Per chi costruisce o ristruttura casa, la principale novità riguarda il fatto che l'utilizzo delle energie rinnovabili sarà requisito necessario per ottenere il titolo edilizio. In concreto, quando verrà presentata una nuova pratica edilizia, come un permesso di costruire, una SCIA o altri titoli abilitativi previsti dalla normativa, il progetto dovrà contenere una relazione tecnica che dimostri il rispetto delle quote minime di energia rinnovabile richieste dalla legge.
Come accennato poco sopra, la nuova disciplina nasce dal recepimento della direttiva europea RED III sulle energie rinnovabili ed è stata introdotta attraverso l'art. 29 del d.lgs. 5/2026, che attua la direttiva UE 2023/2413 e modifica il quadro normativo già contenuto nel d.lgs. 199/2021. La logica di fondo è semplice: ogni edificio nuovo o interessato da interventi rilevanti dovrà contribuire alla produzione dell'energia che consuma.
In concreto, quali edifici dovranno rispettare i nuovi obblighi sulle rinnovabili? Ebbene, le nuove regole non riguarderanno soltanto le abitazioni appena costruite. Infatti gli obblighi coinvolgeranno diverse categorie di interventi, distinguibili come segue:
- ristrutturazioni importanti di primo livello;
- ristrutturazioni importanti di secondo livello;
- alcuni interventi di ristrutturazione degli impianti termici.
- almeno il 60% dell'energia necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria provenga da fonti rinnovabili;
- almeno il 60% dei consumi complessivi termici ed elettrici dell'edificio sia coperto attraverso sistemi alimentati da fonti rinnovabili.
In sostanza, una nuova abitazione non potrà più essere progettata pensando esclusivamente al consumo di energia acquistata dalla rete, ma dovrà integrare sistemi capaci di produrre energia pulita direttamente sul posto.
Per quanto riguarda le ristrutturazioni importanti di primo livello, l'obbligo sarà del 40%. Sono gli interventi che:
- interessano oltre il 50% della superficie disperdente lorda dell'edificio, cioè la parte dell'involucro che separa gli ambienti interni dall'esterno;
- comprendono anche il rifacimento dell'impianto termico destinato alla climatizzazione invernale e/o estiva.
Un obbligo più contenuto riguarderà, invece, le ristrutturazioni importanti di secondo livello. Sono gli interventi che coinvolgono una quota significativa dell'edificio, ma meno estesa rispetto al primo livello: in particolare riguardano più del 25% e fino al 50% della superficie disperdente lorda. In questo caso la quota minima di energia rinnovabile richiesta sarà pari al 15% dei consumi relativi alla climatizzazione invernale ed estiva. Diversamente dalle ristrutturazioni di primo livello, in questa ipotesi non viene considerata la produzione di acqua calda sanitaria.
Una delle novità più rilevanti riguarda gli impianti termici. Dal 3 agosto prossimo anche alcuni interventi che riguardano esclusivamente il sistema di riscaldamento potranno richiedere l'integrazione di fonti rinnovabili. Anche cambiare la caldaia potrebbe, quindi, far scattare l'obbligo. In particolare, il progetto relativo all'impianto termico dovrà verificare se ricorrono gli obblighi previsti dalla normativa e, in caso positivo, prevedere una quota minima di energia rinnovabile, generalmente pari al 15% nei casi individuati dalla disciplina.
In riferimento alle tecnologie utilizzabili, la nuova normativa non impone una sola soluzione. Ogni edificio potrà raggiungere gli obiettivi attraverso sistemi diversi, scelti in base alle caratteristiche dell'immobile. Perciò ci sarà spazio per fotovoltaico e pannelli solari, pompe di calore, geotermia o solare termico. La scelta effettiva dipenderà dalle caratteristiche della casa, dalla zona geografica, dagli spazi disponibili e dalla convenienza tecnica ed economica dell'intervento.
Tuttavia gli obblighi sulle fonti rinnovabili non saranno assoluti. In base alle nuove norme, si applicheranno deroghe e l'esclusione dei requisiti minimi, ad esempio, quando:
- l'intervento sia tecnicamente impossibile;
- l'edificio sia sottoposto a vincoli paesaggistici o culturali che impediscono l'installazione degli impianti;
- i costi risultino eccessivamente gravosi rispetto all'opera;
- l'immobile sia già servito integralmente da reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento;
- manchi uno spazio adeguato per collocare le tecnologie necessarie;
- si tratti di strutture temporanee destinate a essere rimosse entro due anni.
In definitiva, per chi ristruttura casa, dal 3 agosto la componente energetica dovrà essere valutata fin dalla fase progettuale. L'installazione di impianti rinnovabili, pur richiedendo un investimento iniziale, potrà garantire nel tempo minori consumi, bollette più basse, maggiore autonomia energetica e un aumento del valore dell'immobile.