Bonus affitto 2026: chi sono i destinatari del nuovo fondo
Il contributo è destinato a quei genitori che, a seguito di provvedimenti di separazione o divorzio, si trovano a dover sostenere le spese di un nuovo alloggio, non risultando assegnatari della casa familiare di proprietà. La nuova misura si focalizza sulla tutela dei figli a carico fino ai 21 anni. Sebbene la norma faccia specifico riferimento alla soglia dei 21 anni, la prassi fiscale italiana richiama inevitabilmente i criteri del Testo unico delle imposte sui redditi per definire lo status di “figlio a carico”. In questo senso, è plausibile che vengano seguiti i limiti reddituali standard, ovvero figli fino a 24 anni con un reddito non superiore a 4.000 euro, cifra che scende a 2.840,51 euro per chi ha superato tale fascia d'età.
L'obiettivo dichiarato nella relazione illustrativa della Manovra è quello di contrastare l'impoverimento di quel genitore che, pur non convivendo stabilmente con i figli, deve comunque garantire loro uno spazio abitativo dignitoso durante i periodi di visita, sostenendo costi che, negli ultimi anni, sono diventati insostenibili a causa dei rincari del mercato immobiliare.
La burocrazia del Ministero
Al momento, il bonus affitto per genitori separati è stato solo previsto dall’art. 1, commi 234 e 235 della Legge di Bilancio. Tutto ciò che riguarda l'importo effettivo del sussidio, i requisiti reddituali ISEE per l'accesso e le modalità operative per presentare la domanda è stato delegato a un futuro decreto attuativo, che dovrà essere emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il Ministero deve ora inserire questo provvedimento in una lista lunghissima di decreti necessari per rendere operative le novità del 2026, ma la legge non ha fissato un termine perentorio per la firma. Il rischio, quindi, è che i cittadini italiani debbano attendere un po’ più del dovuto. Basti pensare all’esempio del Fondo morosi incolpevoli, rifinanziato dalla precedente Manovra, ma non si sa nulla del relativo decreto attuativo nonostante la scadenza originaria fosse fissata al 31 gennaio 2025. I genitori separati rischiano dunque di trovarsi in una situazione di stallo, dove il diritto è previsto dalla legge, ma manca lo strumento per darvi attuazione ed esercitarlo.