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Articolo 186 Codice della strada

(D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

[Aggiornato al 15/05/2019]

Guida sotto l'influenza dell'alcool

Dispositivo dell'art. 186 Codice della strada

1. È vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche.

2. Chiunque guida in stato di ebbrezza è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato:

  1. a) con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 544 a € 2.174, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All'accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  2. b) con l'ammenda da euro 800 a euro 3.200 e l'arresto fino a sei mesi, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
  3. c) con l'ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l'arresto da sei mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. La patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI, in caso di recidiva nel biennio. Con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Ai fini del sequestro si applicano le disposizioni di cui all'articolo 224 ter.

2-bis. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni di cui al comma 2 del presente articolo e al comma 3 dell'articolo 186 bis sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea all'illecito. Qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), fatto salvo quanto previsto dal quinto e sesto periodo della lettera c) del comma 2 del presente articolo, la patente di guida è sempre revocata ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. È fatta salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 222.

2-ter. Competente a giudicare dei reati di cui al presente articolo è il tribunale in composizione monocratica.

2-quater. Le disposizioni relative alle sanzioni accessorie di cui ai commi 2 e 2-bis si applicano anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti.

2-quinquies. Salvo che non sia disposto il sequestro ai sensi del comma 2, il veicolo, qualora non possa essere guidato da altra persona idonea, può essere fatto trasportare fino al luogo indicato dall'interessato o fino alla più vicina autorimessa e lasciato in consegna al proprietario o al gestore di essa con le normali garanzie per la custodia. Le spese per il recupero ed il trasporto sono interamente a carico del trasgressore.

2-sexies. l'ammenda prevista dal comma 2 è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7.

2-septies. Le circostanze attenuanti concorrenti con l'aggravante di cui al comma 2-sexies non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa. Le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alla predetta aggravante.

2-octies. Una quota pari al venti per cento dell'ammenda irrogata con la sentenza di condanna che ha ritenuto sussistente l'aggravante di cui al comma 2-sexies è destinata ad alimentare il Fondo contro l'incidentalità notturna di cui all'articolo 6-bis del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, e successive modificazioni.

3. Al fine di acquisire elementi utili per motivare l'obbligo di sottoposizione agli accertamenti di cui al comma 4, gli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi l e 2, secondo le direttive fornite dal Ministero dell'interno, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili.

4. Quando gli accertamenti qualitativi di cui al comma 3 hanno dato esito positivo, in ogni caso d'incidente ovvero quando si abbia altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psico-fisica derivante dall'influenza dell'alcool, gli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, anche accompagnandolo presso il più vicino ufficio o comando, hanno la facoltà di effettuare l'accertamento con strumenti e procedure determinati dal regolamento.

5. Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcoolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge. Copia della certificazione di cui al periodo precedente deve essere tempestivamente trasmessa, a cura dell'organo di polizia che ha proceduto agli accertamenti, al prefetto del luogo della commessa violazione per gli eventuali provvedimenti di competenza. I fondi necessari per l'espletamento degli accertamenti di cui al presente comma sono reperiti nell'ambito dei fondi destinati al Piano nazionale della sicurezza stradale di cui all'articolo 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144 Si applicano le disposizioni del comma 5-bis dell'articolo 187.

6. Qualora dall'accertamento di cui ai commi 4 o 5 risulti un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 0,5 grammi per litro (g/l), l'interessato è considerato in stato di ebbrezza ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 2.

7. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di rifiuto dell'accertamento di cui ai commi 3, 4 o 5, il conducente è punito con le pene di cui al comma 2, lettera c). La condanna per il reato di cui al periodo che precede comporta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e della confisca del veicolo con le stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lettera c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione. Con l'ordinanza con la quale è disposta la sospensione della patente, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica secondo le disposizioni del comma 8. Se il fatto è commesso da soggetto già condannato nei due anni precedenti per il medesimo reato, è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.

8. Con l'ordinanza con la quale viene disposta la sospensione della patente ai sensi dei commi 2 e 2-bis, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica ai sensi dell'articolo 119, comma 4, che deve avvenire nel termine di sessanta giorni. Qualora il conducente non vi si sottoponga entro il termine fissato, il prefetto può disporre, in via cautelare, la sospensione della patente di guida fino all'esito della visita medica.

