Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 2467 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Finanziamenti dei soci

Dispositivo dell'art. 2467 Codice Civile

Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori(1).

Ai fini del precedente comma s'intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento(2)(3).

Note

(1) Il D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, come modificato dal D.L. 8 aprile 2020, n. 23, ha disposto (con l'art. 389, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore della modifica del comma 1 del presente articolo dal 15 agosto 2020 al 1° settembre 2021.
(2) Il socio che ha effettuato un finanziamento a titolo di mutuo in favore della società, ha il diritto alla restituzione del finanziamento stesso, atteso che esso costituisce un capitale di debito al pari di qualsiasi altro finanziamento ricevuto dalla società da terzi.
(3) La Legge 27 dicembre 2017, n. 205 ha disposto (con l'art. 1, comma 239) che "L'articolo 2467 del codice civile non si applica alle somme versate dai soci alle cooperative a titolo di prestito sociale".

Ratio Legis

Scopo della norma è di impedire la qualificazione ex post più favorevole ai soci dei versamenti o altri finanziamenti da essi fatti alla società sottocapitalizzata per sopperirne al fabbisogno salvando comunque il loro diritto a partecipare alla ripartizione dell'eventuale residuo attivo prima che questo venga diviso fra tutti i soci al termine di procedure liquidatorie e collettive.

Spiegazione dell'art. 2467 Codice Civile

La norma affronta il problema della qualificazione dei finanziamenti effettuati dai soci a favore della società, i quali costituiscono formalmente un capitale di credito, ma nella sostanza costituiscono parte del capitale sociale.
Il legislatore ha accolto la soluzione adottata dalla giurisprudenza e ha sancito la postergazione dei relativi crediti rispetto a quelli degli altri creditori e la restituzione del rimborso dei finanziamenti che sia stato effettuato nell'anno precedente alla dichiarazione di fallimento della società.
È discusso se detta postergazione abbia natura processuale o sostanziale, cioè se la società debba provvedere a pagare preventivamente gli altri creditori anche qualora non sia in corso una procedura concorsuale di liquidazione, oppure se l'obbligo di postergazione operi soltanto in pendenza di una procedura liquidatoria.
La dottrina prevalente e la giurisprudenza ritengono che l'obbligo di postergazione abbia natura processuale, nel senso che la società è tenuta a postergare il rimborso dei finanziamenti dei soci soltanto in presenza di un procedimento di liquidazione concorsuale. Fuori da tali ipotesi la società può rimborsare il finanziamento dei soci senza dover preventivamente pagare tutti gli altri creditori sociali.
Se la società rimborsasse un finanziamento che avrebbe dovuto essere postergato, tale pagamento sarebbe soggetto a
revocatoria ordinaria ex art. 2901, pertanto tale rimborso non sarebbe invalido ma inefficace.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

Massime relative all'art. 2467 Codice Civile

Cass. civ. n. 16291/2018

É estensibile ad altri tipi di società di capitali il disposto di cui all'art. 2467 c.c. che, nelle s.r.l., prevede la postergazione del rimborso del finanziamento del socio concesso in situazioni che renderebbero necessario un conferimento, perché la "ratio" della norma consiste nel contrastare i fenomeni di sottocapitalizzazione nominale delle società "chiuse". Tale disciplina deve trovare pertanto trovare applicazione anche al finanziamento del socio di una s.p.a., qualora le condizioni della società siano a quest'ultimo note, per lo specifico assetto dell'ente o per la posizione da lui concretamente rivestita, quando essa sia sostanzialmente equivalente a quella del socio di una s.r.l.

Cass. civ. n. 14056/2015

La "ratio" del principio di postergazione del rimborso del finanziamento dei soci posto dall'art. 2467 cod. civ. per le società a responsabilità limitata - consistente nel contrastare i fenomeni di sottocapitalizzazione nominale in società "chiuse", determinati dalla convenienza dei soci a ridurre l'esposizione al rischio d'impresa, ponendo i capitali a disposizione dell'ente collettivo nella forma del finanziamento anziché in quella del conferimento - è compatibile anche con altre forme societarie, come desumibile dall'art. 2497 quinquies cod. civ., che ne estende l'applicabilità ai finanziamenti effettuati in favore di qualsiasi società da parte di chi vi eserciti attività di direzione e coordinamento. Pertanto, con specifico riferimento alle società per azioni, occorre valutare in concreto se la stessa, per le sue modeste dimensioni o per l'assetto dei rapporti sociali (compagine familiare o, comunque, ristretta), sia idonea a giustificare l'applicazione della menzionata disposizione.

