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Articolo 16 bis Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n.917)

Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici

Dispositivo dell'art. 16 bis TUIR

1. Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi:

  1. a) di cui alle lett. a) b), c) e d) dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale di cui all'articolo 1117 del codice civile;
  2. b) di cui alle lettere b), c) e d) dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;
  3. c) necessari alla ricostruzione o al ripristino dell'immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, ancorché non rientranti nelle categorie di cui alle lettere a) e b) del presente comma, sempreché sia stato dichiarato lo stato di emergenza, anche anteriormente alla data di entrata in vigore della presente disposizione;
  4. d) relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune;
  5. e) finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all'abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
  6. f) relativi all'adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi;
  7. g) relativi alla realizzazione di opere finalizzate alla cablatura degli edifici, al contenimento dell'inquinamento acustico;
  8. h) relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia;
  9. i) relativi all'adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche e all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari;
  10. l) di bonifica dall'amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici.

2. Tra le spese sostenute di cui al comma 1 sono comprese quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all'esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legislazione vigente in materia.

3. La detrazione di cui al comma 1 spetta anche nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia di cui di cui alle lettere c) e d) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro diciotto mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell'immobile. La detrazione spetta al successivo acquirente o assegnatario delle singole unità immobiliari, in ragione di un'aliquota del 36 per cento del valore degli interventi eseguiti, che si assume in misura pari al 25 per cento del prezzo dell'unità immobiliare risultante nell'atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l'importo massimo di 48.000 euro.

4. Nel caso in cui gli interventi di cui al comma 1 realizzati in ciascun anno consistano nella mera prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti, ai fini del computo del limite massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione si tiene conto anche delle spese sostenute negli stessi anni.

5. Se gli interventi di cui al comma 1 sono realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all'esercizio dell'arte o della professione, ovvero all'esercizio dell'attività commerciale, la detrazione spettante è ridotta al 50 per cento.

6. La detrazione è cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ridotte nella misura del 50 per cento.

7. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo nell'anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

8. In caso di vendita dell'unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi di cui al comma 1 la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all'acquirente persona fisica dell'unità immobiliare. In caso di decesso dell'avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all'erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.

9. Si applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro dei lavori pubblici 18 febbraio 1998, n. 41, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 marzo 1998, n. 60, con il quale è stato adottato il "Regolamento recante norme di attuazione e procedure di controllo di cui all'articolo 1 della L. 27 dicembre 1997, n. 449, in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia".

10. Con successivo decreto del Ministro dell'economia e delle finanze possono essere stabilite ulteriori modalità di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 16 bis TUIR

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Salvatore M. chiede
martedì 05/06/2018 - Sardegna
“Recentemente ho effettuato lavori di manutenzione dell'abitazione di residenza regolarmente fatturati e pagati mediante bonifico bancario parlante secondo le procedure previste per ottenere i benefici fiscali.Però mi sorgono dei dubbi sull'effettiva detraibilità dei lavori effettuati.
La causale di una prima fattura del 07712/2017 così recita:" manutenzione straordinaria ex art. 16-bis del DPR 917/1986 di u'abitazione sita a (omissis), in via (omissis); lavori di imbiancatura facciate,manutenzione varie di terrazzi,scala e ringhiera,manutenzione tetto". Segue poi l'importo che vene sottoposto ad IVA al 10%.
La causale di una seconda fattura così recita:"manutenzione straordinaria ex art 16-bis del DPR 917/1986 n. 27;lavori di imbiancature facciate,manutenzione varie di terrazzi,scala, ringhiera,manutenzione tetto,fornitura e posa in opera di scossaline". Segue poi l'importo che viene sottoposto ad IVA al 10%.”
Consulenza legale i 09/06/2018
Si premette che la breve descrizione degli interventi contenuta nelle fatture indicate nel quesito non permette di essere del tutto puntuali poiché, se da un lato fa riferimento a lavori di “manutenzione straordinaria ex art. 16-bis del DPR 917/1986 n. 27”, dall’altro, in concreto, sembra riferirsi a lavori di manutenzione ordinaria su facciata, terrazzo-tetto, scala e ringhiera, per i quali l’agevolazione di cui si discute non spetta.

