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Articolo 635 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Danneggiamento

Dispositivo dell'art. 635 Codice penale

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili [624 2] o immobili altrui (1) (2) (3) con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall'articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui:

1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati (6), o su altre delle cose indicate nel numero 7 dell'articolo 625 [508] (7);

2. opere destinate all'irrigazione;

3. piantate di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento [508 2];

4. attrezzature e impianti sportivi al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.

Per i reati di cui al primo e secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna (8).

Note

(1) Le condotte descritte sono alternative, tuttavia la loro eventuale compresenza comporta comunque la persecuzione di un unico reato.
(2) Il reato richiede che si produca un danno ad un bene mobile o immobile altrui, anche pariziale, tuttavia non irrilevante, dovendosi infatti escludere la consumazione del reato quando il danno è talmente esiguo da non poter integrare una modificazione strutturale o funzionale della cosa ovvero un deterioramento di una certa consistenza ed evidenza.
(3) Articolo modificato dal d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7
(4) La violenza o la minaccia possono presentarsi in qualsiasi fase dell'azione delittuosa, quindi non è necessario che siano usate come mezzo atto a commettere il delitto, ma è sufficiente che si affianchino ad esso.
(5) La Corte Costituzionale con sent. 6 luglio 1970, n. 119 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale numero nella parte in cui prevede come circostanza aggravante e come causa di procedibilità d'ufficio il fatto che tale reato sia commesso da lavoratori in occasione di uno sciopero o da datori di lavoro in occasione di serrata.
(6) Il presente numero è stato modificato dall’art. 3, comma 2, lett. a) della l. 15 luglio 2009, n. 94.
(7) Comunemente si ritiene che il richiamo al n. 7 dell'art. 625 riguardi sia le cose mobili sia le cose immobili destinate a pubblica utilità e a pubblico servizio.
(8) Tale comma aggiunto dall’art. 3, comma 2, lett. b), della l. 15 luglio 2009, n. 94.

Ratio Legis

Viene qui apprestata tutela all'inviolabilità e integrità del patrimonio sia mobiliare che immobiliare, potenzialmente minacciati da condotte pregiudicanti la sostanza o l'uso.

Spiegazione dell'art. 635 Codice penale

Il bene giuridico tutelato è il patrimonio, in relazione sia alle cose mobili che immobili.

La condotta descritta dal legislatore riproduce quella del fatto illecito in materia aquiliana (art. 2043 c.c.), con la differenza riguardante la delimitazione dell'oggetto del danno (che nel delitto in esame deve necessariamente essere una cosa) e l'elemento soggettivo, limitato al dolo e non anche alla colpa.

Ad essere incriminata è la condotta di chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui.

Nonostante a formulazione letterale della norma induca a pensare ad una ipotesi di reato a forma vincolata, è stato proposto un orientamento favorevole ad una interpretazione nel senso di reato a forma libera, potendosi in tal modo far rientrare anche condotte omissive.

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, è richiesto il dolo generico, consistente nella volontà di distruggere, disperdere, deteriorare o rendere, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui. Non è invece necessario lo specifico fine di nuocere.

L'articolo prevede una serie di circostanze aggravanti specifiche del delitto di danneggiamento, giustificate dal maggior disvalore penale della condotta, al cui riconoscimento consegue il divieto per il giudice di concede la sospensione condizionale della pena,se il colpevole non elimini le conseguenze dannose della condotta o si opponga alla prestazione di attività lavorativa in favore della collettività.

Massime relative all'art. 635 Codice penale

Cass. pen. n. 19447/2016

Il delitto di danneggiamento aggravato dall'essere il fatto commesso con violenza alla persona è assorbito in quello di lesioni personali aggravate quando il danneggiamento costituisce parte della progressione degli atti finalizzati a provocare le lesioni alla persona offesa. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto assorbito il delitto di cui all'art. 635, comma secondo n. 1, cod. pen. in quello di tentate lesioni personali, aggravate dall'uso di un oggetto atto ad offendere, in relazione alla condotta di un'imputata che, gettando una torcia illuminata accesa in direzione della persona offesa, era riuscita a colpire la vittima sul petto, danneggiandole la giacca)

