I controlli fiscali, oggi, si avvalgono di un flusso ininterrotto di dati che banche e uffici postali trasmettono annualmente all’Agenzia delle Entrate, alimentando il Registro dei Rapporti Finanziari.
L’assenza di prelievi come indice di rischio
Un’analisi tecnica dei comportamenti finanziari rivela come il Fisco non concentri la propria attenzione solo su chi movimenta grandi capitali, ma anche su chi, paradossalmente, non effettua alcuna operazione. L’assenza prolungata di prelievi in contanti o di pagamenti tracciabili da parte di un contribuente che percepisce un reddito regolare può innescare una presunzione di irregolarità.
La logica dell'Agenzia delle Entrate si basa su una domanda semplice: come provvede il soggetto al sostentamento quotidiano se il suo stipendio rimane immobile sul conto? In assenza di movimentazioni in uscita, scatta l’ipotesi che il contribuente disponga di entrate occulte o di fonti di reddito non dichiarate che vengono utilizzate per le spese correnti, eludendo la tracciabilità del sistema bancario ufficiale.
Algoritmi e Anonimometro: la nuova frontiera dell’accertamento automatizzato
Per gestire l’enorme mole di informazioni contenuta nei conti correnti, il Fisco si avvale di strumenti tecnologicamente avanzati come l’Anonimometro. Si tratta di un algoritmo sofisticato progettato per analizzare i dati in forma aggregata, individuando anomalie statistiche e incongruenze significative tra il tenore di vita potenziale e quanto effettivamente riportato nelle dichiarazioni dei redditi.
Questo sistema di intelligenza artificiale permette di selezionare i profili a maggior rischio di evasione senza violare la privacy del singolo, attivando un controllo mirato solo quando l’incongruenza supera determinate soglie di allerta. Una volta che il sistema identifica un comportamento anomalo, come versamenti periodici non giustificati o un accumulo di risparmio eccessivo rispetto alla capacità reddituale, la procedura passa dalla fase automatizzata a quella istruttoria.
La finestra temporale del controllo e l’onere della prova
Gli accertamenti fiscali non sono però illimitati nel tempo, ma seguono scadenze stabilite dal legislatore per garantire la certezza del diritto. Normalmente, l’Agenzia delle Entrate può esaminare i movimenti bancari relativi agli ultimi 5 anni, qualora la dichiarazione dei redditi sia stata regolarmente presentata. Tuttavia, se il contribuente non presenta alcun modello dichiarativo, il termine di decadenza si estende fino a 7 anni. È fondamentale comprendere che, una volta avviato l’accertamento, si verifica un’inversione dell’onere della prova, per cui spetta al cittadino dimostrare che le somme contestate non costituiscono reddito imponibile. Il compendio probatorio che il contribuente è tenuto a fornire deve essere analitico e supportato da documentazione certa, come atti di donazione, risarcimenti esenti da tasse o prove che i fondi derivino da risparmi accumulati e già tassati in periodi precedenti.
Strategie difensive e conseguenze dell'accertamento induttivo
Di fronte a un questionario informativo o a un avviso di accertamento, il contribuente deve fornire giustificazioni puntuali per ogni singolo movimento sospetto. La giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che non sono ammesse spiegazioni generiche, ma la prova deve essere specifica e riferibile ai singoli versamenti. Fonti legittime di reddito non tassabile possono includere eredità, vincite documentate o la vendita di beni personali, ma ogni operazione deve trovare riscontro in estratti conto o contratti aventi data certa. Se il contribuente non riesce a fornire questa ricostruzione analitica, il Fisco è autorizzato a procedere con un accertamento induttivo, trasformando le somme non giustificate in reddito imponibile soggetto a imposte dirette, con l’aggiunta di pesanti sanzioni amministrative per l’infedele dichiarazione.