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Articolo 9 Legge sul divorzio

(L. 1 dicembre 1970, n. 898)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Dispositivo dell'art. 9 Legge sul divorzio

1. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6.

2. In caso di morte dell'ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell'articolo 5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza. (1)

3. Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell'assegno di cui allo articolo 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.

4. Restano fermi, nei limiti stabiliti dalla legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori o collaterali in merito al trattamento di reversibilità.

5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci.

Note

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 27 giugno-10 luglio 1975, n. 202 ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 9, comma secondo, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nella parte in cui non consente il normale esercizio di facoltà di prova".

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Consulenze legali
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Guido T. chiede
domenica 16/08/2020 - Estero
“buon giorno
sono divorziato dal 2007 con una figlia maggiorenne sposata ed indipendente.

Vivo in Slovacchia in casa di mia proprietà dal 2005, sono iscritto all'Aire dal 2010. Nella mia casa è domiciliata dal 2010 la mia compagna

Il mio quesito è: se io mi sposo con la suddetta in Slovacchia , alla mia morte lei ha diritto alla mia pensione italiana di reversibilità e se si in quale percentuale visto che la mia ex moglie a tutt'oggi vive ancora.
Se io non mi sposo, lei in quanto convivente ha diritto alla mia pensione di reversibilità e se si in quale misura?”
Consulenza legale i 20/08/2020
In caso di morte di assicurato o pensionato anche se residente all’estero e iscritto presso una delle gestioni dell’Inps, per i familiari superstiti sorge il diritto a pensione se ricorre una delle seguenti condizioni:
1. Il pensionato deceduto sia titolare di pensione diretta (vecchiaia, anticipata, anzianità, inabilità e pensione di invalidità) ovvero avendone diritto, ne abbia in corso la liquidazione. In tali casi la pensione ai superstiti assume la denominazione giuridica di pensione di reversibilità;
2. che il lavoratore deceduto abbia maturato i seguenti requisiti: 15 anni di assicurazione e di contribuzione (n. 780 contributi settimanali) anche se totalizzati con i contributi versati all’estero in un Paese convenzionato con l’Italia; ovvero 5 anni di assicurazione e contribuzione (n. 260 contributi settimanali), di cui almeno 3 anni (n. 156 contributi settimanali) nel quinquennio precedente la data del decesso (requisiti perfezionabili con il cumulo della contribuzione estera accreditata in un Paese convenzionato con l’Italia). In tali casi la pensione ai superstiti assume la denominazione di pensione indiretta. Ovviamente per attivare il meccanismo della totalizzazione ai fini del diritto alla pensione ai superstiti si devono soddisfare i requisiti richiesti dalle singole convenzioni.

In caso di convivenza di fatto, non si avrà diritto alla pensione di reversibilità.
Infatti, anche se la convivenza di fatto presenta le caratteristiche della stabilità, non può essere paragonata al vincolo matrimoniale (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 461 del 03.11.2000).
Con l'entrata in vigore della legge del 20 maggio 2016, n. 76, a decorrere dal 5 giugno 2016, il diritto alla pensione ai superstiti è riconosciuta anche in favore del componente superstite dell'unione civile.

La pensione di reversibilità, in caso di mera convivenza di fatto con l’attuale compagna, spetterà per intero alla ex moglie, sempre che la stessa non sia passata a nuove nozze o non abbia contratto un’unione civile.

Anche il coniuge divorziato, infatti, ha diritto alla pensione di reversibilità, come previsto dall’art. 9, L. 898/1970.
Tale diritto presuppone che, al momento della morte dell’ex coniuge, il richiedente sia titolare di un assegno di divorzio attribuito esclusivamente nel suo interesse e a suo beneficio.
La titolarità dell’assegno deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell’assegno divorzile, al momento della morte dell’ex coniuge.

Nel caso di nuovo matrimonio o unione civile dell’ex moglie, quest’ultima avrà diritto ad un assegno pari a due annualità della pensione nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.
In caso di nuovo matrimonio o unione civile dell’ex coniuge in costanza di percepimento di pensione di reversibilità, quest’ultima viene interrotta definitivamente.

Nel caso in cui si contraggano nuove nozze con l’attuale compagna in Slovacchia (e sempre che il matrimonio sia valido in Italia), quest’ultima avrà diritto alla pensione di reversibilità, ma vi concorrerà insieme all’ex coniuge.

Ai sensi dell’art. 9, comma 3, L. 898/1970, “qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell'assegno di cui allo articolo. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze”.

La ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra l’ex coniuge divorziato e il coniuge superstite, aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, deve essere effettuata in primo luogo sulla base del criterio della durata dei rispettivi matrimoni, coincidente con la durata legale dei medesimi e, quanto al coniuge divorziato, fino alla sentenza di divorzio. Non rileva, invece, la reale durata del rapporto affettivo e della convivenza, criterio che il giudice può valutare insieme ad altri elementi, fra i quali possono assumere specifico rilievo l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso del coniuge, le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, l’eventuale esistenza di un periodo di convivenza prematrimoniale del secondo coniuge ecc. (Cass. n. 10575/2008).

Il criterio di ripartizione basato sulla durata legale dei rispettivi matrimoni non assume, però, rilievo determinante. Il trattamento di reversibilità assolve, infatti, la funzione, in virtù del principio solidaristico, di garantire all’ex coniuge la possibilità di mantenere il medesimo tenore di vita che gli era garantito dall’assegno divorzile di cui era precedentemente titolare, e al coniuge superstite di mantenere il medesimo tenore di vita che gli era garantito dal de cuius quando era in vita; in tale ottica, nella determinazione delle quote di ripartizione del beneficio previdenziale, assume rilievo cardinale la comparazione delle condizioni economiche tra ex coniuge e coniuge superstite, mentre il periodo di convivenza prematrimoniale tra il de cuius e il coniuge superstite, pur potendo essere valutato dal giudice, non assume rilievo decisivo.