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Articolo 703 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Funzioni dell'esecutore testamentario

Dispositivo dell'art. 703 Codice civile

L'esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto [706 c.c.].

A tal fine, salvo contraria volontà del testatore, egli deve amministrare la massa ereditaria, prendendo possesso (1) dei beni che ne fanno parte (2) [707, 709 c.c.].

Il possesso non può durare più di un anno dalla dichiarazione di accettazione [702 c.c.], salvo che l'autorità giudiziaria, per motivi di evidente necessità, sentiti gli eredi, ne prolunghi la durata, che non potrà mai superare un altro anno [709].

L'esecutore deve amministrare come un buon padre di famiglia [1176, 2030 c.c.] e può compiere tutti gli atti di gestione occorrenti. Quando è necessario alienare beni dell'eredità, ne chiede l'autorizzazione all'autorità giudiziaria, la quale provvede sentiti gli eredi (3) [747 c.p.c.].

Qualsiasi atto dell'esecutore testamentario non pregiudica [476 c.c.] il diritto del chiamato a rinunziare all'eredità [519 c.c.] o ad accettarla col beneficio d'inventario [484 c.c.].

Note

(1) Sarebbe più corretto parlare di detenzione, mancando nell'esecutore testamentario l'animus possidendi (v. art. 1140 del c.c.), ossia la volontà di esercitare sui beni i poteri che spettano al proprietario o al titolare di altri diritti reali, in quanto l'amministrazione dei beni è strumentale all'esecuzione dell'incarico.

(2) Se l'esecutore ha il potere di amministrare deve:
- prendere possesso dei beni, richiedendolo all'erede;
- amministrare i beni con la diligenza del buon padre di famiglia;
- compiere gli atti di gestione e di ordinaria amministrazione;
- alienare i beni solo con l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria.

Se l'esecutore non ha il potere di amministrare, i suoi compiti sono limitati a:
- richiedere l'apposizione dei sigilli e redigere l'inventario (v. art. 705 del c.c.);
- intervenire nelle azioni relative all'eredità (v. art. 704 del c.c.);
- richiedere l'adempimento dell'onere (v. art. 648 del c.c.) e delle disposizione a favore dell'anima (v. art. 629 del c.c.).
(3) Sono preclusi gli atti solamente utili (e non necessari) e quelli incompatibili con il carattere temporaneo della gestione.

Ratio Legis

I poteri riconosciuti all'esecutore testamentario sono funzionali allo svolgimento dell'incarico conferitogli ma allo stesso tempo tengono in considerazione le esigenze di eredi e legatari.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

335 Sulla disciplina dell'istituto dell'esecutore testamentario, che, com'è stato riconosciuto, dopo le modificazioni apportate col progetto definitivo, è stata resa più organica, compiuta ed efficace, sono state fatte poche osservazioni, delle quali alcune di mero carattere formale. Tralasciando di accennare a queste ultime, quasi integralmente accolte, mi fermerò sui rilievi sostanziali. Il primo di essi riflette la dispo-sizione che fissa in un anno, salva eventuale proroga, la durata del possesso dei beni ereditari da parte dell'esecutore (art. 703 del c.c.). E' stato proposto di portare a diciotto mesi il termine massimo di tale durata, salva sempre la possibilità della proroga; ma ho ritenuto di dover conservare immutata la norma, perché il periodo di gestione dell'esecutore testamentario deve essere contenuto in limiti di tempo per quanto possibile ristretti.

Massime relative all'art. 703 Codice civile

Cass. civ. n. 12241/2016

In tema di funzioni dell'esecutore testamentario, il termine annuale previsto dall'art. 703 c.c. riguarda solo il possesso dei beni ereditari, non anche l'amministrazione degli stessi, la cui gestione l'esecutore deve proseguire finché non siano esattamente attuate le disposizioni testamentarie, salvo contraria volontà del testatore o esonero giudiziale ex art. 710 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12241 del 14 giugno 2016)

Cass. civ. n. 26473/2013

È inammissibile il ricorso ordinario per cassazione avverso l'ordinanza resa in sede di reclamo contro un provvedimento relativo ad esecutore testamentario, in quanto, trattandosi di pronuncia non impugnabile ai sensi dell'art. 750, terzo e quarto comma, cod. proc. civ., l'unico rimedio esperibile è il ricorso straordinario ex art. 111 Cost.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, sentenza n. 26473 del 26 novembre 2013)

