).

Antonio G. chiede
mercoledì 23/11/2016 - Lazio
“Buongiorno,

sono pronipote di una anziana deceduta di recente che possedeva alcune proprietà. Devo sottolineare che essa è deceduta senza lasciare alcun testamento.

Proprio per queste proprietà adesso sta nascendo un conflitto tra i "presunti" eredi sul chi ha diritto ad entrare in successione e chi no.

La situazione familiare è così delineata:
-La Prozia senza eredi è deceduta recentemente ;
-La Prozia aveva una sorella e due fratelli;
-La Sorella è deceduta senza eredi;
-Entrambi i fratelli sono deceduti, ma questa volta entrambi con eredi;
-Il primo fratello aveva 2 figlie e 1 figlio, tutti e 3 attualmente in vita;
-Il secondo fratello aveva 3 figlie, di cui 2 in vita e 1 deceduta;
-Io e mio fratello saremmo i figli della sfortunata figlia deceduta di cui poc'anzi.

La domanda in sostanza è la seguente: come dovrebbero essere distribuiti gli averi della prozia tra questi discendenti? Abbiamo io e mio fratello diritto ad entrare in successione? Se sì, si potrebbero avere i riferimenti di legge da presentare agli altri eredi per fare valere le nostre posizioni?

Vi ringrazio per l'attenzione dimostrata,
Cordiali Saluti,

Consulenza legale i 28/11/2016
Ai sensi dell’art. 570 c.c., se il defunto non lascia prole né ascendenti, in assenza di testamento gli succedono fratelli e sorelle in parti uguali. Ai sensi dell’art. 467 c.c. esiste il c.d. diritto di rappresentazione: vale a dire, ogniqualvolta l’erede legittimo non possa o non voglia accettare l’eredità, subentrano nella sua posizione i suoi discendenti.

Fatta questa necessaria premessa, passiamo ora ad analizzare il caso di specie.

Gli eredi della sua prozia deceduta sono la sorella e i due fratelli (quota di 1/3 ciascuno).
Gli eredi legittimi a loro volta sono deceduti, con la peculiarità che la sorella non aveva eredi. Per la quota di 1/3 spettante alla sorella vi sarà il c.d. accrescimento della quota spettante ai due fratelli della prozia deceduta (pari a 1/6 ciascuno, la metà della quota originaria di un terzo).
In luogo dei due fratelli subentrano (per il diritto di rappresentazione sopra menzionato) i figli.
In luogo del primo fratello (1/3 + 1/6 del patrimonio ereditario originario) subentrano i tre figli (a loro volta 1/3 ciascuno della quota di un terzo accresciuta spettante al loro padre).
In luogo del secondo fratello, ovvero suo nonno (1/3 +1/6 del patrimonio ereditario originario) subentrano parimenti i tre figli (1/3 ciascuno della quota accresciuta spettante al nonno). Dal momento che sua madre è deceduta, lei e suo fratello subentrate nella quota spettante a vostra madre: in buona sostanza, spetta a ciascuno di voi la metà di quella quota di un terzo originariamente spettante a vostra madre e ai vostri zii della originaria quota di un terzo accresciuta spettante in origine a vostro nonno.

Schematizzando: Prozia deceduta.
Sorella + due fratelli: 1/3 ciascuno.
Due fratelli: 1/3 + 1/6 della quota spettante alla sorella premorta senza eredi.
Primo e secondo fratello: 1/3 a ciascun figlio della quota di cui sopra (compresa sua madre).
Lei e Suo fratello: la metà ciascuno della quota di cui sopra spettante a vostra madre.

Tutto ciò naturalmente vale ove i soggetti deceduti non abbiano disposto per testamento della quota ereditaria originaria. In caso contrario, occorrerà guardare alle disposizioni testamentarie.

Alberto S. chiede
lunedì 12/09/2016 - Lombardia
“Mia zia Maria é deceduta il 31 gennaio 2015, non aveva marito ne figli, ne ha lasciato testamento.
Io sono un nipote non erede che ha sempre gestito il suo piccolo patrimonio. Mi trovo a occuparmi anche della successione.
Gli eredi sono una sorella gemella (germana) e altri 4 sorellastre e un fratellastro (in comune il solo padre). Tutti tra i 70 e 85 anni.
La gemella germana è deceduta negli anni '60, ha lasciato 4 figli, uno dei quali deceduto senza moglie ne figli anni fa.
Una delle sorellastre è deceduta, lascia un figlio.
La mia domanda è la seguente, i nipoti "germani" e non, ereditano la quota della madre, ma il 4° figlio deceduto viene conteggiato o no?
Inoltre vorrei sapere se, dato che gli eredi sono teoricamente 6, 1 sola germana, le quote come si calcolano? 2x alla sorella germana e 1x a tutti gli altri?
Non mi è chiaro il fatto della quota doppia ai germani. Si intende doppia rispetto alla somma di tutti gli altri o doppia rispetto ad ogni altro?
Grazie, attendo ansiosamente un suo parere.
Se lo crede interessante può pubblicarlo.


Consulenza legale i 21/09/2016
Se con l’espressione “il quarto figlio deceduto” si fa riferimento al figlio della sorella germana e gemella, deceduto anzitempo senza figli né moglie, egli non andrà conteggiato. Se, infatti, fosse ancora in vita ed avesse rinunciato all’eredità, si discuterebbe se la sua quota si accresce o meno agli altri (ovvero se la sua quota andrebbe a "ripartirsi" tra gli altri: questione ancora molto dibattuta), mentre il fatto che egli non partecipi alla successione perché premorto, lo esclude automaticamente dal “conteggio”: il numero dei nipoti che ereditano, insomma, sarà di 4 (i tre nipoti in vita da parte della sorella germana ed il nipote da parte della “sorellastra”) e non di 5 (tutti i nipoti della sorella germana, compreso quello morto più il nipote della “sorellastra”).
In merito all’ultima domanda di cui al quesito, che è opportuno trattare prima della determinazione di fatto delle quote ereditarie, l’art. 570 cod. civ. recita “A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri discendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali. I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani”.
Per quanto riguarda il significato del 2° comma, in particolare, è corretto affermare che gli unilaterali hanno diritto alla metà della quota che spetta a ciascun germano.

Attenzione, però, che il principio è quello della cosiddetta “quota di fatto” e non quello della “quota di diritto”: l’unilaterale, cioè, ha diritto a metà della quota che effettivamente spetta al germano e non alla metà della quota che gli spetterebbe se fosse germano anche lui.
Ad esempio, nel caso di due fratelli, uno germano ed uno unilaterale: secondo il principio della “quota di fatto” (che, lo si ripete, è quella valida ed applicata), al primo spettano 2/3 del patrimonio mentre al secondo 1/3. Diversamente, nel caso della “quota di diritto”, il patrimonio si dividerebbe a metà (secondo il 570 c.c., 1° comma) e poi la quota del fratello unilaterale si dividerebbe ulteriormente in due, con il risultato che il germano avrebbe 3/4 del patrimonio e l’unilaterale 1/4.

In ordine, infine e per concludere, al calcolo delle quote, se le quote ideali nel caso concreto sono sei (due delle quali, poi, si divideranno in parti uguali tra i nipoti in vita), si dovrà dividere il patrimonio per 7, per cui 2/7 andranno alla sorella germana e 1/7 sarà suddiviso tra gli altri (ad esempio, se il valore del patrimonio è 70, ad ogni collaterale andrà una quota di 10, mentre alla germana andrà una quota di 20).

