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Articolo 321 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Pene per il corruttore

Dispositivo dell'art. 321 Codice penale

Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'art. 319, nell'art. 319 bis, nell'articolo 319 ter e nell'art. 320 in relazione alle suddette ipotesi degli artt. 318 e 319, si applicano anche a chi o promette (1) al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro o altra utilità [32 quater] (2).

Note

(1) Il legislatore qui estende le pene previste per il corrotto anche al corruttore, disciplinando così la cosiddetta corruzione attiva. Quindi se per necessità il soggetto passivo deve essere un esercente una pubblica funzione (p.u. o i.p.s.), quello attivo invece non ncessariamente deve essere tale, potendo trattarsi infatti anche di un privato.
(2) In caso di condanna per il reato in esame troverà applicazione l'art. 32quater ovvero l'applicazione della pena accessoria della incapacità di contrattare con la P.A..

Ratio Legis

Ratio della norma è estendere la punibilità nei confronti del corruttore o dell'indotto, stimolando quest'ultima ad attività di denuncia o segnalazione nei confronti dei pubblici ufficiali.

Spiegazione dell'art. 321 Codice penale

La norma in esame stabilisce che, per quanto riguarda i delitti di corruzione e di induzione indebita a dare o promettere utilità, le pene stabilite per il corrotto si applicano anche nei confronti del privato corruttore extraneus alla pubblica funzione, rendendo i delitti di cui sopra reati a concorso necessario.

Massime relative all'art. 321 Codice penale

Cass. pen. n. 47191/2004

Correttamente viene ritenuta la sussistenza del reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio nel caso di organizzatori di corsi di formazione professionale controllati dalla Regione i quali, in cambio di corrispettivo in danaro, assicurino agli allievi il conseguimento del titolo professionale senza l'osservanza del prescritto obbligo di presenza alle lezioni.

Cass. pen. n. 2983/1996

In tema di corruzione, allorquando non sussistono dubbi circa l'effettiva compartecipazione di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio a un fatto di corruzione, non ha rilevanza, ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 321 c.p. a carico del privato corruttore, il fatto che il funzionario corrotto resti eventualmente ignoto, non occorrendo che il medesimo sia effettivamente conosciuto o nominativamente identificato.

Cass. pen. n. 8582/1981

Deve ritenersi corretta e non contraddittoria la sentenza che, dopo aver affermato l'esistenza del fatto costituente nella sua obiettività il delitto di corruzione, abbia ritenuto la responsabilità del pubblico ufficiale corrotto ed abbia invece assolto l'imputato di corruzione per insufficienza di prove sul dolo.

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