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Articolo 152 Codice Penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Remissione della querela

Dispositivo dell'art. 152 Codice Penale

Nei delitti punibili a querela della persona offesa, la remissione estingue il reato(1).

La remissione è processuale [c.p.p. 340] o extraprocessuale. La remissione extraprocessuale è espressa o tacita. Vi è remissione tacita, quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela.

La remissione può intervenire solo prima della condanna, salvi i casi per i quali la legge disponga altrimenti.

La remissione non può essere sottoposta a termini o a condizioni. Nell'atto di remissione può essere fatta rinuncia al diritto alle restituzioni e al risarcimento del danno.

Note

(1) La remissione può essere processuale o extraprocessuale. Nel primo caso consiste in una dichiarazione recettizia all'autorità giudiziaria, mentre nel secondo caso può essere sia tacita sia espressa. Non deve n ogni caso poi essere confusa con la rinunzia al diritto di querela (art. 339 del c.p.p.), la quale può essere esercitata fino a che la querela non è stata presentata, a differenza della remissione che opera in un momento successivo all'esercizio del diritto di querela e non è ammissibile se la querela è dichiarata irrevocabile dalla legge.

Ratio Legis

La remissione è un atto la cui natura s'inquadra nell'ambito dell'esercizio di un diritto pubblico soggettivo che fa capo alla persona che ha proposto la querela o agli eredi, se tutti concordi, e la cui funzione si ravvisa in una sorta di perdono privato.

Spiegazione dell'art. 152 Codice Penale

La remissione della querela estingue il reato a causa del venir meno dell'interesse statale alla punibilità del colpevole in seguito alla rinuncia della persona offesa. Ovviamente essa rileva solamente nei reati procedibili a querela di parte.

La remissione può essere processuale o extraprocessuale e, in quest'ultimo caso, può essere manifestata in forma espressa o tacita, ovvero con comportamenti incompatibili con la volontà di persistere nella querela.

La remissione non può essere sottoposta a termini o condizioni ed è valida solo se espressa prima della sentenza di condanna.

Inoltre, ai sensi dell'art. 155 comma 3 la remissione fatta soltanto nei confronti di un concorrente nel reato si estende anche agli concorrenti.

Da ultimo, le Sez. Unite hanno stabilito che la legge non richiede un'accettazione neppure implicita da parte del querelato. Tuttavia, non è possibile la sua condanna alle spese processuali, come disposto dall'art. 340 comma 4, se non in presenza della prova che il querelato abbia avuto almeno conoscenza della remissione della querela, o almeno che sia stato nelle condizioni di averne conoscenza. Solo a tali condizioni, pertanto, la remissione produrrebbe il suo effetto estintivo.

Massime relative all'art. 152 Codice Penale

Cass. pen. n. 31668/2016

Integra remissione tacita di querela la mancata comparizione alla udienza dibattimentale (nella specie davanti al Giudice di pace) del querelante, previamente ed espressamente avvertito dal giudice che l'eventuale sua assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela. * , Cass. pen., , Sezioni Unite,

Cass. pen. n. 21874/2014

La declaratoria di estinzione del reato per improseguibilità dell'azione penale per intervenuta remissione di querela, ritualmente accettata dal querelato, ha carattere pregiudiziale rispetto alle formule di proscioglimento riferibili ad altre cause di estinzione del reato. (Fattispecie in cui la Suprema Corte, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per remissione di querela, intervenuta in pendenza del giudizio di cassazione, nonostante la sopravvenuta prescrizione del reato medesimo).

Cass. pen. n. 4059/2014

La remissione extraprocessuale tacita della querela presuppone condotte assolutamente incompatibili con la volontà di persistere nell'istanza punitiva, le quali possono trovare solo conferma nella mancata comparizione in udienza della persona offesa. (Nella fattispecie la persona offesa aveva negoziato l'assegno consegnatole a titolo di risarcimento del danno e si era resa irreperibile, così da mostrare il suo disinteresse al prosieguo del processo, non presentandosi alle udienze, benché avvertita che la sua mancata presentazione sarebbe stata considerata remissione tacita di querela).