FRANCO C. chiede
venerdì 29/07/2016 - Friuli-Venezia
“Muore Tizia sorella germana di Caia. Tizia, no ascendenti e discendenti, lascia testamento per legato a favore dei due figli della sorella germana Caia. Resta fuori dal testamento una piccola parte costituita da terreni intestati,per quota, alle due sorelle germane sopra indicate provenienti dalla successione legittima della madre.
Tizia e Caia hanno due sorelle consanguinee premorte nate dal primo matrimonio del padre comune.
Si chiede: la parte non indicata nel testamento (quota di due terreni) e che proviene dalla successione legittima della madre di Tizia e Caia si devolve alla sorella germana Caia oppure anche ai rappresentanti delle altre due sorelle consanguinee premorte?
Ringrazio e chiedo la non inserzione della presente nel sito.”
Consulenza legale i 03/08/2016
L’art. 570 c.c. regola la successione dei fratelli e delle sorelle in caso di assenza di ascendenti e discendenti diretti del decuius: essi succedono in parti uguali, ma il secondo comma afferma che “i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani”.

In altre parole, e con riguardo al caso di specie, i terreni non indicati nel testamento entreranno in successione per la metà in favore della sola Caia, sorella germana della defunta Tizia, e per il 25% in favore dei rappresentanti delle sorelle consanguinee premorte.

L’art. 467 c.c. disciplina, infatti, l’istituto della rappresentazione: per il caso della premorienza dell’erede diretto, gli succedono per rappresentazione e – si badi, per la quota di spettanza dell’erede premorto – i discendenti (a loro volta eredi dell’erede premorto). Ciò significa quindi che non si guarda a quanti discendenti delle consanguinee vi siano: ad essi spetteranno – in parti uguali – la quota del 25% che sarebbe spettata alle rispettive madri, consanguinee di Tizia.

Lorella A. chiede
giovedì 07/07/2016 - Piemonte
“sono unica erede di mio fratello (no moglie,no figli, no genitori e no testamento), l'istituto bancario per il quale lavorava, mi ha chiesto - prima di erogare TFR e ratei, l'indicazione delle somme nella dichiarazione di successione ed il pagamento dell'imposta. Sia il consulente che il funzionario dell'ufficio dell'entrate mi dicono che non devo dichiararle e pagare l'imposta in quanto sono erede legittima. Specifico che non eravamo conviventi.Come mi devo comportare? Grazie”
Consulenza legale i 07/07/2016
L'def ref=Agenzia delle Entrate interpellata ha ragione nella misura in cui le somme di cui si tratta sono escluse dall'attivo ereditario, ai fini del pagamento dell'imposta di registro.

Per quanto concerne TFR e indennità sostitutiva del preavviso, non risulta necessario dichiarare tali emolumenti nella denuncia di successione, in quanto si tratta di somme che l'erede riceve a titolo personale, come diritto proprio, e non come bene facente parte dell'eredità. Si pensi che è ben possibile chiedere la corresponsione del TFR e poi rinunciare all'eredità del de cuius: risulta evidente, pertanto, come non sia affatto pregiudiziale alla riscossione del medesimo la presentazione della dichiarazione di successione.
Il riferimento normativo è l'art. 12, comma primo, lettera c) del d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, il quale recita: "
Non concorrono a formare l'attivo ereditario: a) i beni e i diritti iscritti a nome del defunto nei pubblici registri, quando e' provato, mediante provvedimento giurisdizionale, atto pubblico, scrittura privata autenticata o altra scrittura avente data certa, che egli ne aveva perduto la titolarita', salvo il disposto dell'art. 10; b) le azioni e i titoli nominativi intestati al defunto, alienati anteriormente all'apertura della successione con atto autentico o girata autenticata, salvo il disposto dell'art. 10; c) le indennita' di cui agli articoli 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e le indennita' spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto;
Non concorrono a formare l'attivo ereditario: a) i beni e i diritti iscritti a nome del defunto nei pubblici registri, quando e' provato, mediante provvedimento giurisdizionale, atto pubblico, scrittura privata autenticata o altra scrittura avente data certa, che egli ne aveva perduto la titolarita', salvo il disposto dell'art. 10; b) le azioni e i titoli nominativi intestati al defunto, alienati anteriormente all'apertura della successione con atto autentico o girata autenticata, salvo il disposto dell'art. 10; c) le indennita' di cui agli articoli 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e le indennita' spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto;
Non concorrono a formare l'attivo ereditario: [...] c) le indennità di cui agli articoli 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto".
Va precisato che l'art. 2122 c.c. prevede che le indennità in esso contemplate vadano devolute ai parenti entro il terzo grado se questi vivevano "a carico" del lavoratore. La giurisprudenza che si è andata formando sulla natura di dette somme, ha attribuito alle stesse una prevalente funzione previdenziale e assistenziale, cioè di ristoro del pregiudizio che i superstiti subiscono per la morte del lavoratore, che li manteneva. Tuttavia, poiché il terzo comma del medesimo articolo prevede che "In mancanza delle persone indicate nel primo comma, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima", nel nostro caso la sorella ha diritto alle indennità anche se non era soggetto a carico del fratello.

Per quanto riguarda, invece, altri compensi maturati durante il rapporto lavorativo, quali la retribuzione eventualmente non già corrisposta, i ratei di mensilità aggiuntive (es. tredicesima, permessi non goduti, etc.), il discorso è diverso: questi entrano nell’attivo ereditario come crediti, e quindi per ottenerli il chiamato all'eredità la deve accettare.

Ai sensi dell'art. 48 del d. lgs. 346/1990, i debitori del defunto (quale il datore di lavoro) non possono pagare le somme dovute agli eredi, ai legatari e ai loro aventi causa, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all'art. 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l'indicazione dei crediti suddetti (o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d'ufficio), oppure quando non sia stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione.

In conclusione, in base al tipo di credito nei confronti del datore di lavoro, va previamente presentata o meno la dichiarazione di successione (con pagamento della relativa imposta). In riferimento alle somme che l'erede ha diritto a percepire iure proprio, normalmente il datore di lavoro richiederà:
- l'atto di morte del prestatore di lavoro deceduto;
- lo stato di famiglia;
- un atto notorio da cui risulti che non esiste testamento; che non sussiste tra i superstiti del defunto alcuno dei soggetti indicati nell'articolo 2122 c.c.; le generalità e il grado di parentela degli eredi legittimi.

Giuseppe P. chiede
martedì 24/05/2016 - Lombardia
“Mio fratello è deceduto non ha lasciato un testamento, non era sposato e non aveva figli, in vita ci sono 5 fratelli più due nipoti figli di una sorella antecedente defunta. Vorrei sapere come deve essere ripartita l'eredità.”
Consulenza legale i 30/05/2016
Nel caso di specie operano le norme in materia di successione legittima (ovvero secondo la legge, mancando un testamento).

In forza di queste ultime, se non vi sono ascendenti (genitori), coniuge o figli, l’eredità si devolve a fratelli e sorelle in parti uguali (art. 570 cod. civ.: “a colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali (…)”).

Se uno di questi fratelli o sorelle non può accettare l’eredità, perché premorto (come nel caso che ci occupa), opera l’istituto della rappresentazione (art. 467 cod. civ.), secondo il quale subentrano a chi non può o non vuole accettare l’eredità i discendenti (figli) di quest’ultimo, in parti uguali. In particolare, a proposito del caso specifico della successione tra fratelli e sorelle, la legge stabilisce che “La rappresentazione ha luogo (…) nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto” (art. 468 cod. civ.).

Pertanto, per rispondere al quesito, l’eredità si dovrà ripartire in 6 quote uguali, delle quali 5 spetteranno ai cinque fratelli superstiti e la sesta andrà divisa a metà tra i due nipoti della sorella premorta.

Antonio M. chiede
mercoledì 14/01/2015 - Piemonte
“Mia sorella ha 85 anni senza figli con nipoti, io ne ho 77 e un figlio e una moglie.
Se uno di noi fratelli muore che succede dell'eredità? grazie.”
Consulenza legale i 15/01/2015
Il caso vede due fratelli (non si specifica se ve ne siano altri): la sorella, che chiameremo "Tizia", non ha figli (si immagina non abbia marito o che questo sia premorto), ma ha dei non meglio precisati nipoti; il fratello, che chiameremo "Caio", invece, ha una moglie e un figlio.

