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Articolo 650 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Fissazione di un termine per la rinunzia

Dispositivo dell'art. 650 Codice civile

Chiunque ha interesse (1) può chiedere che l'autorità giudiziaria (2) fissi un termine entro il quale il legatario dichiari se intende esercitare la facoltà [649 c. 1 c.c.] di rinunziare [481, 519, 645 c.c.]. Trascorso questo termine senza che abbia fatto alcuna dichiarazione, il legatario perde il diritto di rinunziare [749 c.p.c.].

Note

(1) Legittimati attivi sono tutti coloro che vedrebbero accrescere i loro diritti successori in seguito alla rinuncia del legatario, ossia l'onerato (v. art. 649 del c.c.), il legatario chiamato in sostituzione, il collegatario, il sublegatario, ma anche il beneficiario dell'onere (v. art. 647 del c.c.) che grava sul legato, il creditore del legatario e l'esecutore testamentario (v. art. 700 del c.c.).
Legittimato passivo è il legatario.
(2) Per il procedimento vale quanto osservato sub art. 481 del c.c..

Ratio Legis

Si vuole assicurare certezza nei rapporti giuridici, evitando che la situazione di incertezza si protragga a lungo e per un tempo non definito.

Brocardi

Actio interrogatoria
In repudianda hereditate vel legato, certus esse debet de suo iure is qui repudiat

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

318 La disposizione dell'art. 649 del c.c., peraltro, presenterebbe l'inconveniente che, se il legatario non rinunziasse al legato, ma, nello stesso tempo, non ne chiedesse l'esecuzione, si determinerebbe una situazione d'incertezza per un tempo indefinito, a scapito di legittime aspettative di altri interessati, come, p.e., l'onerato o i legatarii sostituiti. Ho pertanto formulato in sede di coordinamento la disposizione dell'art. 650 del c.c., che rende possibile una speciale azione, modellata sull'actio interrogatoria prevista dall'art. 481 del c.c., perché sia fissato un termine entro il quale il legatario dichiari se intenda rinunziare al legato o no. Naturalmente non si poteva, se il termine trascorre senza risposta, stabilire che s'intende esercitata la rinunzia: giacché, essendo l'acquisto avvenuto ipso iure all'apertura della successione, esso non può venir meno in base ad una presunzione. La conseguenza è invece che il legatario perde la facoltà di rinunziare.

Massime relative all'art. 650 Codice civile

Cass. civ. n. 4547/2009

L'istituto della compensazione e la relativa normativa codicistica - ivi compreso l'art. 1246 cod. civ sui limiti della compensabilità dei crediti - presuppongono l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti e non operano quando essi nascano dal medesimo rapporto, il quale può comportare soltanto una compensazione in senso improprio, ossia un semplice accertamento contabile di dare e avere, come avviene quando debbano accertarsi le spettanze del lavoratore autonomo o subordinato. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio anzidetto, ha confermato la decisione impugnata, con la quale era stata disposta la compensazione tra le somme dovute dai lavoratori per la restituzione del trattamento di fine rapporto - erogate a seguito di licenziamento poi dichiarato illegittimo - e le somme dovute dal datore di lavoro per mensilità retributive arretrate).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4547 del 25 febbraio 2009)

Cass. pen. n. 12959/2006

Non integra gli estremi della revoca della costituzione di parte civile, ex art. 82, comma secondo, c.p.p., la mancata presentazione di conclusioni scritte nel giudizio di appello, posto che, in virtù del principio di immanenza della costituzione di parte civile, le conclusioni rassegnate in primo grado restano valide in ogni stato e grado del processo, con la conseguenza che deve escludersi, in forza della clausola di applicabilità enunciata dall'art. 598 c.p.p., l'operatività in appello della disposizione sanzionatoria, in chiave processuale, prevista dall'art. 82 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12959 del 12 aprile 2006)

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