Cass. pen. n. 12375/2011

È inammissibile per difetto di interesse il ricorso per cassazione - avverso la sentenza che dichiari l'estinzione del reato per remissione di querela - proposto dal Pubblico Ministero per dedurre che l'imputato non è stato posto in condizioni di esprimere validamente la volontà di accettare o ricusare la remissione, trattandosi di interesse che può essere riconosciuto solo in capo all'imputato stesso.

Cass. pen. n. 2776/2011

Nel procedimento davanti al giudice di pace, ai fini dell'efficacia della remissione di querela, non è indispensabile l'accettazione del querelato, essendo sufficiente che non vi sia da parte di quest'ultimo un rifiuto espresso o tacito della remissione. Ne consegue che, in assenza di altri elementi, anche la contumacia dell'imputato può essere apprezzata quale indice dell'assenza della volontà di coltivare il processo per giungere alla rilevazione della propria innocenza.

Cass. pen. n. 35900/2010

La mancata comparizione dell'imputato - previamente avvisato, con atto notificatogli regolarmente, che la sua assenza all'udienza sarebbe stata considerata come tacita accettazione dell'avvenuta remissione - assume l'inequivoca valenza di manifestazione della volontà di accettazione della remissione, considerato che, ai fini dell'efficacia giuridica della remissione di querela, non è indispensabile una esplicita e formale accettazione, cioè una manifestazione positiva di volontà di accettazione, ma è sufficiente, ex art. 155, comma primo, c.p., che non vi sia una ricusazione in forma espressa o tacita. Ne consegue che, in tal caso, la remissione, non avendo l'imputato realizzato fatti o comportamenti incompatibili con la volontà di accettare, ha determinato il tipico effetto estintivo del reato.

Cass. pen. n. 34124/2009

La mancata comparizione all'udienza del querelato contumace non integra accettazione tacita della remissione della querela neppure ove egli sia venuto a conoscenza di detta remissione.

Cass. pen. n. 4696/2009

Nel procedimento davanti al giudice di pace, ai fini dell'efficacia della remissione di querela, non è indispensabile l'accettazione del querelato, essendo sufficiente che non vi sia da parte di quest'ultimo un rifiuto espresso o tacito della remissione. Ne consegue che, in assenza di altri elementi, anche la contumacia dell'imputato può essere apprezzata quale indice dell'assenza della volontà di coltivare il processo per giungere alla rilevazione della propria innocenza.

Cass. pen. n. 46088/2008

Fuori dalle ipotesi espressamente e specificamente disciplinate dalla normativa sulla competenza penale del giudice di pace (artt. 21, 28 e 30 D.L.vo 28 agosto 2000, n. 274 ), la mancata comparizione del querelante nel processo, nonostante la sollecitazione del giudice a comparire prefigurando la mancata comparizione come remissione tacita della querela, non dà luogo ad un caso di rimessione tacita.

Cass. pen. n. 34501/2008

L'impegno, assunto in sede civile, all'atto della separazione personale, da parte del coniuge querelante, di rimettere la querela, non equivale a volontà definitiva valida in sede penale e non può, pertanto, essere considerato come manifestazione di volontà tacita di remissione.

Cass. pen. n. 28152/2008

La mancata comparizione del querelante nel procedimento davanti al giudice di pace, instaurato a seguito di citazione a giudizio disposta dal PM, ex art. 20 D.L.vo n. 274 del 2000 non integra la remissione tacita di querela, in quanto, in tal caso, trovano applicazione le regole generali di cui all'art. 152 c.p. che richiede, a tal fine, un'inequivocabile manifestazione di volontà concretantesi in una condotta incompatibile con la volontà di persistere nella richiesta di punizione, la quale non può essere ravvisata nella mancata presentazione della persona offesa all'udienza dibattimentale.

Cass. pen. n. 43072/2007

La transazione del danno non costituisce fatto incompatibile con la volontà di presentare querela e, quindi, non integra la remissione tacita di querela.

