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Articolo 551 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Legato in sostituzione di legittima

Dispositivo dell'art. 551 Codice civile

Se a un legittimario [536 c.c.] è lasciato un legato in sostituzione della legittima [536], egli può rinunziare al legato [649, 650 c.c.] e chiedere la legittima (1) [521 c.c.].

Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede (2). Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento (3).

Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile [556]. Se però il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l'eccedenza il legato grava sulla disponibile (4) (5).

Note

(1) La volontà del testatore di disporre un legato in sostituzione di legittima deve essere chiara ed univoca, diversamente il legato si presume essere in conto di legittima (v. art. 552 del c.c.).
(2) Benchè il legato si acquisti ipso iure al momento dell'apertura della successione, è necessario che il legatario eserciti la scelta tra il legato e la legittima. Per la rinuncia non è prevista una forma specifica, tranne che per i legati che abbiano ad oggetto beni immobili, per cui è necessaria la forma scritta, comportando la dismissione della proprietà sul bene oggetto di legato. La scelta non è revocabile.
(3) Tale volontà del testatore deve essere espressa. Si ritiene che in questa ipotesi, nonostante la lettera della norma, il beneficiario debba essere considerato erede testamentario vero e proprio, stante l'intenzione del defunto di non privarlo della quota di legittima.
(4) Esso viene, cioè, detratto dalla quota indisponibile e, ove questa non sia sufficiente, dalla disponibile.
(5) Per evidenziare la differenza tra il legato in sostituzione (v. art. 551 del c.c.) ed in conto di legittima (v. art. 552 del c.c.), si riporta un esempio: Tizio, vedovo, ha un patrimonio del valore di 100.000 euro e nomina nel suo testamento erede universale suo fratello Caio, legando al suo unico figlio Tizietto la sua villa del valore di 30.000 euro. Se è un legato in sostituzione di legittima, Tizietto può accettarlo oppure rinunziarvi e chiedere la legittima che è di 50.000 euro. Se invece è un legato in conto di legittima, Tizietto può conservare il legato e chiedere i restanti 20.000 euro.

Ratio Legis

La norma permette di contemperare gli interessi del testatore (impedire ad un legittimario di divenire erede) e quelli del legittimario (conseguire comunque una parte del patrimonio ereditario o, in alternativa, far valere i propri diritti sulla legittima).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

269 Ho migliorato la dizione del precedente testo dell'art. 550 del c.c. e art. 551 del c.c., sopprimendo ogni accenno di accettazione del legato. Questo, infatti, pel sistema del codice (art. 649 del c.c.), si acquista di diritto all'apertura della successione, e non occorre che sia accettato.

Massime relative all'art. 551 Codice civile

Cass. civ. n. 16252/2013

Il legato in sostituzione di legittima, previsto dall'art. 551 c.c., è una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, nel senso che l'eventuale rinuncia determina il venire meno della sostituzione e consente al legittimario di reclamare la quota di riserva spettantegli per legge sui beni ereditari. Ne consegue che il legatario, che abbia rinunciato al legato tacitativo in denaro, può conseguire la quota di legittima in natura, in base alla regola generale dettata dall'art. 718 c.c..

Cass. civ. n. 18583/2011

Al fine della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità, intenzione che, in mancanza di formule sacramentali, peraltro non richieste, può desumersi anche dal complessivo contenuto dell'atto attraverso l'opportuna indagine interpretativa, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima. Lo stabilire se una disposizione testamentaria in favore di un legittimario integri un legato in sostituzione o in conto di legittima, implicando un apprezzamento dei fatti, è demandato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.

Cass. civ. n. 7098/2011

In tema di legato in sostituzione di legittima, il legittimario in favore del quale il testatore abbia disposto ai sensi dell'art. 551 c.c. un legato avente ad oggetto un bene immobile, qualora intenda conseguire la legittima, deve rinunciare al legato stesso in forma scritta ex art. 1350, primo comma, n. 5, c.c., risolvendosi la rinuncia in un atto dismissivo della proprietà di beni già acquisiti al suo patrimonio; infatti, l'automaticità dell'acquisto non è esclusa dalla facoltà alternativa attribuita al legittimario di rinunciare al legato e chiedere la quota di legittima, tale possibilità dimostrando soltanto che l'acquisto del legato a tacitazione della legittima è sottoposto alla condizione risolutiva costituita dalla rinuncia del beneficiario, che, qualora riguardi immobili, è soggetta alla forma scritta, richiesta dalla esigenza fondamentale della certezza dei trasferimenti immobiliari.

