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Articolo 256 Codice dell'ambiente

(D.lgs. 3 aprile 2006, n.152)

Attività di gestione di rifiuti non autorizzata

Dispositivo dell'art. 256 Codice dell'ambiente

1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito: a) con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi; b) con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi. 2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all'articolo 192, commi 1 e 2. 3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla sentenza emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell'autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi. 4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni, nonchè nelle ipotesi di carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per le iscrizioni o comunicazioni. 5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b). 6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle disposizioni di cui all'articolo 227, comma 1, lettera b), è punito con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell'ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro per i quantitativi non superiori a duecento litri o quantità equivalenti. 7. Chiunque viola gli obblighi di cui agli articoli 231, commi 7, 8 e 9, 233, commi 12 e 13, e 234, comma 14, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duecentosessanta euro a millecinquecentocinquanta euro. 8. I soggetti di cui agli articoli 233, 234, 235 e 236 che non adempiono agli obblighi di partecipazione ivi previsti sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da ottomila euro a quarantacinquemila euro, fatto comunque salvo l'obbligo di corrispondere i contributi pregressi. Sino all'adozione del decreto di cui all'articolo 234, comma 2, le sanzioni di cui al presente comma non sono applicabili ai soggetti di cui al medesimo articolo 234. 9 Le sanzioni di cui al comma 8 sono ridotte della metà nel caso di adesione effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine per adempiere agli obblighi di partecipazione previsti dagli articoli 233, 234, 235 e 236.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 256 Codice dell'ambiente

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ERMINIO B. chiede
mercoledì 30/11/2016 - Lombardia
“da un nostro cassonetto contenente rottami ferrosi una ditta esterna non avente l'autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti ha prelevato, gratuitamente, con il nostro tacito consenso, i rottami ferrosi.
per questo, mi viene contestata la violazione dell'art.256 commi 1 lett.a)e b) del D.leg.vo 3 aprile 2006, n. 152 perché "per colpa e segnatamente in violazione dell'art.188 del D.leg.vo 153/2003, omettendo di verificare in capo al trasportatore la sussistenza dei necessari titoli abilitativi per lo smaltimento di rottami ferrosi consegnava loro rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, costituiti da rottami ferrosi detenuti presso la propria azienda".
posto che il suddetto art.155, citato nella convalida della ordinanza di sequestro dell'autocarro, non esiste e considerato che lo scrivente non ha di fatto consegnato o venduto i rottami, quindi non ha tratto alcun guadagno é lecita la contestazione e conseguente informativa di reato?”
Consulenza legale i 06/12/2016
Vi sono alcune categorie di rifiuti che vengono definite “pericolose” dalla normativa in materia ambientale. Tra queste, i rottami ferrosi che devono essere smaltiti seguendo le procedure di cui al Codice dell’ambiente (d.lgs. 3/4/2006 n. 152).
In particolare, l’art. 188, comma 3 da Lei citato prevede l’esclusione della responsabilità in capo al detentore di tali rifiuti pericolosi solo laddove – al fine di correttamente recuperarli e/o smaltirli – abbia conferito l’incarico a pubblici servizi di raccolta ovvero “in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all'articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”. Inoltre, “gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni di smaltimento”.

In altre parole, per il caso di detenzione e/o produzione di rifiuti pericolosi, il detentore deve necessariamente procedere al recupero o allo smaltimento secondo le disposizioni previste nel d.lgs. 152/2006.
In buona sostanza a Lei viene contestata l’omissione, vale a dire la mancanza di perizia nel sincerarsi che il trasportatore da lei incaricato avesse tutte le necessarie autorizzazioni. Più grave il comportamento del trasportatore, il quale parrebbe andare incontro a responsabilità più gravi.

Ciò che si potrebbe tentare di fare (ma non è il nostro caso) è seguire la procedura di cui all’art. 188 sopra citato, possibile solo ove il trasportatore sia in possesso delle necessarie autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi (a differenza che in questo caso, ove il trasportatore non ha le autorizzazioni prescritte): munirsi del formulario controfirmato e datato dal trasportatore entro tre mesi dalle operazioni di smaltimento.

A nulla vale la mancanza di guadagno per contestare questa tipologia di contravvenzione: il bene tutelato dalla norma in esame è infatti la tutela ambientale, non sicuramente lo stoccaggio o la vendita di rifiuti pericolosi.