Cass. pen. n. 3913/2007

La remissione extraprocessuale tacita della querela (art. 152 c.p.) ha per presupposto fatti assolutamente inequivoci ed incompatibili con la volontà di persistere nella querela. Ne deriva che è immune da censure la decisione con cui il giudice di appello abbia escluso la sussistenza della detta remissione in ragione del comportamento equivoco della parte lesa, da cui non emerga in maniera univoca che non voglia più la punizione di colui che si sia reso responsabile di ingiurie, lesioni od altro. (Nella specie, la persona offesa aveva semplicemente dichiarato «abbiamo fatto pace, ma non ci salutiamo più»).

Cass. pen. n. 6771/2006

Non si ha remissione tacita della querela nel caso di omessa comparizione dell'offeso dal reato nel processo penale, trattandosi di comportamento omissivo, improduttivo di qualsiasi effetto sulla procedibilità dell'azione penale; nè alla omessa comparizione può attribuirsi l'anzidetto valore, previamente notificando alla persona offesa l'avvertimento che la sua assenza sarebbe interpretata come remissione tacita della querela, posto che questa, che è solo extraprocessuale, non può essere integrata da un comportamento processuale.

Cass. pen. n. 46808/2005

La mancata comparizione del querelante all'udienza non costituisce un comportamento idoneo ad integrare la remissione della querela, la quale, se extraprocessuale, può essere anche tacita ma deve fondarsi su un comportamento univoco incompatibile con la volontà di persistere nell'istanza punitiva, univocità che, in tal caso, non sussiste.

Cass. pen. n. 16014/2005

La remissione di querela non può essere sottoposta a termini o a condizioni, sì che è inefficace la remissione cui sia stata apposta la condizione consistente nella corresponsione, non effettuata, della somma pattuita a titolo di risarcimento del danno.

Cass. pen. n. 12861/2005

In tema di querela, l'omessa comparizione del querelante — nonostante l'avviso previamente notificatogli con l'avvertimento che la sua assenza sarebbe stata interpretata come remissione tacita della querela — all'udienza dinanzi al giudice di pace, non integra gli estremi della remissione tacita di cui all'art. 152 c.p., la quale è prevista solo con riguardo alla remissione extraprocessuale, con la conseguenza che un comportamento processuale non può costituire espressione dell'intento di remissione dell'istanza punitiva; d'altro canto, il querelante non ha l'obbligo di comparire e, comunque, la legge non ricollega alla sua assenza la predetta conseguenza.

Cass. pen. n. 14826/2004

Per rimettere la querela l'ordinamento non impone formule sacramentali; anche un atto di transazione in merito ai danni conseguenti a determinate ipotesi delittuose può essere sufficiente, quando risulti evidente e chiaro che il soggetto non ha più la volontà attuale di pervenire ad una condanna in sede penale del responsabile del fatto-reato (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto l'espressione: “rinuncia di ogni azione giudiziaria” usata in un atto di transazione, una manifestazione espressa della volontà di remissione della querela).

Cass. pen. n. 31963/2001

L'omessa comparizione in udienza del querelante costituisce remissione tacita di querela nella ipotesi in cui essa sia stata preceduta dall'avvertimento, formulato dal giudice, che la sua assenza alla udienza successiva sarebbe stata interpretata in tal modo.

Cass. pen. n. 10335/2001

La reciproca remissione delle querele, formalizzata dagli imputati in un momento successivo alla sentenza di condanna, produce l'effetto estintivo del reato anche nei riguardi di quello che non abbia impugnato la pronuncia, a condizione che la volontà espressa nell'atto di remissione abbia investito tutti i fatti oggetto del procedimento penale. (In applicazione di tale principio la Corte, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna nei confronti della ricorrente, perché i reati erano estinti per remissione della querela e nei confronti dell'imputata che non aveva presentato ricorso avverso la stessa decisione, per l'estensione dell'effetto estintivo).

