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Articolo 589 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Testamento congiuntivo o reciproco

Dispositivo dell'art. 589 Codice civile

Non si può fare testamento da due o più persone nel medesimo atto, né a vantaggio di un terzo (1), né con disposizione reciproca (2) [458, 635 c.c.].

Note

(1) Il testamento con cui due o più persone, nel medesimo atto, dispongono dei propri beni a favore di un terzo (c.d. testamento congiuntivo) è vietato. E' valido il testamento mediante il quale due o più persone, nel medesimo atto, con previsioni autonome e tra loro non collegate dispongono a favore di un terzo (c.d. testamento simultaneo).
(2) Si parla di testamento reciproco qualora due o più persone dispongano, nello stesso atto, l'una in favore dell'altra. Esso è nullo. Al contrario è consentito che due o più persone, in atti separati, dispongano l'uno in favore dell'altra (c.d. testamento corrispettivo).

Ratio Legis

Il fondamento dei divieti si ricollega alla necessità di assicurare che il testamento possa sempre essere revocato. Per revocare il testamento congiunto o reciproco servirebbe il consenso dell'altro testatore, motivo per cui la legge ne prevede l'invalidità.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 589 Codice civile

Cass. civ. n. 11195/2012

L'art. 590 c.c., nel prevedere la possibilità di conferma od esecuzione di una disposizione testamentaria nulla da parte degli eredi, presuppone, per la sua operatività, l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, sia comunque frutto della volontà del "de cuius", sicché detta norma non trova applicazione in ipotesi di accertata sottoscrizione apocrifa del testamento, la quale esclude in radice la riconducibilità di esso al testatore.

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Consulenze legali
relative all'articolo 589 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Giovanna chiede
lunedì 04/03/2019 - Marche
“oggetto: Testamento reciproco
I miei zii non hanno avuto figli e vorrebbero fare un testamento reciproco. Lui lascia tutto alla moglie e viceversa.
Il mio dubbio è: muore prima lui...e quindi lascia tutto a lei come da testamento. Quando muore lei invece che succede? L'erede del suo testamento è morto....quindi lei di fatto a chi lascerebbe tutto? Ai parenti del suo erede?
Muore prima lei, lascia tutto a lui....e lui quando muore a chi lascia l'eredita'?

Consulenza legale i 11/03/2019
Quando l’erede designato con testamento muore (nel nostro caso, o la moglie superstite o il marito superstite) l’eredità va evidentemente agli eredi di quest’ultimo.
Se i due coniugi non hanno figli e – si presume – neppure ascendenti in vita (i genitori) l’eredità si devolve infatti, secondo le regole della successione legittima, ai parenti in ordine progressivo, secondo la regola “il più prossimo esclude i remoti”.
Ciò significa che si procede con ordine individuando i parenti più prossimi di grado e, se questi ultimi mancano, si prosegue con quelli via via di grado maggiore fino ad arrivare al massimo al sesto grado (oltre il sesto grado non si eredita).

Il quesito non dice chi siano i parenti degli zii che hanno fatto testamento reciproco, pertanto - non potendo individuare i parenti che erediterebbero nel caso specifico - si ricorderanno di seguito le regole generali.
Alla madre ed al padre succedono i figli.
A chi muore senza lasciare figli, né fratelli o sorelle o loro discendenti succedono i genitori. Se anche i genitori mancano, in presenza degli stessi presupposti, subentrano gli ascendenti.
A chi muore senza lasciare figli, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle.
A chi muore senza lasciare figli, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti più prossimi, senza distinzione di linea (materna o paterna).
Infine, in mancanza di altri successibili, l'eredità è devoluta allo Stato.

In sostanza: è possibile decidere solo a chi andranno i beni quando morirà il primo dei due coniugi, e lo si potrà fare disponendo che vadano al coniuge superstite. Entrambi disporranno in questo senso, l'uno a favore dell'altro. Poi, una volta deceduto il primo dei due coniugi, l'altro erediterà tutto il suo patrimonio e lo farà suo. A questo punto due sono le possibilità per il superstite:
1) non fa testamento --> tutto andrà secondo le norme della successione legittima
2) fa testamento (uno nuovo, il precedente ormai è privo di valore essendo deceduto il beneficiario) e lascia tutto il suo patrimonio (composto da ciò che ha ereditato del coniuge premorto + il suo personale) a chi vorrà.

