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Visite mediche, ora puoi fare visite private pagando solo il ticket se l'ospedale sfora i tempi d'attesa: ecco come fare

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Visite mediche, ora puoi fare visite private pagando solo il ticket se l'ospedale sfora i tempi d'attesa: ecco come fare
Visita o esame troppo lontano? Scopriamo che cosa può fare il paziente e quale soluzione alternativa può chiedere, se il SSN non rispetta i tempi della prescrizione
Una risonanza magnetica prescritta con priorità breve ma fissata dopo mesi, una visita neurologica da effettuare entro dieci giorni ma per la quale il CUP propone un appuntamento molto più avanti, un'ecografia diagnostica rinviata oltre il termine previsto. Di fronte a una lista d'attesa incompatibile con la prescrizione del dottore, il cittadino non è necessariamente costretto a scegliere tra aspettare e pagare una prestazione privata.
Quando, per l'elevata domanda o l'insufficienza dell'offerta disponibile, il Servizio sanitario (Ssn) non riesce a garantire una prestazione nei tempi collegati alla classe di priorità indicata dal medico, il paziente potrà chiedere all'azienda sanitaria di individuare una soluzione alternativa. Questa può consistere in un'altra struttura pubblica, in un erogatore privato accreditato o - nei casi previsti - nell'attività libero-professionale intramuraria, quella che in gergo è detta intramoenia. La procedura, però, non si attiva automaticamente: è importante sapere come funziona e, soprattutto, non confonderla con un generico diritto al rimborso delle spese sostenute privatamente.
Per le cosiddette prestazioni di primo accesso, il medico dovrà indicare sia il problema, sintomo o sospetto clinico per cui viene richiesta una determinata prestazione (quesito diagnostico) che la classe di priorità, determinata in base alle condizioni cliniche. Saranno le lettere sulla ricetta a stabilire i tempi e le priorità, così come segue:
  • U (urgente) prevede l'erogazione entro 72 ore;
  • B (breve) entro 10 giorni;
  • D (differibile) generalmente entro 30 giorni per le visite e 60 per gli accertamenti diagnostici;
  • P (programmabile) entro un periodo normalmente fissato in 120 giorni, secondo la disciplina nazionale e regionale.
Non sono semplici indicazioni amministrative, perché la priorità traduce in termini organizzativi la valutazione del medico sulla necessità e tempestività della prestazione. Una prestazione classificata come breve, quindi, non dovrebbe essere fissata mesi dopo come se fosse un controllo programmabile. Proprio per questo, il medico dovrà essere molto scrupoloso e attento nell'attribuire la classe di priorità più appropriata alle effettive condizioni cliniche del paziente, evitando sia di sottovalutare la necessità di un intervento tempestivo sia di attribuire priorità elevate in assenza dei presupposti clinici.

Per il cittadino il primo passo è rivolgersi al CUP e verificare le disponibilità nell'ambito territoriale di garanzia previsto dalla propria Regione o azienda sanitaria. Il cittadino, infatti, non ha necessariamente diritto alla struttura o al medico preferiti: l'obiettivo è ottenere la prestazione entro il termine appropriato.
Se non esiste alcuna disponibilità compatibile con la priorità, è opportuno conservare la prova della situazione: numero della prenotazione, promemoria, schermata, data proposta dal CUP o eventuale attestazione dell'indisponibilità. Il paziente dovrebbe, quindi, presentare una richiesta formale e tracciabile all'azienda sanitaria, secondo le procedure locali, rivolgendosi all'ufficio competente, alla direzione sanitaria o all'Urp. Nella domanda sarà utile indicare dati del paziente, prestazione prescritta, classe di priorità, data del tentativo di prenotazione e data proposta, allegando ricetta e documentazione.
È attraverso questo passaggio che il cittadino chiede l'attivazione del cosiddetto percorso di tutela. Da parte sua, l'azienda sanitaria deve cercare una soluzione nel rispetto dell'attuale quadro normativo, con specifico riferimento all'art. 3 del d.lgs. 124/1998 e alle disposizioni introdotte dal decreto legge 73/2024, recante misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie. L'azienda sanitaria potrà così individuare un'altra struttura pubblica oppure un privato accreditato. Nei casi previsti dalla disciplina potrà inoltre ricorrere all'intramoenia.
Attenzione però: quest'ultima non deve essere confusa con la normale scelta del cittadino di acquistare una prestazione privata. In questo contesto, infatti, l'intramoenia rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il Ssn può garantire una prestazione che non è riuscito a fornire nei tempi previsti. Il paziente non dovrà sostenere l'intero costo della prestazione privata, ma soltanto l'eventuale ticket dovuto per l'assistenza sanitaria pubblica.
In ogni caso il mancato rispetto dei tempi non autorizzerà a rivolgersi autonomamente al privato, ottenendo automaticamente il rimborso. Prima occorre documentare l'indisponibilità e chiedere all'Asl di attivare il citato percorso di tutela, che individuerà la soluzione. Il diritto riguarda la garanzia della prestazione nei tempi previsti, non la libera scelta di medico o struttura.
Inoltre la disciplina più recente sulle liste d'attesa ha rafforzato il principio delle agende aperte. La formula "prenotazioni chiuse" non dovrebbe diventare uno strumento per impedire al cittadino di accedere al sistema. Perciò, in assenza di una disponibilità immediata, la domanda dovrà essere comunque gestita secondo le procedure previste e senza alcuna restrizione.
Il discorso cambia, invece, per i controlli successivi, i follow-up e il monitoraggio di patologie croniche o oncologiche. Le classi di priorità riguardano soprattutto il primo accesso e, per i pazienti già presi in carico, dovrebbe essere la struttura sanitaria a programmare i controlli successivi, garantendo la continuità del percorso assistenziale. Quando questo non avviene, il problema potrà essere segnalato alla struttura, alla direzione sanitaria o all'Urp.
La tutela dei tempi presuppone una prescrizione clinicamente corretta. Il medico dovrà attribuire la classe di priorità sulla base delle effettive condizioni cliniche e del quesito diagnostico, non della disponibilità delle agende. Anche il cittadino farebbe bene a non chiedere una priorità urgente soltanto per ottenere un appuntamento più rapido. L'uso improprio delle classi altera, infatti, il sistema e sottrae risorse proprio a chi avrebbe realmente bisogno di una prestazione tempestiva. Ovviamente, in caso di peggioramento del quadro clinico o di comparsa di nuovi sintomi, il paziente farà bene a tornare dal medico: si imporrebbe una rivalutazione della priorità o un diverso percorso sanitario.
Ricapitolando, alla base della disciplina c'è un principio organizzativo molto semplice: la classe di priorità collega la valutazione clinica del medico all'organizzazione del Servizio sanitario. Se il sistema ordinario non riesce a rispettare quel termine, il cittadino non dovrà necessariamente scegliere tra una lunga attesa e il pagamento integrale della prestazione. Sarà tenuto però a rispettare la procedura corretta: controllare la priorità, rivolgersi al CUP, verificare le disponibilità previste, documentare il mancato rispetto del termine e presentare una richiesta formale all'azienda sanitaria. Come visto, sarà poi quest'ultima a individuare la soluzione prevista dalla disciplina, eventualmente attraverso un'altra struttura pubblica, un erogatore accreditato o l'intramoenia.
Il punto, dunque, non è che ogni prestazione privata pagata dal cittadino possa essere successivamente rimborsata. È che l'impossibilità del Servizio sanitario di rispettare il tempo di garanzia non dovrebbe tradursi automaticamente nell'obbligo, per il paziente, di rinunciare alla tempestività delle cure o di sostenerne integralmente il costo.


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