Brocardi.it - L'avvocato in un click! REDAZIONE

Movida e schiamazzi notturni, ecco come chiedere il risarcimento al Comune: nuova sentenza

Movida e schiamazzi notturni, ecco come chiedere il risarcimento al Comune: nuova sentenza
Scopri come difenderti dalla malamovida: diritti dei residenti, responsabilità del Comune e strumenti per ottenere risarcimenti in caso di rumori notturni, disturbi e degrado urbano
La vita notturna dei giovani può essere fonte di disturbo alla quiete pubblica e al riposo delle persone, specialmente nei grandi centri abitati. Per tutelare la sfera psicofisica individuale, legge e giurisprudenza stabiliscono però il diritto al risarcimento danni a favore dei residenti, che non riescono a chiudere occhio magari dopo una giornata di duro lavoro.
C'è ad esempio una recente sentenza del Tribunale di Milano, la 9958/2025, che attribuisce al Comune lombardo la responsabilità di aver concesso troppe licenze ai locali, di non aver sanzionato gli esercizi commerciali e di non aver adeguatamente controllato e represso il fenomeno della malamovida. Quest'ultimo si verifica quando il divertimento notturno smette di essere svago e diventa una motivo di disturbo per i cittadini, pericolo per la sicurezza e/o fonte di degrado urbano, illeciti amministrativi e reati.
Trai i comportamenti rientranti nella malamovida troviamo ad esempio gli schiamazzi notturni e rumori eccessivi, la violazione degli orari di chiusura dei locali, l'occupazione abusiva di suolo pubblico, il consumo smodato di alcol in strada e la sua vendita irregolare, le risse, i vandalismi o i danneggiamenti.
Ebbene, al di là delle singole ordinanze comunali, degli interventi delle prefetture o dei controlli della polizia, situazioni come la malamovida, spiegano i giudici, comportano l'obbligo di risarcimento in capo all'amministrazione comunale, insieme a quello di adottare misure atte a risolvere il problema.
I cittadini che si sentono lesi nei loro diritti dovranno rivolgersi al giudice ordinario civile e non a quello amministrativo (TAR). Infatti sono controversie trattate, nel merito, non come un problema di legittimità degli atti amministrativi, bensì come una vera e propria causa civile di responsabilità.
È, quindi, possibile agire contro il gestore del locale, per far acclarare in tribunale il superamento dei limiti di tollerabilità (art. 844 del c.c.), chiedere la cessazione del rumore e, contestualmente, il risarcimento danni. Parallelamente, se l'ente pubblico omette i controlli, si può agire per conseguire un ristoro economico, provando la sua responsabilità nella mancata vigilanza e l'inefficacia delle contromisure adottate.
In caso di disagi legati alla movida, i cittadini - al fine di avvalorare le loro richieste in tribunale - possono raccogliere materiale utile, in vario modo. Ad esempio, è possibile richiedere all'Arpa una perizia fonometrica per accertare il superamento dei limiti di tollerabilità del baccano notturno, oltre a raccogliere foto, video, registrazioni sonore e testimonianze di residenti. In presenza di effetti sulla salute, come insonnia o stress, è altresì utile acquisire certificazioni mediche che colleghino i disturbi al rumore. Molto utili anche le segnalazioni formali a Comune e Polizia locale e la richiesta di ordinanze sindacali.
Come accennato sopra, nelle circostanze in cui si chiede tutela contro la malamovida, i residenti non contestano il contenuto di una delibera o un'ordinanza, né chiedono l'annullamento di un atto amministrativo emesso. Invece, chiedono che il Comune risponda dei danni causati e ponga rimedio a una situazione lesiva (rumore, impossibilità di dormire, danno alla salute e alla vita privata). Ecco perché questo tipo di domanda rientra nella responsabilità civile della pubblica amministrazione, che è materia del giudice ordinario.
Il tema chiave è la responsabilità per omissione dell'ente locale, perché la movida - in sé - non deriva da un'azione diretta del Comune, ma quest'ultimo ha l'obbligo giuridico di intervenire e impedire un evento dannoso. E se non lo fa, o lo fa in modo insufficiente, può essere responsabile per omissione ai sensi dell'art. 2043 del c.c..
Il Comune rilascia licenze alle attività commerciali e ha poteri di controllo, vigilanza e ordinanza (come stabilito dal Testo unico degli enti locali). Perciò, se tollera una situazione di degrado e rumore insostenibile, può diventare corresponsabile del danno patrimoniale e non patrimoniale (sonno, salute, vita privata). Non a caso, in materia c'è ormai una copiosa e costante giurisprudenza: basti pensare alla decisione della Cassazione 14209/2023, che ha confermato la condanna al risarcimento danni nei confronti del Comune di Brescia, che non aveva adeguatamente protetto la cittadinanza dalle problematiche della malamovida.

Concludendo, il fenomeno non è solo un disagio da sopportare, perché può dar luogo a precise responsabilità giuridiche anche in capo ai Comuni. La giurisprudenza riconosce ai residenti il diritto al risarcimento quando l'ente omette controlli efficaci. Un segnale chiaro: il diritto al riposo e alla salute non può essere sacrificato sull'altare del divertimento notturno.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.