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Articolo 295 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Sospensione necessaria

Dispositivo dell'art. 295 Codice di procedura civile

Il giudice dispone (1) che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice (2) deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa (3).

Note

(1) Il legislatore non dice quale forma debba assumere il provvedimento con cui il giudice dispone la sospensione del processo. Si ritiene che la forma debba essere quella dell'ordinanza, anche se questa non è revocabile dal giudice che l'ha pronunciata.
L'art. 42 del c.p.c. stabilisce espressamente che l'unico mezzo di impugnazione concesso è il regolamento di competenza.
(2) La dipendenza dalla decisione del giudice penale o di altre giurisdizioni dà luogo a sospensione solo nei casi espressamente previsti ex lege.
In particolare, quanto ai rapporti tra giudizio civile e penale (c.d. pregiudiziale penale, ricorrente ogni qualvolta nel corso di un processo civile emerga un fatto nel quale possano ravvisarsi gli estremi di un reato), la giurisprudenza è costante nell'affermare la completa autonomia dei due giudizi (ad eccezione dei casi di cui al terzo comma dell'art. 75 del c.p.p.).
Se la questione da risolvere in via pregiudiziale non rientra nella competenza del giudice a quo, sarà necessaria la rimessione al giudice competente.
(3) La "dipendenza" cui fa riferimento la norma in esame è un vero e proprio vincolo di consequenzialità tra due questioni, una delle quali costituisca un indispensabile antecedente logico-giuridico dell'altra. La valutazione di dipendenza e pregiudizialità è insindacabile in Cassazione.

Ratio Legis

L'istituto della sospensione persegue il fine di evitare un contrasto di giudicati. Pertanto, non è necessaria se il giudice possa pronunciarsi in via incidentale sulla questione pregiudiziale oppure quando è possibile la riunione delle cause. A contrario, si deve affermare che la sospensione sarà necessaria se una delle parti, ai sensi dell'art. 34 del c.p.c. chieda che sulla questione il giudice si pronunci con efficacia di giudicato e non sia possibile riunire le cause.

Brocardi

Eadem res
Prius

Massime relative all'art. 295 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 20072/2017

Ai fini della sospensione necessaria del processo, non è configurabile un rapporto di pregiudizialità necessaria tra cause pendenti fra soggetti diversi, seppur legate fra loro da pregiudizialità logica, in quanto la parte rimasta estranea ad uno di essi può sempre eccepire l'inopponibilità, nei propri confronti, della relativa decisione. (Nella specie, la S.C. ha cassato l’ordinanza di sospensione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo per un credito a titolo di mediazione prestata dall'opposta, sulla base della ritenuta pregiudizialità della decisione di altra causa pendente tra la venditrice-opponente e l'acquirente dell’immobile ed avente ad oggetto il mancato avveramento di una condizione sospensiva del contratto di vendita).

Cass. civ. n. 6834/2017

In tema di rapporto tra giudizio civile e processo penale, il primo può essere sospeso, in base a quanto dispongono gli artt. 295 c.p.c., 654 c.p.p. e 211 disp. att. c.p.p., ove alla commissione del reato oggetto dell'imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile. Pertanto, per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale, non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti, ma occorre che l'effetto giuridico dedotto nel processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto di imputazione nel giudizio penale. (Così statuendo, la S.C. ha annullato l'ordinanza di sospensione e disposto la prosecuzione del giudizio, avente ad oggetto domanda di risoluzione del contratto nei confronti di un convenuto, e di rilascio di un fondo nei confronti di altro, rilevando che solo riguardo a quest'ultima – in relazione ai fatti oggetto del coevo giudizio penale, concernente pretesa frode processuale per immutazione dello stato dei luoghi – poteva al più configurarsi un collegamento con il procedimento penale, così da potersi giustificare, previa separazione dei giudizi, la sospensione "in parte qua" del processo civile).

Cass. civ. n. 5463/2017

In materia di contratti agrari, la causa di rilascio del fondo, promossa dal proprietario concedente o acquirente del fondo stesso, ha carattere di pregiudizialità giuridica rispetto alla causa di riscatto promossa dall’affittuario qualora, con efficacia di giudicato, si chieda l’accertamento della scadenza del contratto anteriore all’alienazione, con conseguente necessità di sospensione del giudizio di riscatto in attesa che sia definito il giudizio di rilascio.

