L'iniziativa, annunciata alla vigilia della Giornata internazionale della donna, è stata presentata dai suoi promotori come una misura volta a un duplice obiettivo: la tutela della sicurezza e della libertà e dignità delle donne.
Mirando a garantire l'ordine pubblico e prevenire i reati durante i cortei e le manifestazioni pubbliche, l'art. 5 della legge Reale aveva introdotto il divieto di uso di caschi o altri strumenti utilizzati per rendere difficile l'identificazione delle persone in luoghi pubblici, o aperti al pubblico. Tuttavia, la stessa normativa ha sempre consentito l'uso di coperture in ipotesi di "giustificato motivo". Ebbene, proprio questa espressione - sostengono i promotori della proposta - presenterebbe margini di ambiguità e lascerebbe troppo spazio all'interpretazione dei giudici.
Il disegno di legge della Lega intende allora cancellare tale generica clausola, rendendo il divieto di indossare coperture più esplicito, ampio e stringente. Al testo normativo sarebbe così aggiunto un riferimento diretto agli "indumenti o accessori di qualsiasi tipo di origine etnica, culturale o religiosa", che nascondono il viso.
Se il ddl dovesse essere approvato dal Parlamento, la regola generale diventerebbe il divieto di coprire il volto nelle vie, piazze, strade, uffici pubblici, negozi, bar, ristoranti, ospedali, scuole e in tutti i luoghi accessibili al pubblico.
Per questa via, le persone sarebbero sempre individuabili o identificabili, dissuadendo da possibili gesti criminali, riducendo il rischio di scambi di persona e prevenendo situazioni che possano mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini.
Attenzione però, la nuova legge non vieterebbe però al 100% la copertura del volto. Vi sarebbero, infatti, eccezioni nei luoghi di culto, per ragioni di sicurezza stradale (ad es. con il casco utilizzato nella la guida di motocicli o ciclomotori) e per motivi di salute (come nel caso delle mascherine sanitarie).
In merito al testo del nuovo ddl, la novità chiave sul piano penale riguarderebbe l'introduzione di un nuovo reato, ossia la costrizione all'occultamento del volto. Secondo la proposta nata da uno dei partiti della maggioranza di Governo, chi obbligherà un'altra persona a coprirsi il viso, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, rischierà:
- la reclusione da uno a due anni;
- una multa da 10mila a 30mila euro.
Inoltre, se il reo è un genitore che impone al figlio, o alla figlia, di coprirsi il volto, scatterebbe una segnalazione al tribunale per i minorenni. Di seguito, la magistratura potrebbe - quindi - valutare eventuali provvedimenti a tutela del minore, come la limitazione o la decadenza della responsabilità genitoriale o, nei casi più gravi, l'allontanamento dalla famiglia.
Ecco perché i promotori del disegno di legge hanno sottolineato anche che le nuove norme mirerebbero altresì a contrastare eventuali imposizioni familiari, o sociali, limitanti la libertà delle donne. Infatti, secondo i sostenitori del provvedimento, in alcuni contesti l'obbligo di indossare il velo potrebbe rappresentare una forma di pressione, o di limitazione, della libertà personale, soprattutto nei confronti delle ragazze più giovani. E questo contrasta con i valori costituzionali del nostro Paese.
Concludendo, il disegno di legge dovrà ora affrontare il consueto iter parlamentare sia a Palazzo Madama che alla Camera dei Deputati. Soltanto al termine di questo percorso legislativo sarà possibile capire se, e in che forma, la proposta diventerà effettivamente legge.