Cass. civ. n. 15124/2010

In materia di successioni "mortis causa", l'esercizio dell'azione di riduzione non può, di per sé, far presumere la volontà di rinunciare al legato, essendo a tal fine necessario considerare il comportamento del legatario, anteriore e successivo alla instaurazione del giudizio, così da poter trarre elementi idonei all'identificazione di detta volontà. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con motivazione immune da vizi, aveva escluso che potesse ravvisarsi una rinuncia al legato nelle richieste di inventario e stima dei beni caduti in successione, nonché di rendiconto ed assegnazione di una quota corrispondente alla porzione di legittima, che erano state espresse negli atti processuali, in nessuno dei quali, però, si faceva menzione all'anzidetta rinuncia).

In materia di successioni "mortis causa", la rinuncia al legato sostitutivo della legittima non può desumersi, di per sé, dalla sola dichiarazione di rifiutare le disposizioni testamentarie in quanto lesive dei diritti del legittimario, non potendosi negare a priori a siffatta dichiarazione il significato proprio di una riserva di chiedere soltanto l'integrazione della legittima, ferma restando l'attribuzione del legato.

Cass. civ. n. 26955/2008

In materia di diritti riservati ai legittimari, poiché il legato si acquista senza bisogno di accettazione, la semplice acquisizione, da parte del legittimario, dell'oggetto del legato in sostituzione della legittima non implica automatica manifestazione della sua preferenza per il legato, con conseguente perdita della facoltà di conseguire la legittima; allo stesso modo, la proposizione dell'azione di riduzione non costituisce manifestazione chiara ed inequivoca della volontà di rinunciare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima. (Omissis).

Cass. civ. n. 5779/2006

In tema di diritti riservati ai legittimari, l'attribuzione patrimoniale oggetto del legato in sostituzione di legittima è caratterizzata dall'intenzione del testatore di soddisfare integralmente mediante la stessa i diritti del legittimario, non essendo peraltro richiesto che l'alternativa offerta al predetto di chiedere l'integrazione della legittima o di conseguire il legato risulti espressamente nel contesto dell'atto, atteso che le conseguenze giuridiche dell'esercizio (o del mancato esercizio) del potere di scelta spettante all'istituito sono espressamente previste dall'art. 551 c.c.; al riguardo, la mera richiesta della legittima formulata con la domanda di riduzione della disposizione testamentaria lesiva della quota di riserva non costituisce manifestazione chiara e non equivoca della volontà di rinunziare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima.

Cass. civ. n. 13380/2005

Il potere attribuito al legittimario di conseguire la parte dei beni ereditari spettantegli ex lege anzichè conservare il legato obbligatorio divisorio (sostanziantesi in un diritto di credito nei confronti del coerede assegnatario della disponibile) attribuitogli dal testatore, postula l'assolvimento di un onere, consistente nella rinuncia al legato, che si rende necessaria in ragione del fatto che quest'ultimo si acquista ipso iure e che, nel legato di specie, l'effetto traslativo dal testatore al beneficiario si verifica al momento stesso della morte del primo, onde, essendo l'oggetto del legato già entrato nel patrimonio del beneficiario, questi, per conseguire la legittima, deve, previamente (o quanto meno contestualmente) alla domanda di riduzione, dismettere il legato.

Cass. civ. n. 13785/2004

Il potere attribuito al legittimario, in favore del quale il testatore abbia disposto un legato tacitativo, di conseguire la parte dei beni ereditari spettantegli ex lege anzichè conservare il legato – potere configurabile non come diritto autonomo ma come facoltà compresa nel diritto di agire per ottenere la legittima attraverso l'azione di riduzione spettante al soggetto incluso nella categoria dei legittimari ex art. 536 c.c. – postula l'assolvimento di un onere, consistente nella rinuncia al legato, che si rende necessario in ragione del fatto che il legato si acquista ipso iure e che, nel legato di specie, l'effetto traslativo dal testatore al beneficiario si verifica al momento stesso della morte del primo, onde, essendo i due benefici ex lege alternativi ed essendo l'oggetto del legato già entrato nel patrimonio del beneficiario, questi, per conseguire la legittima, deve, previamente o quanto meno contestualmente alla domanda di riduzione, dismettere il legato (in forma scritta ad substantiam in caso di legato di immobili; anche mediante dichiarazione informale o per facta concludentia per tutti gli altri legati).