Cass. pen. n. 689/2000

La remissione tacita extraprocessuale della querela può configurarsi solamente quando il querelante abbia compiuto fatti incompatibili con la volontà di chiedere l'accertamento della responsabilità penale del colpevole in ordine a fatti penalmente rilevanti, che hanno formato oggetto dell'istanza di punizione. Tali fatti devono essere univoci sì da potersi desumere con chiarezza la indicata incompatibilità. Il carattere della univocità non è riscontrabile, in relazione a querela presentata da un coniuge nei confronti dell'altro, per i reati di lesioni personali e ingiurie, nella rinuncia «ai reciproci addebiti» nel corso della causa civile per separazione dei coniugi, in quanto la rinuncia stessa è diretta soltanto a non insistere nell'accertamento della colpa ai fini del giudizio civile.

Cass. pen. n. 5191/2000

Poiché la remissione tacita di querela deve consistere in una inequivoca manifestazione di volontà, che si concreti in un comportamento del querelante, incompatibile con la volontà di persistere nella querela, tale non può essere ritenuta la omessa comparizione dello stesso all'udienza dibattimentale relativa al processo pendente a carico del querelato.

Cass. pen. n. 1452/1998

A norma dell'art. 152 c.p., la remissione extraprocessuale di querela può essere espressa o tacita. La prima deve risultare da atto esplicito e formale, la seconda da fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela, cioè da comportamenti inequivoci, sostanzialmente inconciliabili con la richiesta di punizioni. Tale volontà non è desumibile da mere omissioni, quale la mancata comparizione o mancata costituzione della parte civile, che può derivare da cause indipendenti dalla volontà dell'offeso, da circostanze contingenti e da valutazioni non abdicative e remissorie. Non è ricavabile neppure dall'accettazione del risarcimento dei danni che, apprezzabile quale comportamento preclusivo della costituzione di parte civile, è giustificabile con una diversa motivazione.

Cass. pen. n. 4033/1994

Non è consentito in giudizio desumere dal comportamento del querelante presente elementi per l'affermazione di tacita remissione di querela, stante la lettera dell'art. 152, comma 2, c.p. (ove la forma tacita è prevista soltanto per la remissione extraprocessuale) ed in ragione della possibilità e del connesso dovere, per le conseguenze della scelta, di ottenere dall'interessato presente una esplicita manifestazione di volontà al riguardo.

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Anonimo chiede
sabato 13/11/2021 - Lazio
“Buon pomeriggio, volevo essere informata sulla possibilità di una prescrizione per un decreto penale di condanna art.635 cp (in relazione all'art.625 n7 cp) notificato l'11 febbraio 2016 per danneggiamento all'autovettura del mio ex marito . La prima richiesta di udienza fu stabilita a giugno del 2018, rinviata per sciopero dei giudici a giugno del 2020, rinviata nuovamente a causa pandemia covid. Ad agosto 2021 mi è stata recapitata la raccomandata che fissa l'udienza in data 25 maggio 2022. Oltre alla possibilità di prescrizione, a quali altre alternative potrei auspicare? Il mio ex marito sarebbe disposto a fare una remissione della querela. Personalmente ho la fedina penale immacolata e sono un'insegnante di ruolo ma quest'azione è stata il risultato di una lite familiare dovuta all'esasperazione di una separazione non del tutto serena. Vi ringrazio anticipatamente”
Consulenza legale i 17/11/2021
Prima di tutto occorre specificare che, in ambito penale, non è il decreto penale di condanna a prescriversi ma il reato in relazione al quale lo stesso è stato emesso.

Nel caso di specie, il decreto penale veniva emesso in relazione al reato di cui all’art. 635 c.p., come aggravato ai sensi dell’art. 625 c.p., n. 7.

Dunque, stando al codice penale, all’imputato può essere comminata una pena che va da 1 a 5 anni; ciò, ancora, vuol dire che la prescrizione, nel caso di specie, sarebbe di 7 anni e mezzo, che decorrono dalla data di consumazione del reato, ovvero il 1 settembre 2015.
La prescrizione scatterebbe, quindi, nel mese di marzo del 2023.

