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Autovelox, ora rischi la multa anche se gli apparecchi non sono omologati, sono salvi per decreto: ecco come contestarla

Autovelox, ora rischi la multa anche se gli apparecchi non sono omologati, sono salvi per decreto: ecco come contestarla
Un provvedimento appena entrato in vigore mette al riparo migliaia di autovelox mai davvero certificati secondo la legge. Una scelta che promette di chiudere la partita dei ricorsi, ma che apre scenari giudiziari tutt'altro che semplici
Lo Stato chiede rigore ai cittadini, ma quando si tratta delle proprie regole trova sempre il modo di adattarle a se stesso. È quanto accaduto con l'entrata in vigore - l'11 luglio 2026 in Gazzetta Ufficiale e operativo dal 12 luglio - del nuovo decreto che disciplina l'omologazione dei dispositivi elettronici per il controllo della velocità.
Da oltre trent'anni migliaia di autovelox hanno multato gli automobilisti pur non possedendo il requisito formale che la legge stessa impone. Anziché ammettere l'errore e restituire quanto incassato ingiustamente, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha scelto la strada opposta: una sanatoria che mette al sicuro gran parte del parco macchine già installato, con l'obiettivo dichiarato di arginare una valanga di contenziosi che rischiava di travolgere le casse dei Comuni.
Le radici di questa vicenda affondano nel 1993, anno di entrata in vigore del nuovo Codice della Strada. L'art. 142 del Codice della strada è sempre stato chiaro: la velocità dei veicoli va accertata solo con strumenti debitamente omologati. Per decenni, però, gli enti locali si sono accontentati di una procedura più leggera, la semplice "approvazione", trattandola come se fosse equivalente all'omologazione vera e propria, un’equivalenza avallata persino da una circolare ministeriale.
Questo meccanismo ha permesso ai Comuni di incassare miliardi di euro di multe. A far crollare l'impalcatura è stata la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10505 del 2024, che ha ristabilito con chiarezza la differenza tra i due istituti giuridici, aprendo di fatto la strada all'annullamento dei verbali emessi con apparecchi privi di vera omologazione. Da quel momento i ricorsi accolti dai giudici di pace si sono moltiplicati, con alcuni Comuni condannati anche per resistenza temeraria.
Come funziona il nuovo sistema a tre categorie
Il nuovo decreto risponde a questo terremoto giudiziario congelando la situazione e riorganizzando tutto il sistema in tre categorie. Da oggi non è più possibile chiedere la semplice approvazione: ogni domanda deve riguardare l'omologazione, e le pratiche già avviate vengono convertite d'ufficio.
Gli apparecchi elencati nell'allegato B, già approvati con il decreto ministeriale 282 del 13 giugno 2017, ottengono un'omologazione automatica per legge, senza ulteriori verifiche. Chi possiede dispositivi non inclusi in quell'elenco, ma comunque autorizzati con lo stesso decreto del 2017, dovrà invece dimostrare la corretta taratura e superare test di laboratorio, con il Ministero obbligato a rispondere entro 60 giorni. Infine, per gli strumenti più vecchi, approvati prima del 2017, i proprietari potranno integrare la documentazione tecnica depositata all'epoca per richiedere l'omologazione ex novo.
I numeri raccontano la portata reale dell'operazione: su 4.060 autovelox censiti in Italia, ben 3.150 rientrano nella categoria "sanata" per legge, senza passare da alcun controllo aggiuntivo. Una scelta che, secondo diversi osservatori, solleva più di un dubbio sulla legittimità di un decreto che finisce per sostituirsi retroattivamente a una procedura che per trent'anni è stata semplicemente sbagliata. È facile immaginare che tribunali e giudici di pace dovranno presto valutare la tenuta giuridica di questa sanatoria, con nuovi ricorsi pronti ad arrivare fino in Cassazione.
Il nodo irrisolto delle multe già elevate
Resta aperto, e destinato a far discutere ancora a lungo, il destino delle multe elevate prima del 12 luglio 2026 con apparecchi all'epoca privi di reale omologazione. Da una parte c'è chi sostiene che quei verbali debbano essere annullati d'ufficio, proprio perché emessi sulla base di strumenti irregolari al momento dell'infrazione. Dall'altra c'è chi ritiene che la sanatoria possa avere effetto anche sul passato, salvando così gli incassi già riscossi dagli enti locali.
La giurisprudenza di legittimità, va detto, ha sempre guardato con sospetto le "finzioni giuridiche" che tentano di sovrapporre procedure amministrative diverse tra loro. Toccherà ora ai tribunali stabilire chi, tra Stato e automobilisti, dovrà davvero pagare il conto di una vicenda nata da un'irregolarità durata più di trent'anni.


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