Se viene a mancare la sorella Tizia, la sua eredità viene devoluta interamente al fratello Caio. Difatti, dice l'art. 570 del c.c., "A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali".
I nipoti - se figli di cugini o di altri parenti più lontani - in questo caso non ereditano nulla, a meno che non si tratti di figli di altri fratelli premorti di Tizia e Caio (non è specificato nel quesito se ci sono altri fratelli, quindi lo ipotizzeremo noi ora): i figli dei fratelli premorti di Tizia sarebbero chiamati all'eredità della zia in virtù del diritto di rappresentazione, che li fa subentrare nel diritto ad ereditare del loro genitore che non può accettare l'eredità in quanto già deceduto (art. 467 del c.c.).
Spieghiamo con un esempio. Ci sono i tre fratelli, Tizia, Caio e Sempronio: Sempronio è già deceduto ma ha due figli in vita. Muore Tizia: la sua eredità si devolve in parti uguali a Caio e ai due figli di Sempronio (Caio 50% e i nipoti 50%). Ovviamente, se Sempronio fosse in vita, il 50% dell'eredità di Tizia spetterebbe a lui e non ai suoi figli.

Se, invece, decede il fratello Caio, la sua eredità viene acquistata dal figlio e dalla moglie: ai sensi dell'art. 581 del c.c. la moglie riceve il 50% e il figlio l'altro 50%. La sorella sarebbe esclusa in virtù del fatto che Caio ha prole: l'assenza di prole, infatti, è presupposto della successione dei fratelli ai sensi del già citato art. 570. Supponendo che Caio avesse avuto solo la moglie, questa invece avrebbe diviso l'eredità anche con la sorella del marito Tizia (art. 582 del c.c.).

E' bene ricordare che con testamento è possibile escludere dall'eredità i propri fratelli, mentre non si possono estromettere i figli e il coniuge non divorziato (tranne casi eccezionali, es. art. 463 del c.c.).

Aldo chiede
sabato 11/10/2014 - Estero
“Ciao mi chiamo Aldo e stiamo discutendo in famiglia per questo motivo; se mio padre ha un fratello e si sposa il figlio e mio cugino, perché c'è una parentela con il (fratello di mio padre) i cugini di mio cugino parenti di mia zia (la moglie del fratello di mio padre) a me che cosa sono ?? Scusate l'intreccio di parole..”
Consulenza legale i 30/10/2014
Non c'è nessun rapporto di parentela né di affinità, ai sensi del codice civile.
Infatti, la parentela è il vincolo tra consanguinei (es. tra cugini, figli di fratelli); l'affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge. Nella linea e nel grado in cui taluno è parente di uno dei coniugi, egli è affine dell'altro coniuge (es. per la moglie del fratello, il cognato è affine, perché è parente di suo marito).

Giuseppe chiede
giovedì 17/07/2014 - Toscana
“Questo il mio quesito: zio senza figli, con moglie premorta: al suo decesso, avendo numerosi nipoti da più fratelli tutti deceduti, l'eredità andrà ai nipoti stessi o, avendo lasciato testamento olografo, se fosse a favore della moglie premorta, agli eredi di questa (aveva solo cugini)?
Grazie.”
Consulenza legale i 25/07/2014
Quando, in presenza di un testamento, la vocazione diretta del chiamato all'eredità non possa avere efficacia perché il beneficiario è premorto al testatore, si deve provvedere alla devoluzione (cioè alla chiamata di altri soggetti) secondo questi successivi criteri:
1. deve operare prima di tutto la sostituzione, se il testatore ha già previsto nel testamento a chi debba andare la sua eredità nel caso in cui l'erede designato non possa succedere;
2. in secondo luogo, opera la rappresentazione (art. 467 del c.c.): se il chiamato non può accettare, il beneficio passa ai suoi discendenti (cioè ai figli) solo nell'ipotesi in cui il chiamato stesso fosse fratello o figlio del de cuius;
3. se nessuna delle altre due ipotesi si può realizzare, si verificherà l'accrescimento (art. 674 del c.c.), ma solo se nello stesso testamento erano stati chiamati più eredi: in questo caso, la quota del premorto va ad accrescere le quote degli altri chiamati testamentari;
4. infine, se nemmeno vi può essere accrescimento, si applicheranno le regole della vocazione legittima e gli eventuali legati (mancando un beneficiario) resteranno senza effetto.
Applicando queste regole al caso di specie, escluso che il testatore abbia previsto nel testamento una sostituzione (eliminiamo l'ipotesi 1.) e che vi siano altri chiamati testamentari oltre alla moglie (eliminiamo l'ipotesi 3.), si può affermare che l'eredità dello zio andrà ai figli dei fratelli in applicazione delle regole sulla successione legittima (ipotesi 4.) e non agli eredi della moglie premorta, poiché per loro non può operare l'istituto della rappresentazione (non si applica l'ipotesi 2.).

Enzo M. chiede
venerdì 18/04/2014 - Piemonte
“Buonasera. Siamo due cugini di sorelle non germane, diciamo uterine. La n/s zia muore, e, non avendo figli, vorrei sapere se abbiamo gli stessi diritti ereditari, anche perchè mio cugino è figlio della sorella germana della defunta zia. Premetto che mio cugino, (forse per motivi fiscali o fallimentari??) ha rinunciato all'eredità a favore dei figli, quindi già eredi di terzo grado. A questo punto vista la lungimiranza del parentado con i pronipoti, è giusto e logico che l'eredità sia comune? Grazie per la risposta.”
Consulenza legale i 24/04/2014
Nel caso proposto vi sono tre sorelle: due tra loro germane (hanno in comune entrambi i genitori); una uterina (ha in comune con le altre la stessa madre).
Ci si chiede se i figli delle due sorelle uterine, posto che è deceduta la terza sorella, abbiano gli stessi diritti ereditari sul patrimonio della comune zia. Si assume che non esista un testamento lasciato dalla defunta.

Innanzitutto, va precisato che se sono in vita le sorelle della defunta, l'eredità della de cuius (si presume che questa non abbia genitori in vita, né marito, né figli) va divisa tra loro, seguendo la regola stabilita dall'art. 570 del c.c.: i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che conseguono i germani. Pertanto alla sorella uterina spetta 1/3 dell'eredità, mentre all'altra spettano i 2/3.

Qualora una o entrambe le sorelle della defunta siano premorte (cioè già morte al decesso della sorella) o rinunciatarie, opererà l'istituto della rappresentazione, che fa subentrare i discendenti dei figli e quelli dei fratelli e delle sorelle (anche unilaterali, quindi uterini) del defunto, nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato (artt. 467-468 c.c.).

L'art. 469 del c.c. stabilisce che la rappresentazione ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti o il loro numero in ciascuna stirpe.
Ciò significa, nel caso di specie, che anche i pronipoti possono subentrare nell'eredità, se i figli del cugino rinunciatario a loro volta rinunciano.

