L’aspetto più rilevante consiste nella capacità del Fisco di utilizzare sinergicamente gli archivi digitali a sua disposizione. Il patrimonio di informazioni dello Stato non si limita più alle sole dichiarazioni dei redditi, ma attinge a un ecosistema vastissimo che include l'Anagrafe Tributaria, i registri catastali, le banche dati previdenziali e, soprattutto, i flussi finanziari globali. Questa massa di Big data viene processata attraverso algoritmi di analisi massiva, che permettono di superare la visione parziale del singolo adempimento per restituire una fotografia dinamica della situazione economica di ogni soggetto.
Il valore non risiede tanto nel volume dei dati, quanto nella loro correlazione sistematica. L'amministrazione finanziaria è oggi in grado di tracciare non solo i guadagni ufficiali, ma anche le impronte lasciate dall'economia digitale e dai consumi reali. Questo significa che ogni spesa, ogni investimento e ogni movimento bancario vengono "pesati" rispetto alla coerenza del profilo dichiarato, rendendo estremamente complesso mantenere incongruenze prolungate tra il tenore di vita osservato e la base imponibile riportata nei modelli fiscali.
Un settore sul quale queste nuove tecnologie incidono particolarmente è quello del lavoro autonomo e delle piccole imprese. Se, in passato, un professionista poteva mantenere un profilo formalmente inattaccabile rispettando gli indici di affidabilità, oggi deve confrontarsi con un'analisi precisa e scrupolosa dei flussi monetari in entrata e in uscita. Ad esempio, un incremento costante della liquidità - non giustificato da un aumento proporzionale dei redditi dichiarati - rappresenta un segnale d'allerta immediato, con conseguente attivazione di procedure di controllo prima della fine dell'anno fiscale.
Al contempo, la capacità di elaborazione dell’enorme mole di dati permette di inserire ogni attività economica all'interno di cluster o gruppi omogenei per settore e territorio. Questa analisi comparativa rende visibili anomalie che altrimenti resterebbero occulte, come ad esempio volumi d'affari sistematicamente attestati sotto soglie critiche o margini di profitto che si discostano in modo ingiustificato dalla media dei concorrenti diretti. In poche parole, l'intelligenza artificiale non si limita a effettuare una fotografia della situazione corrente, ma individua comportamenti elusivi ricorrenti.
La vera rivoluzione nell'efficacia del monitoraggio fiscale, però, è rappresentata dalla fatturazione elettronica, che ha fornito allo Stato un flusso ininterrotto di dati relazionali. Questo strumento si è rivelato l'arma più efficace per scardinare fenomeni complessi come le frodi Iva e i cc.dd. “caroselli” finanziari, che sottraevano miliardi di euro alle casse pubbliche attraverso reti di società fittizie e operazioni inesistenti. Grazie alla tracciabilità totale dei flussi economici, gli algoritmi possono ora identificare in tempo reale anomalie nei volumi di scambio o rotazioni sospette di fornitori, che indicano la presenza di strutture fraudolente.
Invece di concentrarsi sulla singola fattura, il sistema analizza la struttura complessiva delle reti di business, ravvisando eventuali sbilanciamenti sistematici tra imposta a debito e a credito che facciano presumere la creazione di crediti fittizi.