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Articolo 3 Legge 104

(L. 5 febbraio 1992, n. 104)

Soggetti aventi diritto

Dispositivo dell'art. 3 Legge 104

1. È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

2. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.

3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.

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Consulenze legali
relative all'articolo 3 Legge 104

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Lidia chiede
giovedì 24/01/2019 - Lombardia
“Recentemente mio marito e le mie due figlie hanno ereditato da un fratello di mio marito quote di una nuda proprietà immobiliare. Le rimanenti quote sono state eredìtate da associazioni religiose e laiche , che operano nel settore della beneficenza.
La minore delle mie figlie è affetta da grave disabilità di cui all'art. 3 , comma3 della Legge 5 febbraio 1992, n.°104. Per tale grave disabilità all'ultima revisione,settembre 2018 INPS Milano,non sono stati neppure disposti ulteriori accertamenti periodici. In conseguenza di tale disabilità a mia figlia , sin dal 2008 viene corrisposta pensione di invalidità. Il tutto documentato da verbali Commissioni ASL e INPS, l'ultimo dei quali , consegnato al notaio , risalente al settembre 2018.
POSTO CHE- la Legge 22 giugno 2016 n.°112 prevede espressamente misure atte ad agevolare erogazioni da parte di privati a favore di disabili ed associazioni che operano nel settore della beneficenza;-il Decreto Legge 3 ottobre 2006 n°262 , recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria , convertito nella Legge 24 novembre 2006 n.°286, prevede espressamente all'art. 49/bis che , per i soggetti portatori di handicap beneficiari di trasferimenti di beni e diritti per causa di morte (art.48) e comunque per donazioni e trasferimenti di beni e diritti a titolo gratuito (art. 49) , l'imposta sulle successioni e sulle donazioni si applichi esclusivamente sulla parte di valore eccedente l'ammontare di 1.500.000 ( un milione e cinquecentomila ) euro, e qui parliamo del 35% di una proprietà del valore complessivo di € 27.375.
-Considerato infine che la medesima Agenzia delle Entrate con circolare in data 29 maggio 2013 , avente per oggetto " la tassazione degli atti notarili- Guida Operativa - testo Unico dell'imposta di registro etc. , pare recepire le precedenti citate disposizioni di legge e nella parte V "le donazioni ed altri atti a titolo gratuito" e precisamente nella tabella al punto 5.1 , viene riconfermata la franchigia di € 1.500.000, SI E' QUINDI RITENUTO CHE MIA FIGLIA E GLI ENTI FOSSERO ESENTI DA TASSAZIONE. Invece , quando nel dicembre u.s. è stata presentata all'Agenzia delle Entrate la denuncia di successione , è stata applicata la tassa di registrazione anche a disabile ed Enti , nonostante la documentazione presentata dal notaio , perchè per l'Agenzia delle Entrate la tassa andava pagata anche da tali soggetti.
Tutto ciò posto ed evidenziato, si chiede cortesemente di sapere , entro i cinque giorni da voi posti , se il comportamento dell'agenzia delle entrate sia corretto ed in quali norme di legge trovi riscontri.
Qualora , invece , tale comportamento risulti , a parere di codesto ufficio legale , arbitrario e soggetto a revisione , si chiede di sapere se sia possibile , mediante una semplice istanza , ottenere la restituzione di quanto indebitamente corrisposto.
In attesa di cortese riscontro , entro i previsti cinque giorni , si porgono distinti saluti.”
Consulenza legale i 03/02/2019
I trasferimenti di beni e diritti per causa di morte sono soggetti alle aliquote e alle franchigie stabilite per l’imposta sulle successioni dall’articolo 2, comma 48, del D.L. n. 262 del 2006 e, per ciò che riguarda le donazioni, dal comma 49 del medesimo articolo.

A norma del comma 48, si applicano le seguenti aliquote sul valore complessivo netto dei beni:
  1. devoluti a favore del coniuge e dei parenti in linea retta sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 1.000.000 di euro: 4 per cento;
  2. a-bis) devoluti a favore dei fratelli e delle sorelle sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro: 6 per cento;
  3. devoluti a favore degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta, nonché degli affini in linea collaterale fino al terzo grado: 6 per cento;
  4. devoluti a favore di altri soggetti: 8 per cento.

Il successivo comma 49-bis dispone che “se il beneficiario dei trasferimenti di cui ai commi 48 e 49 è una persona portatrice di handicap riconosciuto grave ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, l'imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota o del legato che supera l'ammontare di 1.500.000 euro”.
Detta franchigia opera a prescindere dal grado di parentela che intercorre tra chi dispone il lascito ed il beneficiario del trasferimento e non è cumulabile con altre franchigie, nel senso che, ad esempio, laddove il figlio del defunto sia anche affetto da handicap grave, egli beneficerà solo della franchigia di 1,5 milioni di euro, non potendo sommare ad essa altresì la franchigia di 1 milione di euro, prevista, come precisato, per i trasferimenti disposti in favore di discendenti.

Ciò, come già riscontrato, trova conferma anche alla pagina 170 della Circolare citata nel quesito, Circolare n. 18/E del 29.05.2013, in cui espressamente si dice che “Se il beneficiario dell’atto dispositivo è una persona portatrice di handicap, riconosciuto grave, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, l’imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota o del legato che supera l’ammontare di 1.500.000,00 euro”.
Alla tabella che precede, si conferma che detta franchigia spetta, effettivamente, indipendentemente dal grado di parentela, dal momento che è prevista in riferimento a tutte le aliquote (4%, 6% e 8%), con la sola esclusione della cumulabilità con altre franchigie previste dalla medesima disposizione di cui si è già detto in riferimento al precedente esempio.

Riguardo al rimborso dell’imposta indebitamente versata, la norma di riferimento è l’art. 42 del Testo Unico sull’imposta di Successione, TUS, approvato con D. Lgs. n. 346/90. Tale norma, alla lettera f) del comma 1, prevede espressamente che “Deve essere rimborsata, unitamente agli interessi, alle soprattasse e pene pecuniarie eventualmente pagati, l'imposta (…) risultante pagata in più a seguito di accertamento, successivamente alla liquidazione, dell'esistenza di passività o della spettanza di riduzioni e detrazioni; (…)”.

In base ai successivi commi 2, 3 e 4 il rimborso deve essere richiesto a pena di decadenza entro tre anni dal giorno del pagamento o, se posteriore, da quello in cui è sorto il diritto alla restituzione.
La domanda deve essere presentata all'ufficio competente, che deve rilasciarne ricevuta, ovvero essere spedita mediante plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.
Dalla data di presentazione della domanda di rimborso decorrono gli interessi di mora di cui all'articolo 37, comma 2 della medesima disposizione di legge.

Anche in questo caso, in ipotesi di silenzio da parte dell’amministrazione, lo stesso equivale a rifiuto del rimborso e, conseguentemente, in tale ipotesi, occorrerà far valere le proprie ragioni dinanzi alla competente Commissione Tributaria provinciale, impugnando il silenzio-rifiuto ai sensi dell’art. 19, comma 1, lett. g) del D. Lgs. n. 546/1992.