9. Qualora dall'accertamento di cui ai commi 4 e 5 risulti un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro, ferma restando l'applicazione delle sanzioni di cui ai commi 2 e 2-bis, il prefetto, in via cautelare, dispone la sospensione della patente fino all'esito della visita medica di cui al comma 8.

9-bis. Al di fuori dei casi previsti dal comma 2-bis del presente articolo, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell'imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze. Con il decreto penale o con la sentenza il giudice incarica l'ufficio locale di esecuzione penale ovvero gli organi di cui all'articolo 59 del decreto legislativo n. 274 del 2000 di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. In deroga a quanto previsto dall'articolo 54 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità. In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato. La decisione è ricorribile in cassazione. Il ricorso non sospende l'esecuzione a meno che il giudice che ha emesso la decisione disponga diversamente. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice che procede o il giudice dell'esecuzione, a richiesta del pubblico ministero o di ufficio, con le formalità di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dei motivi, della entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituita e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della misura di sicurezza della confisca. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta.

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relative all'articolo 186 Codice della strada

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Francesco S. chiede
martedì 26/11/2019 - Liguria
“Gentili Responsabili,

mi permetto di illustrarvi la mia situazione; perdonate le mie eventuali inesattezze e il mio gergo non specialistico.
Nel luglio del 2013 venni condannato per guida in stato di ebbrezza dopo un ordinario controllo, ai sensi dell’articolo 186 C.d.S., comma 2, lettera b (tasso tra 0,8 e 1,5 g/l, nel mio caso 0,82 g/l), con l’aggravante dell’orario notturno. Venne emesso nei miei confronti un decreto penale, il quale irrogava una pena a 10 giorni di arresto e 700 euro di ammenda, il tutto convertito a 26 ore di lavori di pubblica utilità, ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis. Dopo aver prestato servizio in un ente di Pubblica Assistenza, il giudice, con nuova udienza, dichiarava estinto il reato e dimezzato il periodo di sospensione della patente, da sei a tre mesi. La patente mi venne poi restituita con valore decennale, in quanto la visita presso la commissione medica e le analisi ematiche avevano evidenziato che non abusavo abitualmente di alcol, e che quindi si era trattato di un episodio isolato.
Come sapete, secondo la normativa vigente, nulla risulta nel certificato da me richiesto, in quanto la condanna fu emessa con decreto penale (art. 24 del T.U., comma 1, lettera e). Nella mia ingenuità, reputavo che la non menzione fosse conseguente anche all’estinzione del reato (lettere b). Mi sono però imbattuto in una sentenza della Cassazione (1° dicembre 2016, n. 10463), emessa in seguito a un ricorso presentato da un tale condannato per il mio stesso reato (però in primo grado, in quanto l’interessato fece opposizione al d.p. poiché esso non prevedeva la conversione della pena in l.p.u), che contestava l’iscrizione della condanna nel certificato del casellario richiedibile dall’interessato. Gli ermellini, sentenziando che l’iscrizione era avvenuta correttamente, reputavano però che il legislatore avesse in qualche modo omesso di specificare le conseguenze dell’estinzione del reato ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, evidenziando così una sorta di vuoto normativo. Questo perché i l.p.u. applicati a questa fattispecie di reato (e anche all’articolo 187 C.d.S.) non sono del tutto assimilabili a una mera sostituzione della pena: infatti l’estinzione del reato si ispira alle cosiddette “condotte riparatorie” a seguito di condanna emessa dal giudice di pace (art. 35 D. L.vo 274/2000). E pertanto questi l.p.u. non sono da considerare né sanzioni sostitutive brevi (tra le quali i lavori non sono contemplati, secondo gli articoli 53 e sgg. della legge 24 novembre 1981, n. 689), né tantomeno riconducibili alle altre ipotesi per le quali sono previsti, come ad esempio