Quanto spetterà a ciascun erede?
La rappresentazione fa subentrare nello stesso diritto del proprio ascendente: pertanto, i figli del cugino di chi pone il quesito, cioè pronipoti della defunta, che subentrano in luogo della sorella germana della de cuius (loro nonna), avranno diritto a 2/3 dell'eredità, che dovranno dividersi in parti uguali (è irrilevante che i figli siano uno o più: la quota resta sempre di 2/3).
Chi pone il quesito, figlio della sorella uterina della defunta, assumendo che questa sorella sia premorta o abbia rinunciato all'eredità, riceverà 1/3 del patrimonio della zia. Se egli dovesse rinunciare all'eredità, i suoi figli potranno subentrare sempre e comunque nella quota di 1/3.

paolo chiede
mercoledì 19/02/2014 - Sicilia
“Sono il tutore di un fratello interdetto (deficienza mentale dalla nascita). Alla morte dei miei genitori, ho preso mio fratello a vivere con la mia famiglia, lo curiamo amorevolmente. I miei 3 fratelli lo hanno abbandonato (lo avevano già fatto quando mia madre era ancora in vita, insieme a lei). Il desiderio dei miei genitori era quello di non metterlo in casa famiglia (anche perché lui capisce l'abbandono). Mio fratello ha un immobile di sua proprietà e non vorrei che alla sua morte subentrassero anche loro. In qualità di tutore e di germano posso fare testamento a mio favore o a favore dei miei figli (mi aiutano nel gestirlo) visto che ci sbagliamo di soli 8 anni e potrei venire a mancare io prima di lui? specifico che gli appartamenti sono 2. Mio fratello risulta proprietario della meta' di ognuno di loro, io dei 7/15 ed i miei fratelli dei 2/15 (per testamento dopo la morte di mia madre). Vorrei poter unire le due meta' in maniera che mio fratello risulti proprietario di un'intera casa (dove poter andare a vivere visto che siamo in affitto). E' possibile? Cosa devo fare?”
Consulenza legale i 27/02/2014
Il codice civile prevede che gli interdetti per infermità di mente non abbiano la capacità di redigere testamento (art. 591, secondo comma n. 2, c.c.). Non sono previste eccezioni a questa regola.
Quindi, nel caso proposto, pur essendo astrattamente possibile escludere i fratelli dalla propria successione (essi per legge non hanno diritto ad alcuna quota "fissa", cioè non fanno parte dei c.d. legittimari, quali figli e coniuge), la persona interdetta non potrà farlo, nemmeno per il tramite del proprio tutore. Alla morte dell'interdetto, i fratelli, in assenza di coniugi e figli, erediteranno ciascuno 1/4 del patrimonio del de cuius. L'art. 570 del c.c. stabilisce infatti che, a colui che muore senza lasciare figli, genitori, o altri ascendenti (nonni), succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali. I fratelli e le sorelle unilaterali (solo da parte di madre o solo da parte di padre) conseguono però la metà della quota che conseguono i germani.

Per quanto riguarda la seconda domanda, chiamando i due appartamenti 1 e 2 e i fratelli A (interdetto), B (fratello tutore), C, D ed E, la situazione si configurerebbe in questo modo:
- appartamento 1, proprietà 1/2 di A, 7/15 di B e 2/15 di C, D ed E;
- appartamento 2, proprietà 1/2 di A, 7/15 di B e 2/15 di C, D ed E.
Sui due immobili sussiste una comunione ereditaria, con una situazione di proprietà indivisa del bene.
Se A (tramite il tutore B) volesse divenire interamente proprietario dell'appartamento 1, egli dovrebbe acquistare i 7/15 di B e i 2/15 di C, D ed E; oppure dovrebbe permutare la metà dell'appartamento 2 con le quote dei quattro fratelli sull'appartamento 1.
Entrambe queste opzioni, che costituiscono i metodi più semplici per ottenere quanto voluto da A e B, prevedono necessariamente il consenso dei fratelli all'operazione.
Se tale accordo non fosse realizzabile, si dovrebbe ricorrere ad un giudice. Difatti, ogni coerede ha un diritto imprescrittibile a chiedere la divisione dell'immobile caduto in successione (art. 713 del c.c.), ossia, in altre parole, ad ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria, al fine di sottrarsi ai limiti di godimento e di disposizione cui sono assoggettati i beni in comunione.
Nella maggior parte dei casi, però, non è facile dividere un bene immobile senza alterarne irreparabilmente l'autonomia e la funzionalità: in questi casi, la legge prescrive che gli immobili devono preferibilmente essere compresi per intero nella porzione di uno dei coeredi aventi diritto alla quota maggiore; ma se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo davanti ad un giudice alla vendita all'incanto dell'immobile, il cui ricavato dovrà essere successivamente suddiviso (art. 720 del c.c.).
Se possibile, si consiglia di trovare un accordo con tutti i fratelli. Se i due appartamenti hanno un valore equiparabile, si potrebbe proporre un contratto di permuta (la permuta è il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all'altro, artt. 1552 ss. c.c.), in modo da ridurre al minimo la necessità di sborsare denaro liquido.

Una possibile via alternativa per raggiungere in parte lo scopo (anche se qui sarebbe necessario investire del denaro) potrebbe essere quella di chiedere al giudice l'autorizzazione di far vendere al fratello interdetto la nuda proprietà delle quote da egli detenute sui due immobili, motivando con l'esigenza di procurargli la disponibilità immediata di somme di denaro necessarie al suo sostentamento e l'impossibilità di procurarsele in altro modo. E' chiaro che:
- una quota indivisa di immobile subisce un primo abbattimento di valore per il solo fatto di essere, appunto, una quota e non l'intero
- la nuda proprietà può costare molto meno della piena proprietà (ovviamente tutto dipende dell'età dell'alienante).
Chiaro però che questa via è tutta da studiare con dati alla mano e ha delle complessità non indifferenti con cui confrontarsi.


MASSIMO chiede
giovedì 24/10/2013 - Abruzzo
“Muore una ricca signora anziana, che ha 2 sorelle, senza lasciare testamento. la moglie del figlio premorto, cioè la ex nuora, che era in regime di comunione di beni con il figlio della defunta, è un'erede legittima di questa sig.ra? quanto gli spetterebbe? in che misura?
...voglio vedere se riuscite a risolvere questo rebus!
Grazie.”
Consulenza legale i 28/10/2013

No, la moglie del figlio premorto della de cuius non è erede legittima. Difatti, la successione legittima (che opera in assenza di testamento) è devoluta solo ai soggetti indicati dall'art. 565 del c.c.: coniuge, discendenti, ascendenti, collaterali, altri parenti fino al sesto grado e allo Stato (oltre ai fratelli e sorelle naturali, inclusi nell'elenco dalla giurisprudenza). La "nuora" non è parente della suocera, bensì affine, e pertanto non vanta diritti successori. Non trova nemmeno applicazione la disciplina della rappresentazione, in quanto essa fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità. Nel caso di specie, potranno succedere per rappresentazione solo i figli del figlio premorto della de cuius, ma non la moglie.


Paola chiede
domenica 06/10/2013 - Toscana
“E' in fin di vita la moglie di un mio zio morto anni fa. Non lascia figli né fratelli.
Io sono la nipote del marito che era fratello di mia madre.
Lascerà cospicuo patrimonio immobiliare.
Sono parente che succede o no ?
Grazie”
Consulenza legale i 10/10/2013
La nipote dello zio non è giuridicamente "parente" della moglie di questi e non vanta pertanto diritti successori. Il vincolo di parentela sussiste solo tra chi discende da un identico capostipite.
Alla zia già vedova, visto che non lascia in vita né figli, né fratelli, succederanno i parenti eventualmente esistenti entro il sesto grado, ovvero:
- parenti di terzo grado: nipoti figli di figli/fratelli (qualora questi fossero premorti; in questo caso essi succedono per diritto di rappresentazione), zii paterni e materni;
- parenti di quarto grado: es. cugini;
- parenti di quinto grado: es. figli dei cugini;
- parenti di sesto grado: es. nipoti dei cugini.
E' bene sottolineare che, in mancanza di coniuge, figli e fratelli, succedono i parenti di grado più vicino, con esclusione degli altri (art. 572 del c.c.).
Quanto detto vale, naturalmente, laddove non esista un testamento della zia che disponga dei propri averi in modo diverso.

Neri chiede
giovedì 19/09/2013 - Lazio
“Salve, una domanda informativa: se muore una sorella che è nubile senza figli o compagno e nomina solo un fratello come erede universale, deve questo fratello cedere il 50% dell'eredità agli altri fratelli/sorelle o no. Ringrazio in anticipo. Porgo cordiale saluti.”
Consulenza legale i 10/10/2013
Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli, gli ascendenti (art. 536 del c.c.).
I fratelli non hanno diritto ad una quota per legge qualora il de cuius lasci un testamento in favore di altri soggetti.