Cass. civ. n. 25585/2014

L'erogazione di somme, che a vario titolo i soci effettuano alle società da loro partecipate, può avvenire a titolo di mutuo oppure di apporto del socio al patrimonio della società. La qualificazione, nell'uno o nell'altro senso, dipende dall'esame della volontà negoziale delle parti, dovendo trarsi la relativa prova, di cui è onerato il socio attore in restituzione, non tanto dalla denominazione dell'erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui il rapporto è stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la sentenza impugnata, la quale aveva qualificato come finanziamenti i versamenti effettuati dai soci, sulla base del loro inserimento nello stato patrimoniale del bilancio societario sotto la voce "debiti verso altri finanziatori", nonché tenendo conto che il metodo ordinario utilizzato dalla società per fare fronte al deficit di cassa era quello del finanziamento).

Cass. civ. n. 12003/2012

Gli artt. 2467 e 2497 quinques c.c., nel testo introdotto dalla riforma societaria di cui al d.l.vo 17 gennaio 2003, n. 6, postergando in casi determinati il credito di rimborso dei soci, hanno introdotto una nuova disciplina di diritto sostanziale, non avente natura interpretativa, né processuale, ed applicabile in sede di liquidazione della società, incidendo in modo diretto sugli effetti giuridici del negozio di finanziamento; ne consegue che, in mancanza di una diversa disciplina sulla efficacia nel tempo in deroga all'art. 11 disp. prel. c.c., le predette norme non si applicano ai crediti dei soci nei confronti della società sorti per effetto di finanziamenti anteriori al 1° gennaio 2004, data di entrata in vigore della riforma.

Tesi di laurea correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 2467 Codice Civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Orastron S. chiede
venerdì 18/06/2021 - Campania
“Buongiorno,
ho costituito a gennaio 2021 una Srl di cui sono unico socio ma non amministratore. In fase di avviamento ho preferito farmi carico di alcune spese come notaio, acquisto pc e altro. Per ogni spesa è stata fatta fattura intestata alla Srl e i pagamenti sono stati disposti tramite bonifico o carta di credito. Ora che la società è avviata e ha disponibilità di cassa vorrei chiedere il rimborso delle spese anticipate.
Come devo procedere e se c’è qualche formalità da rispettare, ho timore che il rimborso possa essere confuso come guadagno o altro.
Grazie mille”
Consulenza legale i 28/06/2021
I finanziamenti da parte dei soci alla società possono assumere essenzialmente due modalità.

Il finanziamento in conto capitale è un versamento eseguito dai soci e acquisito definitivamente dalla società, che non è tenuta a pagare alcun interesse. Il socio che ha eseguito il finanziamento in conto capitale non ha il diritto di chiederne la restituzione. È comunque possibile che la società deliberi la restituzione ai soci delle somme versate, pur non sussistendo un obbligo in tal senso, sotto forma di distribuzione delle riserve disponibili risultanti dal bilancio; restituzione che deve, tuttavia, avvenire necessariamente in proporzione alle quote di capitale sottoscritto, anche se i finanziamenti sono stati eseguiti in modo difforme. La società può impiegare le somma ricevute dai soci per eseguire investimenti, per coprire delle perdite, o anche imputarle alla successiva sottoscrizione di un vero e proprio aumento del capitale sociale (si parla, in quest’ultimo caso, di versamento in conto futuro aumento di capitale, a cui, per giurisprudenza, si applica la medesima disciplina).

