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Articolo 1722 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Cause di estinzione

Dispositivo dell'art. 1722 Codice civile

(1) Il mandato si estingue:

  1. 1) per la scadenza del termine o per il compimento, da parte del mandatario [1712], dell'affare per il quale è stato conferito (2);
  2. 2) per revoca da parte del mandante [1723 ss.];
  3. 3) per rinunzia del mandatario [1727];
  4. 4) per la morte, l'interdizione o l'inabilitazione [415 ss.] del mandante o del mandatario [1723; 1728]. Tuttavia il mandato che ha per oggetto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa non si estingue, se l'esercizio dell'impresa è continuato, salvo il diritto di recesso delle parti o degli eredi [184 disp. att.].

Note

(1) Alle cause speciali qui elencate, da considerarsi tipiche del mandato e, quindi, tassative, si aggiungono quelle previste in via generale dalla disciplina sul contratto, quali, ad esempio, l'annullamento (1425 ss. c.c.) o la rescissione (1447 ss. c.c.).
(2) Si tratta del termine di efficacia che, se viene raggiunto senza adempimento del mandato, determina l'estinzione del contratto.

Ratio Legis

La norma elenca una serie di cause che estinguono il mandato in ragione della sua natura. In particolare, l'estinzione per morte, interdizione o inabilitazione dipendono dal fatto che è un tipico contratto intuitus personae.

Brocardi

Mandatum morte finitur

Spiegazione dell'art. 1722 Codice civile

Cause obiettive e subiettive di estinzione del mandato

L'art. 1722 distingue tra cause obiettive e subiettive di estinzione del mandato.
Le prime sono: a) la scadenza del termine; b) il compimento dell'affare.
Si devono aggiungere le altre cause di ordine generale, che valgono a estinguere i rapporti giuridici con riguardo alla loro rispettiva natura, come la sopravvenuta impossibilità di esecuzione, il divieto legislativo, la distruzione o la sopravvenuta incommercialità della cosa che forma l'obietto dell'affare, la condizione risolutiva.

Le cause subiettive di estinzione del mandato indicate dall'art. 1722 sono: a) la revoca da parte del mandante; b) la rinuncia del mandatario; c) la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del mandante o del mandatario.


La revoca

Il mandante può in ogni momento revocare il mandato, che è per sua natura revocabile. La revoca produce i suoi effetti dal giorno in cui il mandatario ne ha notizia: non occorre che sia notificata al mandatario. L'art. 1729 infatti ritiene validi gli atti compiuti dal mandatario prima della conoscenza e non già prima della notificazione della estinzione del mandato.
La revoca non deve essere portata a conoscenza dei terzi. Nel mandato senza rappresentanza sono decisivi i rapporti tra mandante e mandatario; come si è detto a proposito dell'art. 1705 i terzi non hanno alcun rapporto col mandante.

L'art. 1759 codice del 1865 dettava che la rivocazione del mandato non era opponibile ai terzi che ignorandola avevano agito in buona fede col mandatario, salvo al mandante il regresso contro quest'ultimo.
Tale disposizione non è stata riprodotta dal codice vigente: essa fu ritenuta di carattere eccezionale, giustificabile con motivi di equità in quanto tutelava la buona fede dei terzi senza influire sui rapporti interni tra mandante e mandatario, soggetti sempre alla regola che il mandato si estingue con la revoca e la conoscenza di essa da parte del mandatario.
La revoca non richiede forme speciali: può essere data anche verbalmente.


La rinuncia

La facoltà del mandatario di rinunciare al mandato è correlativa a quella del mandante di revocarlo.
La rinuncia può essere fatta in qualsiasi forma ed è efficace in qualunque modo venga a notizia del mandante, salvo quanto è disposto dall'art. 1727.