In tema di diritti riservati ai legittimari, un comportamento del beneficiario del legato sostitutivo di legittima dal quale sia dato desumere la volontà, espressa o tacita, dello stesso di conservare il legato, assume, per un verso, valenza confermativa, seppure superflua, della già realizzata acquisizione patrimoniale, e, per altro verso, comporta ope legis la contemporanea caducazione del diritto di chiedere la legittima, conseguenza alla quale non può essere posto rimedio neppure con eventuali atti successivi di resipiscenza, attese la definitività e la irretrattabilità degli effetti acquisitivi del lascito testamentario correlati a detta manifestazione di volontà e la consequenziale impossibilità di reviviscenza del diritto di scelta tra il legato sostitutivo e la richiesta della legittima, rimasto caducato al momento stesso in cui è stata manifestata la volontà di conservare il legato.

Cass. civ. n. 4971/2000

La mancanza della rinunzia al legato in sostituzione di legittima, da parte del legittimario che agisce in riduzione ai sensi dell'art. 564 c.c., è rilevabile d'ufficio, senza necessità di eccezione della controparte, né il comportamento processuale di quest'ultima, nel quale non sia ravvisabile una volontà negoziale, può esser idoneo ad attribuire al legatario il preteso diritto alla riduzione, pur se mancante degli elementi costitutivi.

Cass. civ. n. 5232/1998

Per ammettersi che un legato sia in sostituzione anziché in conto di legittima è necessario che risulti una manifestazione certa ed univoca del testatore nel senso che determinati beni debbano essere attribuiti al legittimario e che tale attribuzione se accettata esaurisca le ragioni ereditarie del medesimo.

Cass. civ. n. 4287/1997

Il principio per cui rinunzia richiede forma scritta ad substantiam solo quando abbia come oggetto immediato i diritti reali immobiliari indicati nell'art. 1350 c.c., è estraneo all'ipotesi di rinunzia ad un legato in sostituzione della legittima allorché il contenuto del legato medesimo abbia il carattere meramente obbligatorio di liberazione del legatario da una prestazione dovuta nei confronti del testatore (c.d. remissio mortis causa). Ciò non toglie – peraltro – che la rinuncia, quale negozio unilaterale dismissivo di un diritto (reale o obbligatorio) il cui acquisto si è verificato ipso iure al momento dell'apertura della successione, onde essere ritenuta e rinvenuta come tale, richieda una valida e non equivoca manifestazione dell'intento abdicativo del diritto.

Cass. civ. n. 2809/1990

L'attribuzione di un legato in sostituzione di legittima è un modo concesso al testatore di soddisfare le ragioni del legittimario senza chiamarlo all'eredità, essendo poi commesso all'onorato scegliere tra il conseguimento del legato, con la perdita del diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il suo valore sia inferiore a quello della legittima, o la rinuncia al legato e la richiesta della legittima. Ne deriva che il riservatario, se non rifiuta il legato in sostituzione di legittima, non entra a far parte della comunione ereditaria e conseguentemente, non potendo invocare alcun istituto proprio della divisione dei beni ereditari, rispetto ai quali difetta di legittimazione, ha diritto al legato e così al valore monetario dello stesso – ove ne sia prevista la liquidazione dal de cuius – all'apertura della successione e non a quello della relativa domanda giudiziale.

Cass. civ. n. 459/1990

Il potere attribuito ex art. 551 c.c. ad un legittimario onorato di un legato in sostituzione di legittima di conseguire la quota dei beni ereditari nella misura stabilita dalla legge attraverso l'esercizio dell'azione di riduzione, anziché di conservare il legato, postula l'assolvimento dell'onere di rinunciare al legato, per cui, attesa la natura di «facoltà» del relativo potere di scelta e della rinunzia (art. 650 c.c.), non è ipotizzabile una autonoma prescrittibilità, avulsa da quella del diritto in cui sono comprese (salva la assoggettabilità a decadenza, come nell'ipotesi prevista dall'art. 650 c.c. di esperimento dell'actio interrogatoria da parte di un terzo). Ne consegue che, qualora l'azione di riduzione sia stata esercitata dal detto legatario entro il termine decennale di prescrizione, decorrente dalla data di apertura della successione, la rinuncia attuativa del potere di scelta può essere sempre esercitata dal legatario stesso ove non sia intervenuta decadenza e l'assolvimento dell'onere della rinunzia al legato, costituente condizione dell'azione di riduzione (e non presupposto processuale), deve essere accertato con riguardo al momento della decisione e non a quello della proposizione della domanda.