Cass. pen. n. 15460/2016

In tema di danneggiamento - poiché il D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, prevede a carico dell'imputato obblighi accessori e sanzioni per fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge di depenalizzazione - l'assoluzione con la formula perché "il fatto non costituisce reato" è più favorevole di quella "perché il fatto non è preveduto dalla legge come reato", per cui, assolto in primo grado l'imputato con la prima formula, il giudice dell'appello, intervenuta nelle more la depenalizzazione degli illeciti e in assenza di impugnazione del pubblico ministero, non può pronunciare proscioglimento mediante adozione della seconda, altrimenti violando il divieto di "reformatio in peius".

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Stefano C. chiede
lunedì 08/01/2018 - Friuli-Venezia
“Buongiorno,
un mio conoscente ha trovato la parte superiore di un Velox in mezzo alla strada nei pressi di R., l'ho ha raccolto e posto al di sopra di una struttura in cemento in mezzo alla piazza del suddetto paese.
Nei pressi della rotonda vi è presente una telecamera che, a quanto ne so, è di proprietà di una attività alberghiera e di ristorazione situata proprio in una delle uscite della rotonda per controllare il parcheggio (che affaccia anch'esso sulla piazza). Cosa rischia questa persona? Specifico che non sono stati fatti danni fisici di alcun tipo, ne alla parte superiore del Velo ne alla struttura in cemento (che pare esser dichiarata come monumento).
Vi ringrazio in anticipo
Cordiali saluti”
Consulenza legale i 09/01/2018
Prima di rispondere al quesito, è bene chiarire una cosa.

Chi ha materialmente danneggiato il rilevatore di velocità, se lo ha fatto volontariamente, rischia di essere indagato per il reato di danneggiamento previsto dall’art. 635 del c.p. a cui si rimanda per una attenta lettura.

Per completezza, si osserva peraltro che secondo una nota sentenza della Corte di Cassazione (Cass. penale sez. II 13 dicembre 2011 n. 9541) la condotta in oggetto integrerebbe un mero illecito amministrativo (quindi non ci sarebbe reato penale): “la disposizione di cui all'art. 15 comma 1 lett. a) Codice della strada - che punisce con una sanzione amministrativa il danneggiamento di opere, piantagioni ed impianti appartenenti alle strade ed alle loro pertinenze - riveste natura di norma speciale rispetto alla disposizione di cui all'art. 635 comma 1 n. 3 c.p., in quanto concerne la disciplina relativa ad una specifica categoria di beni; né rileva, a tal fine, la non perfetta coincidenza dell'oggettività giuridica delle due disposizioni, dovendosi avere riguardo per configurare il rapporto di specialità, ai sensi dell'art. 9 l. n. 689 del 1981, non agli interessi tutelati dalle norme ma alla fattispecie concreta che in tutti i suoi elementi materiali potrebbe essere ricondotta ad entrambe le disposizioni in questione”.

Quando c'è una legge speciale, questa prevale sulla generale. Quindi l'art. 15 del Codice dalla strada succitato (che prevede per il fatto descritto solo una sanzione amministrativa di tipo pecuniario) dovrebbe prevelare, escludendola, su quella penale del reato di danneggiamento.

Se il danneggiamento è avvenuto incidentalmente, ad esempio per un sinistro stradale, la condotta comporterà comunque soltanto un eventuale obbligo risarcitorio di carattere civilistico (risarcimento del danno).

La telecamera di videosorveglianza potrà, legittimamente, essere utilizzata per risalire all’autore del gesto.

Chi ha solamente spostato la parte superiore del Velok non ha commesso alcun tipo di illecito, nè civile, né amministrativo, né penale.

Anche la scelta di riporlo su un monumento non pare integrare il delitto di danneggiamento né quello previsto dall’art. 639 del c.p. che punisce: chiunque, fuori dei casi preveduti dall'articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 103 euro”.

Il mero posizionamento sul monumento, infatti, non integra l’elemento né del rendere inservibile la cosa mobile altrui, né del deturpamento.