L’agevolazione di cui all’articolo 16-bis del d.P.R. n. 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi) è sicuramente quella più conosciuta tra le norme agevolative degli interventi di recupero del patrimonio edilizio e consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.
Per le spese effettuate nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013, il decreto legge n. 83/2012 ha elevato al 50% la percentuale di detrazione e a 96.000 euro l’importo massimo di spesa ammessa al beneficio.
Questi maggiori importi sono poi stati prorogati più volte da provvedimenti successivi. Da ultimo, la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha rinviato al 31 dicembre 2018 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%) e del limite massimo di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

I benefici fiscali per i lavori sul patrimonio immobiliare non si esauriscono, comunque, con la detrazione Irpef.
Altre significative agevolazioni, infatti, sono state introdotte negli anni. Tra queste, per esempio, la possibilità di pagare l’Iva in misura ridotta e quella di portare in detrazione gli interessi passivi pagati sui mutui stipulati per ristrutturare l’abitazione principale. E ancora, le detrazioni per l’acquisto di immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati e quelle per la realizzazione o l’acquisto di posti auto.
La normativa e la prassi di riferimento è estremamente ampia e potrà essere reperita sul sito dell’Agenzia delle Entrate al seguente link

La stessa Agenzia delle Entrate ha pubblicato a febbraio 2018 una guida alle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie in cui, dopo avere esaminato i presupposti soggetti e oggettivi, nonché le condizioni e modalità per usufruire delle agevolazioni, fa una elencazione dei lavori agevolabili, separatamente per le singole unità abitative e per le parti condominiali.

Come precisato nella guida si tratta di un elenco esemplificativo e non esaustivo; tuttavia, in base alla predetta guida e dovendo fare esclusivo riferimento alla breve descrizione degli interventi contenuta nelle fatture indicate nel quesito, i lavori relativi alla facciata sono agevolabili nella misura in cui comportano il rifacimento, anche parziale, della stessa, modificando materiali e/o colori (o anche solo i colori). Lo stesso dicasi, in generale, in relazione al rifacimento delle altre pareti esterne: anche in questo caso, i costi di rifacimento sono agevolabili nella misura in cui comportano una modifica dei materiali e dei colori (o anche solo dei colori).
I lavori sulle scale sono agevolabili nella misura in cui comportano la sostituzione di gradini interni e esterni, modificando la forma, le dimensioni o i materiali preesistenti.
I lavori sul terrazzo o lastrico solare sono agevolabili nella misura in cui ne comportano il rifacimento con materiali diversi rispetto a quelli preesistenti o con caratteristiche diverse da quelle preesistenti per dimensioni o piano.
I lavori di manutenzione tetto sono agevolabili nella misura in cui comportano la sostituzione dell’intera copertura ovvero la modifica della pendenza delle falde con o senza aumento di volume; o, nel caso di tetto con travi, la sostituzioni con modifiche o la sostituzione totale per formazione nuovo tetto.

La guida non prende in considerazione gli oneri relativi ai lavori di manutenzione di ringhiere e di fornitura e posa in opere di scossaline, per la valutazione della cui deducibilità fiscale occorrerà fare riferimento ai criteri generali per l’individuazione degli interventi per i quali spetta l’agevolazione fiscale.
A tal fine, nonché con l’intento di fornire gli strumenti di conoscenza necessari per valutare la effettiva deducibilità di ogni onere si precisa che l’agevolazione riguarda tutti gli interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia):
  • manutenzione straordinaria,
  • restauro e risanamento conservativo,
  • ristrutturazione edilizia.
Non sono invece ammessi al beneficio fiscale delle detrazioni gli interventi di manutenzione ordinaria (spettanti solo per i lavori condominiali), a meno che non facciano parte di un intervento più vasto di ristrutturazione.

