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Diritto civile - -

Posso chiedere il risarcimento se lo sciacquone del vicino mi disturba?

Posso chiedere il risarcimento se lo sciacquone del vicino mi disturba?
Per la Cassazione può configurarsi una violazione del diritto al riposo da cui deriva l’obbligo risarcitorio se lo scroscio dell'acqua disturba la quiete.
L’insorgere di liti tra condomini è accadimento frequente e capita spesso anche che tali diatribe finiscano in Tribunale. All’ordine del giorno, infatti, sono le cause che giungono innanzi al Giudice affinchè questo si pronunci sul corretto utilizzo dei parcheggi, sulle delibere condominiali, sul riscaldamento autonomo, sul lastrico solare o, ancora, sul pagamento delle spese condominiali.
Singolare, tuttavia, è la questione di recente giunta al vaglio della Corte di Cassazione, la cui Sesta Sezione si è dovuta pronunciare circa i danni provocati da uno sciacquone troppo rumoroso.

La vicenda, in particolare, vedeva protagonista una coppia di coniugi di La Spezia, che aveva adito il Giudice chiedendo il risarcimento del pregiudizio occorsogli a causa dei fastidiosi ed intollerabili rumori provenienti allo scarico del wc dei vicini di casa, quattro fratelli che nel 2003 avevano realizzato dei nuovi servizi igienici. Il bagno dell’appartamento di questi ultimi, infatti, era adiacente all’appartamento dei danneggiati e il relativo scarico era stato murato all’interno della parete divisoria, la quale era tutt’altro che spessa, con l'effetto che i coniugi venivano disturbati in occasione di ogni singolo utilizzo del bagno, soprattutto nelle ore notturne.
Oltre al risarcimento del danno, infatti, questi avevano chiesto anche la cessazione del disturbo e, tuttavia, la domanda era stata rigettata dal Tribunale di La Spezia.

Avverso tale sentenza i coniugi avevano allora proposto appello e siffatta impugnazione aveva trovato accoglimento: la Corte distrettuale, infatti, aveva disposto una perizia in modo tale da verificare il grado di inquinamento acustico effettivamente derivante dall’appartamento adiacente e, sulla scorta delle risultanze peritali, aveva ritenuto che il rumore dello scarico fosse tale da pregiudicare la qualità della vita degli appellanti. Il Collegio, oltre all’intensità del rumore, aveva infatti valorizzato la circostanza per cui la testata del letto degli appellanti era collocata a ridosso della parete confinante con il bagno dei vicini e nessuna altra disposizione del letto era configurabile.
Per tali ragioni, dunque, la Corte d’Appello di Genova aveva:
  • ordinato agli appellati di risolvere il problema;
  • condannato gli stessi a risarcire il danno, liquidato in euro 500,00 all’anno a partire dal 2003.
I fratelli, pertanto, avevano proposto ricorso in Cassazione, ma la Corte – tenuta in considerazione la normativa specifica e accertato il superamento i tre decibel dello standard da questa indicato – ha confermato la sentenza di seconde cure, giustificata dalla violazione del diritto al riposo.
L’art. 8 Cedu, ricorda la Suprema Corte, tutela infatti tale diritto, prevedendo che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.

Redazione Giuridica

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