Cassazione penale Sez. I sentenza n. 25242 del 23 giugno 2011

(3 massime)

(massima n. 1)

Il dipendente ospedaliero che avverta sollecitamente gli impresari di pompe funebri del decesso imminente o giÓ avvenuto dei ricoverati, pone in essere un atto contrario ai doveri d'ufficio, suscettibile di assumere rilievo come elemento di una condotta corruttiva, poichÚ attraverso la rivelazione di notizie d'ufficio riservate o segrete per i terzi, e delle quali non ha, comunque, disponibilitÓ, viola i doveri di correttezza ed imparzialitÓ posti a carico dei pubblici dipendenti. (Nella specie, Ŕ stata ritenuta sussistente la responsabilitÓ degli infermieri ospedalieri; Ŕ stata, al contrario, esclusa la configurabilitÓ di un dovere funzionale di correttezza ed imparzialitÓ a carico dei tecnici addetti alla manutenzione della struttura ospedaliera, delle guardie giurate addette alla vigilanza e degli operatori di cooperative private che avevano prestato servizi accessori su richiesta dei congiunti delle persone poi decedute, o comunque prossime a morire).

(massima n. 2)

L'integrazione della fattispecie di associazione di tipo mafioso implica che un sodalizio criminale sia in grado di sprigionare, per il solo fatto della sua esistenza, una capacitÓ di intimidazione non soltanto potenziale, ma attuale, effettiva ed obiettivamente riscontrabile, capace di piegare ai propri fini la volontÓ di quanti vengano a contatto con i suoi componenti. (La Suprema Corte ha precisato che il condizionamento della libertÓ morale dei terzi estranei al sodalizio non deve necessariamente scaturire da specifici atti intimidatori, ma pu˛ costituire l'effetto del timore che promana direttamente dalla capacitÓ criminale dell'associazione).

(massima n. 3)

La presenza, tra gli affiliati di un sodalizio criminale, di persone giÓ condannate per delitti di mafia, non costituisce elemento decisivo per configurare il sodalizio come mafioso, se la caratura mafiosa del singolo soggetto non si sia trasmessa all'intera struttura associativa, non potendo essere accolta in astratto, in difetto di una concreta verifica, la regola "semel mafioso, semper mafioso".

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