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Agenzia delle Entrate, in arrivo nuovi controlli fiscali per individuare i furbetti dell’IVA: ora è tutto automatico

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Agenzia delle Entrate, in arrivo nuovi controlli fiscali per individuare i furbetti dell’IVA: ora è tutto automatico
L'era dei controlli manuali è finita. Con la nuova Legge di Bilancio arriva un sistema automatizzato, che incrocia scontrini e fatture elettroniche per scovare chi non presenta la dichiarazione Iva. Le sanzioni? Fino al 120% dell'imposta dovuta, con pochissime vie di fuga
Il nuovo articolo 54-bis.1 del D.P.R. 633/1972 (Testo unico IVA), introdotto dall'articolo 25 del Disegno di Legge di Bilancio, conferisce all'Agenzia delle Entrate il potere di procedere a una liquidazione automatica dell'Iva quando un contribuente non presenta la dichiarazione.
Non si tratta più di verifiche a campione che arrivano dopo anni, ma di un procedimento istantaneo che analizza i dati fiscali in tempo reale. Il software governativo elabora automaticamente tutte le informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria: le fatture elettroniche emesse dal contribuente e i corrispettivi telematici registrati attraverso gli scontrini digitali. Da questo totale delle operazioni attive viene sottratta l'Iva relativa alle fatture ricevute, generando così un calcolo preciso dell'imposta dovuta. Il risultato finale rappresenta l'importo che lo Stato pretende, calcolato senza alcun intervento del contribuente e basandosi esclusivamente sui flussi di dati già tracciati digitalmente.
Questa procedura automatica ribalta completamente l'onere della prova: non è più l'amministrazione a dover dimostrare quanto è dovuto, ma diventa responsabilità del contribuente contestare eventuali errori nel calcolo elaborato dalla macchina fiscale.
Fine dei trucchi: le dichiarazioni vuote non funzionano più
Molti professionisti e piccoli imprenditori hanno utilizzato, in passato, una strategia per guadagnare tempo: inviare dichiarazioni Iva incomplete o sostanzialmente vuote, con l'intenzione di integrarle successivamente. Questa pratica, considerata da alcuni un'area grigia della normativa, viene ora definitivamente eliminata. La nuova regolamentazione equipara esplicitamente le dichiarazioni prive dei quadri necessari al calcolo delle imposte alle dichiarazioni omesse. Questo significa che presentare un modello incompleto produce gli stessi effetti legali del non presentare alcunché.
Il Fisco non riconoscerà più alcun valore formale a questi documenti e attiverà immediatamente la procedura di recupero accelerata, esattamente come farebbe per una mancata presentazione. Si chiude così, definitivamente, uno spazio di manovra che permetteva di procrastinare gli adempimenti fiscali. La digitalizzazione completa dei dati fiscali rende impossibile nascondersi dietro errori formali o dimenticanze strategiche: ogni operazione commerciale lascia una traccia elettronica che il sistema incrocia e verifica automaticamente, senza possibilità di interpretazioni ambigue.
Attenzione alle sanzioni che possono affondare un'attività
Chi viene intercettato da questo sistema automatizzato deve prepararsi a conseguenze economiche molto pesanti. La sanzione amministrativa ammonta al 120% dell'imposta non versata, con un importo minimo fissato a 250 euro, secondo quanto stabilito dall'articolo 5 del Decreto Legislativo 471/1997 (Disposizioni sulle sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie). Per fare un esempio concreto: se il sistema calcola un'Iva non dichiarata di 5.000 euro, la sanzione raggiungerà i 6.000 euro, per un totale di 11.000 euro da versare immediatamente.
Esiste, tuttavia, una possibilità di riduzione significativa del danno economico. Il contribuente che decide di regolarizzare la propria posizione entro 60 giorni dalla notifica dell'accertamento può beneficiare di una riduzione della sanzione a un terzo dell'importo originario. Non è possibile, però, utilizzare eventuali crediti d'imposta vantati verso altre imposte per compensare questo debito. Lo Stato richiede un pagamento effettivo e immediato, senza possibilità di utilizzo di meccanismi di compensazione.
Chi ritiene, invece, che il calcolo automatico contenga errori ha due mesi di tempo per presentare memoria difensiva e fornire documentazione che dimostri l'inesattezza dei dati elaborati dal sistema. Tuttavia, se queste contestazioni non vengono presentate nei termini o se l'Agenzia delle Entrate le ritiene infondate, l'accertamento diventa definitivo e non sarà più possibile impugnarlo.
Sette anni di memoria digitale infallibile
Il sistema di recupero automatico può essere attivato fino al 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, come previsto dal comma 2 dell'articolo 57 del D.P.R. 633/1972. Questo significa che l'algoritmo mantiene traccia di tutti i dati fiscali per un periodo estremamente lungo, monitorando continuamente le posizioni dei contribuenti e rilevando automaticamente qualsiasi incongruenza tra operazioni registrate e dichiarazioni presentate.
La memoria digitale del Fisco diventa, così, uno strumento di controllo permanente che non dimentica e non prescrive facilmente. Ogni fattura elettronica, ogni scontrino telematico, ogni movimento tracciato rimane negli archivi e può essere utilizzato per ricostruire la situazione tributaria reale di un'attività economica. L'incrocio continuo dei dati elimina praticamente ogni margine per operare nell'opacità: la trasparenza forzata imposta dalla digitalizzazione obbligatoria dei documenti fiscali ha creato un ecosistema dove ogni operazione è visibile e verificabile. Per professionisti e imprese questo rappresenta un cambio di paradigma definitivo che richiede un adeguamento immediato nella gestione degli adempimenti fiscali, perché il margine di errore tollerato è ormai ridotto a zero.


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