MARCO chiede
giovedì 06/12/2012 - Sardegna
“Un marito è proprietario, grazie ad una eredità del padre, di un appartamento. Ha una figlia maggiorenne ed una moglie. Muore, passano 5 anni e la moglie che non fa la successione muore anch'essa. La figlia deve fare due successioni, dal padre alla madre e a se stessa e successivamente dalla madre a se stessa o solo una direttamente a se stessa dal padre. Ed in presenza di testamento olografo comunque poteva il padre lasciare tutto alla figlia senza lasciare la legittima alla moglie? Grazie e buon lavoro”
Consulenza legale i 07/12/2012

Con il testamento il nostro ordinamento riconosce ad un soggetto il dritto disporre delle proprie sostanze o di parte di esse per il tempo in cui avrà cessato di vivere, riconoscendo pertanto un supremo rispetto alla personalità del soggetto. Unico limite alla volontà testamentaria è il rispetto della c.d. quota legittima, una quota riservata per legge ad una categoria di successibili denominati legittimari. Ai sensi dell'art. 536 del c.c. sono tali il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.

Nel caso in cui il testatore non abbia rispettato il diritto dei legittimari a vedere riconosciuta la propria quota riservata per legge essi potranno agire con la c.d. azione di riduzione e di restituzione al fine di ottenere il riconoscimento dei propri diritti successori.

Premesse tali precisazioni, è bene precisare che nel caso di specie il defunto marito avrebbe dovuto riconoscere anche alla moglie una quota della sua eredità non potendo devolvere tutte le sue sostanze alla figlia. Sia la moglie che la figlia, infatti, appartengono alla categoria dei legittimari, quindi la moglie sarebbe stata legittimata ad agire al fine di ottenere il riconoscimento della propria quota di eredità.


michael chiede
lunedì 03/12/2012 - Lombardia
“Buongiorno vorrei gentilmente porre questo quesito:
Mio zio, morendo, lascia i suoi beni agli eredi legittimi .(non vi è alcun testamento).
Considerato che lo zio, non fu sposato e non ebbe figli ma solamente 3 fratelli,ad oggi uno solo vivente e due 2 gia defunti alla sua morte,di cui solo uno sposato con due figli,a chi spetta l'eredità? alla moglie del fratello (gia morto prima) aspetta qualcosa? oppure l'eredità va divisa solo tra il fratello vivente e tra i due nipoti?
premesso che uno dei due nipoti rifiuta la sua eventuale quota, questa a chi andrebbe?
Ringrazio e porgo cordiali saluti”
Consulenza legale i 04/12/2012

In base alle regole della successione legittima, il disposto contenuto all'art. 570 del c.c., I comma, prevede che a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali.

Se i fratelli o le sorelle sono premorti è possibile applicare l'istituto della rappresentazione ai sensi dell'art. 467 del c.c., il quale prevede che, nel caso in cui il fratello o la sorella del de cuius non possa o non voglia accettare l'eredità il beneficio passa ai suoi discendenti legittimi o naturali, che se succedono direttamente al de cuius, nel luogo e nel grado del proprio ascendente. Secondo le regole della rappresentazione la divisione va fatta per stirpe e opera all'infinito.

Nel caso specifico quindi, l'eredità andrà divisa in due parti, una andrà al fratello ancora vivente e l'altra andrà divisa tra i due discendenti del fratello premorto, nipoti del de cuius. Se uno di questi due nipoti rifiutasse la sua quota di eredità questa, in mancanza di suoi discendenti, andrebbe devoluta all'altro.

La moglie del fratello premorto non può vantare alcun diritto sull'eredità del de cuius in quanto affine e pertanto esclusa dall'eredità legittima. L'affinità, infatti, definita quale riflesso della parentela ai sensi dell'art. 78 del c.c., non importa alcun diritto successorio.


Milena chiede
lunedì 19/11/2012 - Emilia-Romagna

“Ho uno zio celibe, gli unici parenti sono un fratello incapace di intendere e di volere, un altro fratello ed una nipote figlia di una sorella premorta. Lui vorrebbe fare testamento e lasciare tutto alla nipote. Questo è possibile? Il fratello in caso di testamento totale alla nipote non avrebbe il diritto di percepire nulla dall'eredità oppure una piccola percentuale rimarrebbe comunque al fratello?
Ringrazio anticipatamente.”

Consulenza legale i 19/11/2012

Nel nostro ordinamento la legge prevede una categoria di successibili, denominati legittimari, a favore della quale la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione. Tali soggetti sono esclusivamente il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali e gli ascendenti legittimi nel caso in cui manchino i discendenti (art. 536 del c.c.). Di conseguenza, la volontà del testatore è limitata dalla presenza di questi soggetti in quanto lo stesso è tenuto a rispettare la quota loro riservata per legge, potendo disporre liberamente solo della così detta quota disponibile. Infatti, i legittimari possono agire in sede giudiziale per tutelare i propri diritti vantati a carico dell'eredità.

Al di fuori della predetta categoria non esiste alcun parente, fratello o sorella o figli di fratelli o sorelle, che possa rivendicare diritti sull'eredità nel caso in cui il testatore che non lasci legittimari abbia disposto liberamente della sua eredità. Quanto affermato è valido sempre che il testamento rispetti i requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge.

Pertanto, nel caso di specie, lo zio celibe, non avendo alcun legittimario, potrà liberamente disporre di tutta la sua eredità con il testamento, indicando quale unica erede la nipote.


roberta chiede
lunedì 14/05/2012 - Piemonte

“Ho uno zio che non e' sposato e non ha figli. Da un anno ha un invalidita' del 100% post ictus con emiparesi destra. Ha problemi di deambulazione ma a livello cerebrale e' lucido. L'unica persona che si sta occupando di lui sono io, la nipote, ovvero figlia di sua sorella con contratto di badante C super. In totale mio zio ha un fratello, morto, e due sorelle. Quindi sono rimaste solo due sorelle. E' possibile da parte di mio zio farmi una donazione "di giusta causa" visto che io mi occupo di lui? La donazione sarebbe l'appartamento in cui viviamo. Se si, la donazione "di giusta causa" puo' essere impugnata dagli eredi leggittimi? E chi sono in questo caso gli eredi legittimi?”

Consulenza legale i 16/05/2012

In tali casi si può parlare di donazione remuneratoria, fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario o per speciale rimunerazione ai sensi dell'art. 770 del c.c.. Le donazioni di tale tipologia non possono essere revocate per la sopravvenienza dei figli o per causa di ingratitudine, mentre sono soggette alla riduzione in caso di lesione della quota legittima (Cass. Civ. 11873/1993).

Gli unici soggetti che sono legittimati ad esperire l'azione di riduzione delle donazioni fatte in vita dal de cuius risultano i legittimari, ovvero quelle categorie di soggetti in favore dei quali la legge riconosce la c.d. quota legittima, qualora questa venga lesa. Sono legittimari ai sensi dell'art. 536 del c.c. il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali e gli ascendenti legittimi.

Pertanto, nel caso prospettato lo zio non avrebbe alcun legittimario, risultando quali chiamati all'eredità solamente le due sorelle, le quali non avrebbero nessuna legittimazione a promuovere l'azione di riduzione della donazione effettuata dal fratello.

L'eventuale donazione dovrà comunque rispettare i requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge (atto notarile).