Cass. civ. n. 9289/1991

Con riguardo al decreto di autorizzazione dell'esecutore testamentario alla vendita di un bene dell'eredità (nella specie, bene immobile), l'inosservanza dell'art. 703, quarto comma, c.c., ove fa obbligo della preventiva audizione degli eredi, determina l'inefficacia del provvedimento nei confronti di costoro, i quali rimasti in possesso del bene e convenuti in rivendica all'acquirente di esso sono legittimati a dedurla come motivo di impugnativa della vendita e di inopponibilità della stessa nei loro confronti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9289 del 30 agosto 1991)

Cass. civ. n. 1619/1974

Presupposto dell'amministrazione che la legge conferisce all'esecutore testamentario, è il possesso dei beni ereditari, senza del quale non è data all'esecutore l'attuazione dei compiti che gli sono propri. Ove, pertanto, l'esecutore non sia in grado di entrare nel possesso dei beni ereditari (possesso che egli non acquista ipso iure con l'accettazione dell'incarico, dovendolo richiedere all'erede) — avvenga ciò per rifiuto dell'erede di procedere alla consegna dei beni stessi o per contestazioni dall'erede sollevate circa la validità del testamento o la nomina dell'esecutore — non può porsi a carico dell'esecutore la impossibilità, dovuta a fatto a lui non imputabile, di esercitare le sue funzioni ed in tal caso il termine di un anno previsto dall'art. 703 c.c. non potrà cominciare a decorrere se non dal momento in cui sarà cessata la causa dell'impedimento.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1619 del 4 giugno 1974)

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 703 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Marco N. chiede
mercoledì 29/08/2018 - Lazio
“Nel mese di giugno 2018 è venuto a mancare un mio caro amico.
Nel testamento (olografo e pubblicato) mi ha lasciato un caro pensiero euro 7.000 da prelevare da un conto bancario ben individuato.
Nel testamento vi sono altri lasciti a parenti di somme liquide e di immobili da vendere e dividere con altre persone nominate nell'atto.
Nel testamento è stato nominato un esecutore testamentario.
DOMANDA:

Quando posso richiedere all'esecutore testamentario i 7000,00 euro;
Quando debbo pagare le tasse di successione.”
Consulenza legale i 12/09/2018
Il lascito in denaro di cui si parla nel quesito si definisce, tecnicamente, “legato”: si tratta di una disposizione testamentaria a titolo particolare (ovvero che ha un oggetto ben individuato e preciso) della quale beneficiano uno o più soggetti designati dal defunto.

Il legato – per rispondere alla prima delle due domande poste nel quesito – si acquista automaticamente, per effetto dell’apertura della successione, senza bisogno cioè di accettazione e salvo rinuncia.
La successione si apre nel momento della morte del testatore, pertanto il beneficiario della somma di € 7.000,00, nel momento in cui il testamento è stato pubblicato, già era titolare della somma in forza della disposizione a suo favore.
La somma ereditata può essere quindi richiesta all’esecutore testamentario in qualsiasi momento.

Per quanto riguarda, invece, le imposte di successione, è opportuno ricordare che esse gravano su tutti i chiamati all’eredità, sia sugli eredi che sui legatari.

Tali imposte vengono calcolate dall’Agenzia delle Entrate sulla base della dichiarazione di successione, perché è in quest’ultimo documento che sono descritti, oltre alle generalità dei successori, anche i beni oggetto dell’eredità.
La dichiarazione di successione dev’essere presentata – previa compilazione dell’apposito modulo dell’Agenzia delle Entrate – dai chiamati alla successione entro 12 mesi dall’apertura di quest’ultima (ovvero, di fatto, dal giorno della morte del testatore).
Attenzione: se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione, è sufficiente che la stessa sia presentata da una sola di esse.
La presentazione della dichiarazione è adempimento imprescindibile per poter disporre dei bene ricevuti dal defunto.
L’imposta è dovuta dagli eredi e dai legatari in maniera proporzionale, differenziando l’applicazione di essa a seconda del grado di parentela o di affinità dell’erede o del legatario.

Il pagamento dell’imposta di successione, con ciò rispondendo alla seconda domanda di cui al quesito, non è possibile se prima non si riceva il relativo avviso dall’Agenzia delle Entrate.
Infatti, è quest’ultima che, a seguito della presentazione di dichiarazione di successione, la liquida (ovvero la calcola) entro il terzo anno successivo alla dichiarazione (o entro il quinto anno, se la dichiarazione è omessa) e successivamente ne richiede il pagamento.
L’imposta così calcolata va quindi pagata entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, con la presentazione di F24.

