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Articolo 635 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

[Aggiornato al 27/11/2019]

Danneggiamento

Dispositivo dell'art. 635 Codice penale

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili [624 comma 2] o immobili altrui(1)(2)(3) con violenza alla persona o con minaccia(4) ovvero in occasione del delitto previsto dall'articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni(5).

Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui:

1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati(6), o su altre delle cose indicate nel numero 7 dell'articolo 625 [508](7);

2. opere destinate all'irrigazione;

3. piantate di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento [508 comma 2];

4. attrezzature e impianti sportivi al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con la reclusione da uno a cinque anni(8).

Per i reati, di cui ai commi precedenti, la sospensione condizionale della pena è subordinata all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna(9).

Note

(1) Le condotte descritte sono alternative, tuttavia la loro eventuale compresenza comporta comunque la persecuzione di un unico reato.
(2) Il reato richiede che si produca un danno ad un bene mobile o immobile altrui, anche pariziale, tuttavia non irrilevante, dovendosi infatti escludere la consumazione del reato quando il danno è talmente esiguo da non poter integrare una modificazione strutturale o funzionale della cosa ovvero un deterioramento di una certa consistenza ed evidenza.
(3) Articolo modificato dal d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7
(4) La violenza o la minaccia possono presentarsi in qualsiasi fase dell'azione delittuosa, quindi non è necessario che siano usate come mezzo atto a commettere il delitto, ma è sufficiente che si affianchino ad esso.
(5) Tale primo comma è stato modificato dall'art. 7 comma 1 lett. d) del D.L. 14 giugno 2019 n. 53.
(6) Il presente numero è stato modificato dall’art. 3, comma 2, lett. a) della l. 15 luglio 2009, n. 94.
(7) Comunemente si ritiene che il richiamo al n. 7 dell'art. 625 riguardi sia le cose mobili sia le cose immobili destinate a pubblica utilità e a pubblico servizio.
(8) Tale terzo comma è stato inserito dall'art. 7 comma 1 lett. d) del D.L. 14 giugno 2019 n. 53.
(9) Tale comma è stato aggiunto dall’art. 3, comma 2, lett. b), della l. 15 luglio 2009, n. 94.
Tale quarto comma è stato inoltre modificato dall'art. 7 comma 1 lett. d) del D.L. 14 giugno 2019 n. 53.

Ratio Legis

Viene qui apprestata tutela all'inviolabilità e integrità del patrimonio sia mobiliare che immobiliare, potenzialmente minacciati da condotte pregiudicanti la sostanza o l'uso.

Spiegazione dell'art. 635 Codice penale

Il bene giuridico tutelato è il patrimonio, in relazione sia alle cose mobili che immobili.

La condotta descritta dal legislatore riproduce quella del fatto illecito in materia aquiliana (art. 2043 c.c.), con la differenza riguardante la delimitazione dell'oggetto del danno (che nel delitto in esame deve necessariamente essere una cosa) e l'elemento soggettivo, limitato al dolo e non anche alla colpa.

Ad essere incriminata è la condotta di chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui.

Nonostante a formulazione letterale della norma induca a pensare ad una ipotesi di reato a forma vincolata, è stato proposto un orientamento favorevole ad una interpretazione nel senso di reato a forma libera, potendosi in tal modo far rientrare anche condotte omissive.

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, è richiesto il dolo generico, consistente nella volontà di distruggere, disperdere, deteriorare o rendere, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui. Non è invece necessario lo specifico fine di nuocere.

L'articolo prevede una serie di circostanze aggravanti specifiche del delitto di danneggiamento, giustificate dal maggior disvalore penale della condotta, al cui riconoscimento consegue il divieto per il giudice di concede la sospensione condizionale della pena,se il colpevole non elimini le conseguenze dannose della condotta o si opponga alla prestazione di attività lavorativa in favore della collettività.

Massime relative all'art. 635 Codice penale

Cass. pen. n. 8634/2018

Integra un'ipotesi di danneggiamento aggravato, commesso su cose esposte alla pubblica fede, la forzatura della porta di ingresso di un'abitazione affacciata sulla pubblica via, a nulla rilevando che all'interno sia presente il proprietario, giacché questi non può esercitare alcuna vigilanza sulla porta stessa, costantemente affidata all'altrui senso di rispetto.

Cass. pen. n. 51438/2017

Integra l'ipotesi di danneggiamento aggravato, commesso su cose esposte alla pubblica fede, la forzatura di un cancello di accesso ad un box/garage, poichè al suo interno non è presente il titolare, considerato che la "ratio" della maggiore tutela accordata alle cose esposte per necessità, per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede va individuata nella minorata possibilità di difesa connessa alla particolare situazione dei beni, in quanto posti al di fuori della sfera di diretta vigilanza del proprietario e, quindi, affidati interamente all'altrui senso di onestà e rispetto.

