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Articolo 32 Costituzione

Dispositivo dell'art. 32 Costituzione

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo [38 2] e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ratio Legis

La particolare importanza che il costituente riconosce alla salute si spiega in quanto si tratta di un diritto fondamentale ed inviolabile della persona (v. 2 Cost.).

Spiegazione dell'art. 32 Costituzione

Il diritto alla salute rappresenta per il costituente un fondamentale diritto dell'individuo, oltre ad un interesse primario per la collettività.

Il diritto in esame è l'unico ad essere qualificato come "inviolabile" dalla Costituzione. Esso si sostanzia nel diritto all'integrità fisica e psichica, sia nel senso di poter avere trattamenti medici di prevenzione e cura sia nel senso di poter godere di un ambiente di vita e lavoro salubre. Tuttavia, da esso non deriva il diritto a cure gratuite per tutti, essendo garantite solo per gli indigenti.

Il sistema sanitario si articola sulla base di strutture sia pubbliche (il sistema sanitario pubblico è disciplinato dalla l. 23 dicembre 1978, n. 833) che private, delle cui ultime il costo può essere sostenuto anche dallo Stato. A livello comunitario il diritto alla salute è contemplato sia dall'art. 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (come diritto alla prevenzione ed alle cure) sia dall'art. 3, che disciplina una serie di principi in materia, tra i quali, ad esempio, quello del rispetto del consenso informato.

Definendo meglio i contorni del concetto in questione, esso implica in senso negativo l'assenza di malattia, in senso positivo lo stato di completo benessere fisico e mentale.

E' precipuamente il concetto di salute in senso positivo, da considerarsi un traguardo raggiunto dagli ordinamenti statali moderni, a impegnare lo Stato verso il raggiungimento del benessere dei propri cittadini, tramite interventi piu che altro ispirati ad una logica di prevenzione dei mali, piuttosto che ad una cura di essi.

La salute è dunque considerato un diritto fondamentale, in quanto rappresenta la premessa biologica che, garantendo l'integrità fisica, permette l'esercizio di tutti gli altri diritti presi in considerazione dall'ordinamento, indispensabile dunque per il pieno sviluppo della persona umana.

Esso, oltre ad essere di tutti, è anche proteiforme, per via della pluralità di situazioni soggettive da esso garantite.

Importanza centrale assume il secondo comma, dato che sancisce la libera autodeterminazione del malato in merito al trattamento sanitario, che non può quindi essere imposto se non nei casi espressamente previsti dalla legge (trattamento sanitario obbligatorio).

La Costituzione sancisce in altri termini il diritto di rifiutare le terapie. Dopo anni di interpretazioni giurisprudenziali non sempre univoche nell'affermare la valenza del c.d. testamento biologico, quest'ultimo istituto ha trovato consacrazione normativa nelle legge 219/2017, che ne ha disciplinato le caratteristiche ed i presupposti di liceità.
Naturale corollario della libera autodeterminazione del paziente è la disciplina del consenso informato, che rappresenta un vero e proprio presupposto di liceità del trattamento (e non mera causa di giustificazione dell'opera del medico).

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Chiara D. B. chiede
giovedì 31/10/2019 - Veneto
“vorrei sapere se il divieto di fumo nei luoghi di lavoro si puo estendere anche nelle rappresentazioni teatrali in palcoscenico.Per spiegare meglio se un regista chiede che un attore o cantante che fumi durante un scena di uno spettacolo dal vivo si puo vietare ed obbligare l uso delle sigarette elettroniche a vapore ?oppure ci sono delle deroghe per gli spettacoli teatrali al chiuso?<br />
grazie<br />
<br />
Consulenza legale i 08/11/2019
Questione singolare, sulla quale, ovviamente, non vi è alcun precedente che possa aiutare.
Va premesso che, ai sensi del titolo V, par. 5.1 della “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo” di cui al D.M. 19 agosto 1996, emanato dal Ministero dell’Interno, “è vietato fumare nella scena e sue dipendenze, salvo che per esigenze sceniche”.
La deroga espressamente prevista da tale norma deve essere, però, riconsiderata alla luce della successiva entrata in vigore dell’art. 51 della L n. 3/2003, il quale ha introdotto un divieto generalizzato di fumare, esteso a tutti i “locali chiusi, ad eccezione di: a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico; b) quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati” (questi ultimi, in particolare, devono essere dotati di appositi impianti di ventilazione).
Secondo la Circolare del Ministero della Salute del 17 dicembre 2004, recante “Indicazioni interpretative e attuative dei divieti conseguenti all’entrata in vigore dell’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori”, tale norma “persegue il fine primario della «tutela della salute dei non fumatori», con l’obiettivo della massima estensione possibile del divieto di fumare, che, come tale, deve essere ritenuto di portata generale, con la sola, limitata esclusione delle eccezioni espressamente previste”.
La disposizione contenuta nel D.M. - peraltro di rango subordinato rispetto alla legge ordinaria - sembrerebbe pertanto tacitamente abrogata a seguito dell’approvazione della predetta normativa antifumo.
Va detto che l’art. 51 della L. n. 3/2003 fa salve, in quanto compatibili, alcune delle disposizioni della legge n. 584/1975, tra cui l’art, 3, ai sensi del quale “il conduttore di uno dei locali indicati all'articolo 1, lettera b) [tra i quali vi sono anche le “sale chiuse di spettacolo cinematografico o teatrale”], può ottenere l'esenzione dall'osservanza del disposto dell'articolo 1 della presente legge [divieto di fumo, appunto], ove installi un impianto di condizionamento dell'aria o un impianto di ventilazione rispettivamente corrispondenti alle caratteristiche di definizione e classificazione determinate dall'Ente nazionale italiano di unificazione (UNI). A tal fine deve essere presentata al sindaco apposita domanda corredata del progetto dell'impianto di condizionamento contenente le caratteristiche tecniche di funzionamento e di installazione. l'esenzione dall'osservanza del divieto di fumare è autorizzata dal sindaco, sentito l'ufficiale sanitario”.
Nella nuova normativa, dichiaratamente ispirata a finalità generali di tutela della salute, non limitate - come nel caso del D.M. citato - ai profili di sicurezza e prevenzione incendi, non vengono espressamente previste deroghe al divieto di fumo per esigenze sceniche.
La questione non è tuttavia chiarissima e, come detto in apertura, non risultano, sul punto, precedenti giurisprudenziali.