Cass. civ. n. 1311/1984

Poiché ogni legato – ivi compreso quello in sostituzione di legittima – si acquista automaticamente e per effetto della semplice apertura della successione, soltanto la rinunzia, espressa o per fatti concludenti, a quel legato stesso determina il venir meno della sostituzione e l'acquisto da parte del rinunziante, della qualità di erede. In difetto di tale rinunzia il legatario, non avendo assunto la qualità di erede, non è contraddittore necessario nel giudizio di riduzione delle disposizioni testamentarie instaurato validamente da altro titolare di legato (in sostituzione di legittima) che quella qualità aveva acquisito con la detta rinunzia.

Cass. civ. n. 1991/1977

A caratterizzare l'istituto del legato in sostituzione di legittima non è necessario che la disposizione testamentaria faccia menzione dell'alternativa che si offre al legittimario, giacché tale diritto-potere trae origine direttamente dalla legge. È, invece, sufficiente che sia dimostrata l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati. Tale accertamento, risolvendosi in un'indagine e in un apprezzamento dei fatti, è, per sua natura, demandato al giudice di merito e, come tale, insindacabile in sede di legittimità se coerentemente motivato senza errori di diritto o logici.

Per la ricostruzione del mens testantis, ai fini di un'esatta identificazione del legato in sostituzione di legittima, si deve sempre partire dall'analisi della scheda testamentaria ed è lecito prendere in considerazione elementi estrinseci solo quando nella scheda a questi si faccia riferimento.

Cass. civ. n. 4196/1975

L'erede, al quale venga lasciato un legato in sostituzione della [legittima] non può esercitare la facoltà di rinunziare al legato e chiedere la [legittima], esercitando l'azione di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive, qualora, avendo piena conoscenza della disposizione del legato a proprio favore, vi abbia dato volontariamente esecuzione immettendosi nel possesso dei beni che formavano oggetto del legato in sostituzione della legittima. A tal fine, la piena conoscenza da parte dell'erede si presume per effetto della pubblicazione del testamento, a meno che l'erede non fornisca la prova che il notaio abbia omesso di comunicare l'esistenza del testamento, a norma dell'art. 623 c.c.

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Consulenze legali
relative all'articolo 551 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Nicola E. chiede
lunedì 18/03/2019 - Campania
“Gentile Avvocato mi rivolgo a lei per avere risposte su quanto segue:
premesso che mio zio, coniugato e senza figli, ha nominato con testamento pubblico testualmente :"Nomino eredi universali di tutti i miei beni mobili e immobili i miei nipoti N. e M., figli di mio fratello D..
Lego a mia moglie, in sostituzione della legittima a lei spettante, l’usufrutto vitalizio di tutti i miei beni dispensandola dal fare inventario e dal prestare cauzione".
N. B. Il testamento è stato pubblicato dopo il decesso della moglie.
Detto questo le mie domande sono:
1 Possono i nipoti della moglie, attraverso l’istituto della trasmissione, agire per impugnare le disposizioni testamentarie?
2 La riscossione dei canoni di locazione da parte della moglie e di un suo nipote concretizza la tacita accettazione dell’eredità?
3 Noi, eredi testamentari, siamo liberi di vendere due immobili acquistati dal de cuius prima del matrimonio e pervenuti a noi per testamento e accatastati e volturati a nostro favore?
4 Quanto pervenuto al de cuius per successione legittima di una sorella a lui premorta resta nel patrimonio personale o entra nel suo asse ereditario?