l’art. 73 del T.U. sugli stupefacenti, comma 5-bis: infatti, a seguito del loro svolgimento positivo, non consegue l’estinzione del reato. Dall’art. 186 C.d.S. emerge pertanto l’intento del legislatore, disponendo la sostituzione della pena coi l.p.u., previsti peraltro solo una volta e solo esclusivamente nel caso non si sia verificato un incidente stradale, di alleviare il più possibile la posizione del condannato (d’altronde, l’istituto della “messa alla prova” non era ancora presente), permettendogli di ripagare il danno morale con del lavoro utile alla società, e di far sì inoltre che l’interessato possa preservare la sospensione condizionale della pena. L’unico neo è stato però non specificare gli effetti di questa estinzione sui generis sul casellario giudiziale.
In seguito alla definizione dei nuovi istituti penali della “messa alla prova” (aprile 2014) e della “tenuità del fatto” (aprile 2015), entrambi purtroppo, come detto sopra, previsti successivamente ai tempi della mia vicenda, molti casi di guida in stato di ebbrezza sono stati affrontati dai giudici ricorrendo a queste due soluzioni, recando agli imputati (e non ancora condannati, in quanto il procedimento viene sospeso) notevoli e maggiori benefici dal punto di vista del casellario giudiziale (alla luce delle recenti modifiche al TU avvenute col d. lgs 122/2018).
Sono ovviamente consapevole che non si possa agire su di una sentenza di condanna passata in giudicato, ma mi chiedo se sia equo che il mio gesto abbia delle conseguenze deteriori rispetto allo stesso reato commesso nemmeno un anno dopo. D’altronde, si sarebbe portati a concepire l’art.186 C.d.S comma 9-bis come una sorta di pioneristica “messa alla prova”, per così dire, anche se la natura dei due istituti, come ribadito anche dalla Cassazione, resta differente, in quanto i l.p.u. prevedono comunque una sentenza di condanna, mentre la “messa alla prova” no. Ma un conto è contestarne l’interscambiabilità e la loro applicabilità l’un l’altro una volta definiti, un altro valutare i tentativi del legislatore di sopperire a un vuoto ante aprile 2014, poi colmato.
Il nuovo decreto legislativo istituisce un casellario apposito per le pubbliche amministrazioni e gestore dei pubblici servizi (questo è il punto che a me preme di più). Tuttavia, secondo il nuovo art. 28 del T.U., in questi certificati, uno parziale e un altro totale, non sono contenute le sentenze riguardanti né i reati estinti a seguito di messa alla prova, i reati “sospesi” per tenuità del fatto, né tantomeno le condanne per contravvenzioni punibili con la sola ammenda e per reati estinti dopo la sospensione condizionale della pena.
Come potete intendere, il mio caso sarebbe comunque escluso da questo elenco, e francamente mi pare senza alcuna logica: un tale condannato per un delitto, estinto dopo cinque anni con la condizionale, passerebbe agli occhi della PA per incensurato, a differenza mia. Ma anche solo attenendomi al mio caso: se avessi commesso un incidente (inteso come danneggiamento di qualche elemento stradale, e non ovviamente incidente vero e proprio, il che comporterebbe ben altro) mi sarebbe stato negato il beneficio dei l.p.u e avrei dovuto ricorrere alla sospensione condizionale della pena: secondo il decreto a quest’ora sarei tornato pulito, almeno per la pubblica amministrazione! Per assurdo, col sennò di poi, sarebbe stato allora meglio per me oppormi al d.p., patteggiare ed estinguere il reato dopo due anni, trattandosi di contravvenzione, situazione che avrebbe colliso con le istanze allevianti previste dal già citato art. 186 C.d.S., comma 9-bis, senza contare il peso di affrontare di persona un processo. Vero, sono incontestabili i benefici del dimezzamento della sospensione della patente e del dissequestro del veicolo, nel caso esso sia di proprietà del condannato (non il mio caso), ma di fronte alla possibilità di preservare la cosiddetta “fedina penale”, essi impallidiscono. Neanche la richiesta di riabilitazione servirebbe a qualcosa, se non a eliminare gli effetti penali della condanna, tra i quali però non è prevista la cancellazione dell’iscrizione. Senza contare che non so nemmeno se potrebbe venirmi concessa.
Potrebbe esserci una soluzione per questo groviglio, sempre se il mio ragionamento fila? Grazie”
Consulenza legale i 17/01/2020
La risposta, purtroppo, è negativa.