Cass. civ. n. 4038/2014

Non sussiste il rapporto di pregiudizialità, ai fini della sospensione necessaria di cui all'art. 295 cod. proc. civ., tra il giudizio di risoluzione contrattuale promosso dal subappaltante nei confronti del subappaltatore per l'inadempimento di questi, ed il giudizio promosso dallo stesso subappaltante nei confronti del fideiussore per escutere la garanzia prestata per l'inadempimento del subappaltatore, tenuto conto sia dell'autonomia dei rapporti e della diversità dei soggetti, non esclusa dal carattere accessorio della garanzia, sia del fatto che l'inadempimento del subappaltatore non può essere accertato con efficacia di giudicato nei confronti del fideiussore in un giudizio cui quest'ultimo è estraneo.

Cass. civ. n. 673/2014

La sospensione necessaria del giudizio civile, secondo quanto dispongono gli artt. 295 cod. proc. civ., 654 cod. proc. pen. e 211 disp, att. cod. proc. pen., richiede l'identità dei fatti materiali oggetto di accertamento in entrambi i giudizi, con l'eccezione delle limitate ipotesi previste dall'art. 75, terzo comma, cod. proc. pen. Ne discende che, ai fini della sospensione del giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, non rileva la pendenza di un procedimento penale per falsità della relata di notifica dell'atto di opposizione, quando nel giudizio civile tale falsità sia stata oggetto non di querela di falso, ma solo di contestazioni in ordine al profilo della validità o esistenza della notificazione.

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relative all'articolo 295 Codice di procedura civile

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Augusto T. chiede
mercoledì 28/02/2018 - Lazio
“Buongiorno,
vi ho già posto una questione. Ora mi servirebbe sapere se, tramite la vostra competenza giudiridica, possiate rispondere in modo esaustivo a questa domanda.
La questione è molto semplice, vi dirò a che punto diciamo di "legittimità" sono arrivato io, ma a me serve una giurisprudenza dirimente.
Tizio è mio debitore. Faccio istanza di decreto ingiuntivo, al quale Tizio si oppone a norma di legge, disconoscendo le firme in calce ai titoli.
Ovviamente è una panzana clamorosa. Dopo la perizia di parte, Tizio, decide di presentare denuncia per usura. Ovviamente perde nel frattempo il giudizio civile, al quale non si oppone e diventa così giudicato. Ora, la sua prima denuncia viene archiviata dalla PM, che non sa nulla del D.I.. Siamo nel 2015.
Il fatto vuole che un altro calunniatore, Caio, mi denunci nel 2017 per estorsione ed usura. Gli inquirenti, cercando di aggravare l'inesistente quadro indiziario, fanno "accodare" ancora una volta Tizio al trenino della CALUNNIA.
La PM che, solo in apparenza non sa del D.I. opposto, chiede l'arresto.
Arresto negato prima dal GIP poi dal Tribunale del Riesame.
Il GIP in particolare, nell'ordinanza cautelare, parla di D.I. "non opposto", ed essendo questo GIP (dott. Giorgianni) molto preparato, sicuramente se avesse saputo dell'iter di opposizione, avrebbe quantomeno redarguito la PM.
Adesso, siccome la PM, malgrado abbia la prova della calunnia di Tizio, e malgrado abbia l'opposizione dal D.I. in cui Tizio mai aveva affermato (come da sentenza definitiva) che il suo debito fosse di natura illecita, vuole comunque chiedere il rinvio a giudizio (configurando anche il travisamento della prova) ed io devo prepararmi sia per rispondere alla PM, sia soprattutto al GUP in U.P., vorrei giurisprudenza, che per forza di cose deve esistere, riguardo a questa porcata giursiprudenziale che sta facendo la PM, con lo scopo di non far fallire Tizio, al quale ho fatto istanza, come scritto nella precedente mia domanda, di fallimento.
Col fine quantomeno di indirizzarvi, io sono arrivato fino a qui: un D.I. opposto non è uguale ad uno inaudita altera parte, perchè sostanzialmente, dopo opposizione, si apre un processo meritorio. Per cui, si potrebbe parlare di ne bis in idem, malgrado un giudicato sia in ambito civile, e l'usura tratti di un eventuale dibattimento penale? Si può instaurare un processo (punto di vista del GUP) in cui mi si accusa di usura e quindi di illeicità del credito, quando ho un giudicato che copre il dedotto e il deducibile? In sostanza io mi sono fermato alla statuizione che il giudicato civile non sia vincolante per il giudice penale, ma che debba essere comunque prova. Il punto è che si parla a mio modesto avviso, di un giudicato inerente fatti che potrebbero interessare il giudizio penale, ma non esattamente uguali, come nel mio caso, tali da far prospettare il divieto per ne bis in idem.
L'unico esempio che mi viene in mente è come se uno si opponesse a D.I. disconoscendo le firme, eppoi successivamente dicesse di essere stato minacciato.
Ovvia anche nel comportamento di Tizio la calunnia, nel modo di agire. Perchè se avesse impugnato la sentenza di rigetto opposizione D.I. avrebbe sicuramente perso per mutatio libelli.
Possibile, mi chiedo, non ci sia giurisprudenza dirimente per un caso come questo? Sbaglio se affermo, che paradossalmente, potrei essere processato per usura, ma il titolo del D.I. definitivamente esecutivo mi consentirebbe di andare avanti con le azioni esecutive?
E' fin troppo chiaro l'errore della PM, tra l'altro una vera capra in termini di preparazione, perchè ha presentato istanza di sospensione istruttoria prefallimentare per le vittime di usura, senza sapere che tale istruttoria sia di natura cognitiva e non esecutiva, anche perchè sia il GIP che il Riesame hanno bocciato i gravi indizi, e pende una richiesta di archiviazione Pm dott.ssa Sereni.
A me serve una risposta da portare sia dalla PM sia dal GUP.
Massima urgenza. Mercoledì 7 ho l'interrogatorio con la PM.
Attendo vostra cortese risposta.
Grazie.