Sicuro di esaustive risposte, cordialmente saluto”
Consulenza legale i 02/04/2019
Siamo di fronte in questo caso a un’ipotesi di successione testamentaria, in cui il de cuius, che non ha lasciato figli, ha inteso istituire eredi universali i propri nipoti, figli del fratello.
Alla moglie, invece, è stato attribuito l’usufrutto vitalizio su tutti i beni del marito: si tratta più precisamente di un legato in sostituzione di legittima, espressamente previsto dall’art. 551 del c.c.
Secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 13868/2018, la disposizione testamentaria che attribuisca l’usufrutto generale - cioè su tutti i beni - del patrimonio del defunto è da qualificare come legato (in conto di legittima, se il testamento non dispone diversamente: nel nostro caso però il testamento parla espressamente di legato in sostituzione di legittima). Se, tuttavia, oltre a disporre l’usufrutto, il testatore effettui altre attribuzioni di porzioni del proprio patrimonio, l’usufruttuario deve essere qualificato come erede.
In definitiva, per stabilire quale sia la natura (istituzione di erede o legato) del lascito di usufrutto generale occorre esaminare con attenzione le disposizioni testamentarie nel loro complesso.
Stando a quanto riferito nel quesito, non vi sarebbero nel testamento altre attribuzioni patrimoniali in favore della moglie; pertanto la disposizione testamentaria in esame può essere qualificata come legato.
Altro dato di cui tenere conto è che il testamento è stato pubblicato dopo la morte della moglie.
Rispondiamo ora alle diverse domande nello stesso ordine in cui sono state formulate.
Rispetto alla prima questione sollevata, l’istituto della trasmissione, cui fa riferimento chi pone il quesito, è previsto dall’art. 479 del c.c., intitolato “trasmissione del diritto di accettazione”. In base a tale norma, se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi. Se questi ultimi non sono d'accordo per accettare o rinunciare, colui che accetta l'eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunciato.
Nel nostro caso, però, la trasmissione non è l’istituto cui fare riferimento, poiché occorre verificare non tanto se vi sia trasmissione del diritto di accettare l’eredità, quanto piuttosto l’eventuale diritto degli eredi della moglie ad impugnare le disposizioni testamentarie eventualmente ritenute lesive della quota di legittima.
Sul punto l’art. 557 del c.c. stabilisce che la riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive della porzione di legittima può essere chiesta anche dagli eredi dei legittimari. Secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 26254/2008, infatti, il carattere personale dell'azione non incide sulla trasmissibilità del diritto ma esclusivamente sull'accertamento della lesione, che deve essere limitata alla quota di colui che agisce.
Pertanto, gli eredi della moglie del testatore potrebbero eventualmente impugnare il testamento, qualora ritenessero che vi sia stata una lesione della quota di legittima. Va sottolineato che, ai sensi dell’art. 649 del c.c. ed al contrario di quanto avviene per l’eredità, il legato si acquista senza bisogno di accettazione, salva la facoltà di rinunciare.
In questo caso, tuttavia, occorre tenere presente che il testamento ha attribuito alla vedova un legato in sostituzione della legittima, per cui occorre far riferimento all’art. 551 c.c.
Tale norma prevede che, se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli ha la facoltà di rinunciare al legato e chiedere la legittima. Se però preferisce conseguire il legato, allora perde il diritto di chiedere un supplemento, per l’ipotesi in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede (a meno che il testatore abbia espressamente conferito al legittimario, la facoltà di chiedere il supplemento).
La rinuncia al legato richiede una forma ben precisa se questo ha per oggetto beni immobili: secondo Cass. Civ., SS.UU, sentenza n. 7098/2011, il legittimario in favore del quale il testatore abbia disposto ai sensi dell'art. 551 c.c. un legato avente ad oggetto beni immobili in sostituzione di legittima, qualora intenda conseguire la legittima, deve rinunciare al legato stesso in forma scritta ex art. 1350 del c.c., n. 5.
Rispetto alla seconda domanda, va premesso che, ai sensi dell’art. 476 del c.c., si può parlare di accettazione tacita dell’eredità quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare, e che egli non avrebbe il diritto di porre in essere se non nella qualità di erede.
In quest’ottica, la riscossione dei canoni di locazione relativi ad un bene ereditario ben può essere considerata accettazione tacita dell’eredità; sul punto, la Cassazione, Sez. II Civile, con sentenza n. 2743/2014, ha affermato che “la riscossione dei canoni di locazione di un bene ereditario, quale atto dispositivo e non meramente conservativo, integra accettazione tacita dell'eredità, ai sensi dell'art. 476 cod. civ.”.
Attenzione, però, perché in questo caso si pone un problema non di accettazione dell’eredità, ma di acquisto del legato: ora, secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 26955/2008, in materia di diritti riservati ai legittimari, poiché il legato si acquista senza bisogno di accettazione, la semplice acquisizione, da parte del legittimario, dell'oggetto del legato in sostituzione della legittima non implica automatica manifestazione della sua preferenza per il legato, con conseguente perdita della facoltà di conseguire la legittima (allo stesso modo, peraltro, la proposizione dell'azione di riduzione non costituisce manifestazione chiara ed inequivoca della volontà di rinunciare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima).
Passando alla domanda di cui al punto 3, gli immobili acquistati dal de cuius prima del matrimonio possono al più essere esclusi dalla eventuale comunione dei beni con la moglie, ma cadono comunque nella successione. Anche su di essi gravava l’usufrutto legato alla moglie (che riguardava appunto tutti i beni del defunto), usufrutto che però si è estinto col decesso di quest’ultima. Pertanto, è possibile vendere la piena proprietà di detti immobili e non solo la nuda proprietà come avverrebbe in caso di esistenza di un diritto di usufrutto sugli stessi.
Infine, per rispondere alla domanda n. 4, è necessario chiarire un equivoco: tutto ciò che fa parte del “patrimonio personale” del defunto entra necessariamente nell’asse ereditario, in quanto alla sua morte deve essere trasmesso ad altri soggetti, in base alle ultime volontà espresse dal de cuius (se questi ha lasciato un testamento) oppure, in assenza di testamento, secondo i criteri stabiliti dalla legge. Pertanto anche i beni pervenuti nel patrimonio del de cuius per successione legittima della sorella devono ritenersi ricompresi nell’eredità del medesimo.