Cass. pen. n. 28360/2017

In tema di danneggiamento, sussiste continuità normativa tra la previgente fattispecie aggravata di cui all'art. 635, comma 2, n. 3, cod. pen., in relazione all'art. 625, comma 1, n. 7, cod. pen. (fatto commesso su cose esposte alla pubblica fede o su beni destinati al pubblico servizio e utilità), e la nuova formulazione dell'art. 635, cod. pen., in quanto, detta circostanza aggravante, pur essendo ora elemento costitutivo del reato, rientra nel modello legale del tipo di illecito con riferimento sia alla previgente che all'attuale formulazione della norma. (In applicazione di questo principio la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato - che aveva eccepito la mancata contestazione della circostanza aggravante dell'art. 625, comma, n. 7, cod. pen. - avverso la sentenza di condanna per danneggiamento aggravato commesso mediante sversamento in un fiume di residui di lavorazione aziendale, con conseguente deterioramento delle acque e moria di pesci).

Cass. pen. n. 19447/2016

Il delitto di danneggiamento aggravato dall'essere il fatto commesso con violenza alla persona è assorbito in quello di lesioni personali aggravate quando il danneggiamento costituisce parte della progressione degli atti finalizzati a provocare le lesioni alla persona offesa. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto assorbito il delitto di cui all'art. 635, comma secondo n. 1, cod. pen. in quello di tentate lesioni personali, aggravate dall'uso di un oggetto atto ad offendere, in relazione alla condotta di un'imputata che, gettando una torcia illuminata accesa in direzione della persona offesa, era riuscita a colpire la vittima sul petto, danneggiandole la giacca)

Cass. pen. n. 15460/2016

In tema di danneggiamento - poiché il D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, prevede a carico dell'imputato obblighi accessori e sanzioni per fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge di depenalizzazione - l'assoluzione con la formula perché "il fatto non costituisce reato" è più favorevole di quella "perché il fatto non è preveduto dalla legge come reato", per cui, assolto in primo grado l'imputato con la prima formula, il giudice dell'appello, intervenuta nelle more la depenalizzazione degli illeciti e in assenza di impugnazione del pubblico ministero, non può pronunciare proscioglimento mediante adozione della seconda, altrimenti violando il divieto di "reformatio in peius".

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Consulenze legali
relative all'articolo 635 Codice penale

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Roberto M. G. chiede
martedì 04/02/2020 - Sicilia
“Spett.le redazione buon giorno,
gradirei dei chiarimenti relativamente al reato di danneggiamento.
Il danneggiamento relativo al mio quesito riguarda quello di un frutteto (nel caso di specie costituito da alberi di susino). Questo frutteto, delimitato per un lato dalla sponda di un fiume, a causa dei lavori di ammodernamento della linea ferrata, commissionati da Rfi spa (Rete Ferroviaria Italiana), mediante la realizzazione di opere idrauliche all'interno dell'alveo per consentire l'attraversamento del fiume ad nuovo binario, è stato più volte investito dalla piena del fiume con la conseguente moria delle piante per asfissi radicale e relativo danneggiamento del suo impianto d'irrigazione.
Tale danneggiamento in un primo momento, durante l'esecuzione dei lavori, fu causato dall'incuria dell'impresa che durante il periodo inverale e quindi di piena del fiume ha lasciato la sponda "rotta/aperta" per consentire un attraversamento sul fiume ai grossi mezzi d'opera. Situazione immediatamente segnalata alla committente Rfi spa, che non ha posto in essere alcun intervento per mitigare il danno al frutteto. Oggi ad opera ultimata ed in fase di collaudo, l'opera idraulica realizzata consente sì l'attraversamento del fiume al nuovo binario ma non reggimenta bene le acque che in inverno durante le fasi di piena del fiume esondano sul susineto causandone costantemente il danneggiamento e l'erosione del suolo in maniera sempre più irreparabile.
La mancanza costante del proprietario durante la fase esecutiva dei lavori (che al di là di segnalare le proprie preoccupazioni mai accolte non aveva titolo per entrare nel merito dell'opera) e il provvedimento di pubblica utilità che ha di fatto formalizzato un provvedimento espropriativo su di una porzione del frutteto (ove era l'originaria sponda del fiume) per consentire la realizzazione dell'opera, creano le condizioni della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede in considerazione anche di tutte le autorizzazioni al progetto da parte degli enti superiori che hanno di fatto messo il proprietario in una condizione d'impotente fiduciosa attesa del completamento dell'opera "a regola d'arte" e senza ripercussioni negative sul corso naturale delle acque del fiume così per come più volte rassicurato dagli ingegneri presenti sul cantiere ?
Tale considerazione su questa circostanza aggravante può essere fatta anche in considerazione del fatto che il frutteto prossimo ad una strada comunale, prima ancora dell'inizio dei lavori, era già esposto alla pubblica fede e che tale provvedimento d'autorità, per l'esecuzione dell'opera, lo ha lasciato da un lato completamente aperto per consentire al suo interno i necessari attraversamenti del fiume alle numerose maestranze che dovevano eseguire l'opera ?
Per il caso di specie la procedibilità è d'ufficio ?
Ed inoltre per "opere destinate all'irrigazione" indicate al punto 2 del 2° comma cosa s'intende ? L'impianto d'irrigazione del frutteto in questione rientra fra le opere destinate all'irrigazione richiamate ?
Ringrazio anticipatamente”
Consulenza legale i 11/02/2020
La risposta al quesito è particolarmente complessa.