Consulenza legale i 20/03/2018
Nella fattispecie in esame ci si chiede se possa essere sospesa, per pregiudizialità penale, un’istanza di fallimento depositata in virtù di una sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo.

La risposta alla detta domanda, richiede dapprima un breve inquadramento dell’istituto della sospensione del processo civile.

L’art. 295 c.p.c. si occupa della sospensione necessaria del processo secondo: “ il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”.
L’arresto del processo si impone per la pendenza tra le stesse parti di un’altra causa che si mostra pregiudiziale rispetto a quella da sospendere.
Dunque, per potersi avere la sospensione del processo, occorre che vi sia una questione pregiudiziale che consiste in una questione che condiziona l’andamento del processo avente ad oggetto la questione principale.
In particolare nei rapporti tra processo penale e processo civile, la sospensione c.d. per pregiudizialità penale dell’azione civile è consentita:
a) per trasferimento in sede civile dell’originaria domanda proposta come costituzione di parte civile in sede panale;
b) quando è proposta domanda in sede civile dopo la sentenza penale di primo grado.

Il rapporto fra azione civile ed azione penale è regolato dall’art. 75 c.p.p. il quale al suo terzo comma, prevede quali uniche cause di sospensione necessaria del processo civile in pendenza di quello penale, che il danneggiato proponga l’azione risarcitoria in sede civile nei confronti dell’imputato dopo essersi costituito parte civile nel processo penale o dopo che sia stata già emessa sentenza penale di primo grado ( Cass. civ. ordinanza del 5.09.2012, n. 14882).

In materia di rapporto tra giudizi civili e processo penale, fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi dell'art 75 secondo comma c.p.p., il processo può essere sospeso se tra processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato dall'art. 295 c.p.c. o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma, e sempre che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell’altro giudizio, ai sensi degli artt. 651, 652, 654 c.p.p. (Cass. civ. Ordinanza del 12/07/2007, n. 15657).

Il giudizio civile può essere sospeso se tra il processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato nell'art. 295 c.p.c. e a condizione che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell'altro giudizio o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma. Quest’ultima eventualità si realizza nei casi espressamente previsti dal terzo comma dell’art. 75 c.p.p. che prevede la sospensione del processo quando l’azione in sede civile sia stata proposta dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado ( Cass, Sez. VI, ord., 22 dicembre 2016, n. 26863).

