Per capire la portata della proposta occorre partire dall’attuale struttura dell’Irpef. La seconda fascia comprende i redditi tra 28.001 e 50.000 euro ed è soggetta all’aliquota del 33%. Oltre i 50.000 euro, invece, sulla parte eccedente si applica l’aliquota del 43%.
In pratica, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro non sarebbe più tassata al 43%, ma al 33%: non si tratta quindi di una riduzione dell’imposta sull’intero reddito, bensì di un intervento limitato alla parte che ricade nella fascia interessata.
Secondo le stime riportate nel testo di partenza, la misura avrebbe un costo per le casse dello Stato di circa 3 miliardi di euro e potrebbe interessare una platea molto ampia di lavoratori e pensionati.
Le simulazioni attribuite a Unimpresa indicano questo ordine di grandezza:
- con 52.000 euro di reddito, il risparmio sarebbe di circa 200 euro l’anno, pari a poco meno di 17 euro al mese;
- con 55.000 euro, il beneficio salirebbe a circa 500 euro annui, cioè poco più di 40 euro al mese;
- con 58.000 euro, il risparmio arriverebbe a circa 800 euro l’anno, equivalenti a circa 67 euro al mese;
- a 60.000 euro si raggiungerebbe il beneficio massimo, pari a circa 1.000 euro l’anno, ovvero poco più di 83 euro al mese.
Si tratta comunque di una stima lorda legata alla modifica dell’aliquota marginale. L’effettivo risultato in busta paga dipenderebbe dalla situazione fiscale individuale, dalle detrazioni e dalle deduzioni applicabili.
L’aliquota potrebbe scendere dall’attuale 23% al 22%, con un costo stimato di circa 1,5 miliardi di euro.
Per il singolo contribuente, il risparmio massimo indicato sarebbe di circa 220 euro all’anno. Anche in questo caso, tuttavia, il beneficio effettivo dipenderebbe dalla situazione fiscale personale e dall’ammontare di reddito effettivamente soggetto all’imposta.
La combinazione delle due misure avrebbe quindi un duplice obiettivo: alleggerire il prelievo sulla fascia di reddito medio e, contemporaneamente, ridurre quello sui redditi più bassi.
Per i lavoratori interessati, il vantaggio potrebbe tradursi in un incremento del netto della tredicesima compreso, secondo le stime riportate, tra 200 e 500 euro.
Il costo per lo Stato dipenderebbe dal limite di reddito scelto per accedere all’agevolazione. Con una soglia fissata a 15.000 euro, la spesa potrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di euro; estendendo il beneficio fino a 30.000 euro, l'onere potrebbe salire a 2-3 miliardi.
Forza Italia spinge inoltre per una soluzione ancora più ampia, che preveda la completa detassazione della tredicesima e una flat tax incrementale al 5% sugli aumenti di stipendio, sugli straordinari e sui premi di produttività.
Infine sono previsti due interventi specifici che puntano a rendere più accessibili le abitazioni:
- il primo riguarda i contratti di locazione residenziale stipulati con imprese: per gli under 36 si ipotizza una riduzione dell’Iva dal 10% al 5%;
- il secondo interessa l’acquisto della prima casa tra privati. In questo caso si propone di sostituire l’attuale imposta di registro proporzionale, indicata nel testo al 2%, con un’imposta in misura fissa.