In altre parole, ci si chiede se può configurare il reato di danneggiamento, previsto e punito dall’art. 635 del codice penale, la condotta del soggetto che, responsabile dei lavori di una società, attraverso la sua condotta negligente nell’esecuzione dei predetti lavori, abbia provocato dei danni ad un terreno coinvolto più o meno direttamente nell’esecuzione degli stessi.

Il reato di danneggiamento tutela l'interesse del soggetto, sia esso una persona fisica o un ente, alla intangibilità della cosa, mobile o immobile, e alla sua idoneità a servire allo scopo cui è stata destinata dal titolare del potere su di essa, indipendentemente dal valore economico che le è proprio ed al verificarsi o non di un danno patrimoniale a carico del soggetto passivo.
In buona sostanza, dunque, il reato di danneggiamento tutela il “possesso” della cosa (mobile e/o immobile) a 360°, censurando qualsivoglia condotta che sia idonea a limitare tale diritto in modo considerevole.

Le condotte attraverso le quali può essere posto il reato sono enucleate nel primo comma dell’art. 635 c.p. e, tra tutte, nel caso di specie rileva la condotta di “rendere inservibili”.
Stando alla giurisprudenza e alla dottrina, rendere inservibile la cosa significa renderla inidonea alla sua funzione per un tempo giuridicamente apprezzabile: tale locuzione, introdotta con la riforma del 1930, consente quindi di ricomprendere nell’alveo della fattispecie anche condotte che, meno aggressive della distruzione e dispersione, siano comunque in grado di rendere impossibile l’utilizzo di un bene da parte del proprietario.
In tale ottica, possiamo immaginare che l’incuria di RFI, che ha provocato un annegamento delle piantagioni di susino, di certo potrebbe essere interpretata quale condotta idonea a rendere inservibile il bene in questione il quale è di certo risultato inutilizzabile per un cospicuo periodo di tempo, necessario per rimuovere gli effetti dell’annegamento del fiume.

Va poi considerato che il responsabile dei lavori di RFI potrebbe essere responsabile in chiave omissiva. La responsabilità omissiva nel diritto penale è molto complessa e, tradotta in termini semplici, presuppone che un soggetto possa essere ritenuto colpevole di un reato allorché, pur avendo l’obbligo di predisporre alcune misure per evitare un determinato evento, non l’abbia fatto.
Sul punto, è concorde anche l’ultimissima giurisprudenza allorché ha ritenuto il sindaco di una città responsabile del reato di danneggiamento perché aveva omesso di effettuare delle attività manutentive di un depuratore che, in esito ad un malfunzionamento, aveva danneggiato i fondi vicini di alcuni privati cittadini (C., Sez. II, 15.5-6.6.2019, n. 25171).
Stando così le cose, dunque, si potrebbe ipotizzare una responsabilità di RFI in quanto il danneggiamento del frutteto sarebbe stato causato proprio dall’omissione relativa alla mancata predisposizione di tutte le opere e delle accortezze che avrebbero dovuto evitare l’annegamento del frutteto predetto.

Ciò, chiaramente, a patto che l’evento (l’inondazione) fosse, al tempo, in qualche modo prevedibile: diversamente ragionando, sarebbe impossibile provare il dolo (diritto penale) tipico del reato che consiste nella coscienza e volontà di rendere inservibile una qualche cosa.

Quanto alle altre domande, rispondiamo singolarmente.

Sulla procedibilità, il reato di danneggiamento dopo le ultime riforme intercorse, è sempre procedibile d’ufficio.