La seconda modalità può consistere in un vero e proprio prestito, che il socio concede alla società, comportandosi come qualsiasi terzo. In questo caso non si tratta più di capitale di rischio, ma di un vero e proprio credito del socio verso la società, che dovrà essere restituito alla scadenza prevista, e che può anche essere produttivo di interessi (come un vero e proprio mutuo), oppure non esserlo, purché emerga una volontà in tal senso (sarebbe opportuno che la natura infruttifera sia espressa per iscritto).
La legge pone però delle limitazioni ben precise, per evitare che si verifichi, da parte della società, una raccolta del risparmio non autorizzata; infatti, ai sensi dell’art. 6 della delibera della Banca d’Italia del 19 luglio 2005 “Raccolta del risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche”, il socio che fa il prestito alla società deve essere titolare di almeno il 2% del capitale sociale, e essere socio da almeno tre mesi (comma 2); inoltre l’atto costitutivo deve prevedere espressamente la possibilità di ricevere finanziamenti dai soci (comma 1).
La situazione da Lei descritta, pertanto, non può essere inquadrata in questa categoria di finanziamento.

Per stabilire se il socio abbia voluto eseguire un versamento in conto capitale o concedere un prestito alla società, distinzione spesso alquanto complessa, visto l’utilizzo frequente di terminologie imprecise, la giurisprudenza tiene conto del concreto atteggiarsi del rapporto e delle finalità che è diretto a soddisfare. La previsione di interessi rivela senza dubbio che si tratta di un mutuo, mentre la proporzionalità tra le quote sociali e le somme versate fa propendere per il versamento in conto capitale.

È anche dal punto di vista fiscale che la distinzione tra le due ipotesi è importante, nello specifico per quanto riguarda l’imposta di registro.
Il finanziamento in conto capitale non è soggetto ad alcuna imposta, eccetto l’imposta di registro fissa (168 euro), ma soltanto se successivamente si delibera il passaggio a capitale del finanziamento, oppure la restituzione ai soci delle somme versate, sotto forma di distribuzione delle riserve disponibili risultanti dal bilancio.
Il prestito concesso alla società dal socio, invece, è soggetto all’imposta di registro con l’aliquota del 3%, come previsto dall'art. 9 del T.U.R.. L’esenzione, infatti, si applica soltanto ai finanziamenti in conto capitale, ovvero senza obbligo di restituzione, perché solo quelli risultano equiparati, ai fini fiscali, al conferimento nella società di capitale di rischio. Per evitare la tassazione immediata si può però concordare il prestito mediante scambio di lettere raccomandate tra la società e il socio (lettera di richiesta di finanziamento da parte della società e di adesione del socio), da registrare solo in caso d’uso.

Per quanto riguarda le imposte sul reddito, per evitare che i finanziamenti dei soci, di qualsiasi tipo, siano considerati produttivi di interessi (sui quali i soci dovrebbero pagare le tasse) occorre inserire nel bilancio la causale “Debiti verso soci per finanziamenti infruttiferi”.
In caso contrario, gli interessi attivi corrisposti dalla società al socio relativamente a finanziamenti fruttiferi vanno assoggettati a tassazione come redditi d’impresa, se i percipienti sono soggetti imprenditori ovvero come redditi di capitale, se percepiti al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, ai sensi dell’art. 44 del T.U.I.R., comma 1, lett. a).

In ogni caso, vige la regola di cui all’art. 2467 del c.c. della postergazione del rimborso dei finanziamenti eseguiti dai soci rispetto al soddisfacimento degli altri creditori sociali, pertanto il rimborso del finanziamento può avvenire solo quando siano stati pagati tutti gli altri debiti della società, anche se tale regola vale nell’eventualità in cui tali finanziamenti siano stati concessi in un momento in cui risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione in finanziaria in cui sarebbe stato più opportuno un conferimento.

Nel caso di specie, pertanto, la società può deliberare la restituzione delle somme da Lei anticipate, sotto forma di distribuzione delle riserve disponibili risultanti dal bilancio. La restituzione, tuttavia, deve avvenire necessariamente in proporzione alle quote di capitale sottoscritto, con la tassazione sopra descritta.
In ogni caso, prima di procedere all’operazione, Le consigliamo di rivolgersi al commercialista della società, per definire le modalità e la fattibilità (anche da un punto di vista contabile) dell’operazione.


Idee regalo per avvocati e cultori del diritto