Stefano S. chiede
sabato 27/12/2014 - Sicilia
“Egregi avvocati, sono un erede testamentaria,nipote di zio paterno(testatore,senza figli). Vorrei sapere se la moglie poteva avvalersi dell'art.551 c.1° e dell'art.540 del codice civile sul seguente testamento pubblico. "Lego a mia moglie B.M., per metà, e ai miei nipoti F.M., figlio di mio fratello V., e F.M. e P.M., figli di mio fratello P., in ragione di un sesto ciascuno, la piena proprietà dei titoli di credito, del denaro e dei suoi rappresentativi di cui sarò proprietario al momento della mia morte. Lego alla predetta mia moglie B.M. il diritto di usufrutto,vita natural durante, su tutti i miei beni immobili e su tutti gli altri miei beni mobili, dispensandola dal prestare cauzione e dal fare inventario. Nella nuda proprietà di quanto legato in usufrutto a mia moglie, nomino eredi i predetti miei nipoti, in quote uguali fra loro. Per il caso di premorienza di detti miei moglie e nipoti, dispongo quanto segue. In caso di premorienza di mia moglie, le sostituisco i miei predetti nipoti, in quote uguali fra loro; in caso di premorienza di uno o più dei miei nipoti, sostituisco a chi mi premorirà i di lui figli che saranno nati o concepiti al momento della mia morte; nel caso in cui chi dei miei nipoti mi premorirà, dovesse essere senza figli, neanche concepiti, la sua quota si accrescerà agli altri nipoti o ai loro sostituti.". Da premettere che, tutti i beni, mio zio (testatore) li ha ereditati dai suoi genitori (i miei nonni).”
Consulenza legale i 27/12/2014
Quando il testatore lascia in legato alcuni suoi beni ad un soggetto che è anche legittimario (art. 536 del c.c.), il lascito può essere di due tipi:
1. Legato in sostituzione di legittima, art. 551 del c.c.: il legittimario-legatario può rinunziare al legato e chiedere la legittima; se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede. Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile: ma se il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l'eccedenza il legato grava sulla disponibile.
2. Legato in conto di legittima (art. 552 del c.c.): il legittimario ha la facoltà di chiedere la differenza sulla quota a lui riservata.

