Brocardi.it - L'avvocato in un click! REDAZIONE

Condominio, l'amministratore è obbligato a dirti chi non paga le spese condominiali, niente privacy: nuova sentenza

Condominio, l'amministratore è obbligato a dirti chi non paga le spese condominiali, niente privacy: nuova sentenza
Un amministratore nega i documenti contabili a una condomina: la Cassazione stabilisce che la privacy non tutela i morosi
Vivere in un condominio significa spesso trovarsi a metà strada tra la necessità di trasparenza nella gestione dei soldi comuni e il desiderio di proteggere la propria sfera privata, specialmente quando si parla di debiti e morosità. È un equilibrio delicatissimo che, spesso, sfocia in lunghe e complesse controversie giudiziarie. Proprio sulla questione si è pronunciata la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7823 pubblicata il 31 marzo 2026. Gli Ermellini hanno affrontato un caso emblematico, che contrappone il diritto di un singolo proprietario a conoscere lo stato dei conti condominiali al diritto alla riservatezza dei vicini di casa.

La vicenda giudiziaria ha inizio oltre 10 anni fa, precisamente il 25 febbraio 2015, quando una condomina citava in giudizio il proprio condominio dinanzi al Tribunale di Varese. La proprietaria contestava la validità di alcune delibere assembleari e, soprattutto, lamentava il fatto di non aver potuto visionare la documentazione contabile degli anni precedenti, compresi gli estratti del conto corrente condominiale, le letture dei consumi dell'acqua e il registro dell'anagrafe condominiale.
Nonostante avesse inviato diverse richieste scritte tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, l'amministratore non le aveva permesso un accesso completo ai documenti, motivo per cui decideva di adire l’autorità giudiziaria. Tuttavia, sia il Tribunale di Varese nel 2017, sia la Corte d'Appello di Milano nel 2019 respingevano le sue domande, condannandola per responsabilità aggravata ex art. 96 del c.p.c., la c.d. lite temeraria, sostenendo che le sue richieste fossero state formulate in modo tecnicamente scorretto – poiché aveva chiesto che i documenti le fossero comunicati, anziché chiedere di prenderne visione – e che fossero state presentate troppo a ridosso dell'assemblea per poter essere soddisfatte.

La Corte di Cassazione ha però ribaltato tali decisioni, accogliendo gran parte dei motivi di ricorso della donna. Gli Ermellini hanno chiarito, innanzitutto, che non sono necessarie forme particolari per esercitare il diritto di accesso ai documenti condominiali, in quanto l'importante è che la volontà del condomino sia chiara, senza che l'amministratore possa aggrapparsi a sottigliezze lessicali per negare la trasparenza. Rileva, infatti, un fondamentale dovere di collaborazione dell'amministratore, il quale è tenuto a fornire tutte le informazioni che permettano ai proprietari di ricostruire i flussi di denaro della gestione.

Con riferimento alla privacy, la Cassazione ha stabilito che la protezione dei dati personali non può essere usata come uno scudo per nascondere le morosità agli altri condomini. Secondo il ragionamento dei giudici, il trattamento dei dati degli altri condomini è lecito anche senza il loro consenso quando è necessario per adempiere agli obblighi legali di gestione condominiale. Esiste però un limite invalicabile, per cui l'amministratore può e deve comunicare privatamente al singolo richiedente chi sono i morosi e a quanto ammonta tale morosità, ma non può assolutamente diffondere queste informazioni a terzi estranei, ad esempio affiggendo elenchi di debitori nella bacheca condominiale o in altri spazi comuni accessibili a chiunque.


Notizie Correlate

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.