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Articolo 331 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Interruzione d'un servizio pubblico o di pubblica necessità

Dispositivo dell'art. 331 Codice penale

Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro (1).

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a tremilanovantotto euro (2).

Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente (3).

Note

(1) Si tratta di due condotte alternative consistenti nell'interruzione e nella sospensione, le qual assumono rilievo solo se pregiudicano lo svolgimento del servizio. Di qui la natura permanente del reato. Ne sono esempi la chiusura delle farmacie per protesta contro una decisione del governo e la serrata dei panificatori.
(2) Si tratta di una circostanza aggravante ad efficacia speciale finalizzata a reprimere in prospettiva concorsuale una forma qualificata di compartecipazione incentrata sull'attività di direzione e coordinamento realizzata dal correo nonchè sula titolarità dell'impresa, se no sarebbe configurabile il delitto meno grave ex art. 340, comma secondo.
(3) E' discussa la persistente applicabilità di tale comma dopo che l'art. 330 è stato abrogato a seguito della l. 12 giugno 1990, n. 146.

Ratio Legis

La norma tutela il buon funzionamento della P.A., inteso qui come continuo, regolare ed efficiente funzionamento dei servizi pubblici e di pubblica utilità.

Spiegazione dell'art. 331 Codice penale

La norma tutela sia il buon andamento della P.A., sia il regolare svolgimento del servizio pubblico o di pubblica necessità.

La fattispecie configura inoltre un'ipotesi di reato proprio, dato che può trovare applicazione solamente nei confronti dell'imprenditore che eserciti un'impresa di servizi pubblici o di pubblica necessità.

L'interruzione o la sospensione del servizio devono determinare, in ossequio al principio di necessaria offensività del fatto concreto, un turbamento della regolarità del servizio, non essendo per contro sufficiente la sospensione o l'interruzione di una singola fruizione o prestazione.

Dato che la norma pecca evidentemente in determinatezza in ordine alla corretta definizione della “necessità” del pubblico servizio, viene utilizzato il parametro offerto dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 31/1969, secondo cui il servizio pubblico essenziale è quello di cui la collettività non può in nessun caso fare a meno.

Ai fini della configurabilità dell'elemento soggettivo è necessario il dolo generico, e quindi la volontà di interrompere il servizio o di sospendere il lavoro con la consapevolezza di turbare la regolarità del servizio.

Massime relative all'art. 331 Codice penale

Cass. pen. n. 30749/2009

L'attività di smaltimento di rifiuti è da considerare un "servizio di pubblica necessità" e, pertanto, integra il reato di interruzione di un servizio di pubblica necessità l'inadempimento di tale attività che alteri il funzionamento del servizio nel suo complesso. (Fattispecie relativa alla ritenuta insussistenza del reato in relazione alla condotta dell'esercente di un centro di raccolta che aveva occasionalmente impedito lo scarico nel sito di rifiuti ospedalieri all'impresa che li aveva prelevati nei luoghi di produzione e con la quale aveva in tal senso stipulato un accordo contrattuale).

Cass. pen. n. 37083/2007

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 331 c.p. è necessario che sia interrotto o turbato nel suo complesso il servizio pubblico o di pubblica necessità, restando esclusa dalla previsione normativa la condotta limitata a singole utenze che incida solo marginalmente sul volume dell'attività svolta e che non sia in grado di comprometterne in modo apprezzabile il funzionamento. (Fattispecie in tema di interruzione di un'utenza telefonica, comprese le chiamate verso i numeri di emergenza, a seguito di controversia sorta a seguito di mancato pagamento di una fattura).

Cass. pen. n. 5994/1996

Il reato di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità di cui all'art. 331 c.p. è reato proprio che si qualifica per il soggetto che lo può realizzare (imprenditore, in senso lato); quando manchi tale requisito soggettivo (titolarità di un'impresa esercente il suddetto servizio) non è configurabile il reato in questione, bensì quello meno grave previsto dall'art. 340 c.p.

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