Il codice civile non fornisce criteri per valutare se il legato sia del primo o del secondo tipo, pertanto nel corso degli anni la giurisprudenza ha elaborato alcuni principi in materia.
Innanzitutto, non occorrono formule sacramentali da parte del testatore per indicare che si tratta di un legato in sostituzione di legittima: è sufficiente la manifestazione di una non equivoca volontà di tacitare il legittimario per mezzo del legato. Si tratta di una indagine di fatto, lasciata al giudice di merito ed insindacabile da parte della Cassazione se correttamente motivata (v. tra le molte sentenza n. 16083/2005).
Anche Cass. civ., sez. I, 15.11.1982 n. 6098 spiega: "La ricorrenza di un legato in sostituzione di legittima, ai sensi e per gli effetti dell'art. 551 c.c., pur non richiedendo formule sacramentali, né un'espressa menzione del testatore sull'alternativa offerta fra conseguimento del legato stesso e richiesta della legittima, postula che, dal complessivo contenuto delle disposizioni testamentarie, risulti la chiara ed inequivocabile volontà del de cuius di tacitare il legittimario con l'attribuzione di determinati beni, precludendogli la possibilità di mantenere il legato e di attaccare le altre disposizioni per far valere la riserva, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima".
Alcune pronunci recenti hanno statuito: "Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità; tale intenzione non richiede formule sacramentali, ma può desumersi dal complessivo contenuto dell'atto, in forza di un apprezzamento compiuto dal giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato" (Cass. civ., sez. II, 3.112014, n. 23371).

L’attribuzione di un legato in sostituzione di legittima costituisce di fatto un modo concesso al testatore di soddisfare le ragioni del legittimario senza chiamarlo all’eredità.
Per la Cassazione (sentenza n. 459/1990) nel legato in sostituzione di legittima l’attribuzione patrimoniale oggetto della disposizione testamentaria è caratterizzata dalla intenzione del testatore di soddisfare integralmente mediante la stessa i diritti di legittimario spettanti all’istituito.
Il legittimario che preferisca rinunziare al legato si ritrova ad essere un legittimario pretermesso (il testatore voleva garantirgli il legato e non già la quota dell’eredità): egli parteciperà alla comunione ereditaria solo dopo avere esperito e vinto l’azione di riduzione.

Nel caso di specie, la moglie del testatore, cui era stata legata la metà di tutti i titoli di credito e del denaro e l'usufrutto sui beni immobili del de cuius, di cui però erano stati nominati nudi proprietari i nipoti, ha rinunciato al legato per ottenere la legittima, che consiste nella metà del patrimonio del coniuge (art. 540 del c.c.). Ella avrebbe potuto far ciò solo se la disposizione testamentaria citata nel quesito si fosse potuta configurare come legato in sostituzione di legittima.

Ricordato che solo al giudice di merito spetta interpretare la suddetta disposizione testamentaria, è però possibile affermare che in effetti sembra che il testatore, nelle sue ultime volontà, abbia inteso soddisfare la moglie (legittimario) senza chiamarla all'eredità. Difatti, si legge una nomina ad "eredi" solo a favore dei nipoti ("Nella nuda proprietà di quanto legato in usufrutto a mia moglie, nomino eredi i predetti miei nipoti, in quote uguali fra loro"), mentre in riferimento alla moglie si parla solo di legato. Il testatore sembra aver voluto lasciare alla moglie ogni diritto di godimento sul suo patrimonio per tutta la durata della sua vita, trasferendone la nuda proprietà ai nipoti, probabilmente per ragioni anagrafiche. Ci sembra, insomma, che il testatore abbia voluto tacitare la moglie-legittimario con l'attribuzione di determinati beni, precludendole la possibilità di mantenere il legato e di attaccare le altre disposizioni per far valere la riserva.
Pertanto, si ritiene che l'interpretazione data dalla moglie alla disposizione testamentaria del marito, che vi ha letto un legato in sostituzione di legittima, sia verosimile e che di conseguenza ella, rinunziando al legato, avrebbe legittimamente potuto conseguire la sua quota legittima.

Testi per approfondire questo articolo

  • La successione necessaria tra storia e riforme

    Collana: Cultura giuridica e rapporti civili
    Pagine: 592
    Data di pubblicazione: marzo 2013
    Prezzo: 60 €
    Categorie: Legittimari

    L'indagine ricostruisce, attraverso l'esame delle matrici storiche delle norme originarie del codice civile in tema di legittima, e mediante il confronto tra esse e i diversi strumenti di tutela previsti dai principali ordinamenti di civil law e di common law, le ragioni giustificative della disciplina e gli interessi da questa tutelati. Essa verifica in che misura le confliggenti esigenze della circolazione giuridica e gli interessi dei terzi giustifichino la riforma degli artt. 561 e 563... (continua)