Casacci G. chiede
martedì 01/05/2012 - Emilia-Romagna
“Muore la zia di mio padre, vedova e senza figli con due sorelle premorte. Mio padre è figlio unico di una delle due sorelle, l'altra sorella aveva tre figli di cui due tuttora in vita ed uno premorto alla zia. Come viene divisa l'eredità? Grazie e cordiali saluti”
Consulenza legale i 02/05/2012

Nella successione legittima, quando taluno muore senza lasciare prole nè genitori o altri ascendenti, la successione si apre in favore dei fratelli o delle sorelle in parti uguali.

Se i fratelli o le sorelle sono premorti è possibile applicare l'istituto della rappresentazione ai sensi dell'[[467 e ss cc]], il quale prevede che, nel caso in cui il fratello (o la sorella) del de cuius non possa o non voglia accettare l'eredità, il beneficio passa ai suoi discendenti legittimi o naturali, che succedono direttamente al de cuius, nel luogo e nel grado del proprio ascendente.

Nel caso posto all'attenzione la defunta aveva due sorelle entrambe premorte le quali hanno lasciato diversi discendenti. L'eredità pertanto andrà divisa in due parti poichè due erano le sorelle della defunta. Poi, verrà suddivisa tra i nipoti la quota che sarebbe spettata al loro genitore.

Quindi, il figlio di una sorella premorta avrà diritto all'intera quota spettante alla propria ascendente, mentre la restante quota andrà suddivisa tra i tre figli dell'altra sorella premorta. La parte spettante al nipote premorto potrà poi essere oggetto di rappresentazione se questi a sua volta aveva lasciato dei discendenti in quanto l'istituto opera all'infinito.


giuliano chiede
martedì 24/04/2012 - Lombardia
“quesito: muore una zia vedova e senza figli.Io come figlia dell'unica sorella premorta ho diritto a una legittima? Se si ,in quale percentuale?”
Consulenza legale i 26/04/2012

Nella successione legittima, trova applicazione l'istituto della rappresentazione di cui all'[[467 e ss cc]] quando il chiamato all'eredità che sia fratello o figlio de de cuius non vuole o non può accettare l'eredità, e tale beneficio passa in capo ai suoi discendenti legittimi o naturali, che subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente. In base a tale istituto, colui che succede per rappresentazione succede direttamente al de cuius.

Nel caso prospettato, trova applicazione l'istituto della rappresentazione grazie al quale la nipote della defunta zia - figlia della sorella premorta - avrà diritto all'intera eredità nel caso in cui risulti l'unica erede.


Gianni chiede
lunedì 23/04/2012 - Emilia-Romagna
“E' deceduta una persona senza lasciare moglie, né figli.
Aveva però 3 fratelli germani legittimi.
Inoltre aveva una sorella unilaterale (solo da parte di madre). Questa sorella essendo unilaterale non credo possa essere considerata legittima, visto che solo uno dei genitori è in comune.
Da quello che ho letto sopra l'art. 570 c.c. prevede che i fratelli sono tra loro eredi solo se sono legittimi. Il comma 2 prevede che però i fratelli unilaterali concorrono coi germani, seppure ricevendo solo la metà della quota.
La domanda è: l'eredità si divide fra i 3 fratelli germani legittimi e la sorella unilaterale (dando a quest'ultima solo una quota pari alla metà dei germani) oppure si divide solo tra i fratelli legittimi germani?”
Consulenza legale i 23/04/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c. a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori nè altri ascendenti succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali. Ancora la norma specifica al secondo comma che i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che conseguono i germani.

E' bene specificare che i fratelli o le sorelle unilaterali quando concorrono con germani conseguono la metà della quota effettiva che spetta ai fratelli e alle sorelle germani (c.d. quota di fatto).

Nel caso prospettato pertanto, l'eredità andrà divisa tra i tre fratelli germani e la sorella unilaterale che conseguirà la metà della quota che in concreto andrà ai germani.


Giusy chiede
lunedì 23/04/2012 - Puglia

“Salve
anch' io volevo fare due domande.
E' morto un mio zio, senza figli (era un sacerdote). Aveva diversi fratelli, due dei quale morti prima di lui, uno di essi è mio padre. Lui però ha fatto testamento olografo, lasciando quasi tutto ad una sola delle sorelle. Tutti gli altri miei zii sono intenzionati ad impugnare il testamento sulla base dell'evidente sbilanciamento nella divisione della eredità e perchè all'interno della busta contenente il testamento vi erano due biglietti aggiunti successivamente alla stesura, in calligrafia evidentemente diversa. E' possibile?
La seconda domanda è la seguente: avremmo dovuto essere convocati dal notaio anche noi nipoti, figli di uno dei suoi fratelli morti prima di lui ? E possiamo dire la nostra ?
La ringrazio anticipatamente per la risposta”

Consulenza legale i 03/05/2012

Con il testamento il nostro ordinamento riconosce ad un soggetto il diritto di disporre delle proprie sostanze per il periodo in cui avrà cessato di vivere, riconoscendo pertanto un supremo rispetto alla personalità del soggetto.

Unico limite alla volontà testamentaria è il rispetto della c.d. quota legittima, una quota riservata per legge ad una categoria di successibili denominati legittimari. Ai sensi dell'art. 536 del c.c. sono tali il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi. Inoltre, la norma precisa che a favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali che vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti riservati ai figli legittimi e naturali.

Fatte queste dovute premesse, nel caso prospettato il defunto non ha lasciato alcun legittimario pertanto poteva liberamente disporre delle sue sostanze in favore della sorella. I fratelli o le sorelle esclusi dall'eredità non potranno vantare alcun diritto perchè non sono legittimari, e non hanno pertanto diritto ad alcuna quota riservata.

Tuttavia, la volontà testamentaria potrebbe essere contestata se l'atto redatto dal defunto in favore della sorella non presentasse i requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge.

Relativamente al secondo quesito posto, i nipoti non citati nel testamento non dovevano essere convocati dal notaio. Alla pari dei fratelli o delle sorelle del defunto, potranno contestare il testamento qualora l'atto non rispetti i requisiti di forma e di sostanza richiesti dalla legge.

 


Barbara chiede
sabato 21/04/2012 - Emilia-Romagna
“Sottoporrei alla Vs. cortese attenzione la seguente volontà testamentaria, per richiederne l'interpretazione, precisando che trattasi di persona vedova senza figli. Riporto letteralmente il testo sottolineando con cui è stata esclusa una sorella vivente: "..lascio alle mie sorelle ROSA - MARIA ed ai miei nipoti LUCA - GIOVANNA figli di mia sorella defunta TERESA - QUESTI ULTIMI CON DIRITTI DI RECIPROCO ACCRESCIMENTO, la casa di mia proprietà .....". Visto il riferimento all'art. 674 e la mancata indicazione delle rispettive quote, quale quota spetta a LUCA? 1/4 oppure il 50% di 1/3 (condiviso con la sorella)?
Grazie per l'attenzione e per il Vs. servizio.
Porgo i miei migliori saluti.”
Consulenza legale i 23/04/2012

Con il testamento un soggetto può disporre delle proprie sostanze per il momento in cui avrà cessato di vivere. Il nostro ordinamento riconosce assoluta prevalenza alla volontà testamentaria, con l'unico limite del rispetto della c.d. quota legittima che, per legge, spetta ad una categoria di successibili indicati all'art. 536 del c.c., ovvero coniuge, figli legittimi e naturali, ascendenti legittimi.

Nel caso prospettato, dalle informazioni fornite si evince che la defunta non ha lasciato alcun legittimario, pertanto poteva disporre delle sue sostanze in completa libertà, potendo escludere legittimamente dalla successione eriditaria la sorella vivente.

La volontà testamentaria contenuta nel quesito dà atto del fatto che la defunta ha lasciato alle due sorelle ed ai due nipoti, figli di una sorella premorta e con reciproco diritto di accrescimento, la proprietà di un immobile. Ciò significa che la proprietà dovrà essere divisa in tre parti uguali, 1/3 alla sorella Rosa, 1/3 alla sorella Maria ed 1/3 da suddividere ulteriormente tra i nipoti Luca e Giovanna (pertanto 1/6 ciascuno).