D’altro canto, a tale data vanno aggiunti i periodi di sospensione che nel frattempo potrebbero essere maturati e, nel caso di specie, l’unico periodo di sospensione è quello che va dal giugno 2020 al maggio 2022.
Tale circostanza fa slittare la prescrizione globale di due anni ca. e, dunque, all’incirca nel mese di febbraio/marzo del 2025.

Prescindendo dalle questioni in tema di prescrizione (i decreti covid che hanno determinato la sospensione della prescrizione in caso di rinvio sono stati, per alcuni aspetti, dichiarati incostituzionali a seguito di articolate questioni giuridiche di cui è inutile dare conto in questa sede in considerazione del fatto che non è dato sapere la ragione specifica del rinvio dell’odierno processo), nel caso di specie va rilevato quanto segue.

Un’ipotesi di non punibilità potrebbe comunque susseguire all’applicazione dell’art. 131 bis c.p. laddove il danno cagionato sia stato particolarmente lieve.

Inoltre, e questo è molto importante, va osservato che, nel caso di specie, né il giudice né il Pubblico Ministero hanno tenuto conto (perché ancora non presente nel nostro codice al momento dell'esercizio dell'azione penale e del decreto penale, essendo stato introdotto nel 2017) del nuovo art. 649 c.p. che, per i delitti contro il patrimonio, determina delle specifiche ipotesi di non punibilità.

Senza entrare nei tecnicismi dell’articolo in parola, si noti che, nel caso di specie:

- la condotta potrebbe essere non punibile se, al tempo del danneggiamento, le parti erano ancora coniugi non legalmente separati;
- nel caso in cui, invece, al tempo fossero già legalmente separati, la procedibilità del reato sarebbe a querela di parte e, quindi, una rimessione della querela da parte della persona offesa dal reato determinerebbe la cessazione del processo penale.

Si consiglia, dunque di:

- Proseguire col processo;
- Assieme ad un avvocato che abbia visione di tutto il fascicolo processuale, valutare se, nel caso di specie, la sospensione della prescrizione causa rinvio Covid sia legittima o se rientri in una delle ipotesi tacciate di incostituzionalità dalla Corte Costituzionale;
- Nel corso del processo, puntare alla non punibilità sia sul versante dell’art. 131 bis c.p. che su quello di cui all’art. 649 c.p.;
- A prescindere, è estremamente importante che l’ex coniuge rimetta la querela. Tale circostanza, a prescindere da eventuali effetti legali automatici, denota una certa noncuranza del fatto da parte della persona offesa che, quasi sempre, ammorbidisce il giudice nelle valutazioni del caso.

LUCREZIA . S. chiede
giovedì 30/01/2020 - Lazio
“La remissione della querela può accettarla il padre per conto della figlia? Ho urgenza di saperlo prima di sabato grazie”
Consulenza legale i 31/01/2020
La risposta al quesito è negativa.
La remissione della querela e l’accettazione della stessa sono considerati atti personalissimi del querelante e del querelato e, pertanto, possono essere effettuati solo dagli stessi e/o dal difensore munito di apposita procura speciale.

In tal senso depongono chiaramente gli artt. 153 e 155 (che rinvia al predetto 153) del codice di procedura penale, allorché consentono di rimettere la querela e di procedere all’accettazione della remissione ad altri soggetti solo quando si tratta di infermi di mente o di minori che, in quanto tali devono essere necessariamente rappresentati da un terzo.

L’accettazione della remissione di querela può, inoltre, coinvolgere un terzo solo allorché si tratti di un difensore munito di apposita procura speciale. Tale previsione è sancita negli articoli 339 e 340 del codice di rito, specificamente volti ad affermare che la rinuncia, la remissione e l’accettazione della remissione di querela possono essere effettuati solo “personalmente o a mezzo di procuratore speciale”.

Nel caso di specie, dunque, si sconsiglia di procedere all’accettazione della remissione da parte del padre. Nel caso in cui vi sia un’impossibilità oggettiva della figlia a procedere personalmente, si consiglia di conferire procura speciale ad un avvocato proprio a tal fine.

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