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Articolo 2021 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Legittimazione del possessore

Dispositivo dell'art. 2021 Codice civile

Il possessore di un titolo nominativo è legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato (1) per effetto dell'intestazione a suo favore contenuta nel titolo e nel registro dell'emittente (2).

Note

(1) Tale diritto può avere contenuto vario: può trattarsi non solo del diritto ad una prestazione (ad esempio a ricevere una somma di denaro) ma anche di quello ad esercitare il voto se si tratta di azione societaria (2351 c.c.).
(2) A differenza di quanto accade per i titoli al portatore (2003 c.c.), quelli nominativi e quelli all'ordine (2008 c.c.) permettono l'esercizio del diritto in base ad un possesso qualificato.

Ratio Legis

Poichè i titoli nominativi derivano da rapporti complessi e rilevanti (ad esempio quelli societari) la legittimazione all'esercizio del diritto, così come la loro circolazione (2022 c.c.), sono assoggettate dal legislatore a particolari limiti.

Spiegazione dell'art. 2021 Codice civile

Constatazione preliminare: la riproduzione quasi integrale in questo Capo del R. D. 7 giugno 1923, n. 1364

Nella Relazione Ministeriale al Libro delle obbligazioni (n. 257) si avverte categoricamente che « le disposizioni concernenti i titoli nominativi: riproducono quasi integralmente, con lievi variazioni di forma, quelle del R. D. 7 giugno 1923, n. 1364 ».

Ne segue che l'ampia elaborazione dottrinale e giurisprudenziale del R. Decreto testé citato potrà, e dovrà, essere tenuta presente nella interpretazione e sistemazione delle disposizioni sancite nel Capo IV del Titolo V in esame.


La legittimazione attiva in materia di titoli nominativi: concetto ed estremi legali: a) Il possesso del titolo; b) La risultanza della investitura del diritto cartolare, dalla conformità della intestazione del titolo con quella contenuta nel registro dell'emittente, c) la presentazione del titolo; d) L’identificazione del possessore del titolo

Anche in materia di titoli nominativi in generale, trovano appli­cazione la distinzione fondamentale, sopra formulata e più volte richiamata fra titolarità o appartenenza e legittimazione o investitura del diritto cartolare, o diritto interno, — ed altresì la suddistinzione, pure formulata sopra, fra legittimazione attiva e legittimazione passiva.

Il concetto di soggetto attivamente legittimato, come si è ripetutamente visto, coincide con quello di possessore qualificato, a cui, appunto, si riferisce l'art. 2021 nuovo Cod. civ. [« Il possessore di un titolo nominativo è legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato per effetto della intestazione a sato favore contenuta nel titolo e nel registro dell'emittente »], che è una norma speciale concernente appunto tutti i titoli nominativi, e che, evidentemente, é collegata col precedente art. 1992, io comma regolante tutti i titoli di credito.

Dunque, perchè si abbia la legittimazione attiva rispetto ad un titolo nominativo, occorre la ricorrenza congiunta, o concorso, dei seguenti estremi legali: a) Il possesso del titolo. b) La risultanza della investitura del diritto cartolare, dalla conformità delta intestazione del titolo con quella contenuta nel registro dell'emit­tente. e) La presentazione del titolo. d) La identificazione del possessore del titolo. 3. Sub a) c) d) Per quanto concerne gli estremi legali del «possesso del titolo», nonché della « presentazione » e della « identificazione del possessore» del titolo stesso, — ci riferiamo, sostanzialmente, alla esposizione sopra ese­guita a proposito dei medesimi estremi, in materia di titoli all'ordine in generale.


Sub a) c) d) – richiami

Per quanto concerne gli estremi legali del possesso del titolo, nonché della presentazione e della identificazione del possessore del titolo stesso, ci si riferisce, sostanzialmente, all’esposizione sopra eseguita a proposito dei medesimi estremi, in materia di titoli all’ordine in generale.


Sub b) Conformità e difformità dell’intestazione del titolo rispetto a quella contenuta nel registro dell’emittente

A tenore del citato art. 2021, l’investitura del diritto cartolare deve risultare dalla conformità dell’intestazione del titolo con quella contenuta nel registro dell’emittente.

In proposito, si è giustamente ritenuto rispetto all’art. 1, comma 1, R. D. 7 giugno 1923 cit., e l’insegnamento è bene riferibile al corrispondente art. 2021 in esame, che in caso di non concordanza fra l’intestazione del titolo e il nome sotto il quale è avvenuta l’iscrizione nel registro dell’emittente, deve prevalere quest’ultima, perché il sottoscrittore si affida alle proprie registrazioni, delle quali è sicuro, mentre il titolo, messo in circolazione, può andare soggetto ad alterazioni.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2021 Codice civile

Cass. pen. n. 19158/2015

La registrazione di conversazioni effettuata da un privato su impulso della polizia giudiziaria non costituisce una forma di documentazione dei contenuti del dialogo, ma una vera e propria attività investigativa che comprime il diritto alla segretezza con finalità di accertamento processuale, che richiede un provvedimento dell'autorità giudiziaria ovvero un decreto motivato in forma scritta del Pubblico Ministero. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto non sufficiente ai fini dell'utilizzabilità delle registrazioni la mera autorizzazione orale del P.M.).

Cass. pen. n. 69/2014

L'attribuzione dei procedimenti alla cognizione del giudice collegiale, determinata da ragioni di connessione, diviene definitiva ed irrevocabile per effetto dell'esercizio dell'azione penale mediante deposito della richiesta di rinvio a giudizio nella cancelleria del giudice, in applicazione del principio di "perpetuatio iurisdictionis". (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato la competenza del tribunale in composizione collegiale in riferimento a reato di per sé attribuito alla cognizione del medesimo ufficio in composizione monocratica ritenendo irrilevante che per il reato commesso, rientrante nelle attribuzioni del giudice collegiale, fosse stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere).

Cass. civ. n. 15510/2011

La proposta di concludere un contratto, costituendo un atto giuridico di natura negoziale diretto a provocarne l'accettazione da parte del destinatario, presuppone la volontà del proponente di impegnarsi contrattualmente; detta volontà - che vale a distinguere la proposta dalla semplice manifestazione della disponibilità a trattare - mentre è di norma implicitamente desumibile dal fatto che il proponente abbia indirizzato al destinatario un atto che abbia un contenuto idoneo ad essere assunto come contenuto del contratto, deve, invece, essere concretamente accertata ove la proposta sia pervenuta al destinatario tramite un terzo, in particolare dovendosi verificare se la trasmissione dell'atto sia avvenuta ad iniziativa di chi ha formato il documento ovvero del terzo, all'insaputa di quello.

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