Il riferimento al diritto di accrescimento riservato ai due nipoti, implica che nel caso in cui uno dei due non voglia accettare la sua parte, la porzione per l'altro aumenterà come conseguenza dell'espansione del diritto dell'altro chiamato, a meno che non sussistano i presupposti per l'istituto della rappresentazione.


Michele chiede
mercoledì 18/04/2012 - Umbria
“Vorrei porre un quesito: é morto uno zio celibe,senza genitori e senza lasciare testamento.Questo zio aveva un fratello premorto con una figlia legittima,due sorelle viventi con prole e due sorelle nubili viventi. Ciò premesso, chiedo se la figlia del fratello premorto ha diritto all'eredità di (1/5),per rappresentazione, come i fratelli e sorelle viventi del de cuius.”
Consulenza legale i 19/04/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c. a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali.

Qualora uno dei fratelli o sorelle sia premorto, lasciando dei discendenti legittimi o naturali, verrà in applicazione l'istituto della rappresentazione ex art. 467 del c.c., in base al quale i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente, quando il primo chiamato all'eredità sia figlio o fratello del defunto che non può o non vuole accettare l'eredità.

Nel caso prospettato, l'eredità del defunto andrà divisa in parti uguali (quota di 1/5) tra le quattro sorelle ed il fratello premorto al quale subentrerà per rappresentazione la figlia legittima.


Gianfranco V. chiede
giovedì 12/04/2012 - Campania
“Buongiorno. Vorrei porre un questito:è morta una zia nubile, senza lasciare testamento. Questa zia ha i genitori, tre fratelli e due sorelle, tutti premorti, di cui un fratello non ha avuto figli e la moglie è anch'essa premorta. Ciò premesso, sono a chiedere se il patrimonio dovrà essere suddiviso in quote eguali tra tutti i nipoti; o, prima suddiviso per il numero di fratelli/sorelle (4 o 5 ?), e poi tra i nipoti si suddividerà la quota che sarebbe spettata al genitore di ognuno di essi.
Nel ringraziare anticipatamente, cordialmente saluto
Gianfranco Vovola
Santa Maria Capua Vetere”
Consulenza legale i 20/04/2012

In base alla regola della successione legittima, a colui che muore senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali (art.570 cc).

Quando, i fratelli o le sorelle siano premorti lasciando discendenti legittimi o naturali, trova applicazione l'istituto della rappresentazione ex art. 467 del c.c., in virtù del quale i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente, che non può o non vuole accettare l'eredità. Tale regola si applica solo nel caso in cui il primo chiamato sia fratello o figlio del de cuius e permette a coloro che succedono per rappresentazione di succedere direttamente al de cuius.

In applicazione del predetto principio, nel caso prospettato l'eredità della zia andrà divisa in parti uguali tra tutti i nipoti, discendenti dei fratelli e sorelle premorti.


marilena chiede
mercoledì 11/04/2012 - Campania
“Di recente è morta una mia zia senza lasciare testamento. Mio nonno paterno era fratello unilaterale. Anche mio padre è deceduto. Mio fratello ed io, essendo pronipoti della zia, e nipoti del fratello unilaterale, ereditiamo lo stesso la nostra quota?”
Consulenza legale i 22/04/2012

Nella successione legittima vige la regola dell'esclusione per prossimità di grado, in base alla quale il parente più prossimo esclude tutti gli altri.

In tale ambito, ai sensi dell'art. 570 del c.c. se taluno muore senza lasciare prole, nè genitori o altri ascendenti, la successione si apre in favore dei fratelli e delle sorelle. Ancora, la norma specifica che ai fratelli o alle sorelle unilaterali spetta la metà di quanto effettivamente conseguono i fratelli e le sorelle germani (c.d. quota di fatto).

Tuttavia, occorre precisare che quando un fratello o una sorella del de cuis siano premorti, hanno diritto a succedere i loro discendenti legittimi o naturali in virtù dell'istituto della rappresentazione che trova la propria disciplina all'art. 467 del c.c.. Tale istituto permette ai discendenti del fratello/sorella o figlio del de cuius di subentrare nel luogo e nel grado del proprio ascendente quando questo non possa o non voglia accettare l'eredità. Pertanto, i diritti dei discendenti del fratello o figlio premorto saranno sottratti alla regola dell'esclusione per prossimità di grado.

Inoltre, è bene precisare che, ai sensi dell'art. 469 del c.c., l'istituto della rappresentazione opera all'infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe.

Nel caso prospettato, i nipoti del fratello unilaterale della defunta potranno subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente, avendo diritto alla quota dell'eredità che sarebbe spettata a quest'ultimo.


lucia chiede
mercoledì 11/04/2012 - Sicilia
“Salve, ho un problema dovrei ricevere una donazione di un immobile da parte di una persona che non e sposata e senza figli, questa persona ha pero fratelli e sorelle, possono questi all'atto della morte impugnare l'atto di donazione? vi ringrazio per la gentile attenzione lucia battaglia di ragusa”
Consulenza legale i 18/04/2012

Gli unici soggetti che sono legittimati ad impugnare un atto di donazione effettuato in vita dal de cuius sono i c.d. legittimari, ovvero ai sensi dell'[[536 c.c.]], il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi. Questi soggetti potranno impugnare l'atto di donazione esercitando l'azione di riduzione solo nel caso in cui il valore della donazione ecceda la quota della quale il defunto poteva disporre. La donazione non si riduce se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento art. 555 del c.c..

Nel caso prospettato, il soggetto che vuole effettuare l'atto di liberalità non è sposato nè ha figli legittimi o naturali, ma solo fratelli e sorelle, i quali, una volta venuto a mancare il donante non potranno impugnare l'atto di donazione perchè non rientrano nella categoria dei legittimari.


maria maddalena chiede
martedì 10/04/2012 - Campania
“E' deceduta recentemente la sorella di mio nonno paterno, anch'egli deceduto anni prima. Erano fratelli unilaterali. Anche mio padre è deceduto. Mio fratelllo ed io, nipoti del nonno, fratello unilaterale della zia, ereditiamo la nostra quota al 50% nonostante la zia avesse ed ha ancora viventi fratelli germani? Ringrazio in anticipo.”
Consulenza legale i 21/04/2012

Ai sensi dell'art. 570 del c.c.], nel caso in cui taluno muoia senza lasciare prole, nè genitori, nè altri ascendenti, la successione si apre in favore dei fratelli e delle sorelle. Ancora, la norma specifica che i fratelli e le sorelle unitalerali conseguono la metà di quanto effettivamente spetta ai fratelli e sorelle germani (cd. quota di fatto).

I discendenti dei fratelli o delle sorelle, sia unilaterali che germani, possono succedere per rappresentazione nel luogo e nel grado del loro ascendente, in quanto l'istituto della rappresentazione trova applicazione ai sensi dell'art. 467 del c.c. nel caso in cui il chiamato all'eredità sia figlio o fratello del de duius e non voglia o non possa accettare. Inoltre la norma contenuta all'art. 469 del c.c. specifica che la rappresentazione ha luogo all'infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe.

Nel caso prospettato, i nipoti del fratello unilaterale della defunta potranno pertanto succedere per rappresentazione nel luogo e nel grado del loro ascendente, conseguendo la quota che gli sarebbe spettata, pari cioè alla metà della quota che spetta effettivamente agli altri fratelli o sorelle germani della defunta.


