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Articolo 319 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio

Dispositivo dell'art. 319 Codice penale

Il pubblico ufficiale (1) , che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio (2), riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni [32quater] (3) (4) .

Note

(1) Viene qui criminalizzata la corruzione propria, che può essere commessa anche dall'incaricato di pubblico servizio (v. 320). Si tratta quindi di reato proprio che però prevede ex art. 321 anche la punibilità del concorrente necessario extraneus, ovvero il privato che dà o promette il denaro o altra utilità.
(2) L'atto deve essere contrario ai doveri d'ufficio, ovvero a leggi, regolamenti, istruzioni o ordini legittimamente impartiti, quindi viene ricompreso ogni atto che viola tanto i doveri generici di fedeltà, correttezza ed onestà quanto quelli specificatamente relativi alla trattazione di un determinato affare.
(3) In caso di condanna per il reato in esame troverà applicazione l'art. 32quater ovvero l'applicazione della pena accessoria della incapacità di contrattare con la P.A..
(4) L'art. 1 della l. 6 novembre 2012, n. 190 ha aumentato il trattamento sanzionatorio previsto per tale fattispecie, che prima era contenuto tra i limiti edittali di tre e cinque anni.

Ratio Legis

Viene qui sempre tutelato il bene giuridico del buon andamento della P.A., che viene leso da condotte imparziale che compromettono il dovere della P.A. di trattare in maniera eguale gli interessi di tutti i cittadini rimanendo estranea agli interessi di carattere particolare.

Massime relative all'art. 319 Codice penale

Cass. n. 3606/2017

In tema di corruzione, configura il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio - e non il più lieve reato di corruzione per l'esercizio della funzione di cui all'art. 318 cod. pen. - lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, che si traduca in atti, che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati nell'an, nel quando o nel quomodo, si conformino all'obiettivo di realizzare l'interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali.

In tema di corruzione, configura il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio - e non il più lieve reato di corruzione per l'esercizio della funzione di cui all'art. 318 cod. pen. - lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, che si traduca in atti, che, pur formalmente legittimi, in quanto discrezionali e non rigorosamente predeterminati nell'an, nel quando o nel quomodo, si conformino all'obiettivo di realizzare l'interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali.

Risponde del reato di concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e non di quello di traffico di influenze illecite il soggetto che ponga in essere un'attività di intermediazione finalizzata a creare un collegamento tra corruttore e corrotto.

Cass. n. 40237/2016

In tema di corruzione, lo stabile asservimento del pubblico ufficiale ad interessi personali di terzi, con episodi sia di atti contrari ai doveri d'ufficio che di atti conformi o non contrari a tali doveri, configura l'unico reato, permanente, previsto dall'art. 319 cod. pen., con assorbimento della meno grave fattispecie di cui all'art. 318 stesso codice.

Cass. n. 39008/2016

Non integra il reato di corruzione impropria, secondo la previsione dell'art.318 cod.pen. antecedente alla entrata in vigore della legge 11 giugno 2012 n.190, la condotta del pubblico ufficiale consistita in un generico asservimento agli interessi del privato, qualora non siano determinati o determinabili gli atti in concreto posti in essere a fronte della dazione indebita ricevuta. (In motivazione, la Corte ha precisato che la condotta indicata integra il reato di corruzione impropria attualmente vigente).

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