La morte e la sopravvenuta incapacità del mandante e del mandatario

L'estinzione del mandato per la morte e la sopravvenuta incapacità (interdizione o inabilitazione) del mandante o del mandatario si spiega con riguardo all'elemento della fiducia che accompagna il rapporto. Tuttavia il mandato quando ha per oggetto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa non si estingue se l'impresa continua. Valgono i criteri che mantengono ferma la proposta di contratto fatta dall'imprenditore nonostante la morte, l'interdizione e l'inabilitazione dello stesso (rel. min. n. 716). L'impresa obiettivizza in un certo senso gl'interessi che si concentrano in essa e li rende quasi indipendenti dalle vicende che colpiscono la persona dell'imprenditore. Per i contratti la revocabilità della proposta è assicurata, in caso di morte del proponente imprenditore, dalla trasmissione agli eredi della posizione di lui e, nel caso d'incapacità, dalla esistenza del rappresentante legale, che decide circa la convenienza di mantenere o revocare la proposta medesima; per il mandato è fatta dall'art. 1722 espressa salvezza del diritto di recesso delle parti o degli eredi anche quando eccezionalmente il mandato non si estingue nonostante la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del mandante o del mandatario.


Il mandato post mortem

La norma che il mandato si estingue con la morte non è di ordine pubblico, donde la validità del conferimento e dell'accettazione di un mandato da eseguire dopo la morte del mandante (mandato post mortem). È questa l'opinione che prevaleva sotto l'impero del codice del 1865, nonostante l'autorità di qualche avviso in contrario. Ora potrebbesi aggiungere che il codice vigente prevede, come si è visto, espressamente la possibilità che nonostante la morte del mandante il mandato continui quando ha per obietto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa.


Se l'incapacità naturale produce l'estinzione del mandato

L'art. 1722 non accenna alla incapacità naturale (articoli 428 e 1425, 20 comma cod. civ.). Essa non produce l'estinzione del mandato. È però annullabile secondo le disposizioni dei due articoli ora indicati il negozio giuridico concluso se il mandatario al momento della conclusione era per qualsiasi causa anche transitoria incapace d'intendere e di volere.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

530 Nell'elencare le cause soggettive ed oggettive di estinzione del mandato ho seguito (articolo 608) la formula adottata dall'articolo 570 del progetto della Commissione reale, apportando però due modificazione alle ipotesi contemplate nell'articolo 4 e cioè:
a) ho soppresso l'ipotesi di insolvenza, che è uno stato equivoco e non sempre incompatibile con l'oggetto del mandato: varrà per essa la facoltà di revoca o di rinunzia riferibile ad una giusta causa;
b) ho fatto salva la possibilità di un patto che deroga alla normale estinzione del mandato, perché la morte o il mutamento nello stato giuridico di uno dei contraenti può non essere incompatibile con l'oggetto del mandato: ad esempio nel mandato post mortem.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

716 Dell'estinzione del mandato. L'elencazione delle cause di estinzione del mandato, fatta nell'art. 1757 del codice abrogato, si è integrata (art. 1722 del c.c.) con la previsione delle ipotesi di scadenza del termine e di compimento dell'affare da parte del mandatario (se l'affare è compiuto dal mandante si ha revoca tacita dell'incarico: art. 1724 del c.c.). Si è omessa la previsione dell'ipotesi di fallimento, che è regolata dalla legge fallimentare; e si è soggiunto che la morte, l'interdizione, l'inabilitazione del mandante non estingue il mandato se questo ha per oggetto il compimento di atti relativi ad un'impresa e l'esercizio dell'impresa è continuato dagli eredi, dal tutore dall'inabilitato con l'assistenza del curatore (art. 1722, n. 4): vale qui la ragione che è stata espressa per giustificare in questi casi la continuata efficacia della proposta nonostante la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del proponente che sia imprenditore (nn. 608 e 609). Altra ipotesi in cui la morte o la sopravvenuta incapacità del mandante non estingue il mandato è quella d'incarico conferito nell'interesse del mandatario o in quello di terzi (art. 1723 del c.c., secondo comma). Allora il mandato è irrevocabile; il che tuttavia non esclude validità al patto con cui si conviene la revocabilità dell'incarico e non esclude nemmeno che il mandato possa revocarsi qualora ricorra una giunta causa, come quando l'interesse del mandante debba essere altrimenti curato. Sarebbe manifestamente inammissibile che la volontà del mandatario o dei terzi potesse prevalere pure quando apparisca ingiusta un'ulteriore prosecuzione del rapporto. L'estinzione del mandato talvolta dà luogo a danni: questi sono dovuti dal mandante, se il mandato è a titolo oneroso ed è revocato senza giusta causa prima della scadenza del termine, prima del compimento dell'affare o, nel caso di mancanza di termine, senza un congruo preavviso (art. 1725 del c.c.); sono dovuti dal mandatario, tanto nel caso di mandato gratuito quanto in quello a titolo oneroso, se il mandatario rinuncia all'incarico senza giusta causa prima della scadenza del termine o del compimento dell'affare o, qualora il mandato sia a tempo indeterminato, senza un congruo preavviso (art. 1727 del c.c., primo comma). Obblighi specifici si pongono circa le modalità della rinunzia da parte del mandatario (art. 1727, secondo comma), e in conseguenza dell'estinzione del mandato per morte o incapacità del mandante o del mandatario (art. 1728 del c.c.): l'inadempimento di tali obblighi produce responsabilità per danni.

