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Articolo 674 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Accrescimento tra coeredi

Dispositivo dell'art. 674 Codice civile

Quando più eredi [675] sono stati istituiti con uno stesso testamento (1) nell'universalità dei beni [588 c.c.], senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate (2), qualora uno di essi non possa (3) [459, 462, 463 c.c.] o non voglia (4) [519 c.c.] accettare, la sua parte si accresce agli altri [642, 675 ss., 773 c. 2 c.c.].
Se più eredi sono stati istituiti in una stessa quota, l'accrescimento ha luogo a favore degli altri istituiti nella quota medesima (5) [588 c.c.].
L'accrescimento non ha luogo quando dal testamento risulta una diversa volontà del testatore (6) [523, 688 ss. c.c.].
È salvo in ogni caso il diritto di rappresentazione (7) [467 c.c.].

Note

(1) E' sufficiente che la chiamata sia contenuta nel medesimo testamento (c.d. "coniunctio verbis"), non è necessario che la disposizione testamentaria sia la medesima.
(2) Si parla in proposito di "coniunctio re".
Es. "nomino miei eredi Tizio e Caio" o "nomino miei eredi, ciascuno per 1/2, Tizio e Caio".
(3) Ossia in caso di:
- indegnità del chiamato (v. art. 463 del c.c.);
- premorienza, assenza (v. art. 48 del c.c.) o dichiarazione di morte presunta (v. art. 58 del c.c.);
- mancata nascita del nascituro (v. art. 462 del c.c.);
- incapacità del chiamato (v. art. 462 del c.c.);
- prescrizione del diritto di accettare l'eredità (v. art. 480 del c.c.);
- invalidità di una disposizione testamentaria che non pregiudica la validità delle altre, etc...
(4) Quando il chiamato rinuncia all'eredità (v. art. 519 del c.c.).
(5) Ad esempio, se il testatore istituisce eredi Primo per 1/2 dell'eredità e Secondo e Terzo per l'altro 1/2, qualora Secondo non possa o non voglia accettare, la sua quota (1/4) si accresce solo a quella di Terzo (che riceverà complessivamente 1/2) e non anche a quella di Primo.
(6) Il testatore può aver escluso l'accrescimento indicando un altro erede per il caso in cui il primo non possa o non voglia accettare (c.d. sostituzione, v. art. 688 del c.c.) o non indicandolo. In tale ultimo caso la quota di eredità vacante sarà devoluta in base alle norme sulla successione legittima.
(7) In conclusione, qualora il chiamato non possa o non voglia accettare l'eredità, operano nell'ordine:
- la sostituzione, se è stato indicato dal testatore un sostituto (v. art. 688 del c.c.);
- la rappresentazione, se sussistono i presupposti (v. art. 467 del c.c.);
- l'accrescimento;
- la successione legittima.

Ratio Legis

Secondo alcuni il fondamento della norma dovrebbe rinvenirsi nella presunta volontà del testatore: le caratteristiche della chiamata suggerirebbero, infatti, l'intenzione di destinare la quota vacante ai chiamati congiunti.
Secondo altri invece la ratio dell'istituto andrebbe individuata nella solidarietà della vocazione: tutti i coeredi sarebbero chiamati per l'intero e i rispettivi diritti troverebbero limitazione nel concorso degli altri coeredi; venuto meno tale concorso i diritti degli altri chiamati si espanderebbero.

Brocardi

Coniunctio re
Coniunctio verbis
Ius adcrescendi

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 674 Codice civile

Cass. n. 8021/2012

I fatti costitutivi del diritto di accrescimento - rinunzia di un erede, con acquisto "ipso iure" della sua quota da parte dei coeredi - prescindono dall'esistenza di un altrui diritto di rappresentazione, che, ai sensi dell'art. 522 c.c. ("salvo il diritto di rappresentazione"), si configura quale mero fatto impeditivo, rilevante in forma di eccezione; tale eccezione non è rilevabile d'ufficio dal giudice, ma rientra nella disponibilità della parte, in quanto il sistema successorio dispiega in ogni caso i propri effetti, consolidando l'intero compendio ereditario o in capo ai beneficiari dell'accrescimento o in capo a chi succede per rappresentazione.

Cass. n. 604/1976

I requisiti, ai quali il codice civile vigente e quello abrogato subordinano l'accrescimento sia fra coeredi che fra collegatari, costituiscono presupposti legali necessari, in mancanza dei quali il diritto all'accrescimento non sorge anche nel caso in cui il testatore lo abbia espressamente disposto. In mancanza dei detti requisiti, ricorrono altri istituti giuridici e divengono operanti i divieti ed i limiti imposti o le specifiche regole dettate per tali istituti. In particolare, nel caso di chiamata di più collegatari nello stesso usufrutto ma in parti diseguali, l'espressa disposizione del testatore, secondo cui uno dei legatari venga a mancare dopo l'acquisto del godimento, integra gli estremi dell'usufrutto successivo esplicitamente vietato sia dall'art. 901 c.c. abrogato, sia dall'art. 698 c.c. vigente.