La giurisprudenza di legittimità ha inoltre più volte chiarito che “perché sussista il presupposto della sospensione necessaria del giudizio civile per dipendenza pregiudiziale dalla definizione di altra causa, non basta che sussista un mero collegamento fra le diverse statuizioni, per l'esistenza di una coincidenza o analogia di riscontri fattuali o di quesiti di diritto da risolvere per la loro adozione, occorrendo invece un vincolo di stretta ed effettiva consequenzialità fra le due emanande statuizioni, vincolo insito nell'accertamento di una questione che in tanto può ritenersi pregiudiziale, in quanto rappresenti un indispensabile antecedente logico-giuridico, la cui soluzione esplichi un effetto cogente, in tutto o in parte, sull'esito della causa da sospendere.” (Cfr. Cass. 4 aprile 2016 n. 6510).

Alla luce dei citati orientamenti giurisprudenziali, si evince che la sospensione del processo civile può avvenire solo se la definizione dello stesso dipende dalla definizione di altra causa alla quale deve essere collegata da un vincolo di effettiva consequenzialità fra i due giudizi.

Il richiesto vincolo di consequenzialità tra i due giudizi non è invece presente nel caso in esame, motivo per cui riteniamo non possa essere sospesa la procedura fallimentare per pregiudizialità penale.
Nella fattispecie in esame, il giudizio di fallimento e/o l’interesse del creditore a proporre istanza di fallimento del debitore nasce dalla sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo.
La sentenza di rigetto ha sancito la piena sussistenza del diritto azionato, nell’esatta misura e negli specifici modi in cui esso è stato posto in azione.
Ai sensi dell’art. 653 c.p.c. se l’opposizione è rigettata con sentenza passata in giudicato, il decreto acquista efficacia esecutiva.
Per effetto della sentenza di rigetto dell’opposizione, il decreto ingiuntivo ha dunque acquistato efficacia di cosa giudicata.
Il giudicato formatosi a seguito del rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo ha forza vincolante e spiega i suoi effetti non solo sulla pronuncia esplicita della decisione, ma anche sulle ragioni che ne costituiscono il presupposto logico giuridico.
Con il rigetto dell’opposizione, dunque, il Suo credito nei confronti del debitore è divenuto certo, liquido ed esigibile. Tale accertamento, in presenza degli altri presupposti previsti dalla legge fallimentare, costituisce uno dei requisiti per potersi avere una sentenza di fallimento del debitore.
Ai sensi dell’art. 2909 c.c. : “l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti , i loro eredi o aventi causa".
La cosa giudicata in senso sostanziale dunque fa stato tra i suddetti soggetti, anche al di fuori del giudizio in seno al quale è stata pronunziata, rispetto a qualunque altro futuro processo ed anche a prescindere dallo stesso, alla stregua di una norma di legge.

Riteniamo, pertanto, illegittima la sospensione del detto giudizio di fallimento per la pendenza di un giudizio penale che ha ad oggetto una controversia la cui soluzione non ha implicazioni in sede civile. La sospensione della procedura fallimentare potrebbe aversi solo in presenza di una manifestazione di volontà del debitore di voler adempiere al proprio debito, oppure il fallimento potrebbe chiudersi, senza giungere alla sentenza di fallimento, solo se, nelle more del giudizio, il debitore paghi integralmente i propri debiti.

Si aggiunga, inoltre, che la Cassazione ha escluso la sospensione della fase pre-fallimentare per le vittime del reato di usura affermando che “Le moratorie previste dal quarto comma dell’art. 20 della L. n. 44 del 1999 sono inapplicabili al procedimento per la dichiarazione di fallimento, che non è un procedimento esecutivo, né vi può essere assimilato, bensì un procedimento di cognizione. La sospensione prevista dalla norma in esame, in favore del soggetto vittima di richieste estorsive o di usura, riguarda esclusivamente la scadenza dei singoli crediti attinti dal reato denunciato e non pregiudica la doverosità del riscontro dell’insolvenza ai sensi della L. Fall., art. 5, che attiene, invece, alla situazione generale dell’imprenditore, con riguardo alle risultanze di altri inadempimenti o debiti”. (Cass. civ. sent. n. 20746 del 1.10.2014).