Sul tema, invece, dell’esposizione dei beni alla pubblica fede, si ritiene che l’aggravante in questione possa essere configurata.
I precedenti giurisprudenziali sul punto, invero, sono conformi nell’affermare che una determinata cosa deve ritenersi esposta alla pubblica fede ogni qualvolta il proprietario non possa esercitarvi un’opera di sorveglianza continua, essendo dunque esposta all’altrui senso del rispetto (cfr. Cass. pen. Sez. II Sent., 19/06/2019, n. 42023).
E’ dunque possibile ritenere che il fondo sia esposto alla pubblica fede proprio per tale ragione.

Quanto, invece, al significato di “opere destinate all’irrigazione”, sul punto praticamente non esistono precedenti giurisprudenziali. Tuttavia, le poche sentenze registrate al riguardo, hanno sempre avuto ad oggetto strumenti di irrigazione ad ampio spettro e, per la maggior parte, riferibili ad interessi pubblicistici. Per tale ragione, si ritiene difficile che la locuzione dell’art. 635 c.p. ricomprenda anche l’impianto di irrigazione di un fondo privato e destinato a servire – logicamente – solo quel fondo.

In ogni caso, prima di predisporre qualsivoglia azione legale contro RFI per i danni riportati dal frutteto, si consiglia di fare riferimento ad un buon avvocato in quanto, almeno dal punto di vista penale, si tratta di un tema particolarmente complesso dal punto di vista giuridico e, pertanto, un’eventuale azione legale deve essere valutata da un addetto ai lavori particolarmente competente e scrupoloso.

Stefano C. chiede
lunedì 08/01/2018 - Friuli-Venezia
“Buongiorno,
un mio conoscente ha trovato la parte superiore di un Velox in mezzo alla strada nei pressi di R., l'ho ha raccolto e posto al di sopra di una struttura in cemento in mezzo alla piazza del suddetto paese.
Nei pressi della rotonda vi è presente una telecamera che, a quanto ne so, è di proprietà di una attività alberghiera e di ristorazione situata proprio in una delle uscite della rotonda per controllare il parcheggio (che affaccia anch'esso sulla piazza). Cosa rischia questa persona? Specifico che non sono stati fatti danni fisici di alcun tipo, ne alla parte superiore del Velo ne alla struttura in cemento (che pare esser dichiarata come monumento).
Vi ringrazio in anticipo
Cordiali saluti”
Consulenza legale i 09/01/2018
Prima di rispondere al quesito, è bene chiarire una cosa.

Chi ha materialmente danneggiato il rilevatore di velocità, se lo ha fatto volontariamente, rischia di essere indagato per il reato di danneggiamento previsto dall’art. 635 del c.p. a cui si rimanda per una attenta lettura.

Per completezza, si osserva peraltro che secondo una nota sentenza della Corte di Cassazione (Cass. penale sez. II 13 dicembre 2011 n. 9541) la condotta in oggetto integrerebbe un mero illecito amministrativo (quindi non ci sarebbe reato penale): “la disposizione di cui all'art. 15 comma 1 lett. a) Codice della strada - che punisce con una sanzione amministrativa il danneggiamento di opere, piantagioni ed impianti appartenenti alle strade ed alle loro pertinenze - riveste natura di norma speciale rispetto alla disposizione di cui all'art. 635 comma 1 n. 3 c.p., in quanto concerne la disciplina relativa ad una specifica categoria di beni; né rileva, a tal fine, la non perfetta coincidenza dell'oggettività giuridica delle due disposizioni, dovendosi avere riguardo per configurare il rapporto di specialità, ai sensi dell'art. 9 l. n. 689 del 1981, non agli interessi tutelati dalle norme ma alla fattispecie concreta che in tutti i suoi elementi materiali potrebbe essere ricondotta ad entrambe le disposizioni in questione”.

Quando c'è una legge speciale, questa prevale sulla generale. Quindi l'art. 15 del Codice dalla strada succitato (che prevede per il fatto descritto solo una sanzione amministrativa di tipo pecuniario) dovrebbe prevelare, escludendola, su quella penale del reato di danneggiamento.

Se il danneggiamento è avvenuto incidentalmente, ad esempio per un sinistro stradale, la condotta comporterà comunque soltanto un eventuale obbligo risarcitorio di carattere civilistico (risarcimento del danno).

La telecamera di videosorveglianza potrà, legittimamente, essere utilizzata per risalire all’autore del gesto.

Chi ha solamente spostato la parte superiore del Velok non ha commesso alcun tipo di illecito, nè civile, né amministrativo, né penale.

Anche la scelta di riporlo su un monumento non pare integrare il delitto di danneggiamento né quello previsto dall’art. 639 del c.p. che punisce: chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 103 euro”.

Il mero posizionamento sul monumento, infatti, non integra l’elemento né del rendere inservibile la cosa mobile altrui, né del deturpamento.