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Quesiti degli utenti
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Giovanni chiede
mercoledì 11/01/2012 - Veneto
“In relazione all'art.674cc I comma e in particolare all'espressione "Quando più eredi [675] sono stati istituiti con uno stesso testamento (1) nell'universalità dei beni [588], senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate (2)" volevo chiederLe se l'applicazione del I comma riguarda solo il caso in cui tutte le parti degli eredi siano uguali(ad es 3 eredi con quote di 100 ciascuno su un patrimonio di 300) oppure se operi anche nel caso in cui ci sono alcune parti diverse e altre parti uguali, limitatamente a quest'ultime(ad es. 4 eredi che su un patrimonio di 400 ereditano rispettivamente 100, 200, 50 e 50; l'accrescimento si opera tra le due quote di 50?).
Grazie”
Consulenza legale i 13/01/2012

Affinchè operi l'istituto dell'accrescimento nella successione testamentaria, il nostro ordinamento richiede alcuni presupposti: non deve risultare una diversa volontà del testatore (il testatore, cioè, non deve aver escluso l'applicazione dell'accrescimento), non ci devono essere i presupposti per la rappresentazione e ci deve essere una chiamata congiuntiva o solidale. Sotto quest'ultimo aspetto, nell'eredità sono necessarie la coniuctio verbis, per cui la chiamata dei due o più eredi deve essere fatta nello stesso testamento, e la coniuctio re, per cui la chiamata nell'universalità di beni deve essere fatta senza determinazione di parti per i singoli eredi, o con attribuzioni in parti uguali. La determinazione nel testamento di parti diseguali comporterebbe il difetto d'identità dell'oggetto, e la presunzione stessa che è alla base dell'istituto. L'uguaglianza di trattamento appare coerente con la presunta volontà del testatore di attuare una potenziale chiamata al tutto.

Nel caso posto all'attenzione mancano i presupposti per l'applicazione dell'accrescimento: la chiamata nell'universalità dei beni è stata fatta con attribuzioni in parti diseguali. In questo caso, la quota dell'erede che non può o non vuole succedere andrà devoluta secondo le regole della successione legittima.


Francesco chiede
giovedì 10/02/2011 - Veneto

“Bianchi muore lasciando due fratelli e designando per 1/2 una Associazione (che rinunzia), e disponendo "l'altra metà in parti uguali" tra gli amici Carlo (premorto al de cuius) e Franco. Operano uno o due accrescimenti? Dal momento in cui si ammette che si possano istituire due o più persone in una stessa quota, non sarà anche tale quota ad accrescersi a seguito della rinunzia dell'associazione (dando per scontato un primo accrescimento interno alla quota degli amici)?”

Consulenza legale i 11/02/2011

Occorre fare attenzione quando si leggono i primi due commi dell’art. 674 del c.c.. E' vero che il primo comma disciplina il caso in cui più eredi sono stati istituiti con uno stesso testamento nell'universalità dei beni, senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate, per cui qualora uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua parte si accresce agli altri.

Nondimeno, se, come nella fattispecie, si hanno due quote, una collettiva fra i due amici ed una individuale per la società rinunziante, opera in via specifica il secondo comma, per il quale tra più eredi istituiti in una stessa quota, l'accrescimento ha luogo a favore degli altri istituiti nella quota medesima. L’accrescimento della quota di Carlo premorto opera verso l’eredità di Franco ex art 674 c.c., ossia all'interno della stessa quota.

Quanto all’altra quota, invece, in mancanza dei presupposti dell’accrescimento ad altri coeredi, si apre la successione legittima: essa è, quindi, interamente devoluta ai due fratelli ai sensi dell’art. 457 del c.c.. Infatti, le disposizioni testamentarie del defunto sono divenute inefficaci in quanto prive di un destinatario (associazione che ha rinunciato) dopo l'apertura della successione.


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    L'accrescimento, o diritto di accrescimento, è un istituto giuridico che, come disciplinato dal legislatore italiano, ha sempre presentato - e continua a presentare - tutta una serie di problematiche giuridiche così complesse che, nonostante gli sforzi degli interpreti, non hanno ancora trovato una loro definitiva sistemazione ermeneutica convincente. È, tuttavia, opportuno sottolineare, sin da subito, che qualunque studio sull'accrescimento deve fare necessariamente i... (continua)