Attenzione: il testamento reciproco in senso tecnico ... è nullo. Lo dispone proprio l'art. 589 c.c. Quindi gli zii devono ben guardarsi dal disporre l'uno a favore dell'altro in uno stesso documento.
Possono ottenere il risultato voluto facendo due diversi testamenti, documentalmente (materialmente) separati l'uno dall'altro e nominando tutti e due l'altro coniuge come erede universale. Chiaro che nessuno potrà garantire che uno dei due non venga - ancora in vita tutti e due - modificato (magari all'insaputa del coniuge).

Orlando C. chiede
lunedì 03/12/2018 - Emilia-Romagna
“Marito e moglie senza figli ognuno ha fatto testamento olografo su due fogli protocollo separati e consegnati personalmente al notaio
con la seguente disposizione:
1) io sottoscritto x. y. nomino mio erede universale mia moglie w. z.
in caso di sua premorienza lascio tutti i miei beni mobili ed immobili alla fondazione g.h. ed a chi si sara' maggiormente adoperato nell'assistenza a me stesso ed a mia moglie.
2) io sottoscritta w.z.,nomino mio erede universale mio marito x.y.
In caso di sua premorienza lascio tutti i miei beni mobili ed immobili alla fondazione g.h. ed a chi si sara' maggiormente adoperato nell'assistenza a me stessa ed a mio marito.
Entrambi sono firmati singolarmente e con la stessa data.
Un fratello dell'ultima persona deceduta ritene i testamenti
annullabili. Chiedo un vostro giudizio. grazie”
Consulenza legale i 10/12/2018
Il quesito non rende note le ragioni specifiche e/o giuridiche per le quali il fratello dell’ultimo dei due coniugi deceduti ritenga che i due testamenti siano annullabili (ma più correttamente si dovrebbe dire viziati da nullità).
Il problema parrebbe, in effetti, quello della legittimità di due disposizioni testamentarie identiche nella forma e nel contenuto, redatte da due soggetti l'uno a favore dell'altro.

Esiste, sotto questo profilo, una fattispecie giuridica - descritta nel codice civile - alla quale potrebbe sembrare riconducibile quella in esame.
Si tratta del testamento congiuntivo o reciproco, di cui parla l’art. 589 c.c.: in pratica, non è consentito a due persone fare testamento nel medesimo atto, quindi con un unico documento (foglio), né a vantaggio di un terzo né a vantaggio l’una dell’altra.
Più nello specifico: il testamento congiuntivo cosiddetto “semplice” è quello con il quale due testatori dispongono tutti ugualmente – con un’unica dichiarazione negoziale (un unico atto che proviene da più persone e contenuto nel medesimo documento) –a vantaggio di uno o più terzi; il testamento congiuntivo, invece, cosiddetto “reciproco” è quello con il quale – sempre con la stessa dichiarazione espressa in un unico atto materiale – ciascuno dei testatori dispone l’uno a vantaggio dell’altro.

La sanzione della nullità, pertanto, almeno secondo la lettera della norma citata, non si applicherebbe al caso in cui le disposizione dei testatori, pur se uguali o reciproche (esattamente, quindi, come nel caso di specie) siano contenute in documenti/fogli separati.
La norma è finalizzata, infatti, al rispetto del principio di unipersonalità ed esclusività del testamento, ovvero la volontà testamentaria, sia sotto il profilo formale che sostanziale, dev’essere imputabile ad un unico testatore, ad evitare il pericolo che i testatori, nel redigere un atto congiuntivo, possano influenzarsi reciprocamente e non sia in tal modo garantita la spontaneità del volere e la revocabilità dell'atto (Trib. Monza Sez. IV, 04/02/2008).