Massime relative all'art. 1722 Codice civile

Cass. civ. n. 7254/2013

L'estinzione del mandato per morte del mandatario, prevista dall'art. 1722, n. 4, c.c., e l'obbligo di rendiconto a carico dello stesso mandatario, previsto dall'art. 1713, primo comma, c.c., si collocano su piani diversi e non confondibili, sicché la morte ha il solo effetto giuridico di trasferire l'obbligo di rendiconto dal mandatario ai suoi eredi, ovvero, nel caso di morte del mandante, in favore degli eredi di quest'ultimo, in virtù delle norme generali in tema di successione "mortis causa".

Cass. civ. n. 1760/2012

Il principio di ultrattività del mandato alle liti, costituente una deroga alla regola per cui la morte del mandante estingue il mandato, secondo la disciplina generale della materia ai sensi dell'art. 1722 n. 4 c.c., opera solo all'interno della fase processuale in cui l'evento si è verificato, derivandone che, esaurito il grado in cui l'evento morte non dichiarato si è verificato, la legittimazione attiva e passiva compete solo alle parti reali e viventi; tale principio trova altresì applicazione quanto al precetto, atto di natura sostanziale più che processuale. (Cassando la decisione impugnata e decidendo nel merito, la S.C. ha dichiarato la nullità del precetto intimato dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado dal procuratore della parte deceduta molti anni prima).

Cass. civ. n. 8145/2009

L'estinzione del mandato senza rappresentanza per intervenuto compimento dell'affare da parte del mandatario, ai sensi dell'art. 1722, n. 1, c.c., non fa venir meno la sua legittimazione ad esercitare nei confronti del terzo le azioni connesse agli atti compiuti per conto del mandante, non rilevando che il mandatario non abbia affrontato spese per compiere l'attività oggetto del mandato o che non abbia subito danni per l'inadempimento del terzo o per l'attività illecita posta in essere
da soggetti del cui comportamento egli debba rispondere, costituendo principio generale che, al di fuori di specifiche ipotesi derogatorie (previste dagli artt. 1705, secondo comma, e 1706, primo comma, c.c.), l'estinzione del mandato per una qualsiasi delle cause contemplate dall'art. 1722 c.c. non è idonea a riverberare i suoi effetti sul diverso rapporto intercorso tra mandatario e terzo (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, sul presupposto che il mandato non può produrre effetti ultrattivi rispetto al momento della sua estinzione avvenuta con il compimento dell'affare consistente nell'acquisto di azioni di una banca con effetto traslativo in capo ai clienti mandanti, aveva escluso la legittimazione del mandatario a far valere nei confronti del terzo il credito risarcitorio connesso all'acquisto delle azioni, il cui valore era stato successivamente azzerato con perdita economica addebitata ai clienti; la S.C., nell'enunciare il principio di diritto, ha censurato la decisione che aveva conseguentemente ritenuto che il mandatario non potesse cedere a terzi il medesimo credito di cui non era titolare).