Mentre nel caso degli eredi, in merito all’imposta, vige la solidarietà passiva, ovvero l’avviso di liquidazione viene spedito a tutti gli eredi indistintamente perché tutti costoro sono obbligati a pagarla per intero (il fisco può chiedere l’integrale pagamento a ciascuno di loro, salvo poi il suo diritto di rivalersi nei confronti degli altri eredi), nel caso invece dei legatari non è così, ovvero ciascun legatario sarà tenuto solo per la sua quota.

Stefano Z. chiede
venerdì 16/09/2016 - Friuli-Venezia
“Sono esecutore testamentario di Tizia. In relazione all'art. 703 quarto comma ecc. nello specifico chiedo e vorrei sapere con esattezza (dovendo fare istanza) quanto segue in relazione a quanto disposto dall'atto pubblico testamentario che cito in sunto " In caso di mia morte desidero che IL MIO APPARTAMENTO sito ecc..sia ALIENATO A MIGLIOR OFFERENTE e CHE IL RICAVATO SIA DEVOLUTO ALLE PERSONE E ASSOCIAZIONI ONLUS CHE DI SEGUITO VADO A DESCRIVERE E PER LE PERCENTUALITA' CADAUNO DESCRITTE".
Con quanto sopra scritto dal testatore a mio avviso non serve che gli eredi diano la loro adesione alla vendita, ma che solo ne siano a conoscenza con tutta la documentazione necessaria e inerente a tutto l'iter necessario, sino alla vendita. Inoltre specificando "al miglior offerente" da un ulteriore volontà di vendita a prezzo di mercato.
attendo grazie”
Consulenza legale i 23/09/2016
Per rispondere al quesito in esame si ritiene preliminarmente opportuno puntualizzare che può qualificarsi come esecutore testamentario non il soggetto genericamente chiamato a tale ufficio dal testatore, ma il soggetto che abbia espressamente accettato il relativo incarico nelle forme tassative previste dal codice civile, non essendo in alcun modo ammissibile un’accettazione tacita ed anzi essendo passibile di essere qualificato quale “falsus procurator” il soggetto che agisca come tale non essendolo di diritto.

Ciò precisato, non vi è dubbio poi che per poter accettare l’ufficio di esecutore testamentario è necessario che il testamento sia pubblicato, essendo nella pratica elemento materiale per il Cancelliere al fine di poter ricevere l’accettazione della carica.

Fatta questa premessa, altro passo indispensabile per meglio inquadrare la fattispecie proposta è quello di correttamente individuare la natura dell’attività propria dell’esecutore, in ordine alla quale, in assenza di una uniformità di opinioni, prevale comunque la tesi secondo cui l'esecutore debba amministrare attivamente, potendo dunque porre in essere qualsiasi atto di amministrazione necessario per l'adempimento dei legati, per il pagamento dei debiti ereditari e, in genere, per attuare la volontà del defunto.

Ed è proprio a questa volontà che occorre fare riferimento per delineare i limiti dell'operato dell'esecutore in quanto, seppure ordinariamente quest'ultimo sarà tenuto a curare l'attuazione di tutte le disposizioni, il de cuius può tuttavia limitare il possesso ed i relativi poteri di amministrazione ad una parte soltanto dell'asse ereditario, come d'altronde può disporre che l'esecutore debba attivarsi solo in relazione ad una o più delle disposizioni testamentarie.

Nell’ambito dei poteri attribuitigli, potranno essere compiuti atti qualificabili sia come di ordinaria che di straordinaria amministrazione.
A tale ultimo riguardo va detto che, anche se il quarto comma dell'art. 703 codice civile prevede espressamente l’ipotesi in cui si renda necessario alienare uno o più beni ereditari, non si dubita che la disposizione valga a legittimare il compimento da parte dell'esecutore di ogni ulteriore atto di straordinaria amministrazione.

Unico limite è costituito dalla necessità che l'esecutore debba preventivamente munirsi dell'autorizzazione giudiziale; giudice competente è il Tribunale nella cui circoscrizione si è aperta la successione ex art. 747 cod. proc. civ.

Prima di provvedere l'autorità giudiziaria dovrà sentire gli eredi: al riguardo è sufficiente che, ai sensi del IV comma dell'art. 703 cod. civ., venga data comunicazione a costoro affinchè possano comparire nel relativo procedimento, senza che l'eventuale loro mancanza sia produttiva di speciali conseguenze (non essendovi alcun parere nè vincolante, nè obbligatorio da acquisire).

