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Articolo 162 ter Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Estinzione del reato per condotte riparatorie

Dispositivo dell'art. 162 ter Codice penale

Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l'imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall'imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine di cui al primo comma, l'imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento; in tal caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Si applica l'articolo 240, secondo comma.

Il giudice dichiara l'estinzione del reato, di cui al primo comma, all'esito positivo delle condotte riparatorie.

Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi di cui all'articolo 612 bis. (1)

Note

(1) Comma inserito dall'art. 1, L. 4 dicembre 2017, n. 172 con decorrenza dal 6 dicembre 2017.

Ratio Legis

La ratio della norma risponde all'esigenza di deflazione del carico giudiziario, offrendo all'imputato un ulteriore strumento per conseguire l'estinzione del reato.

Spiegazione dell'art. 162 ter Codice penale

L'istituto in esame, introdotto tramite la L. n. 103/2017, permette all'imputato di estinguere il reato, qualora egli ripari interamente il danno cagionato dal reato ovvero elida le conseguenza dannose o pericolose dello stesso, ove possibile.

L'effetto dell'istituto non è subordinato ad accettazione da parte della pesona offesa, come si evince chiaramente da quanto disposto al secondo comma, ai sensi del quale, se viene fatta offerta reale e la p.o. non accetti, il giudice può comunque dichiarare l'estinzione del reato nel caso in cui valuti congrua l'offerta.

Inoltre, il favor rei si desume alrtresì dal fatto che, qualora l'imputato dimostri di non aver potuto adempiere, il giudice può concedergli un ulteriore termine (non superiore ai sei mesi) per adempiere.

Ad ogni modo l'estinzione del reato non impedisce la c.d. confisca obbligatoria prevista dal seconda comma dell'art. 240, ovvero delle cose che costituiscono il prezzo del reato, degli strumenti informatici utilizzati per commettere il reato, nonché delle cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienzazione costituisca reato

Massime relative all'art. 162 ter Codice penale

Cass. pen. n. 8182/2018

La richiesta di applicazione della causa di estinzione del reato per la riparazione del danno, prevista dall'art. 162-ter cod. pen., introdotto dall'art. 1 della legge 23 giugno 2017, n.103, pu˛ essere formulata anche nel giudizio di legittimitÓ, ferma l'esclusione, in tal caso, della possibilitÓ di chiedere la fissazione di un termine per provvedere alla condotta riparatoria. (In motivazione la Corte ha chiarito che, in sede di legittimitÓ, l'applicazione di detta causa estintiva pu˛ essere richiesta sulla base di documentazione comprovante l'esistenza di condotte riparatorie giÓ perfezionatesi).

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