Cass. civ. n. 3959/2008

In caso di estinzione del potere rappresentativo per morte del soggetto rappresentato, ai sensi dell'art. 1722 n. 4 c.c., gli atti compiuti dal rappresentante nell'esplicazione dell'attività gestoria, anche se posti in essere successivamente, sono operativi di effetti nei confronti sia del rappresentante sia dei terzi (con i quali il rappresentante costituisce i rapporti contrattuali previsti dalla procura), sempre che, al momento del compimento dell'attività gestoria, i terzi abbiano senza colpa ignorato la causa di estinzione del mandato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l'estinzione del mandato per morte del mandante non avesse travolto la procura speciale rilasciata dal mandatario al difensore per la proposizione del ricorso per cassazione).

Cass. civ. n. 17034/2006

Ai sensi dell'art. 1722 n. 4 c.c., il decesso del mandante, avvenuto e dichiarato nel corso del processo dal mandatario ad negotia, determinando l'estinzione del mandato e della connessa procura alle liti, comporta il venir meno di ogni potere — sostanziale ed eventualmente processuale ex art. 77 c.p.c. — del mandatario-procuratore. (Sulla base di tali principi la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal mandatario ed ha anche ritenuto che fosse questione nuova, in quanto non dedotta nella fase di merito, l'invocazione a giustificazione della legittimazione dell'art. 1723 c.c., cioè della irrevocabilità del mandato).

Cass. civ. n. 9262/2003

L'estinzione del mandato per morte del mandante non fa venir meno l'obbligo di rendiconto del mandatario, che deve adempierlo nei confronti degli eredi del mandante.

Cass. civ. n. 721/2001

La morte del mandante che sta in giudizio per mezzo del mandatario ad negotia costituito tramite procuratore legale, in tanto ha rilevanza processuale ed importa l'interruzione del processo, in quanto sia stata dichiarata o notificata dal procuratore legale, restando irrilevante che la morte della parte sia nota al giudice ed alla controparte, sopravvivendo la rappresentanza processuale, per il suo particolare carattere di rapporto esterno rispetto al giudice ed alla controparte, al decesso del mandante; mentre nei rapporti interni fra mandante e mandatario, gli atti (in essi compresa la nomina di un procuratore ad processum) che siano stati compiuti dal mandatario prima di conoscere l'estinzione del mandato (per morte del mandante) restano validi, sia nei confronti del mandante che dei suoi eredi (salva da parte di questi ultimi la ratifica dell'operato del mandatario).

Cass. civ. n. 10739/2000

La revoca del mandato, di cui al n. 2 dell'art. 1722 c.c., ha natura di recesso unilaterale con efficacia ex nunc, priva di effetti estintivi rispetto al rapporto e dotata della capacità di paralizzare l'efficacia, del rapporto stesso per il futuro, ossia da quando la relativa dichiarazione di volontà sia stata indirizzata al mandatario e sia decorso l'eventuale preavviso. Ne consegue che la revoca non elimina l'attività gestoria compiuta dal mandatario, restando salvi gli effetti del contratto verificatisi anteriormente alla dichiarazione di revoca, ed il mandante è tenuto a far fronte alle obbligazioni in precedenza contratte per suo conto dal mandatario nei confronti dei terzi, per quanto non ancora eventualmente esigibili. 

Cass. civ. n. 5622/1994

Con riguardo, a mandato oneroso a tempo indeterminato, la sopravvenienza di una revoca priva di giusta causa ed anteriore all'inizio dell'esecuzione del contratto produce effetti assimilabili a quelli della risoluzione per inadempimento, con la conseguenza che, determinando uno scioglimento retroattivo del rapporto, ai sensi dell'art. 1458, comma 1, c.c., obbliga il mandante che abbia ricevuto cauzione a restituirla al mandatario, con gli interessi decorrenti dalla data di conclusione del contratto e non da quella della domanda giudiziale.

Cass. civ. n. 2866/1983

La morte del mandatario ad negotia, costituitosi in giudizio per il mandante tramite procuratore legale, e la morte del mandante che sta in giudizio a mezzo di mandatario, in tanto hanno rilevanza processuale ed importano l'interruzione del processo, in quanto siano dichiarate o notificate dal procuratore legale, restando irrilevante che la morte di una delle parti sia nota al giudice od alla controparte e sia da quest'ultima comunicata nel processo, sopravvivendo la rappresentanza processuale — per il suo particolare carattere di rapporto esterno rispetto al giudice e alla controparte — al decesso del mandante.

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