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Articolo 652 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno

Dispositivo dell'art. 652 Codice di procedura penale

1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell'interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile(1), salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l'azione in sede civile a norma dell'articolo 75 comma 2 [404](2).

2. La stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata a norma dell'articolo 442, se la parte civile ha accettato il rito abbreviato.

Note

(1) In ossequio al principio secondo cui si può opporre un risultato sfavorevole solo a chi ha potuto partecipare al relativo giudizio.
(2) Tale comma è stato così modificato dall'art. 9, della l. 27 marzo 2001, n. 97 che ha inserito la seguente parte: "promosso dal danneggiato o nell'interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l'azione in sede civile a norma dell'articolo 75, comma 2."

Ratio Legis

L'autorità extrapenale del giudicato è riconosciuta solo in applicazione delle espresse prescrizioni dettate dalla legge, rappresentando una deroga al principio di autonomia e separazione fra i giudizi.

Spiegazione dell'art. 652 Codice di procedura penale

Mentre gli articoli precedenti si occupano del valore accertativo della sentenza di condanna nei giudizi civili o amministrativi, la norma in commento disciplina l'efficacia della sentenza di assoluzione.

Se irrevocabile, sia emessa all'esito del dibattimento che del giudizio abbreviato (se la parte civile ha accettato tale mutamento di rito imposto dall'imputato), ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima, nel (separato) giudizio civile o amministrativo, sia per le restituzioni che per il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell'interesse di quest'ultimo.

Ciò avviene ad una condizione, ovvero che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di partecipare al procedimento costituendosi parte civile. Tale condizione negativa svolge una funzione apertamente disincentivante dell'azione civile nel processo penale, dal momento che si nega al convenuto della lite civile la possibilità di avvalersi della sentenza assolutoria.

Massime relative all'art. 652 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 11090/2015

La previsione di cui all'art. 652 cod. proc. pen. - per la quale la sentenza di assoluzione ha efficacia di giudicato nell'ambito del giudizio civile di danni relativamente all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una legittima facoltà - non è applicabile nel caso in cui la sentenza di assoluzione sia pronunciata per il riconoscimento della causa di non punibilità di cui all'art. 599 cod. pen., la quale, escludendo la punibilità dei reati di ingiuria e diffamazione, non ne esclude la natura di illecito civile e l'esistenza dell'obbligazione risarcitoria, ove ne sia derivato un danno, che può essere fatta valere innanzi al giudice civile.

Cass. pen. n. 9795/2001

Analogamente a quanto già avveniva con riguardo all'art. 25 dell'abrogato codice di rito, avente contenuto pressoché identico a quello del vigente art. 652 c.p.p., anche detto ultimo articolo dev'essere estensivamente interpretato, a salvaguardia del principio dell'unità della funzione giurisdizionale, nel senso che non solo l'assoluzione dell'imputato, all'esito di dibattimento, perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto o perché questo è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima, ma anche l'assoluzione con la formula «il fatto non costituisce reato» (adottata, di regola, per carenza dell'elemento psicologico del reato) ha efficacia preclusiva nel giudizio civile per le restituzioni o il risarcimento del danno, ogni qual volta l'illecito civile (come si verifica con riguardo a quello previsto dall'art. 2043 c.c.) sia caratterizzato, dal punto di vista dell'elemento psicologico, in maniera identica all'illecito penale. Ne consegue che la parte civile è legittimata, sotto il profilo dell'interesse, ad impugnare, ai sensi dell'art. 576 c.p.p., anche la sentenza di proscioglimento pronunciata in giudizio con la formula «il fatto non costituisce reato.

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V. M. chiede
martedì 20/10/2020 - Veneto
“Buongiorno, se su un processo civile già iniziato con la prima udienza di comparsa delle parti per 2947c.c. terzo comma, il reato dopo l'udienza si prescrive, si prescrive anche il processo civile?
Allegate cassazione
Grazie”
Consulenza legale i 26/10/2020
Per rispondere al quesito, occorre tenere presente che nel nostro ordinamento vige un principio di autonomia tra giudizio civile e giudizio penale (il cd. “doppio binario”).
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 4758/2015 (una tra le molteplici pronunce su tale materia) ha sottolineato che: “In applicazione del nuovo codice di procedura penale il rapporto tra processo civile e penale si configura in termini di pressoché completa autonomia e separazione, nel senso che, ad eccezione di alcune e limitate ipotesi di sospensione del giudizio civile, previste dall'art. 75, terzo comma, cod. proc. pen., detto processo deve proseguire il suo corso senza essere influenzato da quello penale e il giudice civile accerta autonomamente i fatti e la responsabilità con pienezza di cognizione, senza essere vincolato alle soluzioni e alle qualificazioni del giudice penale, sicché non è tenuto a sospendere il giudizio in attesa della definizione del processo penale in cui si sia proceduto ad una valutazione di risultanze probatorie in senso parzialmente difforme.”

In particolare, con riguardo specifico all’aspetto della prescrizione del reato oggetto del quesito occorre far riferimento a quanto enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni Unite nella lunga ed articolata sentenza n.1768 del 2011 della quale riportiamo testualmente il seguente principio di diritto: "La disposizione di cui all'art. 652 c.p.p. (così come quelle degli artt. 651, 653 e 654 del codice di rito penale) costituisce un'eccezione al principio dell'autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile, in quanto tale soggetta ad un'interpretazione restrittiva e non applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti.
Ne consegue che la sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre alle sentenze di non doversi procedere perchè il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia extrapenale, benchè, per giungere a tale conclusione, il giudice abbia accertato e valutato il fatto”.


Alla luce di quanto precede, la risposta al quesito deve intendersi dunque negativa nel senso che il processo civile proseguirà il suo corso.