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Mangiare e andare via dal ristorante senza pagare: non sempre è reato, strano ma vero

Mangiare e andare via dal ristorante senza pagare: non sempre è reato, strano ma vero
Il cliente, che consuma e va via dal ristorante senza pagare il conto, può andare incontro a conseguenze civili e penali
Cosa rischia chi va via dal ristorante senza pagare il conto?

Dovrebbero chiederselo due uomini che si sono resi protagonisti di una “fuga” da un ristorante senza saldare il conto.

Il fatto è avvenuto in un ristorante in Inghilterra: due uomini, dopo aver consumato la cena, con la scusa di andare a fumare una sigaretta, sono andati via dal locale senza pagare il conto di 63 sterline (all’incirca, 72 euro).
I proprietari del ristorante hanno condiviso, sulla propria pagina Facebook, le riprese dell’accaduto.

In Italia, possono esserci conseguenze civili o penali per il cliente che consuma serenamente il pasto e poi non paga. Tutto dipende dall’intento del cliente.

Se il cliente va al ristorante e consuma la cena e soltanto al momento del conto si accorge di non avere il denaro per pagare, non c’è alcun reato.
Infatti, nel caso in esame, non c’è dolo (ossia, la coscienza e volontà di mangiare, pur sapendo di non poter saldare il conto finale), ma soltanto incapacità economica da parte del cliente: cioè, l’impossibilità del cliente di far fronte al pagamento del conto.

In pratica, l’incapacità economica non determina un reato, ma solo un inadempimento contrattuale. Infatti, tra ristoratore e cliente sussiste un contratto atipico che ha, come oggetto, la somministrazione di beni (cibo e bevande) e servizi (l’attività di cucina, il servizio al tavolo) da parte del ristorante e il pagamento del corrispettivo in denaro da parte del consumatore. Se il cliente non può pagare il conto, c’è inadempimento contrattuale.
In questo caso, il ristoratore potrà soltanto proporre un’azione di recupero del credito.

Discorso diverso va fatto se il cliente consuma il pasto, pur essendo consapevole di non poter pagare e lo sa fin dal momento in cui entra nel ristorante.

Innanzitutto, se il cliente mangia al ristorante con la consapevolezza di non poter pagare il conto e nasconde ciò al ristoratore, allora il soggetto potrebbe essere querelato per il reato di insolvenza fraudolenta: l’art. 641 c.p. punisce chi, nascondendo il proprio stato d’insolvenza (cioè, l’impossibilità di pagare), contrae un’obbligazione con il proposito di non adempierla. In questo caso, l’autore del reato può andare incontro alla reclusione fino a due anni o alla multa fino a 516 euro.

Invece, se il cliente consuma con la consapevolezza di non poter pagare ma fa credere al ristoratore di poter saldare il conto (ad esempio, mostrando un portafoglio pieno, spacciando carta straccia per soldi), il ristoratore potrebbe presentare una querela per truffa. Infatti, l’art. 640 c.p. punisce colui che, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. In tal caso, la pena è la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro.

In questi casi, il ristoratore non può fare altro che sporgere una querela contro ignoti (non conoscendo il nome del cliente), presentando alle Forze dell’Ordine ogni elemento che sia utile ad identificare il soggetto e a dimostrare il fatto (come, ad esempio, i video delle telecamere di sicurezza).

Infatti, il ristoratore, dal canto suo, non può fermare il cliente nel suo locale e impedirgli di andare via. Così facendo, si realizzerebbe il reato di sequestro di persona e l’art. 605 c.p. punisce chiunque priva taluno della libertà personale.
Inoltre, il ristoratore non può farsi giustizia da solo poiché il codice penale (artt. 392 e 393 c.p.) punisce chiunque, per esercitare un diritto di cui ritiene essere titolare, invece che ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente giustizia da sé con violenza sulle cose o sulle persone. Si commetterebbe il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.


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