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Pensione anticipata, ora puoi avere più soldi in busta paga netti se rimandi il pensionamento: nuova circolare INPS

Pensione anticipata, ora puoi avere più soldi in busta paga netti se rimandi il pensionamento: nuova circolare INPS
L'incentivo al posticipo del pensionamento consente ai lavoratori prossimi alla pensione di aumentare la retribuzione netta, rinunciando ai contributi a proprio carico. Vediamo insieme come funziona
L'incentivo al posticipo del pensionamento consente ai lavoratori prossimi alla pensione di aumentare la retribuzione netta, rinunciando ai contributi a proprio carico. Si tratta di una misura che favorisce la permanenza nel mercato del lavoro, offrendo un vantaggio economico immediato, pur con un possibile impatto sull'importo futuro della pensione.

Con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026, l'INPS ha fornito le istruzioni operative sull'incentivo al posticipo del pensionamento, prorogato dalla legge di Bilancio 2026 (L. n. 199 del 2025, articolo 1, comma 194).

L'articolo 1, comma 286, della legge di Bilancio 2023 - si rammenta - ha introdotto una misura rivolta ai lavoratori dipendenti che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile. In particolare, tali lavoratori possono scegliere di continuare a lavorare, rinunciando all'accredito della quota di contributi previdenziali a proprio carico.
A seguito di questa scelta:
  • il datore di lavoro non versa più la quota contributiva a carico del lavoratore;
  • la stessa somma viene corrisposta direttamente in busta paga al lavoratore.

Le modalità attuative della misura sono state definite con decreto del 21 marzo 2023.

Con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025, la platea dei beneficiari è stata ampliata. L'incentivo non riguarda più solo chi accede alla pensione anticipata flessibile, ma anche i lavoratori che maturano il diritto alla pensione anticipata “ordinaria”.

Possono quindi usufruire della misura i lavoratori che, entro il 31 dicembre 2025:
  • maturano i requisiti per la pensione anticipata flessibile;
  • oppure ottengono i requisiti per la pensione anticipata.

Chi decide di restare al lavoro può rinunciare ai propri contributi previdenziali, ottenendo in cambio un aumento della retribuzione. L'esercizio di questa facoltà comporta:
  • per il datore di lavoro: viene meno l'obbligo di versare la quota contributiva a carico del lavoratore, mentre resta dovuta la quota a proprio carico;
  • per il lavoratore: riceve in busta paga la quota di contributi che non viene più versata all'ente previdenziale.

Un aspetto particolarmente rilevante è che queste somme:
  • non sono imponibili fiscalmente, in base all'articolo 51 del TUIR;
  • non concorrono, quindi, alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

La legge di Bilancio 2026 ha ulteriormente esteso la misura ai lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026.
In sintesi, l'incentivo riguarda i lavoratori dipendenti che:
  • entro il 31 dicembre 2025 maturano i requisiti per la pensione anticipata flessibile (62 anni di età e 41 anni di contributi);
  • entro il 31 dicembre 2026 maturano i requisiti per la pensione anticipata ordinaria:
    • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
    • 42 anni e 10 mesi per gli uomini.


Di seguito un esempio pratico.
Immaginiamo un lavoratore con:
  • stipendio lordo mensile: 2.000 €
  • quota contributiva a suo carico (circa 9,19%): ~184 €
Situazione normale (senza incentivi):
  • i 184 € vengono trattenuti e versati all'INPS;
  • il lavoratore non li vede in busta paga.
Risultato: stipendio netto più basso.

Con incentivo attivo:
  • il datore non versa più quei 184 € all'INPS;
  • +184 € netti al mese in quanto 184 € vengono aggiunti direttamente in busta paga e non sono tassati.


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