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Diritto dell'ambiente e dei beni culturali -

La responsabilitą delle imprese in materia di tutela dell'ambiente

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2018
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Bologna
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La protezione giuridica dell’ambiente è un tema che, dagli anni 70’ in poi, è entrato sempre più frequentemente nell’agenda politica del legislatore europeo e nazionale. Tale protezione trovava il suo primo ostacolo nell’esatta delimitazione giuridica del concetto di “ambiente”, che oscillava tra interpretazioni pluraliste e concezioni unitarie. Ulteriore ostacolo consisteva nel posizionamento del valore ambientale nel contesto costituzionale. Operazione, questa, che richiede un ponderato bilanciamento con i molteplici interessi che l’ambiente è in grado di coinvolgere, quali il diritto alla salute, al lavoro e all’iniziativa economica. In tutto ciò il legislatore europeo ha ricoperto un fondamentale ruolo di indirizzo. Lo ha fatto, principalmente, tramite la definizione di principi sostanziali della tutela dell’ambiente e richiedendo l’adozione di efficaci strumenti di tutela di diritto penale. A ben vedere, infatti, il sistema di tutela italiano è stato a lungo caratterizzato da discipline settoriali prive di un funzionale coordinamento e da un apparato sanzionatorio fondato su fattispecie di tipo contravvenzionale e su sanzioni amministrative pecuniarie, non in grado di assicurare quell’efficace tutela che chiedeva il legislatore europeo. L’inefficacia era inoltre alimentata dal fatto che il nostro ordinamento non prevedesse alcuna forma di responsabilità diretta della persona giuridica nelle ipotesi di reati ambientali commessi a suo interesse. Tale lacuna risultava particolarmente rilevante in un ambito, come quello ambientale, dove i maggiori danni sono causati da attività di carattere industriale ascrivibili, piuttosto che all’esecutore materiale, ad una generale politica d’impresa. A tali problematiche si iniziò a far fronte con l’adozione del c.d. Codice dell'ambiente (d.lgs. n. 152/2006), che ridusse la settorializzazione del diritto ambientale. Esso disciplina, infatti, diverse matrici ambientali (quali, ad esempio, rifiuti, acqua, emissioni, rumore) e prevede procedimenti autorizzazioni in grado di riassumere al loro interno quelli che erano precedentemente trattati come autonomi titoli abilitativi. Per quanto riguarda, invece, la responsabilità delle imprese in materia ambientale, il legislatore italiano accolse tardivamente le istanze europee con il d.lgs. n. 121/2011. Questo decreto inserì nella disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, di cui al d.lgs. 231/2001, l’art. 25-undecies, il quale aggiunse una serie di reati ambientali nel catalogo dei reati presupposto. Tra questi, una parte considerevole corrisponde a fattispecie contravvenzionali sanzionate nel Codice dell’ambiente. La tesi analizza perciò questo rinnovato sistema di tutela ambientale che, alla responsabilità personale, aggiunge quella dell’impresa, evidenziandone le criticità. A tal fine il primo capitolo tratta della nozione giuridica di ambiente per poi analizzare come il valore ambientale si pone rispetto ad altri valori tutelati dalla Costituzione, tenendo in considerazione i principi sostanziali elaborati in sede comunitaria. Il secondo capitolo ripercorre l’iter che ha portato, prima, al superamento del principio societas delinquere non potest, e poi, all’introduzione di alcuni reati ambientali nel novero dei reati presupposto della responsabilità delle persone giuridiche. Il terzo capitolo esamina, invece, gli adempimenti amministrativi delle imprese in materia ambientale con particolare attenzione ai procedimenti autorizzatori, prima settoriali e poi di carattere unitario. Infine il quarto capitolo studia il profilo sanzionatorio delle autorizzazioni ambientali evidenziandone i collegamenti con la responsabilità delle persone giuridiche. Si conclude con l’analisi del caso dell’Ilva di Taranto.

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