Assistere una persona cara non autosufficiente ed esserle di aiuto nelle difficoltà di gestione della vita quotidiana costituisce una funzione cardine delle relazioni di convivenza, basate sulla libera scelta e alimentate da motivazioni affettive e sentimentali. Ci sono situazioni in cui questa funzione di aiuto assume connotati di impegno tali da rendere necessari ed opportuni interventi di sostegno da parte delle istituzioni pubbliche, in favore delle persone che si trovano nella condizione di assistere una persona cui sono legati per motivi affettivi o di parentela, quale che sia la loro età, perché affette da patologie invalidanti, anche croniche o degenerative.
Con il termine «caregiver familiare» si designa proprio colui o colei che si prende cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza, ovvero di disabilità grave e accertata ai sensi dell'art. 33 della L. n. 104 del 1992.
Il caregiver familiare deve farsi carico dell'organizzazione delle cure e dell'assistenza, nonché di ogni altro atto, anche amministrativo, che la persona assistita non è più in grado di compiere; può trovarsi, dunque, in una condizione di sofferenza e di disagio riconducibile ad affaticamento fisico e psicologico, solitudine, consapevolezza di non potersi ammalare per le conseguenze che la sua assenza potrebbe provocare.
Adesso, con una risoluzione non vincolante approvata lo scorso mese di maggio, gli eurodeputati hanno chiesto agli Stati membri di rafforzare il sostegno ai servizi di cura, promuovere una maggiore parità di genere e riconoscere il valore, spesso invisibile, del lavoro svolto dai caregiver, sia professionali che familiari.
Secondo il Parlamento, l'accesso all'assistenza rappresenta un diritto fondamentale e richiede un modello di "società della cura" che privilegi i servizi domiciliari e di prossimità, favorisca la solidarietà tra le generazioni e garantisca il diritto a una vita indipendente. Alla luce dell'invecchiamento della popolazione europea, i deputati chiedono inoltre finanziamenti stabili e un sistema di assistenza sempre più incentrato sulla persona e sulla tutela dei diritti.
Tra le proposte figurano:
- l'istituzione di uno Statuto europeo dei prestatori di assistenza, con l'obiettivo di riconoscere formalmente il ruolo dei caregiver e definire standard minimi comuni in tutta l'Unione. Il Parlamento sollecita anche il riconoscimento dell'attività svolta dai caregiver informali all'interno dei sistemi pensionistici e di protezione sociale;
- la distribuzione delle responsabilità di cura, che oggi continuano a ricadere in misura prevalente sulle donne. Per favorire una maggiore equità, gli eurodeputati chiedono politiche che incentivino una più equilibrata condivisione dei compiti familiari attraverso la parità salariale, congedi parentali più efficaci, modalità di lavoro flessibili e campagne di sensibilizzazione rivolte agli uomini. L'obiettivo è ridurre gli stereotipi di genere e favorire una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro;
- il reclutamento del personale proveniente da Paesi extra-UE impiegato nel settore dell'assistenza. Il Parlamento ritiene prioritario valorizzare il reclutamento interno, ma riconosce la necessità di adeguare la gestione dei flussi migratori alle esigenze del mercato del lavoro. Per questo chiede che l'assunzione di lavoratori provenienti da Paesi terzi avvenga attraverso canali di migrazione legale, accompagnati da investimenti nella formazione e nell'integrazione, condannando con fermezza ogni forma di lavoro irregolare, sfruttamento e precarietà.
Gli eurodeputati accolgono, inoltre, con favore l'annuncio della Commissione europea di presentare nel 2027 un Patto europeo per l'assistenza (European Care Deal). Il Parlamento auspica che il piano contenga misure concrete per ridurre il divario di genere nel lavoro di cura e rafforzare il sostegno ai caregiver formali e informali, intervenendo su occupazione, formazione (comprese le competenze digitali), protezione sociale, servizi per l'infanzia e supporto psicologico.
"La relazione adottata oggi riconosce finalmente l'assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato", ha dichiarato la relatrice per la commissione Occupazione e Affari sociali, Eleonora Meleti. Secondo l'eurodeputata, nell'Unione europea operano circa 6,2 milioni di caregiver professionali e 53 milioni di caregiver informali, ai quali devono essere garantite migliori condizioni di lavoro, una retribuzione adeguata e maggiori tutele.
Anche Rosa Estaràs Ferragut, relatrice per la Commissione per i Diritti delle donne e l'Uguaglianza di genere, ha evidenziato come il peso dell'assistenza continui a gravare soprattutto sulle donne, che dedicano mediamente 17 ore settimanali in più rispetto agli uomini alle attività di cura non retribuite. Una disparità che alimenta sia il divario salariale sia quello pensionistico. Per l'eurodeputata, l'accesso a servizi di assistenza di qualità, accessibili e sostenibili deve essere garantito a tutti, comprese le persone che vivono nelle aree rurali e più isolate.
Il tema assume particolare rilevanza anche alla luce dei dati dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere: il 56% delle donne con figli sotto i 12 anni dedica almeno cinque ore al giorno alla cura dei bambini, contro il 26% degli uomini. Numeri che confermano come il lavoro di cura resti ancora oggi un'attività largamente invisibile e fortemente sbilanciata sul piano della parità di genere.