Sono considerati interventi di manutenzione straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici e per realizzare ed integrare i servizi igienico/sanitari e tecnologici, sempre che non vadano a modificare la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti delle destinazioni d’uso.
Rientrano tra gli interventi di manutenzione straordinaria anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere, anche se comportano la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico, a condizione che non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso.

Sono considerati interventi di restauro e risanamento conservativo quelli finalizzati a conservare l’immobile e assicurarne la funzionalità per mezzo di un insieme di opere che, rispettandone gli elementi tipologici, formali e strutturali, ne consentono destinazioni d’uso con esso compatibili.
Ne sono esempi gli interventi mirati all’eliminazione e alla prevenzione di situazioni di degrado; all’adeguamento delle altezze dei solai nel rispetto delle volumetrie esistenti; all’apertura di finestre per esigenze di aerazione dei locali.

Sono considerati interventi di ristrutturazione edilizia quelli rivolti a trasformare un fabbricato mediante un insieme di opere che possono portare a un fabbricato del tutto o in parte diverso dal precedente.
Riguardo a quest’ultima tipologia di interventi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
  • per la demolizione e ricostruzione con ampliamento, la detrazione non spetta in quanto l’intervento si considera, nel suo complesso, una “nuova costruzione”;
  • se la ristrutturazione avviene senza demolire l’edificio esistente e con ampliamento dello stesso, la detrazione spetta solo per le spese riguardanti la parte esistente in quanto l’ampliamento configura, comunque, una “nuova costruzione”.
Sono agevolabili ancora, gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi; i lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (per esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione); ovvero, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone con disabilità gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992.

Sono, altresì, agevolabili gli interventi relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi; quelli finalizzati alla cablatura degli edifici e al contenimento dell’inquinamento acustico; quelli effettuati per il conseguimento di risparmi energetici; gli interventi per l’adozione di misure antisismiche; quelli di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte a evitare gli infortuni domestici.


Elesio P. chiede
venerdì 09/03/2018 - Umbria
“Io e mia moglie abitiamo nella regione Marche nell'appartamento intestato a mia figlia senza aver costituito diritto di abitazione. Possediamo un altro appartamento in umbria dove abbiamo anche la residenza ma che abitiamo saltuariamente.
Domande:
Nel fabbricato, dove mia figlia possiede l'appartamento, sono state fatte delle ristrutturazioni che sono state pagate da me con bonifici intestati al condominio quindi posso io detrarre lo sgravio fiscale del 50%?
Se non ho costituito il diritto di abitazione prima dell'inizio dei lavori lo posso fare ora così iniziare a recuperare la detrazione dalla rata equivalente all'anno di stipula del diritto?
Con la stipula del diritto di abitazione nell'appartamento di mia figlia il mio appartamento dove ho la residenza mi diventa seconda casa con tutti gli obblighi di legge da rispettare in particolare IMU da pagare?
Vi ringrazio anticipatamente della risposta che vorrete darmi.

Consulenza legale i 19/03/2018
Il quesito, almeno nella prima parte, attiene ai presupposti di natura soggettiva in ordine al diritto alla detrazione delle spese connesse agli interventi di recupero sugli immobili residenziali, disciplinato dall’art. 16 bis del TUIR approvato con d.P.R. n. 917/1986.

La fattispecie concreta riguarda il caso in cui le predette spese siano state sostenute su parti condominiali da soggetto non proprietario dell’unità abitativa situata nel fabbricato ristrutturato.

La citata norma prevede, infatti, che dall'imposta lorda si detrae una percentuale del 36% delle predette spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi.