Martino chiede
martedì 03/04/2012 - Estero
“Mio fratello, scapolo e senza prole, è morto quattro mesi fa.
Lascia un appartamento in eredità.
Io, mia madre (vedova) ed il marito della mia defunta sorella siamo gli unici superstiti. Come andrebbero divise le quote sull'appartamento del mio defunto fratello?
Vi ringrazio.”
Consulenza legale i 05/04/2012

In virtù di quanto disposto dall'art. 571 del c.c., alla successione del defunto saranno ammessi la madre ed il fratello vivente, i quali concorreranno per capi, ricevendo 1/2 della successione del de cuius. Il coniuge della sorella premorta non avrà diritto ad alcuna quota ereditaria in quanto nei suoi confronti non potrà applicarsi l'istituto della rappresentazione, il quale opera se il primo chiamato è figlio o fratello del de cuius (come nel caso di specie) ma solo nei confronti dei figli e dei discendenti del primo istituito che non può succedere.


Antonio S. chiede
giovedì 29/03/2012 - Lazio
“Buongiorno. Vorrei porre un questito: è morto uno zio senza figli, senza lasciare testamento e con moglie premorta. Questo zio aveva cinque fratelli di cui due morti premorti anch'essi ma entrambi con figli. Ciò premesso, sono a chiedere se le quote in cui si dovrà dividere il patrimonio sono 5 (tante quanti i fratelli), tutte in parti uguali (1/5) e se in sede di assegnazione delle quote i fratelli viventi hanno una prelazione rispetto ai nipoti del de cuius.
Nel ringraziare anticipatamente, cordialmente saluto
Antonio Stigliano
Roma”
Consulenza legale i 29/03/2012

Mancando discendenti legittimi o naturali i fratelli hanno sempre titolo per la successione legittima (art. 570 del c.c.). Per la successione dei fratelli si potrebbe anche parlare di "collaterali privilegiati", nel senso che, ammettendosi nei loro confronti la rappresentazione, non si applica a danno dei loro discendenti la regola generale per la quale il prossimo esclude i remoti. La rappresentazione è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti del primo istituito che non può accettare (premorienza). L'istituto opera solo se il primo chiamato è figlio o fratello del de cuius. Di conseguenza si può dire che la rappresentazione favorisce sempre e soltanto i nipoti o i pronipoti del de cuius. La rappresentazione avviene per stirpi, ciò significa che la quota del chiamato che non può accettare viene devoluta ai suoi discendenti.

Nel caso posto all'attenzione, dunque, il patrimonio del de cuius dovrà dividersi in cinque parti uguali (tante quanti sono i fratelli). Conseguentemente, la quota spettante a ciascuno dei due fratelli premorti dovrà essere divisa rispettivamente per i figli o i discendenti degli stessi.


Paolo chiede
mercoledì 04/01/2012 - Lombardia
“Volevo farvi una domanda: muore uno zio (non lascia testamento) senza figli con moglie premorta. Lo zio aveva due fratelli uno germano e uno unilaterale, entrambi i fratelli sono premorti ed entrambi hanno avuto figli: il fratello germano 3 figli, il fratello unilaterale 2 figli.Volevo sapere le quote di spettanza dei singoli nopoti( 4/18 ognuno dei tre nipoti figli del fratello germano, e 3/18 ognuno dei due nipoti figli del fratello unilaterale ?).
Ringrazio anticipatamente.”
Consulenza legale i 04/01/2012

In base alle regole sulla successione legittima, mancando discendenti legittimi o naturali, i fratelli hanno sempre titolo per la successione legittima, così come disciplinato dall'art. 570 del c.c.. I fratelli e le sorelle unilaterali, quando concorrono con i germani, conseguono la metà della quota che in concreto andrà ai germani.

Nel caso di specie, essendo i fratelli del de cuius premorti, sarà applicabile l'istituto della rappresentazione disciplinato dall'art. 467 del c.c. e ss. La rappresentazione è una devoluzione della chiamata rivolta ai figli e ai discendenti del primo istituito che non può o non vuole succedere. L'istituto opera solo se il primo chiamato è figlio o fratello del de cuius. Di conseguenza si può dire che la rappresentazione favorisce sempre e soltanto i nipoti o i pronipoti del de cuius. La rappresentazione avviene per stirpi.

Alla luce di quanto esposto, nel caso di specie a ciascun discendente del fratello germano spetterà la quota di 4/18 dell'eredità mentre e a ciascun discendente del fratello unilaterale spetterà la quota di 3/18 dell'eredità del de cuius.


Gaetano B. chiede
mercoledì 24/11/2010

“Volevo farvi una domanda. Ho uno zio di 85 anni fratello di mio padre, sposato. La moglie è morta circa sei mesi fa. Non hanno avuto figli. L'eredità si divide tra i fratelli. Nel mio caso mio padre è morto già da qualche anno: l'eredità passa a me come nipote? In attesa di una vostra risposta, vi ringrazio.”

Consulenza legale i 26/11/2010

Mancando discendenti legittimi o naturali, i fratelli hanno sempre titolo per la successione legittima. I fratelli e le sorelle concorrono con gli ascendenti del de cuius e con il coniuge, escludendo i successibili di grado più lontano ai sensi dell'art. 571 del c.c.. I diritti dei discendenti dei fratelli sono però sottratti alla regola dell'esclusione per prossimità di grado, in quanto nei loro confronti opera la rappresentazione (collaterali privilegiati). Nel caso di specie anche il nipote, quindi, avrà diritto all'eredità.


Natalia B. chiede
mercoledì 10/11/2010
“Successione tra fratelli: ereditano un fratello germano ed uno unilaterale. Se il fratello unilaterale è morto, la sua quota la ereditano i suoi figli? Le quote sono 2\3 per il germano ed 1\3 per i figli dell'unilaterale morto?”
Consulenza legale i 11/11/2010

Il secondo comma dell'art. 570 del c.c. prevede che "I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che conseguono i germani". Agli unilaterali spetta quindi la metà di quanto effettivamente conseguono i germani (c.d. quota di fatto) e non la metà della quota che spetterebbe loro (c.d. quota di diritto), se fossero germani. Nel caso di specie, quindi, con il principio della quota di fatto, al fratello germano spetteranno i 2/3, a quello unilaterale 1/3 dell'eredità.
I diritti dei discendenti dei fratelli sono sottratti alla regola dell'esclusione per prossimità di grado. In quanto collaterali privilegiati, nei loro confronti è ammessa la successione per rappresentazione.


Luciano S. chiede
domenica 14/03/2010

“Se il patrimonio in successione del de cuius non lo ha ricevuto a sua volta in eredità, ma lo ha costituito personalmente nella sua vita, cosa comporta? Subentrano solo i fratelli germani? Non gli unilaterali? Oppure rientra tutto in successione a prescindere dalla provenienza?”

Consulenza legale i 20/12/2010

E' bene precisare che con la morte del titolare si estinguono, e quindi non si trasmettono, solo i diritti personalissimi, quali i rapporti di ordine familiare, e alcuni diritti patrimoniali inerenti alla persona, come il diritto e l'obbligo degli alimenti, l'usufrutto, l'uso e l'abitazione, i diritti e gli obblighi relativi a future prestazioni nascenti dal contratto di mandato, ecc.
Si trasmettono, invece, gli altri diritti reali e di obbligazione; questi ultimi sia dal lato attivo che da quello passivo: con l'accettazione dell'eredità passano ugualmente nell'erede i crediti e i debiti.
Tutto ciò che forma oggetto della successione, indipendentemente dalla provenienza, rientra nell'eredità.
Per quanto riguarda la successione dei fratelli, mancando discendenti legittimi o naturali, i fratelli hanno sempre titolo per la successione legittima.
I fratelli e le sorelle unilaterali, quando concorrono con i germani, conseguono la metà della quota che in concreto andrà ai germani.


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    Attualmente, in Italia, la successione resta un fenomeno strettamente legato alla famiglia, poiché il codice detta le regole della successione necessaria (per le quali, come si è detto, buona parte del patrimonio deve essere destinato ai familiari) e perché, in assenza di manifestazione di volontà da parte del titolare di beni (testamento), alla sua morte gli stessi passano automaticamente ai familiari (successione legittima). Il dettato legislativo non... (continua)