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Articolo 492 bis Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare

Dispositivo dell'art. 492 bis Codice di procedura civile

(1) Su istanza del creditore [procedente](2), il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. L'istanza deve contenere l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell'articolo 547, dell'indirizzo di posta elettronica certificata.

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 8 della legge 1 aprile 1981, n. 121, con l'autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato dispone che l'ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni [o alle quali le stesse possono accedere](2) e, in particolare, nell'anagrafe tributaria, compreso l'archivio dei rapporti finanziari, [nel pubblico registro automobilistico](2) e in quelle degli enti previdenziali, per l'acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l'individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti. Terminate le operazioni l'ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze.(3) L'ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal fascicolo informatico. Nel caso di cui al primo comma, quarto periodo, il precetto è consegnato o trasmesso all'ufficiale giudiziario prima che si proceda al pignoramento.(3).

Se l'accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell'ufficiale giudiziario, quest'ultimo accede agli stessi per provvedere d'ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520. Se i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza di cui al periodo precedente, copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro quindici giorni dal rilascio a pena d'inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente all'istanza per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520, all'ufficiale giudiziario territorialmente competente.

L'ufficiale giudiziario, quando non rinviene una cosa individuata mediante l'accesso nelle banche dati di cui al secondo comma, intima al debitore di indicare entro quindici giorni il luogo in cui si trova, avvertendolo che l'omessa o la falsa comunicazione è punita a norma dell'articolo 388, sesto comma, del codice penale.

Se l'accesso ha consentito di individuare crediti del debitore o cose di quest'ultimo che sono nella disponibilità di terzi, l'ufficiale giudiziario notifica d'ufficio, ove possibile a norma dell'articolo 149-bis o a mezzo telefax, al debitore e al terzo il verbale, che dovrà anche contenere l'indicazione del credito per cui si procede, del titolo esecutivo e del precetto, dell'indirizzo di posta elettronica certificata di cui al primo comma, del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, dell'ingiunzione, dell'invito e dell'avvertimento al debitore di cui all'articolo 492, primo, secondo e terzo comma, nonché l'intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute, nei limiti di cui all'articolo 546. Il verbale di cui al presente comma è notificato al terzo per estratto, contenente esclusivamente i dati a quest'ultimo riferibili.

Quando l'accesso ha consentito di individuare più crediti del debitore o più cose di quest'ultimo che sono nella disponibilità di terzi l'ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Quando l'accesso ha consentito di individuare sia cose di cui al terzo comma che crediti o cose di cui al quinto comma, l'ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Note

(1) Articolo aggiunto dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162.
(2) Le parole tra parentesi quadre sono state soppresse dal D. L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, nella L.6 agosto 2015, n. 132.
(3) Periodo aggiunto dal D. L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, nella L.6 agosto 2015, n. 132.

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Consulenze legali
relative all'articolo 492 bis Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Fabio C. chiede
mercoledì 16/12/2020 - Sardegna
“Buongiorno faccio parte di un condominio composto da 7 unita' abitative. Da 9 anni un condomino non paga piu' il condominio accumulando un debito di circa 5700,00 euro. L'anno scorso si è fatto una istanza di pignoramento del conto corrente della moglie ( la famiglia ha solo un'entrata documentata ed hanno 2 figli minori) non andato a buon fine poiche' il datore di lavoro ha comunicato che 1/5 dello stipendio è gia' impegnato per 10 anni.
Abbiamo chiesto all'amministratore se si potevano pignorare beni mobili come la vettura di loro propieta' o cio' che vi era all'interno della casa, ma confrontatosi con un suo legale, ci ha sconsigliato questa soluzione perchè non avrebbe portato a nulla di buono, così come pignorare nuovamente il conto corrente tra 10 anni perche' potrebbero richiedere 1/5 dello stipendio.
Ci ha indirizzato per una eventuale istanza di pignoramento della casa o meta' di essa sempre che non sia ipotecata.
Cosa consigliate per riscuotere questa somma?
Grazie anticipatamente”
Consulenza legale i 17/12/2020
Purtroppo pur avendo un titolo esecutivo per recuperare un credito, spesso a volte questo non è possibile per una situazione di insolvenza del debitore, come nel caso in esame.
Ricordiamo che un diritto di credito (fatta eccezione per ipotesi particolari di prescrizioni brevi) si prescrive nel termine ordinario di dieci anni (art. 2946 c.c.), salvo cause interruttive.
Pertanto, il titolo in Vs possesso (immaginiamo un decreto ingiuntivo) potrà comunque essere nuovamente azionato rinnovando la notifica dell’atto di precetto e procedendo con nuovi pignoramenti.

Da quello che leggiamo nel quesito, al momento, non appaiono esservi molte strade alternative per il recupero del credito.

I tipi di pignoramento azionabili sono tre: pignoramento mobiliare, presso terzi ed immobiliare.
In genere, quello preferibile se il soggetto debitore ha un conto corrente, uno stipendio o una pensione è il prezzo terzi. Nella presente vicenda questo però è già stato esperito senza successo.
Il pignoramento mobiliare può essere azionato appunto verso i beni mobili di proprietà del debitore (ad esempio, mobilio oppure l’autovettura di proprietà). Questo tipo di pignoramento è forse il più economico in termini di spese da anticipare ma spesso non ha buon esito (per incapienza dei beni, ad esempio, o anche per la perdita di valore di essi durante l’asta).
Vi è poi il pignoramento immobiliare che può avere ad oggetto case, terreni ecc.ecc. e che ha come svantaggi i costi piuttosto alti, la lunghezza del procedura e a volte anche situazioni difficoltose in caso di indivisibilità degli immobili.