Nel nostro sistema processualpenalistico, come noto, la revisione è una impugnazione straordinaria il cui obiettivo è quello di “raddrizzare” eventuali errori giudiziari che possono verificarsi e che, soprattutto, possono essere provati solo ex post, a processo concluso.

I casi di revisione sono tassativamente indicati dall’art. 630 del codice di procedura penale e, in relazione all’oggetto del parere, rileva l’ipotesi prevista al punto c) dell’articolo predetto, stando al quale la revisione può essere richiesta “se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’art. 631”.
E’ indubbio, infatti, che se si volesse basare la richiesta di revisione sugli scontrini dell’alcool test, questi scontrini andrebbero qualificati come prove e, pertanto, rientrerebbero nella previsione del punto c) dell’art. 630 c.p.p.

Il problema, tuttavia, è che le prove sulle quali può basarsi la revisione devono essere “nuove” ovvero non conosciute e/o non conoscibili dall’ imputato al momento della celebrazione del procedimento penale ordinario.

Ciò proprio perché, essendo la revisione una impugnazione straordinaria che agisce dopo la conclusione del giudizio ordinario, non avrebbe senso se la stessa fosse attivabile anche in relazione a prove già possedute dal soggetto nel corso delle fasi processuali ordinarie.

Da quanto sopra esposto è agevole concludere che, nel caso di specie, gli scontrini dell’alcool test non possono basare una richiesta di revisione in quanto non si tratta di prove “nuove” in quanto già conosciute dall’imputato fin dall’atto di conclusione delle indagini preliminari.

Qualsiasi tesi rispetto all’efficacia probatoria degli stessi, dunque, avrebbe dovuto esser fatta valere nel giudizio ordinario e non attraverso la revisione.

Anonimo chiede
mercoledì 22/11/2017 - Piemonte
“Buongiorno,
il mio dubbio legale riguarda il caso di una condanna per guida in stato d'ebbrezza ex art. 186, comma 2, lettera b), conseguentemente convertita in lavori di pubblica utilità in base al comma 9bis del suddetto articolo e successiva estinzione del reato. In caso di concorsi pubblici, tale condanna va dichiarata? In che modo? Deve essere indicata l'avvenuta estinzione? Inoltre tale fatto preclude l'accesso ai concorsi per l'accesso alla professione di avvocato e notaio? Grazie, cordiali saluti.”
Consulenza legale i 30/11/2017
Con la novella dell’agosto 2010 all’art. 186, C.d.S. è stato aggiunto il comma 9 bis, che prevede l’applicazione del lavoro di pubblica utilità quale sanzione sostitutiva della pena detentiva e pecuniaria previste per la guida in stato di ebbrezza.

Questo tipo di sanzione era invero già prevista dal D.lgs. 274/2000 ma di scarsa applicazione.

Avuta notizia della conclusione positiva del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa l’udienza e dichiara estinto il reato, riduce della metà la sanzione accessoria amministrativa della sospensione della patente e revoca la confisca amministrativa del veicolo sequestrato.

L’art. 17, co. 1, L. n. 247/2012 (il nuovo ordinamento professionale degli avvocati) alla lettera g) stabilisce come requisito per l’iscrizione all’albo il “non avere riportato condanne per i reati di cui all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e per quelli previsti dagli articoli 372, 373, 374, 374-bis, 377, 377-bis, 380 e 381 del codice penale”.

Parimenti per i notai, l’art. 5 della Legge 16 febbraio 1913 n. 89 richiede il “non aver subìto condanna per un reato non colposo punito con pena non inferiore nel minimo a sei mesi, ancorché sia stata inflitta una pena di durata minore”.

In entrambi i casi, il reato di guida di stato di ebbrezza non rientra tra quelli che potremmo definire ostativi indicati dalle due discipline.

Inoltre, nel caso di svolgimento positivo dei lavori di P.U., il Giudice revoca la precedente condanna e dichiara l’estinzione del reato.
In tal modo è come se la condanna non fosse mai avvenuta.

Per gli stessi motivi, si ritiene che non debba essere indicata in un bando pubblico che richieda se esistono o meno “condanne”. Si invita comunque a prestare la massima attenzione a cosa esattamente è richiesto dal bando.

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