Occorre infine precisare, ed è questo ciò che più interessa, che non vanno autorizzati quegli atti di straordinaria amministrazione il cui compimento fosse stato previsto dal testatore, in quanto si tratta semplicemente di atti esecutivi della volontà di costui (in questo senso l'opinione prevalente: cfr. Vicari, L'esecutore testamentario, in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, vol.I, Padova, 1994, p.1333, Cass. 63/1386, argomentando dalla considerazione che l'atto di alienazione rappresenta un atto dovuto, con la conseguenza che sottoporre a controllo una volontà di tal genere sarebbe contraddittorio in un sistema quale il nostro, orientato al rispetto del volere testamentario).

Un cenno si ritiene opportuno fare in merito alla validità di una simile disposizione, la quale deve ritenersi senz’altro valida non incorrendo nel divieto di cui all’art. 632 c.c., norma che sanziona con la nullità la disposizione che lascia al mero arbitrio dell’onerato o di un terzo di determinare la quantità del legato; in questa ipotesi non ricorre il mero arbitrio, poiché la circostanza che il testatore abbia disposto che la vendita del bene venga fatta al miglior offerente, comporta implicitamente la sua volontà di ancorare il prezzo di vendita al valore di mercato del bene.

Corretta pare infine la disposizione testamentaria nella parte in cui vengono dettagliatamente indicati le persone e associazioni ONLUS a cui devolvere il ricavato della vendita, risultando in tal senso conforme al disposto di cui all’art. 630 codice civile.

Brunella P. chiede
giovedì 21/07/2011 - Lazio

“Sono stata nominata esecutrice testamentaria dal mio compagno, deceduto in ottobre 2010, nonchè erede di una parte del patrimonio. Ai figli del fratello germano del testatore vengono lasciati altri beni immobili nel paese di nascita del de cuius, con la clausola che la biblioteca personale del defunto venga tenuta unita e fruita per eventi culturali nel territorio, PENA IL DECADIMENTO DELL'EREDITA AI NIPOTI.

Mi chiedo come poter agire in qualità di esecutrice perchè ciò venga rispettato: possibile nominare un esperto che cataloghi tutti i testi presenti nella biblioteca? E in tal caso chi dovrebbe provvedere alle spese? Inoltre, siccome i beni immobiliari lasciati ai nipoti risultano un'unica massa ereditaria indistinta, potrei io procedere a eventuale suddivisione? O ciò non mi compete? E infine: anche la liquidazione percepita dal de cuius in quanto funzionario dello stato dovrebbe essere suddivisa dalla sottoscritta a norma di legge?
Grazie, Brunella P.”

Consulenza legale i 22/07/2011

L’esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto.

Nella fattispecie, sembra, inoltre che ci si trovi di fronte all’imposizione di un onere o modus, cioè una prestazione accessoria imposta ai beneficiari dell’eredità, con carattere risolutivo per espressa volontà del testatore.

Per l’adempimento dell’onere può agire qualsiasi interessato a norma dell’art. 648 del c.c., quindi, a maggior ragione l’esecutore testamentario, cui è attribuita la rappresentanza processuale dell’eredità. Egli, inoltre, può far apporre i sigilli e far redigere l’inventario dei beni e le spese delle operazioni sono a carico dell’eredità (v. art. 712 del c.c.).

Per quanto riguarda la divisione, può promuoverla solo l’ esecutore testamentario abilitato direttamente dal testatore, che non sia erede o legatario ex art. 706 del c.c.; ma chi scrive è erede, quindi, proprio e solo in questa qualità può chiedere la divisione a norma dell’art. 713 del c.c..

Infine, le somme già percepite a titolo di liquidazione del de cuius, entrano a far parte del suo patrimonio e cadono in eredità come tali sono da dividersi tra gli eredi secondo le quote di spettanza.


Luciana P. chiede
mercoledì 20/07/2011 - Lombardia

“Cosa succede se nel testamento pubblico viene nominato esecutore testamentario un professionista che opera come esecutore, ma non deposita l'accettazione in cancelleria? E' valida la successione? E' valida l'accettazione degli eredi?

Grazie”

Consulenza legale i 22/07/2011

Il testamento e la sua validità non risentono di un’eventuale mancata accettazione dell’esecutore testamentario. Le situazioni vanno distinte. Solo per svolgere le funzioni inerenti all’ufficio l’accettazione da parte di chi è stato nominato esecutore è necessaria e a norma dell’art. 702 del c.c. qualsiasi interessato può fare istanza all’autorità giudiziaria affinché assegni un termine per l’accettazione, decorso il quale l’esecutore si considera rinunziante. Le vicende successorie rimangono, invece, impregiudicate.


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