Per le spese effettuate nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013, il decreto legge n. 83/2012 ha elevato al 50% la percentuale di detrazione e a 96.000 euro l’importo massimo di spesa ammessa al beneficio. Questi maggiori importi sono poi stati prorogati più volte da provvedimenti successivi.

Da ultimo, la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha rinviato al 31 dicembre 2018 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%) e del limite massimo di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

Salvo che non intervenga una nuova proroga, dal 1° gennaio 2019 la detrazione tornerà alla misura ordinaria del 36% e con il limite di 48.000 euro.

Dal 2018, tuttavia, la stessa legge di bilancio ha introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici. Questa nuova comunicazione è necessaria per monitorare e valutare il risparmio energetico conseguito con la realizzazione degli interventi di recupero edilizio.

I benefici fiscali per i lavori sul patrimonio immobiliare non si esauriscono con la detrazione Irpef.
Altre significative agevolazioni, infatti, sono state introdotte negli anni. Tra queste, per esempio, la possibilità di pagare l’Iva in misura ridotta e quella di portare in detrazione gli interessi passivi pagati sui mutui stipulati per ristrutturare l’abitazione principale.

E ancora, le detrazioni per l’acquisto di immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati e quelle per la realizzazione o l’acquisto di posti auto.

Il quesito, tuttavia, sembra fare riferimento al beneficio di cui al citato art. 16-bis, stante il riferimento allo “sgravio fiscale del 50%” e pone, in particolare, il tema dei contribuenti ammessi a fruire dell’agevolazione.

Al riguardo, la norma citata fa espressamente riferimento ai “contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi”.

L’agevolazione spetta, quindi, non soltanto ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese:
  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:
  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado)
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge
  • il componente dell’unione civile (la legge n. 76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone delle stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili)
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

In questi casi, ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile.

Nel caso di due comproprietari di un immobile, se la fattura e il bonifico sono intestati a uno solo di essi, ma le spese di ristrutturazione sono state sostenute da entrambi, la detrazione spetta anche al soggetto che non è stato indicato nei predetti documenti, a condizione che nella fattura sia annotata la percentuale di spesa da quest’ultimo sostenuta.

Dal 2018, infine, le detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia (compresi quelli per l’adozione di misure antisismiche) possono essere usufruite anche:
  • dagli Istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati
  • dagli enti che hanno le stesse finalità sociali dei predetti istituti; questi enti devono essere stati costituiti, e già operanti alla data del 31 dicembre 2013, nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”.

L’agevolazione può essere fruita, quindi, non solo dal proprietario ma anche da chi ha un diritto reale di godimento sull’immobile, dal locatario o comodatario.

Quindi, anche se non è stato costituito diritto di abitazione, si potrebbe fruire dell’agevolazione per il solo fatto di essere comodatario dell’immobile.

Occorre, però, a questo punto capire quando deve essere stato costituito il titolo sulla base del quale si “detiene” l’immobile.

Va, al riguardo, precisato che con Circolare del 7 luglio 2015 n. 26/E, l’Agenzia delle entrate ha ribadito che “per quanto riguarda la registrazione, se i lavori sono effettuati dal conduttore o comodatario, nel modello (n.d.r: da utilizzare per la comunicazione inizio lavori all’Amministrazione finanziaria) devono essere indicati, oltre ai dati catastali identificativi dell’immobile anche gli estremi di registrazione del contratto di locazione o di comodato”.
Pertanto, anche nell’ipotesi di comodato, sarebbe stato necessario stipulare e registrare il relativo contratto prima di eseguire i lavori.

Ne deriva che il diritto alla detrazione non potrà essere esercitato se il contratto di comodato non è stato registrato o il diritto di abitazione non è stato costituito anteriormente all’inizio dell’esecuzione dei lavori, stante il fatto che come precisato nella Ris. n. 136/E del 06.05.2002, le predette situazioni devono sussistere nel momento in cui si attiva la procedura finalizzata all’esercizio della detrazione e non anche nel momento in cui si fruisce della detrazione ed, è indubbio che la ripartizione temporale della detrazione attiene esclusivamente alla sua fruizione.