Afferma la Cassazione in merito: “In tema di successioni testamentarie, l’art. 589 c.c., vietando il testamento di due o più persone nel medesimo atto, sanziona di nullità l'ipotesi di un testamento unitario contenente due o più sottoscrizioni, in violazione dei requisiti formali di cui all’art. 602 c.c., nel quale è palese il richiamo ad un'attività di redazione e sottoscrizione delle disposizioni da parte di un unico soggetto. Ne consegue che la nullità suddetta non può estendersi all'ipotesi di due testamenti redatti con separati atti dai testatori, non ricorrendo, in presenza di schede testamentarie formalmente distinte, la presunzione assoluta di mancanza di una libera estrinsecazione della volontà dei testatori, propria del testamento congiuntivo“ (Cass. civ. Sez. II Sent., 05/04/2012, n. 5508).

Si è discusso, per la verità, e si discute ancora se il divieto di cui all’art. 589 c.c. debba essere inteso in senso formale o sostanziale: nel caso che ci occupa, è legittimo dunque chiedersi se i coniugi – anche se formalmente rispettosi della regola dei fogli separati – abbiano disposto l’uno a favore dell’altro perché influenzatisi reciprocamente (o addirittura se uno abbia coartato la volontà dell’altro).

La giurisprudenza prevalente e più recente (ma permangono pronunce di segno opposto) ha optato per la vigenza solo formale della regola anzidetta, per cui se anche i testamenti reciproci di identico contenuto ed identica data possono essere – nella sostanza – derivati da una decisione non spontanea, comunque i giudici, per escludere la sanzione della nullità di cui all’articolo in commento – ritengono che sia sufficiente che le volontà siano state espresse in due atti separati.
Quindi, la presenza di due testamenti di analogo contenuto con i quali i disponenti si istituiscono vicendevolmente erede universale l’uno dell’altro (addirittura nello stesso foglio, si noti bene) non viola il disposto di cui all’art. 589 c.c. né quelo di cui al diverso art. 458 c.c..
Quest’ultimo vieta i patti successori, ovvero dispone la nullità di ogni accordo con cui taluno dispone della propria successione oppure con il quale dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi.
Ebbene, si diceva che due testamenti con le caratteristiche formali e sostanziali sopra descritte sono rispettosi del 458 c.c.poiché la presenza di un patto successorio deve risultare da ulteriori elementi di prova e non basta che la redazione sia avvenuta nello stesso giorno e con identico contenuto.
Interessante una pronuncia del Tribunale di Terni (13/09/2007) che arriva addirittura a dichiarare quanto segue: “Il fondamento della nullità di cui all’art. 589 c.c. è esclusivamente di carattere formale e non sostanziale, riguardando essa specificamente l'obbligo, in sede di redazione di testamento, di attenersi alle vincolanti prescrizioni normative vigenti in materia. Ne consegue che l’art. 589 c.c. non vieta i testamenti simultanei, anche reciproci, cioè stilati su di un medesimo foglio ma distinti e distintamente sottoscritti. In mancanza di prove specifiche idonee a dimostrare il perfezionamento di un patto successorio sottostante, la identità, la contestualità e la reciprocità dei testamenti, non consente di concludere che gli stessi siano stati redatti in esecuzione di un preciso "vinculum iuris"” (Tribunale Terni, ).

Da ultimo appare doveroso ribadire ancora una volta caso che dal quesito non emergano informazioni utili sui motivi effettivi per cui il fratello di uno dei due defunti ritenga i testamenti annullabili: le ragioni, infatti, potrebbero essere diverse da quelle legate al rispetto dell’art. 589 c.c., ad esempio potrebbe essere in contestazione la capacità di disporre di uno o dei due coniugi defunti. Non abbiamo però elementi utili, evidentemente, per esprimere un parere in questo senso.

Testi per approfondire questo articolo

  • «Regula Sabiniana». Elaborazioni giurisprudenziali in materia di condizioni impossibili

    Editore: Giuffrè
    Collana: Quaderni di «studi senesi»
    Data di pubblicazione: novembre 2013
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    Il testo si propone di sottoporre a revisione storiografica il tema delle condizioni impossibili apposte alle disposizioni di ultima volontà secondo il diritto romano, inquadrandolo nell'ambito delle controversie tra le scholae giurisprudenziali del Principato. In particolare, assume rilievo la vicenda genealogica della cosiddetta "regula Sabiniana" (ossia del principio per cui l'atto mortis causa debba avere la medesima efficacia che se la condizione non vi fosse mai stata... (continua)


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