Nella presente vicenda, visto l’importo da recuperare, concordiamo che forse il pignoramento dell’autovettura non sia risolutivo (salvo che si tratti di un veicolo di elevato valore che copra sia il credito che le spese).
In effetti, forse, potete tentare la strada del pignoramento dell’appartamento del debitore dal momento che comunque i relativi costi verrebbero ripartiti tra i condomini.

In ogni caso, è consigliabile prima di tentare nuovi pignoramenti, conoscere con esattezza quali possano essere i beni da pignorare.
Per fare ciò è possibile utilizzare la procedura prevista dall’art. 492 bis del codice di procedura civile che prevede che “il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.”
A seguito di tale autorizzazione, l'ufficiale giudiziario accede mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell'anagrafe tributaria, compreso l'archivio dei rapporti finanziarie in quelle degli enti previdenziali, per l'acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l'individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti.

Ferma la strada del pignoramento, da ultimo, suggeriamo di tentare (se non già fatto) di approvare un piano di rateizzazione del pagamento per permettere al debitore di pagare in modo dilazionato.

Giorgio Z. chiede
martedì 22/01/2019 - Lazio
“Io e mia moglie siamo stati oggetto di truffa tramite l'acquisto da un mercante d'arte di quadri contraffatti. Premesso che abbiamo già presentato all'A.G. una querela ai sensi dell'art. 642 del C.P. e dell'art. 178 della legge 42/2004, intendiamo procedere anche per le procedure civili per ottenere il rimborso delle cifre spese. I pagamenti delle opere contraffatte sono stati effettuati in contanti, con assegni bancari intestati e incassati alla compagna del mercate d'arte e tramite bonifici bancari a favore di una sua socia. A seguito di nostre indagini abbiamo saputo che il mercante d'arte e la sua socia non possiedono beni immobili e giacenze patrimoniali presso banche, mentre la di lui compagna possiede beni immobili (un casa di modesto valore), ma soprattutto importanti giacenze patrimoniali presso un'agenzia di Roma di una nota banca e presso l'ufficio postale di Frascati Centro. Per poter risalire ove sono custoditi i soldi indebitamente percepiti abbiamo bisogno di conoscere i movimenti bancari della socia e della compagna del mercante d'arte e quindi eseguire i provvedimenti giudiziari di recupero. La domanda è se la banca o la posta a fronte di una richiesta autorizzata dal magistrato possono opporsi nel rilasciare informazioni patrimoniali invocando il segreto bancario/professionale, gli obblighi di privacy, ecc.”
Consulenza legale i 25/01/2019
Prima di rispondere alla domanda contenuta nel quesito, riteniamo opportuno fare alcune doverose brevi premesse.
Per “eseguire i provvedimenti giudiziari di recupero”, occorre a monte costituirsi un titolo esecutivo che nella presente vicenda appare mancante.
Infatti, l'ordinanza penale di cui si fa cenno nel suo chiarimento non costituisce un titolo in tal senso per azionare una azione esecutiva di recupero (anche se, ovviamente, ad essa da parte dei destinatari non potrebbero opporsi ragioni relative alla privacy per fornire informazioni in merito alle movimentazioni bancarie).

Ciò precisato, laddove nel processo penale lei si costituisca parte civile ed il giudice accerti la penale responsabilità degli imputati, la sentenza di condanna alla provvisionale costituirebbe un titolo esecutivo (peraltro, come ha osservato la Cassazione con sentenza n. 6022 del 2017, sarebbe sufficiente notificare il solo dispositivo senza attendere il deposito della motivazione laddove non contestuale).
Ciò posto, laddove invece non vi sia costituzione di parte civile, occorrerebbe intraprendere una autonoma azione in sede civile.

La presentazione di una querela costituisce per il giudice civile uno degli elementi da valutare ai fini di accertare l’avvenuta contraffazione.
Per inciso, deduciamo che la querela sia stata presentata (oltre che per il reato previsto dalla norma speciale) per il reato di truffa di cui all’art. 640 c.p..

Ipotizzando che il giudizio civile si concluda con una sentenza che accoglie la domanda di accertamento e di condanna alla restituzione degli importi versati, a quel punto sarà possibile procedere con la fase esecutiva prospettata nel quesito.
In quest’ultimo leggiamo che il mercante d’arte e la socia non sarebbero titolari di beni immobili né di conti correnti.
Ad ogni modo, per verificare se nel frattempo abbiano dei soldi depositati, dopo la notifica dell’atto di precetto, occorre presentare una istanza al giudice ai sensi dell’art. 492 bis c.p.c per ottenere appunto l’autorizzazione a ricercare telematicamente i beni da pignorare.
Tale autorizzazione del giudice consente all'ufficiale giudiziario l'accesso telematico diretto e gratuito agli archivi informatici delle pubbliche amministrazioni, dell’anagrafe tributaria (dove risultano anche i rapporti con gli istituti di credito) del pubblico registro automobilistico e degli enti previdenziali.
Naturalmente, a fronte di un provvedimento del magistrato non potrà essere opposta alcuna motivazione quale il segreto bancario o il diritto di privacy.

Teniamo però presente che la predetta verifica ha riguardo ai beni presenti nel momento in cui viene effettuata e non a precedenti movimenti effettuati dal debitore. Infatti, quando viene, ad esempio, effettuato un pignoramento di un conto corrente bancario, quest’ultimo viene bloccato da quel momento in poi e non hanno rilevanza eventuali movimenti precedenti.

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