Tenuto conto di ciò il diritto alla detrazione non può essere da Lei esercitato in quanto il titolo sulla base del quale detiene l’immobile non è stato registrato anteriormente all’inizio dei lavori.

Ferme tutte le altre condizioni richieste dalla norma, avrebbe, tuttavia, potuto beneficiare della detrazione Sua figlia laddove, nelle disposizioni di pagamento effettuate al condominio, fosse stata indicata quale “beneficiaria della detrazione”, così come precisato nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E del 24 aprile 2015.

Al di fuori di questa situazione, la disciplina di cui al comma 8 dell’art. 16-bis del TUIR prevede due sole ipotesi in cui la fruizione della detrazione possa essere riconosciuta a soggetto diverso da quello che ha realmente sostenuto le spese: 1) nell’ipotesi di vendita dell’unità immobiliare, in cui la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all'acquirente persona fisica dell'unità immobiliare; 2) in caso di decesso dell'avente diritto, in cui la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all'erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.

Riguardo poi al tema della residenza, da quanto detto deriva che la normativa agevolativa non richiede espressamente che si abbia anche la residenza anagrafica nell’immobile con riferimento al quale si sostengono le spese di ristrutturazione, in quanto la detrazione spetta al semplice “detentore”.

Relativamente all’IMU, è indubbio che la titolarità del diritto di abitazione è presupposto per l’applicazione del tributo sul titolare dello stesso che, per altro, in qualità di soggetto passivo, ha anche diritto a fruire di tutte le detrazioni previste per il proprietario dell’immobile, ivi compresa quella per l’abitazione principale.

La stipula di un contratto di comodato, invece, potrebbe assicurare al comodante il diritto ad una riduzione del 50% della base imponibile, se si verificano le condizioni di cui al comma 3 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, in base al quale, “per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato; il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante oltre all’immobile concesso in comodato possieda nello stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9; ai fini dell’applicazione delle disposizioni della presente lettera, il soggetto passivo attesta il possesso dei suddetti requisiti nel modello di dichiarazione di cui all’articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23”.

Con Circolare 1/DF del 17.02.2016 è stato precisato che la riduzione non spetta:
  • se i due immobili ad uso abitativo si trovano in due comuni diversi;
  • se si risiede nel Comune A e l'immobile è situato nel Comune B (diverso dal Comune A)
  • se l'immobile dato in comodato non viene utilizzato come abitazione principale del comodatario.

Nel caso in esame, la figlia/comodante potrà usufruire dell’agevolazione se rispetta i requisiti e, in considerazione del fatto che, nel quesito, si parla di un solo appartamento, quello dato dai genitori.
Di contro, i genitori perderanno l’agevolazione prima casa per l’appartamento in Umbria.

Per completezza e con riferimento ad eventuali successivi interventi, si evidenzia che, nel caso di ristrutturazione delle parti comuni di edifici condominiali, le detrazioni spettano a ogni singolo condomino in base alla quota millesimale di proprietà o dei diversi criteri applicabili ai sensi degli articoli 1123 e seguenti del codice civile, a condizione che quest’ultima sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

L’amministratore rilascia una certificazione dalla quale risultano, tra le altre cose, l’ammontare delle spese sostenute nell’anno di riferimento e la quota parte millesimale imputabile al condomino.

Nel caso in cui la certificazione dell’amministratore del condominio indichi i dati relativi a un solo proprietario, mentre le spese per quel determinato alloggio sono state sostenute anche da altri, questi ultimi, se possiedono i requisiti per avere la detrazione, possono fruirne a condizione che attestino sul documento rilasciato dall’amministratore (comprovante il pagamento della quota relativa alla spese) il loro effettivo sostenimento e la percentuale di ripartizione.